REGGIO EMILIA – “Il ritorno del parcheggio Zucchi sotto una regia pubblica e unitaria può essere utile alla città. Quello che non accettiamo è che si menta ai cittadini provando a vendere l’operazione come un successo, quando oggi il Comune deve spendere oltre 4,6 milioni di euro di soldi pubblici per uscire anticipatamente da un’operazione costruita quindici anni fa dalle amministrazioni sempre a guida Pd con gli stessi protagonisti”.
È l’attacco dei consiglieri comunali di Coalizione Civica Fabrizio Aguzzoli e Dario De Lucia, intervenuti sulla risoluzione consensuale della concessione del parcheggio Zucchi-Vittoria, approvata dal Comune. Secondo i due esponenti della minoranza, l’operazione rappresenta il tentativo di chiudere una vicenda nata nel 2011, durante l’amministrazione guidata da Graziano Delrio, con l’obiettivo di riqualificare piazza della Vittoria attraverso il coinvolgimento di un soggetto privato.
Il progetto prevedeva la realizzazione del parcheggio interrato, la vendita e la locazione dei box auto e l’affidamento della gestione del parcheggio dell’ex Caserma Zucchi.
“Sulla carta sembrava un’operazione brillante: il privato investiva, Piazza della Vittoria veniva riqualificata e il Comune non doveva sostenere direttamente l’intero costo dell’intervento. Il problema è che una parte rilevante dei box non è mai stata venduta e l’equilibrio economico dell’operazione non ha retto come previsto”, affermano Aguzzoli e De Lucia.
Sessantatré box ancora invenduti
Secondo Coalizione Civica, nel 2026 risultano ancora 63 box invenduti, equivalenti a 70 posti auto. Dal 2020, inoltre, Reggio Emilia Parcheggi ha avviato la procedura per chiedere il riequilibrio economico-finanziario della concessione. Durante il confronto in Commissione, il concessionario avrebbe chiesto, tra le altre condizioni per proseguire il rapporto, il prolungamento della concessione di altri quindici anni, fino al 2053, e l’eliminazione del canone di concessione.
Richieste che il Comune non avrebbe accolto nei termini prospettati, arrivando così alla scelta della risoluzione consensuale. La concessione, in origine, sarebbe scaduta il 4 maggio 2038. Il parcheggio Zucchi dispone di 535 posti auto e prevedeva un canone annuo a favore del Comune pari all’8% dei ricavi, esclusi gli abbonamenti.
“Responsabilità politiche da chiarire”
Nel mirino dei consiglieri finiscono anche i protagonisti dell’operazione avviata nel 2011. “I protagonisti politici e amministrativi di quell’operazione erano l’allora sindaco Graziano Delrio, l’assessore Mimmo Spadoni e il dirigente Massimo Magnani. Tra loro Magnani rappresenta anche una continuità amministrativa particolarmente significativa: è dirigente del Comune da oltre vent’anni e ha attraversato le amministrazioni Delrio, Vecchi e oggi Massari”, dichiarano.
“Se quell’operazione oggi va smontata spendendo milioni di euro pubblici, è legittimo chiedere anche una valutazione delle scelte che ci hanno portato fin qui”. L’accordo approvato prevede un costo complessivo per il Comune di 4.628.635,21 euro. Il saldo economico lordo con Reggio Emilia Parcheggi ammonta a circa 4,474 milioni di euro, a cui si aggiungono spese notarili, imposte e altri oneri.
Nella cifra rientrano anche 563.003 euro di mancato guadagno riconosciuto per gli anni di concessione che non verranno più gestiti e 163.280 euro più Iva per costi legati alla cessazione anticipata, principalmente consulenze e prestazioni professionali.
“Per capirci: dopo quindici anni di problemi, milioni di euro per chiudere la concessione e canoni che risultano arretrati dal 2018, paghiamo anche i costi di consulenti e professionisti del concessionario. Cornuti e mazziati”, attaccano Aguzzoli e De Lucia.
Il finanziamento dell’operazione
La chiusura della concessione sarà finanziata attraverso risorse e avanzo del Comune, oltre a 2 milioni di euro di nuovo prestito presso Cassa Depositi e Prestiti. La componente in conto investimento supera i 3,1 milioni di euro, con oltre 3 milioni destinati ai box e ai posti auto invenduti di piazza della Vittoria.
Secondo Coalizione Civica, però, restano tre questioni da chiarire. La prima riguarda le responsabilità politiche dell’operazione.
“Non si possono spendere 4,6 milioni di euro per correggere un’operazione e, contemporaneamente, presentare quella spesa come un successo. Qualcuno nel Pd è disposto ad assumersi la responsabilità politica delle decisioni prese quindici anni fa?”, chiedono i consiglieri.
La seconda riguarda i canoni arretrati. “Come è possibile che una concessione pubblica abbia potuto accumulare canoni non pagati dal 2018? Quali azioni sono state intraprese anno dopo anno? Chi aveva il compito di verificare l’esecuzione del contratto? Perché si è arrivati fino al 2026?”, affermano.
Il riferimento è ai canoni concessori arretrati indicati negli atti della risoluzione, insieme a partite tributarie, interessi moratori, oneri di riscossione e spese legali.
Il nodo della gestione pubblica
La terza domanda riguarda invece la scelta originaria di affidare il parcheggio ai privati. “L’amministrazione oggi sostiene che il rientro di Zucchi consentirà una regia pubblica unitaria della sosta, maggiore capacità di controllo, integrazione con le politiche di mobilità e una convenienza economico-finanziaria positiva”, sottolineano Aguzzoli e De Lucia.
“Ma allora la domanda è semplice: perché dal 2011 non abbiamo tenuto Zucchi dentro una gestione pubblica e unitaria della sosta, utilizzando il sistema comunale e il Consorzio Tea?”. Secondo Coalizione Civica, se oggi la gestione pubblica viene considerata più efficiente e vantaggiosa, andrebbe spiegato perché quindici anni fa si scelse una strada diversa.
“Non è una vittoria politica”
Sulla risoluzione consensuale Pd e alleati hanno votato a favore, mentre Coalizione Civica ha deciso di uscire dall’aula senza partecipare al voto. “Non abbiamo voluto prestare il nostro voto a un’operazione che viene raccontata soltanto come soluzione senza affrontare le responsabilità di come siamo arrivati fin qui. Bisognava avere la dignità e la forza di strappare a Lodetti condizioni migliori di queste”, concludono Aguzzoli e De Lucia.
“Il problema ormai esiste e il Comune deve affrontarlo. Ma questo non trasforma automaticamente la sua soluzione in un successo politico. Quattro milioni e seicentomila euro non sono una medaglia da appuntarsi al petto. Sono il prezzo che Reggio Emilia paga per chiudere una vicenda iniziata quindici anni fa”.
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Paolo Pergolizzi
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