Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata al bilancio 2028-34 dell’Ue. La presidenza irlandese del Consiglio ha presentato la nuova «nego-box» con un taglio dell’8% rispetto alla proposta della Commissione. David spiega come l’insistenza dei frugali sui tagli stia minando una delle loro stesse priorità: un bilancio moderno al servizio di competitività e difesa.
Nel nostro briefing: l’Ucraina, dopo l’accordo di Trump con Putin e gli attacchi del presidente americano a Zelensky. L’Ue ha scelto di temporeggiare su un altro potenziale scontro con Washington: le sanzioni contro la Corte penale internazionale. I ministri degli Esteri daranno il via libera a una piccola missione dell’Ue in Libano. La Commissione ha annunciato un’intesa preliminare con la Cina sulle automobili ibride, che non risolve il problema degli squilibri commerciali. E la commissaria Albuquerque è delusa dall’accordo al ribasso dell’Ecofin sulla supervisione finanziaria.
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Di David Carretta
Germania, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Danimarca e Austria non vogliono essere chiamati “frugali”. Il gruppo di paesi che chiede centinaia di miliardi di euro di tagli al bilancio 2028-34 dell’Unione europea preferisce un’altra definizione: “realisti modernizzatori”. “Realisti” perché ritengono che anche l’Ue debba fare i conti con le ristrettezze di bilancio cui sono confrontati i governi nazionali, in particolare quelli che contribuiscono di più al bilancio comunitario. “Modernizzatori” perché vogliono concentrare le spese sulle nuove priorità, come competitività e difesa. Ursula von der Leyen aveva avanzato una proposta ambiziosa con il nuovo Quadro finanziario pluriennale, spostando l’equilibrio delle risorse a favore della modernizzazione. Ma l’insistenza dei “frugali” sui tagli sta producendo l’esito più prevedibile e peggiore: a essere sacrificate saranno le risorse per gli investimenti nel futuro.
Sabato 10 ottobre la presidenza irlandese del Consiglio ha presentato la nuova “nego-box” sul Quadro finanziario pluriennale 2028-34. Si tratta del documento sulla base del quale vengono condotti i negoziati tra gli Stati membri, che contiene i quattro grandi capitoli di bilancio, le principali voci di spesa e le entrate. Quella irlandese è la terza nego-box da quando la Commissione ha presentato la sua proposta nel luglio del 2025, frutto di intensi negoziati bilaterali con gli Stati membri — non solo il gruppo dei frugali, ma anche gli “Amici della coesione”, che chiedono un bilancio più ambizioso pur volendo preservare le risorse per la Politica agricola comune e la Politica di coesione. La nuova nego-box deve servire da “catalizzatore” per arrivare a un accordo entro la fine dell’anno, ha detto il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne. Per riuscirci, la presidenza ha proposto l’unico compromesso possibile tra le due fazioni: un taglio dell’8% al bilancio proposto dalla Commissione, salvando però i fondi per l’agricoltura e la coesione.
L’8% di tagli è una cifra significativa: 141 miliardi in meno su sette anni. La Commissione aveva proposto 1.763 miliardi di euro; la presidenza irlandese vuole ridurli a 1.622 miliardi. Su un bilancio che impegna poco più dell’1% del Pil europeo, significa ridurre ulteriormente le ambizioni dell’Ue. Siegfried Muresan, relatore al Parlamento europeo per il Quadro finanziario pluriennale, ha calcolato che il taglio in termini reali — tenendo conto dell’inflazione — rispetto al bilancio 2021-27 è del 10%, quando i bilanci nazionali sono aumentati in media del 23%. Ma è su alcuni singoli capitoli che si concentrano i tagli più pesanti.
Il taglio più significativo in termini assoluti riguarda il secondo capitolo: quello dedicato alla competitività, alla prosperità e alla sicurezza. È il cuore della modernizzazione proposta da von der Leyen, con il Fondo europeo per la competitività, più risorse per Horizon, la decarbonizzazione, la difesa e la connettività. La Commissione aveva proposto 522 miliardi di euro; la presidenza irlandese propone 456 miliardi, con un taglio dell’11%.
Il capitolo più penalizzato in termini relativi è il terzo, dedicato alla politica estera e all’azione esterna dell’Ue: meno 17%. La Commissione aveva proposto 190 miliardi; la presidenza irlandese scende a 157 miliardi. Gli Stati membri dicono di voler fare dell’Ue un attore geopolitico globale, ma non sono disposti a finanziarla. Nell’era Trump è un’occasione perduta. «Sarebbe un grave errore, un errore che l’Europa pagherà con la sua stessa sicurezza e la sua posizione nel mondo», ha avvertito Barry Andrews, presidente della commissione Sviluppo al Parlamento europeo.
Come in ogni negoziato sul bilancio europeo, non manca il taglio populista ai funzionari europei, presentati come troppo numerosi e troppo ben pagati. La realtà è ben diversa: con 32.000 funzionari, la Commissione ha meno dipendenti di una grande capitale o di una grande regione, e i salari non sono più competitivi come un tempo, tanto che reclutare nei paesi più ricchi è sempre più difficile. Poco importa. La presidenza irlandese propone di tagliare l’8,8% del quarto capitolo, quello amministrativo: 95 miliardi contro i 104 miliardi chiesti dalla Commissione, il che impedirebbe l’assunzione di 2.500 nuovi funzionari ritenuti indispensabili.
La nego-box irlandese, di fatto, salva solo le politiche tradizionali: agricoltura e coesione. La proposta di sabato prevede un taglio di appena il 3%: da 946 miliardi a 915 miliardi. Ma i tagli si concentrano sugli strumenti di emergenza e di flessibilità, mentre i pagamenti diretti della Pac e i finanziamenti per la coesione rimangono intatti. In un negoziato europeo, gli Stati membri vogliono la certezza di quanto incasseranno nei prossimi sette anni. Poco importa se emergeranno nuove crisi: perturbazioni di mercato, aumenti dei prezzi dell’energia, siccità, alluvioni.
Già criticata da frugali e Parlamento europeo, la nego-box irlandese è in realtà un compromesso politicamente “realista” — l’unico possibile tra due gruppi le cui posizioni sono inconciliabili. Gli “Amici della coesione” sono pronti a sacrificare gli investimenti nella competitività e nella difesa pur di salvare i fondi per i loro agricoltori e le loro regioni. Vale anche per alcuni frugali: il testo di sabato viene incontro all’Austria per l’agricoltura e ai Länder tedeschi che beneficiano della coesione. Ma il messaggio politico che emerge è uno solo: scordatevi il rapporto Draghi.
I capi di Stato e di governo discuteranno della nego-box nel Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Nessun accordo è in vista. Serviranno altri aggiustamenti, probabilmente altri tagli, e forse un paio di vertici drammatici per trovare l’equazione giusta. Ma la battaglia sulla modernizzazione del bilancio è destinata a perdersi. Nel 2005-2006 i negoziati sul Quadro finanziario pluriennale si trasformarono già in uno scontro tra chi voleva investire nella competitività e chi difendeva agricoltura e coesione. Tony Blair cercò di tagliare i fondi tradizionali; Jean-Claude Juncker li salvaguardò. In cambio di cosa? I “rebates”: gli sconti al contributo nazionale. Che sono ancora nella nego-box di oggi. Come nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
Il pacchetto di risorse proprie della Commissione — La nuova nego-box della presidenza irlandese contiene un pacchetto di nuove risorse proprie identico a quello proposto dalla Commissione: parte delle entrate dell’ETS e del CBAM, una tassa sui rifiuti elettronici, un’accisa sui prodotti del tabacco e un prelievo sulle imprese con un giro d’affari annuale superiore ai 100 milioni di euro. Le entrate annuali dalle nuove risorse proprie dovrebbero ammontare a 55 miliardi di euro, riducendo così il contributo nazionale degli Stati membri.
Le proposte del Parlamento europeo per tassare i giganti del digitale, i giochi d’azzardo online e le plusvalenze dei cripto asset non sono state prese in considerazione. Nemmeno l’idea del presidente dell’Eurogruppo, Kiriakos Pierrakakis, di trasferire all’Ue parte dei proventi delle aste per l’assegnazione dello spettro per le reti 6G. La presidenza irlandese ha comunque effettuato alcuni aggiustamenti rispetto alla proposta originaria della Commissione: la quota delle entrate della CBAM destinate al bilancio dell’Ue passa dal 75 al 90%, mentre per le entrate dell’ETS è previsto un meccanismo progressivo per i paesi dell’Europa centrale e orientale.
L’avvertimento del Parlamento europeo sul bilancio — Il Parlamento europeo ha respinto con forza la nuova nego-box presentata dalla presidenza irlandese. La proposta «taglia la difesa mentre le minacce si moltiplicano, riduce gli investimenti nella competitività mentre l’Europa perde terreno a livello globale e lascia agricoltori e regioni sottofinanziati», ha detto il relatore Siegfried Muresan (PPE, Romania), denunciando la marcia indietro rispetto agli sforzi della Commissione per finanziare le nuove priorità europee. «L’Europa non può assumersi maggiori responsabilità con meno risorse», ha aggiunto.
Muresan ha chiesto ai leader di bocciare i tagli proposti durante il Consiglio europeo, lanciando un avvertimento netto: «Il Parlamento europeo non sta bluffando: questa proposta non riceverà il nostro consenso». L’accordo sul nuovo Quadro finanziario pluriennale deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti dell’Europarlamento — e, vista la forza dei gruppi sovranisti e di estrema destra, l’esito è tutt’altro che scontato.
I frugali vogliono più tagli — «Siamo ancora lontani da un accordo. L’entità della nuova proposta non costituisce una base per un’intesa», ha detto sabato il cancelliere tedesco Friedrich Merz dopo la presentazione della nego-box. «Il bilancio dell’Ue deve essere sostenibile per chi ne sostiene il peso maggiore in termini di finanziamento», ha aggiunto. Per la Svezia la proposta è «irragionevole» e il volume complessivo del bilancio «deve scendere significativamente». Secondo la Danimarca, la nego-box non riesce ad allineare il bilancio alle emergenze attuali: deterioramento della sicurezza, crisi energetica, de-industrializzazione, migrazione. «Serve molto più lavoro per creare una solida base per un nuovo Quadro finanziario pluriennale che risponda alle sfide e alle priorità attuali dell’Europa», ci ha detto un diplomatico europeo.
Trump vuole la testa di Zelensky — Dopo l’accordo sul diesel concluso venerdì con la Russia, il presidente americano Donald Trump ha chiesto sabato al suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky di farsi da parte. «È il momento che l’Ucraina si trovi un nuovo presidente», ha detto Trump. All’Ucraina serve un leader «capace di concludere un accordo» con Mosca, ha aggiunto. Trump ha anche impartito consigli militari alle forze armate ucraine: «Ci sono molti obiettivi. Non colpite le raffinerie».
L’accordo sul diesel siglato con il Cremlino prevede il rilascio immediato di 300.000 tonnellate di diesel russo «sul mercato americano e globale». A novembre ne seguiranno altre 500.000, poi un milione. In cambio, il Tesoro americano ha sospeso le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo fino al 7 aprile. Gli altri asset russi congelati rimangono tali. Secondo l’Energy Information Administration americana, il consumo giornaliero di diesel negli Usa nel 2025 era di 2,94 milioni di barili, pari a circa 165.000 tonnellate. L’effetto immediato dell’accordo di Trump equivale dunque a poco più di due giorni di consumo americano.
Domenica, Trump ha coronato la sua offensiva diplomatica annunciando unilateralmente un «cessate il fuoco energetico» tra Ucraina e Russia, entrato in vigore immediatamente. Zelensky aveva già offerto in passato di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe a patto che Mosca smettesse di bombardare le infrastrutture energetiche ucraine. Non era chiaro se l’annuncio di Trump fosse stato concordato con Kiev e Mosca.
Zelensky aspetta chiarimenti da Washington — «Ho appena parlato con Mark Carney, Alexander Stubb e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Abbiamo discusso del cessate il fuoco energetico annunciato dal presidente Trump. Attendiamo precisazioni dalla parte americana», ha dichiarato Volodymyr Zelensky. «Da parte nostra, ucraina, c’è sempre pieno sostegno alle misure di de-escalation, alla protezione delle vite umane e alle decisioni necessarie per porre fine alla guerra e garantire una pace duratura. L’Ucraina sostiene questo cessate il fuoco, ed è importante che lo faccia anche la Russia», ha aggiunto.
Zelensky ha confessato di non essere stato consultato sull’accordo annunciato da Trump: «È una novità per me», ha detto al sito Axios. «Se il presidente Trump ha negoziato con Putin, diteci quando inizierà il cessate il fuoco», ha aggiunto.
Macron, von der Leyen e Tusk al fianco di Zelensky — «La Francia sostiene senza riserve l’appello a una vera tregua energetica, alla quale l’Ucraina è disponibile. A questo punto la Russia continua a rifiutarla, intensificando nelle ultime ore i suoi attacchi contro le infrastrutture ucraine. La Francia continuerà a stare accanto all’Ucraina e al presidente Zelensky», ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron.
In una telefonata con Zelensky, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha espresso pieno sostegno all’appello al cessate il fuoco, che «protegge le forniture alimentari mondiali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e in Russia», promettendo nuovi finanziamenti per droni e missili.
Il premier polacco Donald Tusk, dopo aver parlato con Zelensky, ha dichiarato: «Sono assolutamente convinto che nulla e nessuno potrà spezzare l’Ucraina e il suo presidente nella lotta contro l’aggressione russa. Gli ho assicurato che può contare sulla piena solidarietà della Polonia e dell’Europa».
Zelensky risponde a Trump: decidono gli ucraini — Il presidente ucraino ha replicato alle dichiarazioni di Trump che invitavano i cittadini a cambiare guida. «Con tutto il rispetto che devo al presidente Trump, la scelta di questo o quel leader spetta alla nostra società, al nostro popolo», ha detto Zelensky. «Se Trump vuole davvero elezioni in Ucraina, faccia dire a Putin che ci deve essere un cessate il fuoco completo per 60 giorni. Allora l’Ucraina organizzerà le elezioni, apertamente, per qualsiasi risultato che gli ucraini sceglieranno», ha aggiunto in un’intervista ad ABC News.
Il dilemma sulla Corte penale internazionale — Il Consiglio Affari esteri discuterà oggi delle sanzioni imposte dall’Amministrazione Trump alla Corte penale internazionale. Pur avendo criticato l’annuncio del segretario di Stato Marco Rubio, l’Ue intende temporeggiare, rinviando l’attivazione dello Statuto di blocco che neutralizzerebbe gli effetti delle sanzioni. «Sul segnale da inviare c’è consenso. Ma sulle misure da adottare è molto più difficile», ci ha detto un diplomatico. La Commissione non è ancora pronta ad agire: «Dato che c’è un rinvio di sei mesi prima che le misure siano applicabili, c’è spazio per il dialogo».
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha sintetizzato l’approccio europeo venerdì: «L’Europa e gli Usa sono alleati forti e affidabili. Gestiamo sempre la nostra relazione con gli Stati Uniti preservando la nostra alleanza. Quando abbiamo qualche problema, parliamo con i nostri amici americani. È facile».
I Socialisti europei chiederanno l’attivazione dello Statuto di blocco — Il gruppo S&D chiederà al Parlamento europeo di votare, nel corso della sessione plenaria del 19-22 ottobre, una risoluzione sull’affermazione del sostegno dell’Ue alla CPI, l’attivazione immediata del regolamento di blocco e l’impegno a garantire alla Corte servizi digitali e finanziari al riparo dalla giurisdizione americana, ha annunciato alla Matinale Européenne l’eurodeputata Chloé Ridel. L’eletta socialista francese, fortemente impegnata nella difesa della CPI, respinge il concetto di «finestra di dialogo» annunciato dall’Alta rappresentante Kaja Kallas e denuncia il «cosiddetto dialogo indotto dalle nuove sanzioni americane»: le richieste di Washington — tra cui la modifica dello statuto della CPI — equivalgono a «negoziare l’indipendenza della Corte», e «sarebbe un errore storico», sostiene Ridel.
«Il messaggio inviato al mondo sarebbe terribile: la giustizia internazionale si compra. Sarebbe un’ulteriore prova di ingenuità. Chi può credere oggi alla buona fede dell’amministrazione americana? E significherebbe capitolare ancora una volta davanti a Trump, perdendo ogni credibilità», argomenta l’eurodeputata, con un avvertimento ai leader dell’Ue: «Il fossato tra i cittadini e i dirigenti ne uscirebbe ancora più profondo».
Al PE sulla CPI ognuno dovrà scegliere il suo campo — «Il PPE ha sempre rifiutato qualsiasi risoluzione dedicata esclusivamente alla CPI», sottolinea Ridel. «Per due volte emendamenti in questo senso sono stati votati al Parlamento europeo da un’ampia maggioranza — esclusa l’estrema destra», ricorda l’eurodeputata socialista francese. «Oggi non ha più alcuna scusa. Questo voto dirà chi difende la Corte e chi preferisce la sottomissione all’amministrazione americana».
Autocensura sulla disinformazione americana — Le divisioni tra i Ventisette riguardano anche la disinformazione e l’ingerenza esterna da parte degli Stati Uniti, tema che i ministri degli Esteri affronteranno durante la colazione di lavoro. Il Servizio europeo di azione esterna ha preparato una nuova “strategia della spada” per rispondere alla Russia. Ma lo stesso Servizio ha ritirato il suo sostegno a una conferenza in Lituania in cui una sessione era dedicata alla disinformazione dell’Amministrazione Trump — dopo pressioni americane. Ufficialmente, la ragione è un’altra: il Seae avrebbe il mandato di rispondere solo alla disinformazione di Russia e Cina.
Due missioni per il Libano — I ministri degli Esteri dell’Ue daranno oggi il via libera politico a una missione di politica estera e di sicurezza comune in Libano. «Non sostituirà Unifil», assicurano le fonti. La missione, con una componente civile e una militare, servirà ad assistere le autorità libanesi e a formare il loro esercito. Le dimensioni sono modeste: 160 uomini in tutto. Il dispiegamento dovrebbe avvenire «entro la fine dell’anno». Nel frattempo, Francia e Italia stanno negoziando una loro missione bilaterale, che potrebbe svolgere un ruolo più significativo nel disarmo di Hezbollah, affiancando un futuro dispositivo Onu post-Unifil.
L’intesa con la Cina che serve solo a guadagnare tempo — Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha annunciato un’intesa preliminare con la Cina — «shared understanding» è la formula usata — dopo la sua missione di giovedì e venerdì a Pechino. L’accordo riguarda principalmente un limite alle esportazioni di veicoli ibridi cinesi, a protezione dell’industria automobilistica tedesca. L’intesa potrebbe consentire ai capi di Stato e di governo europei di guadagnare tempo e rinviare decisioni difficili — il tema è all’ordine del giorno del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Secondo l’economista Alicia Garcia-Herrero, specialista di Cina, «i guadagni per l’Europa sono minimi rispetto al problema reale. Il vero premio della Cina è il tempo». Per l’ex ambasciatore francese Gérard Araud, l’intesa di Šefčovič «sembra avere come obiettivo principale la preservazione dell’industria automobilistica europea» ma «non affronta alcuna causa profonda degli squilibri commerciali tra Europa e Cina».
Albuquerque delusa dall’accordo all’Ecofin sulla supervisione finanziaria — I ministri delle Finanze dell’Ue hanno trovato venerdì un accordo al ribasso sul pacchetto per l’integrazione e la supervisione dei mercati finanziari. L’Ecofin ha confermato un’eccezione costruita su misura per la Germania, che esclude Deutsche Börse dalla supervisione dell’Esma. La commissaria ai Servizi finanziari Maria Luís Albuquerque ha espresso la sua delusione, sia pure in modo diplomatico: «La Commissione europea spera che il Parlamento europeo si dimostri più ambizioso». Il compromesso raggiunto si fonda su «un’ambizione nettamente inferiore a quanto sarebbe necessario per realizzare un mercato dei capitali veramente integrato». Il caso Deutsche Börse «è l’esempio più evidente», ha spiegato Albuquerque, aggiungendo che anche per i fornitori di servizi relativi alle criptovalute la Commissione aveva proposto la supervisione universale dell’Esma: «Con i criteri attuali, stimiamo che forse solo tra 10 e 15 di essi rientreranno effettivamente nella supervisione dell’Esma, su circa 400 operatori presenti in Europa».
Accade oggi
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Consiglio Affari esteri
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Consiglio Ambiente
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Commissione: la presidente von der Leyen partecipa alle giornate di studio del gruppo PPE a Taormina
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Commissione: il commissario Šefčovič riceve i rappresentanti dell’Associazione europea dell’acciaio
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Commissione: discorso del commissario Kubilius al Collegio d’Europa a Natolin; partecipa al Forum della sicurezza di Varsavia
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Commissione: il commissario Hansen incontra i rappresentanti di Confagricoltura, Coldiretti, CIA e Copagri a Taormina
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Commissione: la vicepresidente Virkkunen in Bulgaria incontra il premier Rumen Radev
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Commissione: il commissario Kadis visita il porto di Catania
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Commissione: il commissario McGrath a Roma per un evento su EU Inc.
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Banca centrale europea: la presidente Lagarde in Thailandia per gli incontri annuali del FMI e della Banca mondiale
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Comitato delle regioni: apertura della Settimana europea delle regioni e delle città con Kata Tutto, Antonio Costa, Raffaele Fitto e Roberta Metsola
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Eurostat: dati sulla protezione temporanea ad agosto
Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.
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