Il vicepresidente del Comitato sovracomunale Medio Varesotto di Avis Vincenzo Saturni, ospite della trasmissione La Materia del Giorno, racconta come avviene una donazione, chi può farla e quale percorso compie il sangue raccolto. A Varese la disponibilità è fondamentale anche per l’attività del Trauma Center.
Non si può ancora produrre in laboratorio e, senza la disponibilità dei donatori, molte terapie e interventi non sarebbero possibili. Il sangue resta una risorsa insostituibile per gli ospedali e dietro a ogni sacca raccolta c’è una persona che ha scelto volontariamente e gratuitamente di mettere una parte di sé a disposizione di qualcuno che non conosce.
A spiegare come funziona la donazione è il dottor Vincenzo Saturni, vicepresidente del Comitato sovracomunale Medio Varesotto di Avis ed ex presidente nazionale dell’associazione.
«Ancora oggi, nonostante tutta la tecnologia di cui disponiamo, per molti pazienti se non c’è qualcuno che dona il sangue questo tessuto vitale non è disponibile – spiega Saturni – Un principio che a Varese assume un significato particolare: l’ospedale di Circolo è un Trauma Center e deve poter disporre di sangue per affrontare condizioni molto gravi. Ma le trasfusioni sono fondamentali anche per interventi chirurgici, trapianti e terapie oncologiche, oltre che per i pazienti affetti da anemie croniche, che grazie al supporto trasfusionale possono mantenere una migliore qualità di vita».
Chi può donare e come si comincia
Per diventare donatori bisogna avere almeno 18 anni e pesare più di 50 chili. Chi inizia a donare può farlo fino ai 60 anni, mentre chi è già donatore può proseguire, se in buone condizioni di salute, fino ai 70 anni.
Prima di arrivare alla donazione vera e propria c’è però un percorso sanitario. Nel Varesotto viene applicata la cosiddetta “prima donazione differita”: chi si rende disponibile compila il modulo di iscrizione ad Avis, viene sottoposto a una prima visita medica e successivamente, su appuntamento, agli esami necessari in ospedale. Una volta verificata l’idoneità, trascorso circa un mese e mezzo, il donatore viene convocato tenendo conto anche del gruppo sanguigno e delle necessità del sistema trasfusionale.
La valutazione serve a tutelare contemporaneamente chi dona e chi riceverà il sangue. Anche situazioni molto comuni non impediscono necessariamente di diventare donatori. «Molti giovani ci chiedono: se faccio un tatuaggio posso donare? Sì, basta che passino quattro mesi», spiega Saturni.
Quanto dura una donazione
La donazione di sangue è piuttosto rapida: il prelievo dura generalmente sette-otto minuti. Diverso è il caso della donazione di plasma, che richiede circa 40-45 minuti, perché viene utilizzata un’apparecchiatura che separa il plasma dalle cellule del sangue, restituendo queste ultime al donatore.
Prima del prelievo vengono controllati diversi parametri, tra cui pressione, polso, peso ed emoglobina. Proprio questa valutazione permette di avviare alla donazione soltanto le persone per le quali non sono previsti particolari problemi.
Dopo aver donato è importante soprattutto reintegrare i liquidi bevendo acqua. Non è invece necessario mangiare più del normale. Per quanto riguarda lo sport, Saturni raccomanda di evitare attività fisiche intense nella giornata della donazione, soprattutto per chi non è allenato.
Una sacca, diversi utilizzi
Che cosa accade al sangue dopo la donazione? Una sacca di sangue intero, di circa 450 millilitri, viene separata attraverso centrifugazione nelle sue diverse componenti. Si ottengono così globuli rossi, piastrine e plasma, che vengono conservati con modalità differenti e destinati ai pazienti a seconda delle necessità.
«Potrebbero servire addirittura a tre persone diverse», sottolinea Saturni. Chi soffre di anemia può avere bisogno dei globuli rossi, altri pazienti necessitano di piastrine e altri ancora del plasma.
I globuli rossi trasportano l’ossigeno nell’organismo, mentre le piastrine hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione e nei processi di riparazione. Il plasma è invece la parte liquida del sangue e contiene numerose proteine fondamentali.
Perché è importante donare anche il plasma
Il plasma può essere raccolto sia dalla separazione del sangue intero sia attraverso una donazione specifica, la plasmaferesi. Quest’ultima permette di raccoglierne una quantità maggiore senza sottrarre al donatore i globuli rossi.
È una donazione particolarmente importante perché dal plasma si ricavano farmaci plasmaderivati, tra cui albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione, utilizzati nella cura di numerose patologie.
Saturni richiama l’attenzione proprio sulla necessità di aumentare questo tipo di donazioni: secondo i dati da lui citati, in Italia permane una carenza cronica del 30-35% dei farmaci ottenuti dal plasma. Per questo, accanto alla donazione di sangue, Avis invita chi presenta le caratteristiche adatte a prendere in considerazione anche la plasmaferesi.
La scelta del tipo di donazione può dipendere anche dal gruppo sanguigno. Un esempio è quello del gruppo AB, particolarmente prezioso nella donazione di plasma perché considerato donatore universale per questa componente, mentre per i globuli rossi il donatore universale è lo 0 negativo.
Un gesto anonimo e gratuito
Alla base di tutto rimane però la scelta personale. Per Saturni donare significa mettersi a disposizione gratuitamente, con altruismo e senza sapere chi riceverà quel sangue.
«La donazione è anonima: si dona per chi ha bisogno. Non importa se è un bambino, un adulto, una donna o un uomo. L’importante è che quello che doniamo vada a buon fine per chi ne ha bisogno».
Un appello rivolto in particolare ai giovani, che Avis cerca di incontrare anche attraverso le attività nelle scuole. L’impegno richiesto durante l’anno è limitato: Saturni ricorda che gli uomini possono donare sangue intero fino a quattro volte all’anno e le donne fino a due.
Pochi appuntamenti che, dall’altra parte della sacca, possono significare molto. «Si sa che c’è qualcuno che aspetta questo dono – conclude Saturni –. Per una persona ricoverata, già preoccupata per la propria salute, non doversi preoccupare anche della disponibilità del sangue di cui ha bisogno è una cosa importantissima».
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