Milano, 27 luglio 2026 – Il calcio italiano lo ha scoperto tardi, a modo suo. Silvio Baldini è oggi l’uomo che sta guidando la Nazionale maggiore in attesa di un commissario tecnico stabile, dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2026 e le dimissioni di Gennaro Gattuso. È anche, dal luglio 2025, il selezionatore dell’Under 21. Ma è soprattutto, in queste settimane, un padre che ha perso una figlia. Le due cose, nella sua storia, non si sono mai separate del tutto.
Quarant’anni dal Bagnone a Coverciano
Baldini nasce a Massa l’11 settembre 1958, cresce a Canevara, si diploma al liceo scientifico e si laurea all’Isef di Firenze, dove tra i suoi insegnanti c’è anche Adriano Buffon, padre di Gigi. Dopo una breve parentesi come difensore dilettante, comincia ad allenare nel 1984, a 26 anni, sulla panchina del Bagnone, in Seconda categoria. Da lì risale tutte le categorie del calcio italiano: Massese, Siena e Carrarese in Serie C, poi il salto in B con Chievo (1997-98) e Brescia (1998-99). È con l’Empoli, dal 1999 al 2002, che si costruisce un nome: subentra in corsa, porta la squadra al nono posto, poi al quinto, infine alla promozione in Serie A nel 2002. Nella sua prima stagione nella massima serie conduce gli azzurri toscani alla salvezza con una squadra che ha in rosa Antonio Di Natale e Francesco Tavano. Seguiranno Parma, Lecce e Catania, le altre tre esperienze in A della sua carriera, oltre a promozioni ottenute anche con Palermo e Pescara nelle categorie inferiori. Il suo calcio è verticale, aggressivo, orientato al recupero rapido del pallone: “Il primo difensore è l’attaccante”, ripete da anni. E insiste su un concetto che considera più importante del risultato stesso, quello del percorso: per lui contano il processo e la crescita, non la scorciatoia.
Il calcio a Di Carlo e la lunga penitenza
C’è un episodio che per quasi vent’anni ha accompagnato il suo nome più di ogni promozione. Il 26 agosto 2007, durante Parma-Catania, Baldini, appena espulso, rifila un calcio nel sedere al collega delle rondinelle Mimmo Di Carlo dopo un alterco. Gli costa un mese di squalifica per “la particolare gravità del gesto”. Nei giorni successivi l’Italia non parla d’altro: il presidente federale Abete lo ammonisce, il patron del Parma Ghirardi lo boccia senza appello, persino la politica si divide, tra chi ne chiede l’esonero e chi la grazia. Baldini si scusa pubblicamente, ma non con Di Carlo — “è stato scorretto”, dice a caldo — salvo poi correggersi la sera dopo in tv. Ammetterà anni più tardi che da quel momento non è più riuscito a trasmettere alle sue squadre certe idee, e che a soffrirne più di tutti è stata la sua famiglia. La pace con Di Carlo arriverà solo nell’ottobre 2024, con un abbraccio prima di un Ascoli-Pescara.
Più dimissioni che esoneri, dall’Under 21 alla Nazionale Maggiore
Nella sua carriera gli esoneri non sono mancati, a Catania, nel 2008, dopo un girone di ritorno sotto le attese, ma altrettanto spesso è stato lui a fare un passo indietro. Lascia il Palermo nel luglio 2022 per divergenze sul mercato, il Perugia in ottobre dichiarando di voler “vivere alla mia maniera”. Alla Carrarese, club a cui si lega con un contratto senza stipendio fisso (solo penale in caso di esonero e bonus promozione), arriva a rassegnare le dimissioni due volte: la prima, nel 2019, viene respinta dalla squadra con una lettera aperta che gli chiede di tornare; la seconda, nel 2021, dalla dirigenza. Le sue stravaganze sono diventate parte del racconto pubblico: gli allenamenti con la benda su un occhio per allenare i riflessi e la visione periferica, ripresi anche con l’Under 21. Oppure il modo in cui, nel giugno 2025, sceglie i rigoristi del Pescara nella finale playoff decisiva per la Serie B: una conta, fatta a voce, “perché togliesse la paura”, spiegherà dopo la vittoria.
Il 17 luglio 2025 la Figc lo chiama a guidare l’Under 21, in sostituzione di Carmine Nunziata. Meno di un anno dopo, il 10 aprile 2026, arriva la chiamata più grande: dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale e l’addio di Gattuso, la Federazione gli affida ad interim la Nazionale maggiore per le due amichevoli di giugno, in attesa della nomina di un ct definitivo. Baldini sceglie di puntare quasi integralmente sui suoi ragazzi dell’Under 21, con Gianluigi Donnarumma unico veterano designato capitano: batte 1-0 il Lussemburgo il 3 giugno e ancora 1-0 la Grecia il 7, entrambe le volte con gol di Francesco Pio Esposito. A fine luglio 2026, mentre scriviamo, la Federazione guidata da Giovanni Malagò non ha ancora ufficializzato il nuovo commissario tecnico e Baldini resta, di fatto, il reggente della panchina azzurra.
Il lutto
Il 17 luglio 2026, nel pieno di questa fase di transizione, la vita di Baldini è stata attraversata da un dolore che ha oscurato ogni cronaca sportiva. È morta Valentina, sua figlia, 30 anni, affetta dalla nascita da una grave tetraparesi spastica. I medici, ha raccontato più volte l’allenatore, avevano dato alla bambina pochi mesi di vita: lei li ha superati per tre decenni, accompagnata sempre dai genitori, che per anni hanno dormito con lei nella stessa stanza per il timore di trovarla senza vita al risveglio. Di Valentina, Baldini ha parlato spesso, anche nella sua autobiografia del 2022, “Il calcio vincente. O vinco o imparo”: una bambina “nel corpo di una donna”, diceva, capace di trovare la felicità in gesti minimi: le formiche che camminano per terra, i bicchierini di yogurt da tagliare. Ne ha fatto, negli anni, una misura per ridimensionare vittorie e sconfitte del campo. “Mi ha insegnato ad amare senza pretendere nulla in cambio”, ha raccontato di lei. I funerali si sono svolti il 18 luglio nella chiesa del Casone, a Marina di Massa. Il cordoglio è arrivato da tutto il mondo del calcio, dalla Figc alla Lazio, dalla Fiorentina al Perugia, club che Baldini ha allenato. Per qualche giorno il lutto ha messo giustamente in secondo piano il dibattito sulla nuova guida tecnica della Nazionale, ricordando come, dietro la figura dell’allenatore, ci sia stata per trent’anni un’altra storia, vissuta lontano dai campi e dalle telecamere.
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