La manifattura italiana non vuole più limitarsi a resistere alle trasformazioni globali: vuole tornare a crescere, investire e conquistare nuovi mercati. È questo il messaggio lanciato da Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, durante l’assemblea generale dell’associazione a Milano, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro del confronto c’è una nuova idea di politica industriale, che metta le imprese nelle condizioni di accelerare sull’innovazione, attrarre capitali, sviluppare nuove tecnologie e affrontare alcuni dei principali ostacoli alla competitività: dal costo dell’energia alla difficoltà di reperire competenze, fino all’accessibilità della casa per i lavoratori.
Il territorio rappresentato da Assolombarda riunisce oltre 7.000 aziende e circa 450 mila addetti, generando il 12% del valore aggiunto italiano. Numeri che spiegano perché le richieste avanzate da Biffi vadano oltre gli interessi di un singolo sistema territoriale e tocchino questioni decisive per l’intero Paese. Meloni ha riconosciuto il contributo delle imprese alla forza economica e internazionale dell’Italia, ringraziando imprenditori e lavoratori per la loro capacità di trasformare l’incertezza in decisioni e le crisi in opportunità. La premier ha inoltre indicato la necessità di uno Stato che accompagni lo sviluppo industriale, consideri le aziende alleate e non le tratti come semplici soggetti da tassare, controllare o ostacolare.
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La politica industriale riparte dagli investimenti
Il punto di partenza della relazione di Biffi è la necessità di passare da un’industria concentrata sulla difesa delle proprie posizioni a un sistema produttivo capace di alzare l’ambizione. La definizione scelta per sintetizzare questa evoluzione è Rising Industry: un’industria che punta a crescere sui mercati, investire nell’innovazione e creare lavoro di qualità. Per realizzare questa trasformazione, tuttavia, la volontà degli imprenditori non basta. Servono strumenti di politica industriale coerenti con le dimensioni degli investimenti richiesti dalla transizione tecnologica e con la velocità con cui stanno cambiando i mercati internazionali.
La Legge di Bilancio rappresenta, in questo quadro, uno dei passaggi decisivi. Assolombarda chiede al Governo di fare tutto il possibile per stimolare l’innovazione, valorizzando strumenti come il Piano Transizione 5.0 e il nuovo iperammortamento. Secondo Biffi, l’orizzonte triennale e una dotazione finanziaria rilevante possono offrire alle imprese una maggiore stabilità nella programmazione degli investimenti strutturali. Ma la disponibilità delle risorse deve accompagnarsi a un’attuazione chiara, efficace e tempestiva, con una riduzione degli oneri burocratici che rischiano di rallentare l’accesso alle agevolazioni.
Un intervento specifico riguarda la possibilità di acquistare software in modalità Software as a Service, cioè attraverso abbonamenti e servizi erogati da remoto. Biffi chiede di reintegrare questa opzione tra quelle ammissibili agli incentivi, come già previsto in passato. La ragione è legata all’evoluzione dei modelli di digitalizzazione aziendale: sempre più imprese utilizzano applicazioni e piattaforme senza acquistare direttamente le licenze o capitalizzare l’intero investimento. Escludere questi modelli significherebbe rischiare di favorire una particolare modalità di acquisizione tecnologica rispetto a un’altra, penalizzando proprio le aziende che stanno adottando soluzioni digitali più flessibili.
La questione assume un peso ancora maggiore con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, i cui modelli di utilizzo sono destinati a cambiare rapidamente. La politica industriale, nella visione di Assolombarda, deve quindi evitare che regole costruite intorno alle tecnologie del presente diventino un limite per quelle del futuro.
Intelligenza artificiale, il 49% delle imprese ha già avviato progetti
I numeri raccolti da Assolombarda insieme al Politecnico di Milano mostrano che l’intelligenza artificiale sta entrando con crescente rapidità nel tessuto produttivo. L’indagine ha coinvolto 700 aziende dei territori rappresentati dall’associazione, appartenenti a settori diversi e con dimensioni differenti. Il risultato più significativo è che il 49% delle imprese dispone già di progetti attivi di AI, mentre un ulteriore 18% prevede di adottarla a breve. Alla fine del 2024, la quota di aziende che utilizzavano queste tecnologie era inferiore al 20%.
Il salto registrato nell’arco di un anno segnala un cambiamento nella percezione dell’intelligenza artificiale: da tecnologia sperimentale, spesso confinata alle funzioni più innovative delle grandi organizzazioni, a possibile leva di produttività e trasformazione dei processi aziendali. Per le imprese manifatturiere, l’opportunità riguarda non soltanto l’automazione delle attività amministrative o la gestione delle informazioni, ma anche la qualità della produzione, la manutenzione degli impianti, l’organizzazione delle filiere e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi.
La dimensione aziendale continua a incidere sulla diffusione dell’AI, ma i dati evidenziano un quadro meno scontato rispetto al passato. L’adozione raggiunge il 79% nelle grandi imprese e il 48% nelle medie, mentre si attesta al 41% nelle piccole e al 40% nelle microimprese. Le startup innovative arrivano invece al 77%, una quota vicina a quella delle aziende di maggiori dimensioni. Il confronto con il 2024 rende evidente la velocità del cambiamento: allora l’intelligenza artificiale riguardava prevalentemente le grandi imprese, con un tasso di adozione del 39%, mentre le piccole e medie imprese si fermavano al 15%.
Per Biffi, l’Italia dispone di una base industriale che può trasformarsi in un vantaggio competitivo anche nell’intelligenza artificiale. Il Paese è il secondo manifatturiero d’Europa e può contare su filiere altamente specializzate, competenze produttive consolidate e una conoscenza dei processi industriali costruita in decenni di attività. Nell’area di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, queste caratteristiche si combinano con un ecosistema dell’innovazione particolarmente sviluppato e con la presenza di imprese che operano nei servizi tecnologici e nell’innovazione industriale.
È proprio dall’integrazione tra manifattura, tecnologia e servizi che può nascere un modello competitivo capace di andare oltre l’acquisto di strumenti digitali. La sfida consiste nel portare l’AI dentro l’economia reale, come ha sottolineato Biffi richiamando il messaggio della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: salute, trasporti, energia e industria sono ambiti nei quali l’intelligenza artificiale può produrre effetti concreti. Per trasformare il potenziale in risultati, però, servono investimenti, competenze e un quadro normativo che non diventi rapidamente obsoleto.
Robot e umanoidi, la prossima frontiera della manifattura
Il tema dell’innovazione non si esaurisce nel software. Il nuovo iperammortamento, secondo Biffi, rappresenta anche un primo sostegno alla cosiddetta physical AI, l’intelligenza artificiale applicata a sistemi fisici capaci di interagire con il mondo reale. Tra i beni agevolabili rientrano infatti robot e umanoidi, infrastrutture di calcolo necessarie per addestrarli e software che ne consentono il funzionamento intelligente.
La differenza rispetto all’automazione tradizionale è sostanziale. Non si tratta soltanto di programmare una macchina perché ripeta una sequenza prestabilita, ma di sviluppare sistemi in grado di apprendere, adattarsi all’ambiente, interagire con le persone e prendere decisioni in autonomia entro i limiti della loro progettazione. Per la manifattura, questa evoluzione apre prospettive che vanno dalla gestione di operazioni complesse all’assistenza nei processi produttivi, fino a nuove modalità di collaborazione tra lavoratori e macchine.
Assolombarda considera la physical AI uno dei principali possibili motori di crescita del manifatturiero nel prossimo decennio. È un terreno sul quale la disponibilità di competenze industriali può fare la differenza, ma nel quale occorre anche costruire le condizioni per sostenere gli investimenti necessari: infrastrutture digitali, capacità di calcolo, software, formazione e strumenti finanziari adeguati. L’appello di Biffi è quindi ad alzare l’ambizione, evitando che il dibattito sull’intelligenza artificiale resti concentrato esclusivamente sulle applicazioni digitali e trascuri la trasformazione delle fabbriche.
Piano Casa, le imprese chiedono incentivi per gli affitti dei dipendenti
La competitività industriale, tuttavia, dipende anche dalla possibilità di attrarre e trattenere le persone. In un mercato del lavoro nel quale le competenze tecniche e professionali sono sempre più importanti, il costo e la disponibilità degli alloggi possono diventare un ostacolo alla mobilità dei lavoratori, soprattutto nelle aree economicamente più dinamiche.
Biffi ha richiamato alcuni dati sulle difficoltà abitative dei giovani: per quasi uno su due la questione della casa incide sulle scelte di studio o di lavoro, mentre quattro su dieci hanno rinunciato negli ultimi tre anni ad almeno un’opportunità formativa o professionale a causa della distanza o delle difficoltà legate al trasferimento. Si tratta di un problema che riguarda direttamente le imprese, perché può limitare il bacino di candidati disponibili, ostacolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e rendere più difficile il reclutamento di profili qualificati.
Per questo Assolombarda valuta positivamente la scelta del Governo di mettere in campo un Piano Casa nazionale, ma propone di affiancare all’intervento pubblico un ruolo più attivo delle aziende. La proposta elaborata dall’associazione punta a incentivare le imprese a sostenere le esigenze abitative dei dipendenti attraverso la piena deducibilità dei canoni di locazione e un trattamento fiscale favorevole per i lavoratori.
Secondo le stime presentate da Biffi, la misura avrebbe un costo per lo Stato di 551 milioni di euro annui a regime e potrebbe interessare oltre 280 mila lavoratori in tutta Italia. L’obiettivo è trasformare il sostegno all’abitazione in una componente del welfare aziendale, affiancando alla retribuzione strumenti che rendano più accessibili i territori nei quali si concentrano le opportunità professionali.
Per le imprese, il tema è anche una questione di produttività e gestione delle risorse umane. La possibilità di aiutare i dipendenti a trovare casa può diventare un elemento di attrattività, soprattutto per le aziende che devono assumere giovani professionisti o competenze difficili da reperire localmente. Il messaggio di Assolombarda è netto: senza la possibilità di attrarre giovani e trattenere talenti, anche i progetti industriali più ambiziosi rischiano di incontrare un limite strutturale.
Capitale alle imprese, il credito bancario non basta
Un altro nodo centrale riguarda il finanziamento della crescita. Biffi riconosce il ruolo fondamentale del credito bancario, particolarmente importante in un sistema produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese altamente specializzate. Ma il debito non può rappresentare l’unico canale per sostenere ogni fase dello sviluppo aziendale.
Ci sono investimenti di lungo periodo, acquisizioni di concorrenti, ingressi in nuovi mercati e progetti tecnologici che devono passare dalla sperimentazione alla scala industriale per i quali il capitale di rischio può risultare più adatto del solo finanziamento bancario. Da qui la richiesta di ampliare gli strumenti a disposizione delle aziende, favorendo il ricorso a private equity, venture capital, private debt, quotazioni in Borsa e investitori istituzionali.
Il punto non è sostituire il credito tradizionale, ma consentire alle imprese di scegliere lo strumento più coerente con i propri obiettivi, con la durata degli investimenti e con la capacità di sostenere il rischio. Una struttura finanziaria più diversificata può aiutare le aziende a crescere, trovare nuovi partner, affrontare operazioni straordinarie e raggiungere mercati più lontani.
La questione si allarga alla dimensione europea. Secondo Biffi, l’Unione dispone di un volume significativo di risparmio, ma una parte troppo ridotta viene convogliata verso le imprese e gli investimenti produttivi europei, mentre molte risorse vengono investite all’estero. Il problema è quindi anche strutturale: l’Europa deve riuscire a trasformare il risparmio disponibile in capitale destinato all’innovazione, alla crescita aziendale e allo sviluppo industriale.
Per questo Assolombarda chiede di accelerare sulla Savings and Investments Union, l’iniziativa europea volta a integrare maggiormente i mercati finanziari e a mobilitare il risparmio verso gli investimenti. La costruzione di un mercato europeo dei capitali più profondo e integrato richiederà tempo, ma le imprese, sottolinea Biffi, hanno necessità di investire già oggi.
Banche e risorse pubbliche, la priorità è sostenere la crescita
Il ragionamento sul capitale si intreccia con quello sul sistema bancario. Assolombarda riconosce il lavoro svolto negli ultimi anni insieme agli istituti di credito per avvicinare il finanziamento ai progetti di sviluppo delle aziende, ma chiede un ulteriore passo avanti. L’obiettivo indicato da Biffi è un sistema bancario costruito per la crescita, non soltanto per la stabilità, capace di sostenere investimenti e assumere rischi quando questi sono collegati a progetti industriali solidi.
In un contesto nel quale le imprese devono affrontare contemporaneamente transizione tecnologica, cambiamenti dei mercati e investimenti energetici, la disponibilità di credito può non essere sufficiente se mancano strumenti in grado di sostenere operazioni più complesse o progetti con profili di rischio differenti. Per questo il presidente di Assolombarda insiste sulla necessità di utilizzare meglio anche le risorse pubbliche, non come sostituto del capitale privato, ma come leva per mobilitarlo.
Garanzie e strumenti di condivisione del rischio possono contribuire ad attrarre investimenti verso iniziative con prospettive concrete di mercato, ampliando le possibilità di finanziamento senza scaricare interamente sul settore pubblico il costo della trasformazione industriale. È una questione che riguarda soprattutto le imprese che devono compiere il salto dimensionale necessario per competere sui mercati internazionali.
Energia e nucleare, la competitività passa anche dalla sicurezza degli approvvigionamenti
La transizione industriale richiede energia disponibile, infrastrutture adeguate e costi compatibili con la concorrenza internazionale. Per Biffi, il prezzo dell’energia continua a rappresentare uno svantaggio competitivo per l’Italia, all’interno di un problema che riguarda ormai l’intera Unione europea. Una manifattura chiamata a investire in digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuovi impianti non può infatti prescindere dalla disponibilità di forniture affidabili e da un quadro energetico sufficientemente prevedibile.
La ricetta indicata da Assolombarda comprende una maggiore capacità di generazione, reti e infrastrutture adeguate, sicurezza degli approvvigionamenti e un mix energetico equilibrato, senza preclusioni tecnologiche o geografiche. In questa prospettiva, Biffi accoglie favorevolmente l’approvazione definitiva del disegno di legge sul nucleare sostenibile, indicandola come un passo verso il possibile reinserimento dell’energia nucleare nel mix nazionale, attraverso tecnologie avanzate e piccoli reattori modulari.
Il tema non riguarda soltanto la disponibilità futura di energia, ma anche le opportunità industriali associate allo sviluppo delle tecnologie nucleari. L’Italia può provare a costruire una filiera nazionale valorizzando competenze, capacità produttive e tecnologie già presenti nelle proprie imprese. Una prospettiva che, nella visione di Assolombarda, permetterebbe di collegare la diversificazione delle fonti energetiche alla crescita di nuove attività industriali.
Il ragionamento è strettamente legato alla competitività europea. Se i costi dell’energia rimangono strutturalmente elevati rispetto a quelli dei concorrenti internazionali, gli investimenti possono essere rinviati o indirizzati altrove. La sicurezza energetica diventa quindi una condizione per sostenere la trasformazione produttiva, non un capitolo separato dalla politica industriale.
Bilancio Ue 2028-2034, competitività e coesione non sono alternative
Il confronto tra Governo e imprese si estende anche alle risorse europee. In vista del negoziato sul bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034, Biffi chiede che competitività e coesione non vengano considerate priorità contrapposte. L’Europa, secondo il presidente di Assolombarda, deve disporre delle risorse necessarie per sostenere entrambe, finanziando gli investimenti che possono rafforzare la propria base industriale e mantenendo al tempo stesso gli strumenti destinati a ridurre gli squilibri territoriali.
La richiesta nasce da una contraddizione che il sistema produttivo europeo avverte con crescente urgenza: alle imprese viene chiesto di investire di più in innovazione, tecnologie e capacità produttiva, ma proprio le risorse pubbliche destinate a sostenere questi obiettivi rischiano di diventare oggetto di competizione con altre priorità di bilancio. Per Assolombarda, l’eventuale rafforzamento delle risorse europee non deve inoltre tradursi in nuovi oneri a carico delle aziende.
La partita finanziaria si collega direttamente alla necessità di costruire un mercato dei capitali più integrato, rafforzare le infrastrutture energetiche e sostenere gli investimenti tecnologici. Sono tutti elementi di una stessa strategia: aumentare la capacità dell’Europa di trattenere risparmio, competenze e produzione, evitando che le imprese siano costrette a cercare altrove le condizioni necessarie per crescere.
Meloni: lo Stato deve essere alleato delle imprese
Nel suo intervento all’assemblea generale, Giorgia Meloni ha raccolto il messaggio di Assolombarda, sottolineando il contributo del sistema produttivo alla forza economica e internazionale del Paese. La presidente del Consiglio ha ricordato che il territorio rappresentato dall’associazione esprime una parte fondamentale della manifattura, dell’export e della capacità italiana di innovare, ringraziando le oltre 7.000 aziende e i circa 450 mila addetti per il ruolo svolto nell’economia nazionale.
La premier ha inoltre riconosciuto la scelta di Biffi di non limitarsi a presentare una tradizionale lista di richieste, ma di delineare una visione dello sviluppo industriale accompagnata da strumenti concreti. Il passaggio dalla difesa alla crescita, sintetizzato nell’espressione Rising Industry, è stato descritto come un cambio di approccio rispetto a una fase nella quale le imprese erano soprattutto chiamate a riorganizzarsi, adattarsi e resistere.
Meloni ha dichiarato di condividere l’obiettivo di un’industria che punta più in alto sui mercati, sull’innovazione e sul lavoro di qualità. Perché questa ambizione possa tradursi in risultati, ha aggiunto, è necessario che lo Stato accompagni le imprese e le consideri alleate, anziché trattarle come soggetti da tassare, controllare o ostacolare.
Il confronto tra Governo e Assolombarda lascia dunque sul tavolo un’agenda articolata, che va dagli incentivi per l’innovazione al finanziamento degli investimenti, dalla disponibilità di abitazioni per i lavoratori alla sicurezza energetica, fino al ruolo dell’Europa. Il filo conduttore è la necessità di creare condizioni che consentano alle aziende di investire con maggiore certezza e di affrontare una trasformazione tecnologica destinata a ridisegnare la manifattura.
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