I dati positivi sull’IPC innescano un rimbalzo del mercato, con Bitcoin, oro e azioni che schizzano al rialzo


Punti chiave

Lunedì si è assistito a una correzione generalizzata su azioni, obbligazioni, criptovalute e metalli, mentre Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz. Il presidente Trump ha annunciato un nuovo blocco navale dei porti iraniani e il CENTCOM ha dichiarato che l’azione entrerà in vigore martedì alle 16:00 ET. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniano ha colpito due petroliere degli Emirati Arabi Uniti nelle acque dell’Oman, uccidendo un membro dell’equipaggio. La Giordania ha dichiarato di aver intercettato quattro missili lanciati dall’Iran.

Il petrolio sale, le azioni scendono

I prezzi del greggio hanno registrato forti oscillazioni alla notizia del blocco. Il West Texas Intermediate ha chiuso in rialzo a 79 dollari al barile, mentre il Brent ha chiuso sopra gli 83 dollari, registrando il maggiore aumento percentuale giornaliero in oltre sei anni.

I titoli azionari hanno registrato un calo generalizzato. L’indice S&P 500 è sceso dello 0,79%, chiudendo a 7.515,34. Il Nasdaq Composite ha perso l’1,55%, chiudendo a 25.873,18, penalizzato dai produttori di chip. SK Hynix ha perso il 9% dopo il suo debutto sul Nasdaq la settimana precedente, mentre Micron Technology ha registrato un calo del 4%. L’indice Dow Jones Industrial Average è sceso di 138 punti, pari allo 0,26%, attestandosi a 52.498,64, in parte sostenuto dai titoli del settore energetico.

I rendimenti dei titoli del Tesoro sono saliti poiché gli operatori hanno scontato un’inflazione più persistente. Il rendimento a 10 anni è salito a circa il 4,62%, mentre quello a 2 anni ha toccato il livello più alto dall’inizio del 2025. L’oro è sceso di circa l’1,4% a quasi 4.064 dollari l’oncia nonostante il contesto geopolitico, poiché il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti reali hanno compensato la domanda di beni rifugio. Il bitcoin è sceso di pari passo con i titoli azionari, toccando lunedì un minimo vicino ai 61.700 dollari.


L’IPC ribalta la situazione

Martedì la situazione è cambiata. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) ha riferito che l’IPC complessivo è sceso al 3,5% su base annua a giugno, ben al di sotto della previsione di consenso del 3,8% e in calo rispetto al 4,2% di maggio. Il calo è stato determinato principalmente da una flessione mensile di circa il 10% dei prezzi della benzina, legata al cessate il fuoco di metà giugno che ha temporaneamente riaperto lo Stretto di Hormuz. Il dato inferiore alle attese ha modificato le previsioni sulla prossima mossa della Federal Reserve. I futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq sono saliti nelle prime fasi di negoziazione. Il bitcoin è risalito intraday verso i 64.000 dollari, mentre gli operatori liquidavano le posizioni aperte legate al clima di avversione al rischio di lunedì. Anche l’oro e l’argento hanno registrato un rialzo, con l’argento che ha guadagnato circa il 2%.

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh è chiamato a testimoniare davanti al Congresso martedì e mercoledì nell’ambito della relazione semestrale sulla politica monetaria della banca centrale; si tratta della sua prima apparizione al Campidoglio da quando ha assunto la presidenza. Il governatore della Fed Christopher Waller ha dichiarato lunedì che un dato elevato sull’inflazione di fondo spingerebbe la banca centrale a prendere in considerazione un aumento dei tassi a breve. L’intervallo obiettivo della Fed si attesta tra il 3,5% e il 3,75% da giugno, e la prossima decisione di politica monetaria è prevista per il 29 luglio.

Perché è importante

L’oscillazione registrata in questi due giorni dimostra quanto siano ormai strettamente collegati il petrolio, i dati sull’inflazione e gli asset di rischio. Alcuni fattori risaltano per i lettori che seguono le ripercussioni:

  • I costi energetici si riflettono rapidamente sull’indice CPI complessivo, ma l’indicatore di inflazione di fondo preferito dalla Fed, che esclude alimentari ed energia, è rimasto più vicino al 2,8%-2,9%.
  • Il bitcoin e i titoli azionari hanno seguito un andamento quasi parallelo questa settimana, riflettendo la continua elevata correlazione del bitcoin con gli asset di rischio in stile Nasdaq.
  • Il calo dell’oro registrato lunedì, nonostante i combattimenti in corso nei pressi di un importante punto nevralgico per il petrolio, dimostra come l’aumento dei rendimenti reali possa prevalere sulla domanda di beni rifugio.

Cosa ci aspetta

Il blocco e le precedenti interruzioni nello Stretto di Hormuz rimangono la principale incognita per i mercati. Da febbraio, l’Iran ha sostanzialmente bloccato il traffico marittimo attraverso lo stretto, una rotta che normalmente trasporta circa un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare. Qualsiasi ulteriore interruzione potrebbe far risalire rapidamente il prezzo del petrolio e l’inflazione complessiva, anche dopo il sollievo di martedì. Gli investitori rivolgono ora l’attenzione all’indice dei prezzi alla produzione di mercoledì, ai dati sulle vendite al dettaglio di giovedì e a una serie di risultati bancari del secondo trimestre da parte di JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Bank of America e Wells Fargo, che pubblicheranno i propri bilanci questa settimana. La testimonianza di Warsh sarà seguita con attenzione per cogliere eventuali segnali che indichino se la Fed consideri il dato modesto dell’IPC di martedì come un fenomeno duraturo o come un effetto limitato a un solo mese dovuto al calo dei prezzi della benzina.



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 Alan Inman

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