La Camera Penale di Matera, l’articolazione locale dell’organizzazione nazionale Unione delle Camere Penali Italiane (U.C.P.I.), con una nota che pubblichiamo integralmente a seguire ed indirizzata a: Al Presidente del Tribunale di Matera, Al Presidente della sezione penale del Tribunale di Matera, Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera, Al Coordinatore dell’Ufficio del Giudice di Pace di Matera, Al Presidente del COA di Matera e Al Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, proclama lo stato di agitazione degli avvocati penalisti. Le ragioni minutamente descritte nella missiva a firma del Presidente del sodalizio, Edgardo D’Orsi, parlano di una “modalità di gestione delle udienze” nel Tribunale materano che “comprime in modo inaccettabile il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, costringendo i difensori a estenuanti e improduttive attese in aula, che si protraggono per l’intera giornata. Tale situazione preclude di fatto lo svolgimento di altre attività indispensabili per un’efficace assistenza legale, quali lo studio approfondito dei fascicoli, la preparazione delle difese per le udienze successive e il necessario ricevimento dei propri assistiti. Il diritto di difesa, infatti, non può essere compresso né soppresso e devono essere garantite le condizioni migliori per il suo esercizio”. Insomma, si sarebbe in presenza -secondo quanto si legge- a “disfunzioni” che “non rappresentano più una criticità sporadica, ma prassi disomogenee che incidono seriamente sul diritto di difesa e, di riflesso, sul diritto del cittadino a un giusto processo, come sancito dall’art. 111 Cost.”. A fronte di ciò, lo stato di agitazione proclamato “in un’ottica di leale e costruttiva collaborazione, che da sempre dovrebbe caratterizzare i rapporti tra Avvocatura e Magistratura” ha lo scopo di ottenere un “non più procrastinabile confronto diretto e risolutivo con i Capi degli Uffici Giudiziari e i Responsabili Amministrativi per individuare soluzioni concrete e definitive”.
“L’Assemblea della Camera Penale di Matera, riunitasi in data 10 luglio 2026,
premesso che
· ormai da tempo si riscontrano gravi e non più tollerabili disfunzioni nell’organizzazione e nella gestione delle udienze dibattimentali, sia monocratiche che collegiali, presso il Tribunale di Matera, caratterizzate da una sostanziale assenza di una programmazione unitaria e prevedibile;
· tali criticità si manifestano attraverso la prassi delle cosiddette “udienze fiume”, aggravate dalla citazione di un numero sproporzionato di testimoni per una singola giornata, con la conseguente protrazione delle attività d’aula sino a tarda sera;
· i numerosi tentativi, posti in essere nel corso degli ultimi anni, di segnalare tali problematiche e di addivenire a una soluzione condivisa e bonaria con i Capi degli Uffici Giudiziari non hanno sortito, ad oggi, alcun concreto ed efficace riscontro;
considerato che
· la descritta modalità di gestione delle udienze comprime in modo inaccettabile il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, costringendo i difensori a estenuanti e improduttive attese in aula, che si protraggono per l’intera giornata. Tale situazione preclude di fatto lo svolgimento di altre attività indispensabili per un’efficace assistenza legale, quali lo studio approfondito dei fascicoli, la preparazione delle difese per le udienze successive e il necessario ricevimento dei propri assistiti. Il diritto di difesa, infatti, non può essere compresso né soppresso e devono essere garantite le condizioni migliori per il suo esercizio;
· la prassi vigente si pone in palese contrasto con i principi di ordinata e proficua trattazione delle cause, che impongono al giudice di regolare lo svolgimento dell’udienza per assicurarne l’efficienza, nonché con il principio di lealtà processuale che deve informare la condotta di tutti i soggetti del procedimento, incluso il giudice;
· il legislatore, con l’introduzione dell’art. 477 CPP ha previsto espressamente l’obbligo per il giudice di adottare il “calendario delle udienze dibattimentali”, qualificato dalla giurisprudenza come uno “strumento organizzativo” con “effetto vincolante”, finalizzato a “garantire celerità e concentrazione, nell’ottica della ragionevole durata del processo”. Tale prassi, doverosa e
virtuosa, è peraltro già consolidata presso la quasi totalità degli Uffici Giudiziari italiani;
· una corretta programmazione del ruolo d’udienza, con l’indicazione di fasce orarie per la trattazione dei singoli processi, rappresenta l’unico strumento idoneo a contemperare le esigenze di giustizia con il rispetto della dignità e della funzione del difensore. L’attività dell’avvocato è infatti soggetta a ritmi e scadenze processuali che non possono essere costretti da una rigida e imprevedibile permanenza in aula, in attesa della chiamata del proprio processo;
· il buon senso, oltre che le esigenze di tutela della salute e della professionalità di tutti gli operatori del diritto, impone che le udienze, salvo casi di assoluta e indifferibile eccezionalità, che non possono e non devono costituire la regola, abbiano termine entro un orario ragionevole, individuabile non oltre le ore 16:30;
rilevato che
· le disfunzioni sopra riassunte non rappresentano più una criticità sporadica, ma prassi disomogenee che incidono seriamente sul diritto di difesa e, di riflesso, sul diritto del cittadino a un giusto processo, come sancito dall’art. 111 Cost.; la Camera Penale, quale organo rappresentativo dell’avvocatura penalista, ha il dovere istituzionale e morale di tutelare i diritti inviolabili di ogni cittadino e di intervenire fermamente a fronte di ogni loro compromissione;
ribadito che
· in un’ottica di leale e costruttiva collaborazione, che da sempre dovrebbe caratterizzare i rapporti tra Avvocatura e Magistratura, si ritiene necessario e non più procrastinabile un confronto diretto e risolutivo con i Capi degli Uffici Giudiziari e i Responsabili Amministrativi per individuare soluzioni concrete e definitive;
Tanto premesso e ritenuto, e riservandosi ogni ulteriore e più incisiva iniziativa,
DELIBERA
lo stato di agitazione della Camera Penale di Matera, invitando il Presidente del Tribunale, anche nella sua funzione di Coordinatore dell’Ufficio del Giudice di Pace, il Presidente della Sezione Penale del Dibattimento, il Presidente della Sezione G.I.P.- G.U.P. e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera a un tavolo di lavoro da tenersi nel prossimo mese di settembre 2026. Tale incontro dovrà essere finalizzato a trovare una soluzione condivisa alle problematiche e alle disfunzioni riscontrate e a definire protocolli organizzativi vincolanti che prevedano, inderogabilmente, la calendarizzazione dei processi con indicazione oraria e la fissazione di un orario di termine delle udienze non oltre le ore 16:30, salvo casi di assoluta e
comprovata eccezionalità.
dispone
la trasmissione della presente delibera:
· al Presidente del Tribunale di Matera;
· al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera;
· al Presidente della Sezione Penale del Dibattimento del Tribunale di Matera;
· al Presidente della Sezione G.I.P.- G.U.P. del Tribunale di Matera;
· al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Matera;
· all’Unione delle Camere Penali Italiane;
nonché la diffusione della stessa agli organi di stampa.”
Matera, lì 14 luglio 2026.
Il Presidente
Avv. Edgardo D’Orsi
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Vito Bubbico
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