Il biologico è, a oggi, l’unico regime di certificazione del benessere animale fondato su norme cogenti in tutta l’Unione Europea. Accanto a esso operano due sistemi di qualità nazionali, SQNBA e SQNZ, e un numero crescente di schemi di certificazione privati, europei e internazionali, con requisiti e livelli di garanzia molto diversi tra loro.
Per gli operatori della filiera zootecnica ‘from stable to table‘ è importante comprendere cosa ciascuno schema effettivamente certifica, chi lo controlla e quale valore aggiunge sul mercato di riferimento. Questo articolo ne offre una mappa, dal biologico ai sistemi nazionali e quelli privati, fino alle regole sull’informazione al consumatore.
Regole UE e aspettative dei consumatori
Il diritto dell’Unione Europea sul benessere animale rimane ancorato alle direttive settoriali degli anni 1998-2008 (allevamento in generale, galline ovaiole, vitelli, suini) e al regolamento (CE) 1/2005 sul trasporto. Una riforma complessiva, annunciata nella strategia Farm to Fork del 2020, è rimasta bloccata per anni; il regolamento (UE) 2026/1818 su cani e gatti, adottato il 17 giugno 2026, è l’unico atto finora concluso. Sul tavolo rimangono la proposta sulle galline ovaiole e i polli da carne, attesa entro fine 2026, e quella sui suini, prevista per il secondo trimestre 2027, mentre la revisione del regolamento sul trasporto è ancora ferma in commissione AGRI-TRAN al Parlamento europeo, come Food Times ha ricostruito nell’analisi dello stato dell’arte sulle regole di benessere animale (Dongo, 2026a).
La domanda dei consumatori intanto corre più veloce della norma. L’Eurobarometro speciale 533 (European Commission, 2023) registra che l’84% dei cittadini UE chiede una migliore protezione del benessere degli animali da allevamento nel proprio Paese, il 60% si dichiara disposto a pagare di più per prodotti rispettosi del benessere animale, sebbene il ‘willing to pay‘ debba venire verificato alle casse dei supermercati. L’84% chiede che le importazioni rispettino gli stessi standard UE o che l’etichetta ne dia chiara evidenza. È in questo spazio, tra una normativa cogente che si applica solo al biologico e un’attesa di mercato in apparenza ben più ampia, che si collocano i sistemi di qualità nazionali e gli schemi di certificazione privati descritti nei paragrafi a seguire.
Biologico, l’unico standard definito da norme cogenti
Il regolamento (UE) 2018/848 sulla produzione biologica è l’unico atto normativo europeo che impone requisiti di benessere animale vincolanti, dettagliati e soggetti a severe sanzioni, validi in tutti gli Stati membri. L’articolo 4, lettera ‘e’, fissa l’obiettivo generale: contribuire a un elevato livello di benessere animale, nel rispetto delle esigenze comportamentali specifiche di ogni specie. L’Allegato II, Parte II, traduce l’obiettivo in una serie di obblighi:
- divieto di gabbie, box o pavimenti fessurati per l’allevamento degli animali (punto 1.6.8);
- accesso permanente all’aperto per erbivori e altre specie, salvo restrizioni temporanee giustificate (punto 1.7.3);
- divieto di tenere gli animali legati o in isolamento, con una deroga per i bovini in aziende fino a 50 capi (punto 1.7.5);
- durata del trasporto ridotta al minimo (punto 1.7.6) e sofferenza minimizzata durante tutte le operazioni, compresa la macellazione (punto 1.7.7);
- mutilazioni ammesse solo in via eccezionale (punto 1.7.8), con anestesia o analgesia per le pratiche dolorose (punto 1.7.9);
- divieto di stimolazione elettrica nel carico e scarico degli animali (punto 1.7.11).
A queste regole generali si aggiungono requisiti specifici per le singole specie di animali. Alcuni esempi:
- i vitelli non possono rimanere in box individuali oltre la prima settimana di vita (punto 1.9.1.2, lettera ‘c’);
- i tori di oltre un anno devono avere accesso al pascolo (punto 1.9.1.1);
- le scrofe vanno allevate in gruppo, con materiale per la nidificazione al parto e possibilità di razzolare (punto 1.9.3.2);
- i polli da carne non possono essere macellati prima di 81 giorni, salvo l’uso di razze a crescita lenta (punto 1.9.4.1); è vietata la spiumatura da vivi (punto 1.9.4.3), e per il pollame almeno un terzo della superficie del ricovero deve essere a pavimento pieno con lettiera, almeno un terzo della vita dell’animale deve svolgersi con accesso all’aperto, e l’illuminazione non può superare le 16 ore giornaliere con almeno 8 ore continuative di buio (punto 1.9.4.4).
Sono requisiti superiori, su ogni punto, agli standard minimi delle direttive settoriali UE, ed è per questo che il biologico rimane il riferimento più alto oggi disponibile sul mercato, nella zootecnia come in agricoltura (Dongo et al., 2018). Per un approfondimento sui controlli e i dati di filiera, si richiama il precedente articolo sul biologico in Italia e in UE.
SQNBA e SQNZ, i sistemi di qualità nazionali
Il Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale (SQNBA) è stato istituito con il decreto interministeriale 2 agosto 2022, n. 341750, in attuazione dell’articolo 224-bis del decreto-legge 34/2020, e i primi disciplinari, per bovini da carne, da latte, a linea vacca-vitello, al pascolo e per suini da ingrasso, sono stati approvati con decreto 24 ottobre 2024, n. 563467.
Il sistema si basa sulla classificazione del rischio di ClassyFarm — sviluppata dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA) presso l’IZSLER (Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna), su incarico del ministero della Salute — ed è collegato all’ecoschema 1, livello 2, della PAC dal 2025. Nonostante l’accesso ai pagamenti diretti, l’adesione rimane marginale: meno dell’1% degli allevamenti italiani risultava certificato SQNBA ad agosto 2025.
Il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ), introdotto con decreto ministeriale 16 dicembre 2022 in attuazione del regolamento (UE) 2022/126, copre invece le filiere bovine da carne, nonché la produzione di uova, latte e l’acquacoltura con appositi disciplinari. GIFT (Great Italian Food Trade) ha dedicato articoli specifici a entrambi i sistemi e alla loro applicazione, anche nel settore del miele (Dongo, 2026b; Dongo, 2026c; Dongo, 2026d).
Gli altri schemi, in Italia e nel mondo
Accanto ai sistemi pubblici operano diversi schemi privati. Per un’impresa italiana la domanda utile è quali di essi siano accessibili e quali siano i relativi vantaggi.
Schemi degli organismi di certificazione italiani. CSQA, DNV, Bureau Veritas e altri organismi accreditati offrono disciplinari propri, come il DTP 130 di CSQA sul benessere del suino, che richiede un sistema di gestione del benessere in allevamento, trasporto e macellazione (biosicurezza, uso responsabile del farmaco, formazione, tracciabilità ISO 22005) e supporta le comunicazioni sul benessere in etichetta. Vantaggi: disponibilità immediata, audit in italiano, integrazione con le altre certificazioni dell’azienda (es. SQNBA, senza antibiotici, IFS, BRC). Limiti: disciplinari non pubblici e marchi poco conosciuti dai consumatori.
ISO/TS 34700:2016. La specifica tecnica ISO, confermata nel 2025, definisce i requisiti di un sistema di gestione del benessere animale allineato al Codice sanitario per gli animali terrestri della World Organisation for Animal Health (WOAH) per allevamenti, trasportatori e macelli di bovini da carne, bovini da latte e polli da carne. In Italia viene certificata da organismi come Bureau Veritas e DNV, con certificato triennale e audit annuali. Non costituisce un marchio di certificazione rivolto al consumatore ma è utile alle imprese che esportano o forniscono la grande distribuzione come prova di sistema, riconosciuta a livello internazionale, e come base per gli audit di seconda parte.
Certified Humane (Stati Uniti). Programma di Humane Farm Animal Care, attivo dal 2003 in oltre trenta Paesi, con audit annuali; tra i produttori certificati figurano già aziende italiane di salumi, come Principe di San Daniele. È lo schema privato più praticabile per chi esporta negli Stati Uniti, in Canada e in America Latina, dove il relativo marchio è riconosciuto dalla distribuzione.
Haltungsform (Germania). Non è una certificazione ma una classificazione a cinque livelli, dalla stalla (1) al biologico (5), apposta dalla grande distribuzione tedesca sulle etichette di prodotti derivati da suini, polli, tacchini, bovini, anatre e conigli. Il fornitore italiano vi accede attraverso gli schemi riconosciuti dal cliente tedesco. La certificazione biologica dà diritto al livello massimo di riconoscimento.
Beter Leven (Paesi Bassi). Il marchio a stelle della Dierenbescherming è aperto anche alle aziende estere le quali, al pari di quelle olandesi, vengono controllate ogni anno da un organismo riconosciuto (Control Union, Kiwa VERIN, SGS, Producert, Qlip). Una stella significa più spazio e materiale di arricchimento, due l’accesso all’aperto, tre la piena libertà di movimento; otto specie coperte.
Altri schemi. RSPCA Assured (Regno Unito), Global Animal Partnership (cinque livelli, quattordici specie, Stati Uniti) e Animal Welfare Approved (solo per animali allevati all’aperto per tutta la vita) sono legati ai rispettivi mercati e non offrono, oggi, un percorso ordinario per le aziende italiane. Per l’acquacoltura, lo standard Aquaculture Stewardship Council (ASC) include salute e benessere dei pesci ed è già diffuso tra gli allevamenti italiani orientati all’export.
Welfare Quality® è invece un progetto europeo, sviluppato tra il 2004 e il 2009, che ha definito un sistema scientifico di valutazione del benessere animale basato su quattro principi e dodici criteri, privilegiando gli indicatori animal-based. Non è un marchio ma un riferimento scientifico per numerosi sistemi di valutazione, tra cui ClassyFarm.
Comunicare con trasparenza
Le indicazioni sul benessere animale in etichetta e pubblicità sono soggette al divieto di informazioni ingannevoli sugli alimenti (regolamento UE 1169/2011, articolo 7) e alle regole sulle pratiche commerciali sleali (direttiva 2005/29/CE, Codice del consumo). Chi dichiara ‘benessere animale‘ deve poterlo dimostrare, e una certificazione di parte terza ne è la prova più solida.
La direttiva (UE) 2024/825, recepita in Italia con il decreto legislativo 20 febbraio 2026 n. 30 e applicabile dal 27 settembre 2026, non riguarda il benessere animale in quanto tale: le nuove regole si applicano infatti alle asserzioni ambientali (e sociali). Nondimeno, se l’operatore usa un marchio ovvero una dichiarazione generica di sostenibilità, quale ad esempio ‘allevamento sostenibile‘, deve fondare tale dichiarazione a un sistema di certificazione:
- aperto a tutti gli operatori conformi, definito con la consultazione dei portatori d’interesse, dotato di procedure contro le non conformità e verificato da terzi indipendenti, ovvero
- stabilito da un’autorità pubblica.
Le certificazioni bio, SQNZ e SQNBA soddisfano tali requisiti per definizione; gli schemi privati lo soddisfano se hanno disciplinare, terzietà accreditata e regole di accesso trasparenti.
Per le filiere zootecniche di valore questa è un’opportunità più che un vincolo. Mostrare ai consumatori come vengono allevati gli animali — con disciplinari pubblici, controlli indipendenti e dati verificabili, ai quali magari aggiungere occasioni di visite pubbliche — risponde a un’esigenza che è connaturata al rapporto tra l’uomo e gli animali che alleva, e che precede ogni norma: la cura di chi nutre gli esseri umani onnivori. Le certificazioni trasformano quella cura in un’informazione, e l’informazione in fiducia.
Conclusioni
Il quadro delle certificazioni sul benessere animale è oggi stratificato. Il biologico rimane il solo standard cogente, completo e riconosciuto in tutta l’Unione. SQNBA e SQNZ offrono una via pubblica intermedia, credibile ma ancora poco conosciuta e seguita. Gli schemi privati, italiani, europei e internazionali, a loro volta offrono vari livelli di garanzia e visibilità, da valutare caso per caso in base ai mercati di destinazione.
Gli operatori che aderiscano agli schemi di certificazione indicati — anche al di fuori della via maestra del biologico, che richiede maggiori sforzi tra l’altro per l’approvvigionamento di mangimi bio — possono contribuire a ristabilire la fiducia dei cittadini verso le filiere zootecniche, la cui reputazione viene spesso minacciata da inchieste su episodi isolati e organizzazioni criminali che dovrebbero a maggior ragione venire esclusi.
Dario Dongo
Credit cover Dario Dongo
Riferimenti
Fonti normative dell’Unione Europea
Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. Testo consolidato al 25 marzo 2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25
Regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Testo consolidato all’1 aprile 2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01
Direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno. Testo consolidato al 28 maggio 2022. http://data.europa.eu/eli/dir/2005/29/2022-05-28
Direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda l’emancipazione dei consumatori per la transizione verde. GU L, 6.3.2024. http://data.europa.eu/eli/dir/2024/825/oj
Fonti normative e istituzionali italiane
Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, recante attuazione della direttiva (UE) 2024/825. Ultima versione consolidata: 24 marzo 2026. Normattiva. https://www.normattiva.it/eli/id/2026/03/09/26G00047/ORIGINAL
MASAF – Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (n.d.). SQNBA – Sistema di qualità nazionale benessere animale. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18448
Documenti istituzionali e schemi di certificazione
ASC (Aquaculture Stewardship Council). Standards. https://asc-aqua.org/
A Greener World. Animal Welfare Approved. https://agreenerworld.org/certifications/animal-welfare-approved/
Bureau Veritas Italia. Certificazione ISO/TS 34700. https://www.bureauveritas.it/needs/certificazione-isots-34700
ClassyFarm. https://www.classyfarm.it/
Dierenbescherming. Beter Leven keurmerk, veelgestelde vragen. https://beterleven.dierenbescherming.nl/zakelijk/aanvragen/veelgestelde-vragen/
European Commission. (2023). Special Eurobarometer 533: Making our food fit for the future – Citizens’ expectations. https://malta.representation.ec.europa.eu/
Global Animal Partnership. https://globalanimalpartnership.org/
Humane Farm Animal Care. Certified Humane, who’s certified. https://certifiedhumane.org/whos-certified/
Initiative Tierwohl. Haltungsform. https://initiative-tierwohl.de/
International Organization for Standardization. ISO/TS 34700:2016, Animal welfare management — General requirements and guidance for organizations in the food supply chain. https://www.iso.org/standard/64749.html
RSPCA Assured. https://www.rspcaassured.org.uk/
Welfare Quality. (2009, 14 ottobre). Welfare Quality project. CORDIS. https://cordis.europa.eu/project/id/FOOD-CT-2004-506508
Articoli di approfondimento
Dongo, D. (2026a, 7 settembre). Benessere animale in UE, l’opera incompiuta. FT (Food Times). https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/benessere-animale-ue-2026-gabbie-trasporti-cani-gatti-strategia-allevamento/
Dongo, D. (2026b, 25 giugno). Certificazione SQNBA, benessere animale e PAC. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni-e-analisi/sqnba-certificazione-benessere-animale-allevamenti/
Dongo, D. (2026c, 5 maggio). SQNZ, la certificazione degli allevamenti sostenibili in Italia. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni-e-analisi/sqnz-certificazione-allevamenti-sostenibili-italia/
Dongo, D. (2026d). Miele, Qualità Certificata SQNZ. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/miele/miele-sqnz-disciplinare-qualita-certificata-analisi/
Dongo, D., Pinton, R., Torre, G. (2018, 7 maggio). Carne biologica, ABC vs. fake news su La Stampa. FT (Food Times). https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/carne-biologica-abc-vs-fake-news-su-la-stampa/
Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE – GIFT – Food Times) ed Égalité.
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