«Siamo in una stagione di grandi cambiamenti. A Reggio Calabria questo cambiamento ha un nome e un cognome: Francesco Cannizzaro. Sarà un sindaco straordinario, una persona preparata che restituirà lustro alla città dopo anni di gestione traballante».
Simona Loizzo sceglie di partire da qui. Deputata della Lega, vice-commissaria regionale del partito in Calabria e tra le figure di maggiore peso del Carroccio nel Mezzogiorno, arriva a Reggio con una convinzione precisa: la città è alla vigilia di una fase nuova.
«Vorrei fare un grande in bocca al lupo a Reggio Calabria. Con questa città ho costruito negli anni un rapporto importante perché qui ritrovo una destra sociale che altrove vedo molto meno. Una comunità politica che conserva ancora smalto, autorevolezza e una forte capacità di interpretare il territorio.»
Siamo al Grand Hotel Excelsior, tappa abituale delle sue trasferte reggine. Sul tavolo, inevitabilmente, finiscono anche le parole pronunciate nei giorni scorsi dal neo presidente del Tribunale di Reggio Calabria, Pino Campagna, che ha descritto una cittàsegnata da una corruzione diffusa e da cittadini spesso rassegnati a rinunciare perfino ai servizi essenziali, invitando istituzioni e società civile a rimboccarsi le maniche e lavorare assieme.
È davvero il momento di una nuova stagione per Reggio?
«Sì. Bisogna remare tutti nella stessa direzione. Sono fiduciosa che Reggio possa aprire una fase diversa. Francesco Cannizzaro ama la sua città, ha una visione e gode del consenso popolare. Tre elementi che possono fare la differenza. Le potenzialità del territorio ci sono tutte, ma serve una squadra compatta. L’onestà del sindaco deve tradursi nell’onestà e nella credibilità dell’intera amministrazione. Sono convinta che Checco (Cannizzaro, ndr.) abbia costruito la migliore giunta possibile e abbia dalla sua parte un consiglio comunale all’altezza della sfida. Adesso bisogna andare avanti senza esitazioni».
L’ultima volta che ci siamo incontrati mi aveva parlato della proposta di legge per la candidatura della Magna Grecia a Patrimonio UNESCO. Da allora il triennio previsto è trascorso. A che punto è l’iter?
«Abbiamo ormai superato il passaggio nelle commissioni competenti e siamo vicini alla calendarizzazione in Aula. Nel frattempo è arrivato un altro risultato importante: lo scorso maggio la Camera ha approvato la mia proposta di legge sulle terapie digitali. Adesso il testo è all’esame del Senato e attendiamo il via libera definitivo».
Ne è orgogliosa?
«Sì, perché introduce per la prima volta una cornice normativa organica per le terapie digitali nel nostro Paese. Colma un vuoto legislativo e crea un percorso chiaro per il riconoscimento, la prescrizione e la rimborsabilità di queste misure da parte del Servizio sanitario nazionale. È un passaggio che apre una nuova stagione per la sanità digitale italiana».
Che cosa sono, in concreto, le terapie digitali?
«Sono trattamenti terapeutici basati su software certificati che utilizzano anche l’intelligenza artificiale per accompagnare il paziente lungo il percorso di cura. Attraverso dispositivi digitali monitorano costantemente lo stato di salute, aiutano a correggere comportamenti e stili di vita e consentono di personalizzare le terapie farmacologiche. Così il paziente non è più un semplice destinatario delle cure, ma diventa parte attiva del processo terapeutico. Un modello già ampiamente sperimentato, soprattutto negli Stati Uniti, ad esempio nella gestione di alcuni disturbi neuropsichiatrici e dell’attenzione in età pediatrica.»
La Calabria continua a occupare l’ultimo posto in Italia per i LEA. È vero che i punteggi sono migliorati negli ultimi anni, ma la sanità territoriale resta sotto la soglia minima. Il problema, ormai, non sembra essere solo costruire ospedali e Case di comunità, ma trovare il personale che ci lavori.
«Credo sia giusto riconoscere al presidente Roberto Occhiuto un risultato importante: l’apertura di due nuove facoltà di Medicina, a Cosenza e a Crotone. È un investimento strategico che consentirà di formare in Calabria nuovi medici e nuovo personale sanitario. La vera sfida, però, sarà creare le condizioni perché quei professionisti decidano di restare qui.»
E come si convince un giovane medico a non lasciare la Calabria?
«Tutelandolo e pagandolo di più. Ci sono specializzazioni che oggi vengono scelte sempre meno: penso alla chirurgia d’urgenza, all’ortopedia e soprattutto alla medicina di pronto soccorso. Servono misure nazionali che rafforzino lo scudo penale e rendano queste discipline più attrattive anche dal punto di vista dell’inquadramento economico. Chi lavora in prima linea è esposto quotidianamente al rischio di contenziosi e denunce e questo è un forte elemento di disincentivo.»
Questo però accade in Calabria come in Veneto. Ma questa è una criticità che riguarda tutta Italia. Il cittadino calabrese, però, continua a scontrarsi con liste d’attesa interminabili e con la carenza di specialisti. La soluzione arriverà solo quando usciranno i primi laureati delle nuove facoltà?
«No, perché nel frattempo bisogna continuare a lavorare sul rafforzamento dell’organizzazione sanitaria e sulla valorizzazione del personale già in servizio. Formare nuovi medici è una scelta di prospettiva, ma parallelamente occorre rendere il sistema più efficiente e più attrattivo.»
Restando sul terreno delle grandi sfide regionali, il presidente Occhiuto ha chiesto al Governo di reperire le risorse necessarie per completare l’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria. Aveva ragione chi diceva che l’AV in Calabria non sarebbe mai stata una realtà?
«Salvini ha già chiarito questo punto: le grandi opere vengono finanziate a lotti. L’AV a Praia è una realtà perché la progettazione è già quasi ultimata. La destinazione dei fondi c’è già. Appena terminata la progettazione si partirà. Dire che non è una realtà non è proprio corretto».
Il tema dell’AV e delle grandi opere si intreccia con quello delle politiche industriali della Calabria. Lei ha sempre spinto sul silver tourism. Occhiuto punta molto sulla produzione energetica. Sullo sfondo resta il tema di una regione che sembra non aver ancora individuato una precisa vocazione economica.
«L’iniziativa legata allo sviluppo del silver tourism, attraverso l’istituzione di un fondo dedicato e misure sperimentali rivolte agli over 65, purtroppo non ha avuto seguito. E ancora oggi mi chiedo perché. Credo, però, che in ogni settore si debba perseguire un sogno visionario. La Calabria, ad esempio, ha dimostrato, nel frattempo, di poter aspirare a diventare il set di grandi produzioni cinematografiche. Anche sul fronte energetico possiamo fare un grande lavoro.
Possiamo diventare una grande piattaforma, a condizione che si metta da parte un certo ambientalismo ideologico. Siamo una delle regioni italiane con il maggiore potenziale di crescita nel fotovoltaico e già stiamo facendo bene.
Possiamo migliorare ulteriormente diversificando la produzione da fonti rinnovabili: penso agli impianti per la produzione di energia da biomasse e alla realizzazione di piattaforme offshore per l’eolico. Il progetto Enotria, previsto nel golfo di Squillace, ne rappresenta un esempio.
È fondamentale, però, trovare il giusto equilibrio tra le esigenze legate alla produzione energetica, il consumo di suolo e la tutela dell’agricoltura e degli ecosistemi naturali».
Dal 2021 è responsabile del Dipartimento Ambiente della Lega in Calabria. Dopo alcune sue recenti dichiarazioni sulla necessità di fare di più, nella sua Cosenza, sui temi dell’ambiente e della cultura, qualcuno, non conoscendola,potrebbe pensare a una sensibilità più vicina a una certa sinistra…
«Provengo dalla destra sociale. Chi conosce quella cultura – che non è tutta confluita in Fdi e non può confluire in Vannacci – sa di che cosa parlo. Non posso essere etichettata come una socialista, ma come una socialista di destra. Durante una visita in carcere effettuata qualche giorno fa, Francesco Petrelli, Presidente delle Camere Penali che era con me, si è stupito che dalle celle mi chiamassero “Dottoressa, dottoressa!”.
Se chi sta in cella ti riconosce significa che tu sei stato sul campo a sporcarti le mani. Questa è la destra sociale che oggi, mi duole dirlo, non è rappresentata da nessuno».
Vannacci… Le fa paura?
«No. Credo sia un fuoco di paglia. Chi ha letto il suo libro sa che i suoi contenuti sono quasi scontati. Vannacci parla alla pancia del popolo di destra e sinistra, ma senza una strutturazione. Un uomo di destra può dire che vuol far perdere la Meloni?
Tutti questi movimenti che solleticano certi istinti dei cittadini hanno l’obiettivo di andare all’opposizione e da lì crescere e sdoganare le loro competenze. Vale anche per Futuro Nazionale dove di competenze ce ne sono poche».
Arriveranno alle prossime politiche in doppia cifra?
«Non credo. Piuttosto sono convinta che anche questa costruzione ad arte dei sondaggi sia manovrata da qualcuno».
Da chi?
«Da chi li finanzia».
Ossia?
«Sicuramente gli Stati Uniti».
Qualche voce la dà come papabile sindaco di Cosenza. Se così fosse siamo davanti a un modello per cui parlamentari di peso, nel fiore della loro carriera, decidono di fare una scommessa locale? In altre parole Cosenza come Reggio?
«Non credo. Cannizzaro è rientrato perché Reggio aveva bisogno di lui per una nuova primavera. Questa cosa capita anche a me, ma non per via della richiesta dei partiti, quanto della cittadinanza.
Un elemento che tengo in grande considerazione e che mi onora perché il mio compito è lavorare per il popolo di Calabria che ha tutte le caratteristiche per uscire dagli stereotipi in cui siamo stati rinchiusi non solo in Italia, ma in Europa. L’onorevole Princi sta lavorando in questa direzione e lo sta facendo bene. Resta il fatto che io sono a disposizione, qualora dovessi essere chiamata dal mio partito».
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Silvio Nocera
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