Buone notizie dall’Istat. L’occupazione è da record e l’export del Sud vola


Buone notizie dall’Istat: nel secondo trimestre il tasso di occupazione segna il record, mentre l’export dal Sud Italia e dalle isole prende il volo. Nel secondo trimestre il tasso di  occupazione 15-64 anni sulla base dei dati destagionalizzati sale di 0,4 punti rispetto al primo trimestre raggiungendo il 63,1%, il più alto dall’inizio delle serie storiche. Lo rileva l’Istat. Il tasso di disoccupazione risale lievemente (+0,1 punti) e si attesta al 5,6%. E’ al livello più alto mai raggiunto dal 2004 anche il numero degli occupati che tocca i 24 milioni 363mila unità. Le persone in cerca di occupazione sono un milione 440mila.

Nel secondo trimestre 2026, spiega l’Istat, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% in confronto al secondo trimestre 2025. Nello stesso periodo, il Pil è aumentato dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,0% in termini tendenziali. Il numero di occupati, al netto degli effetti stagionali, sale a 24 milioni 363 mila (+155 mila sul trimestre precedente) a seguito della crescita dei dipendenti – sia a tempo indeterminato (+120 mila, +0,7%) sia a termine (+18 mila, +0,7%) – e degli indipendenti (+17 mila, +0,3%); aumenta anche il numero di disoccupati (+31 mila, +2,2% in tre mesi) e diminuisce quello degli inattivi di 15-64 anni (-185 mila, -1,5%). Salgono i tassi di occupazione e disoccupazione mentre scende il tasso di inattività al 33,0% (-0,5 punti).

Nel confronto tendenziale prosegue, più intensa rispetto al trimestre precedente, la crescita del numero di occupati (+246 mila, +1,0% in un anno) che coinvolge i dipendenti a tempo indeterminato (+1,0%) e gli indipendenti (+2,4%), a fronte di un nuovo, ma più contenuto, calo dei dipendenti a termine (-1,2%). Nel secondo trimestre 2026, sulla base dei dati non destagionalizzati, continua, meno intensa rispetto al periodo precedente, la riduzione del numero di disoccupati (-167 mila, -9,8% in un anno), mentre torna a diminuire quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-140 mila, -1,2%). I tassi seguono la stessa dinamica: quello di occupazione sale al 63,4% (+0,7 punti in un anno), quello di disoccupazione scende al 5,9% (-0,7 punti) e quello di inattività al 32,5% (-0,3 punti).

Dal lato delle imprese, nel secondo trimestre 2026 le posizioni lavorative dipendenti presentano una dinamica positiva su base congiunturale (+0,3% in tre mesi), più contenuta nella componente a tempo pieno (+0,2%) rispetto a quella a tempo parziale (+0,5%); la quota dei part-time si attesta al 28,9%. Nel confronto tendenziale le posizioni lavorative registrano un incremento dell’1,3%, sostenuto da una crescita analoga nelle componenti a tempo pieno e parziale. Particolarmente positivo è l’andamento delle posizioni in somministrazione, che registrano un aumento del 2,0% sul trimestre precedente e del 3,0% su base annua.
Il tasso dei posti vacanti è pari all’1,5%, in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente (-0,2%) sia nel confronto tendenziale (-0,3%). Il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula) mantiene un andamento positivo rispetto al trimestre precedente (+0,5%), sostenuto dalla crescita sia delle retribuzioni (+0,4%) sia dei contributi sociali (+0,8%). Su base annua, il costo del lavoro continua a registrare una crescita significativa (+2,8%), soprattutto nella componente dei contributi sociali (+3,4%) in confronto a quella delle retribuzioni (+2,7%).

Nel secondo trimestre 2026, si stima una crescita congiunturale delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali, a esclusione del Centro (-1,6%). L’aumento congiunturale è più ampio per il Sud e Isole (+6,5%), relativamente più contenuto per il Nord-est (+3,1%) e il Nord-ovest (+2,9%). Lo rileva l’Istat.  Nel periodo gennaio-giugno 2026, l’export nazionale in valore mostra una crescita sostenuta (+4,5%) e diffusa a livello territoriale: l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+11,9%) e per le Isole (+8,8%), di poco inferiore alla media nazionale per il Nord-ovest (+4,3%), più contenuto per il Sud (+3,8%) e il Nord-est (+1,9%).

Nei primi sei mesi del 2026, le regioni italiane che registrano gli incrementi tendenziali più marcati dell’export in valore sono: Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%). All’opposto, si segnalano le dinamiche negative di Friuli-Venezia Giulia (-9,6%), Lazio (-6,8%), Valle d’Aosta (-5,7%) e Campania (-4,6%).  Nello stesso periodo, l’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti dalla Toscana spiega per 2,4 punti percentuali la crescita su base annua dell’export nazionale; un ulteriore contributo positivo di 1,2 punti percentuali deriva dalle maggiori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Veneto e Marche e di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana e Lombardia. Per contro, la riduzione delle vendite di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici dalla Toscana, di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Campania e Lazio e di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Friuli-Venezia Giulia e Lazio fornisce un contributo negativo di 1,6 punti percentuali alla variazione dell’export. Nel primo semestre 2026, i contributi positivi maggiori alla crescita tendenziale dell’export nazionale derivano dall’aumento delle vendite della Toscana verso Svizzera (+434,1%), Cina (+136,4%) e Stati Uniti (+13,7%), del Veneto verso Stati Uniti (+31,0%) e della Lombardia verso Svizzera (+17,0%) e Paesi Bassi (+23,8%). Gli apporti negativi più ampi, invece, provengono dal calo delle vendite del Friuli-Venezia Giulia verso gli Stati Uniti (-67,2%), della Campania verso la Svizzera (-31,3%) e della Toscana verso Turchia (-61,6%) e Spagna (-31,4%). Nell’analisi provinciale dell’export, si segnalano le performance positive di Arezzo, Venezia, Gorizia, Torino e Milano; i contributi negativi più ampi derivano da Trieste, Roma, Napoli, Frosinone e Palermo. L’Istat segnala che su base annua, l’export torna a crescere per il Nord-est e il Sud e Isole; per il Nord-ovest, la crescita dell’export accelera, per il Centro rallenta.


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