Bergamo, bici truccate e non assicurate: un rider su tre non è in regola. Le manopole nascoste che potenziano i mezzi


di
Stefano Arosio

Codice della strada ignorato e problema sicurezza: i risultati delle verifiche sui mezzi usati per le consegne. «Spesso manca la conoscenza delle regole di base»

Dal 17 giugno ai primi di settembre, i 40 controlli mirati nelle vie Borgo Palazzo, Camozzi, San Bernardino e viale Papa Giovanni XXIII hanno accertato ben 28 irregolarità: i mezzi a pedalata assistita, in larga parte adibiti al food delivery, avevano leve, potenziometri o manopole nascoste tali da rendere incompatibili i mezzi con la qualifica di velocipede. Quella che consente la loro messa in strada.

I numeri dei controlli della Polizia locale parlano chiaro: dalle verifiche su banchi prova a rulli omologati, i mezzi testati hanno sviluppato velocità a propulsione puramente autonoma dai 32 ai 51 chilometri orari, con velocità che equiparano agli effetti di legge questi veicoli a dei ciclomotori. Senza che però ci siano presìdi di sicurezza adeguati. Ciò «rappresenta un gravissimo pericolo per l’incolumità del conducente e degli altri utenti della strada», spiega infatti la comandante della Polizia locale, Monica Porta. Da qui le multe per mancanza di targa, certificato di circolazione, guida senza patente e mancanza di copertura assicurativa. Per tutti i mezzi irregolari sono scattati confisca e fermo amministrativo, con sanzioni fino a 5 mila euro. Nel ginepraio di anomalie, anche i casi limite di un rider che circolava abusivamente con un mezzo già precedentemente sequestrato e un conducente che ha invece tentato di strappare i fili elettrici del mezzo davanti agli Agenti per impedire i rilievi.




















































Una vera e propria giungla, insomma, quella delle fat bike cavalcate da molti rider delle consegne a domicilio. Una settantina in centro, 20 più o meno fissi in via Ghislanzoni. Paga da un migliaio di euro lordi in base al numero di consegne e quindi alla velocità con cui queste vengono effettuate. Contratti a partita Iva che, secondo i sindacati, in maniera pilatesca sollevano dalla responsabilità molti datori di lavoro da approfondite verifiche di idoneità di mezzi e conducenti, per lo più afgani, pakistani, cingalesi, iraniani e indiani, ingaggiati per portare cibo a domicilio senza però conoscere a fondo il codice della strada italiano. E abituati, nel Paese di origine, a parametri viabilistici e normativi in alcun modo equiparabili a quelli italiani. Per di più, anche quando in possesso di licenza di guida, spesso questa non può essere traslata dal Paese di provenienza a quello di lavoro. «Spesso i rider non sono residenti, ma solo domiciliati, e non possono fare richiesta alla Motorizzazione di convertire la loro patente di guida», spiega Auman Bourrai, referente di Nidil Cgil Bergamo, che a maggio ha firmato con il Comune un protocollo per la formazione dei lavoratori del settore food delivery.

Un punto di ripartenza dopo la constatazione della crescente presenza sul tessuto urbano di questi mezzi e, parallelamente, dell’aumento delle violazioni del codice della strada. Da qui il protocollo di durata annuale per attività di informazione con sessioni di 30 minuti l’una, condotte dalla Polizia locale, nell’ottica di promuovere comportamenti di guida corretti. «Abbiamo fatto due sessioni, a maggio e luglio, con 30 partecipanti totali. I riscontri sono stati positivi, come poi si siano applicati ai comportamenti sulla strada è difficile verificarlo», dice l’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni. «La speranza è che nella prossima revisione al Codice della strada si possa mettere mano al capitolo di questi mezzi, tecnicamente immatricolati come biciclette e quindi senza necessità di targa. Ma, come si è intervenuto sui monopattini istituendo anche l’obbligo di casco, spero si possa intervenire su questi che sono a tutti gli effetti dei motorini».

Da due dei principali vettori di delivery in città, Deliveroo e Glovo, si fa sapere che i rider — inquadrati come lavoratori autonomi — prima di iniziare la propria attività devono presentare un’autocertificazione che attesti la conformità del mezzo e devono sostenere dei corsi online di sicurezza stradale. Sempre in Deliveroo spiegano che non esiste alcun algoritmo di ranking per le precedenze di consegna e che i vettori restano liberi di accettare o rifiutare una proposta di consegna, effettuata con corrispettivi da 14 euro lorde per ora lavorata e da 3,77 lorde minime a consegna.

«Quel che dà rabbia è vedere che le regole non vengono rispettate. Questo anche perché non c’è la stessa solerzia usata per multare le soste, da cui i Comuni guadagnano bei soldi», è il gancio di Valerio Bettoni, presidente di Aci Bergamo. Che punta il dito sui mezzi di consegna abbandonati sui marciapiedi e sprovvisti di assicurazioni. Cita i dati della Motorizzazione, Bettoni, che nei giorni scorsi ha quantificato in 9 milioni, su un totale di 47, i veicoli circolanti in Italia sprovvisti di Rc obbligatoria e fonte di 25 mila sinistri l’anno. Con danni generati che vengono poi inevitabilmente pagati dalla collettività con il Fondo di garanzia per le vittime della strada.

12 settembre 2026 ( modifica il 12 settembre 2026 | 07:29)


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