Donazione di organi, Italia a 30,9 per milione nel 2025


Fra l’accertamento in terapia intensiva e l’intervento sul ricevente scorrono ore densissime. Si consulta la volontà registrata dalla persona, si parla con i familiari quando la legge lo richiede, si studiano gli organi disponibili e si cerca la compatibilità con chi attende. Se tutti i passaggi arrivano a destinazione, una sala operatoria si prepara in un’altra città… spesso quando fuori è ancora notte.

Il confronto pubblicato a ottobre rende misurabile questo lavoro su scala internazionale. Dietro la posizione italiana ci sono reparti capaci di riconoscere un possibile donatore e coordinamenti che devono muoversi entro finestre cliniche ristrette. La classifica racconta la capacità del sistema; il tempo di chi aspetta un organo racconta la distanza che rimane.

Sommario dei contenuti

Il confronto usa la stessa scala per popolazioni diverse

Il tasso per milione corregge l’effetto della diversa popolazione dei Paesi. Nel gruppo europeo scelto per il raffronto, la Spagna raggiunge 53,2, la Francia 28,7, il Regno Unito 20,7 e la Germania 11,7. L’Italia si inserisce fra la Spagna e la Francia.

Il perimetro comprende i grandi sistemi sanitari europei comparabili per dimensione e organizzazione. La formula “seconda in Europa”, quando perde questa specificazione, attribuisce alla graduatoria un’estensione che il documento non le assegna. I Paesi più piccoli seguono distribuzioni demografiche e volumi di attività differenti.

La base internazionale raccoglie i dati di 96 Stati, pari al 77% della popolazione mondiale. La stessa raccolta documenta i programmi di donazione e i trapianti eseguiti, insieme alle liste d’attesa e all’impiego clinico di tessuti e cellule.

I due conteggi seguono fasi diverse della donazione

I valori indicati all’inizio segnano due soglie. Il primo comprende i donatori deceduti accertati; il secondo conserva i casi nei quali almeno un organo è stato prelevato e trapiantato. Tra le due serie ci sono 67 donatori.

Quando il calcolo considera i soli donatori utilizzati, il tasso italiano scende a 29,8 per milione. È la misura adottata dal bilancio nazionale definitivo pubblicato ad agosto. La cifra di 30,9 appartiene invece al conteggio internazionale dei donatori accertati.

La comunicazione diffusa il 9 ottobre non attribuisce quei 67 casi a una causa comune. Attribuire un’unica causa andrebbe oltre le informazioni pubblicate. Lo scarto fotografa il tratto della filiera che separa l’accertamento dall’impianto.

Il tasso internazionale riguarda soltanto la donazione da persone decedute. Nel 2025 i donatori viventi sono stati 387: 364 hanno donato un rene e 23 una porzione di fegato. Nel corso dell’anno sono stati eseguiti quattro trapianti dentro catene cross-over ed è stata registrata la decima donazione samaritana italiana. Le catene collegano coppie incompatibili in partenza attraverso scambi fra donatori e riceventi diversi.

Fegato e cuore portano due primati nell’Unione

I volumi richiamati in apertura collocano l’Italia al primo posto dell’Unione europea per numero di interventi su entrambi gli organi. Rapportati alla popolazione, diventano 29,6 trapianti di fegato e 7,6 trapianti di cuore per milione di abitanti. In entrambe le graduatorie mondiali l’Italia occupa la quinta posizione; nel solo spazio europeo è prima per il fegato e seconda per il cuore.

Le due scale rispondono a domande differenti. Il numero assoluto dice quanti interventi ha sostenuto la rete in dodici mesi. Il tasso per milione rende confrontabili Paesi con popolazioni lontane fra loro. Un primato nella prima scala e una posizione diversa nella seconda convivono nello stesso risultato.

Il bilancio nazionale consolidato registra 4.678 trapianti di organo nel 2025, trentasei in più rispetto all’anno precedente. Tra gli interventi figurano 183 urgenze nazionali e 211 trapianti pediatrici. Sono circuiti nei quali l’assegnazione segue criteri clinici dedicati e tempi assai più stretti rispetto alla lista ordinaria.

Nell’Unione sono stati trapiantati 32.809 organi

Nei ventisette Paesi dell’Unione europea sono stati censiti 11.044 donatori deceduti. Gli organi trapiantati sono stati 32.809: 19.474 reni, 8.179 fegati, 2.455 cuori, 2.155 polmoni, 524 pancreas e 22 intestini.

Su scala mondiale i donatori deceduti registrati sono stati 49.169 e i trapianti hanno sfiorato quota 184 mila, con una crescita del 3,5% sul 2024. Il 30% dei donatori mondiali è arrivato da programmi nei quali la morte è stata determinata con criteri cardiaci. Quella quota accompagna l’estensione di questi programmi in molti Paesi.

La donazione con criteri cardiaci vale un quarto dei donatori

Nel gruppo dei donatori accertati, 456 provenivano da programmi avviati dopo la determinazione della morte con criteri cardiaci. Corrispondono a un quarto del totale; 428 hanno consentito almeno un trapianto. Dai 428 donatori utilizzati sono derivati 897 trapianti.

Il contributo sul fegato è molto esteso: 394 trapianti sono nati da questa modalità. Il relativo tasso, pari a 6,7 per milione, colloca l’Italia dietro la Spagna nel raffronto con Francia, Germania e Regno Unito.

L’espressione “a cuore fermo” abbrevia una procedura regolata. In Italia l’accertamento della morte con criteri cardiaci richiede la registrazione continua dell’elettrocardiogramma per venti minuti. Nel 2015 i donatori utilizzati attraverso questi programmi erano appena sei; dieci anni dopo sono 428. L’aumento racconta l’estensione delle competenze ospedaliere e della capacità di coordinamento richiesta da una sequenza clinica molto rapida.

Nel 2025 il donatore più anziano aveva 99 anni

L’età media dei donatori utilizzati è salita a 64,2 anni, rispetto ai 58,8 del 2016. Le persone con più di 65 anni sono state 967, quasi il doppio delle 488 registrate dieci anni prima. Il caso del donatore di 99 anni mostra come avviene la selezione. I medici valutano le condizioni cliniche dell’organo e della persona; la data di nascita entra nel giudizio insieme agli altri dati.

La lista d’attesa misura la distanza ancora aperta

Alla chiusura del 2025 le persone iscritte nelle liste italiane erano 8.401, il 3,1% in più rispetto alle 8.146 di un anno prima. Il dato fotografa la consistenza della lista in una data precisa; il numero dei trapianti descrive gli interventi eseguiti durante tutti i dodici mesi. Le due grandezze seguono periodi e popolazioni differenti.

I tempi medi nazionali sono stati di 20 mesi per il rene, quattro mesi per il fegato, 8,1 mesi per il cuore, 8,7 per il polmone e 8,5 per il pancreas. Nei programmi urgenti l’attesa media è scesa a 2,5 giorni per il fegato, 9,6 per il cuore, 10,8 per il rene e 29,9 per il polmone.

Lo scarto fra attività e bisogno attraversa tutto il continente. Negli Stati membri del Consiglio d’Europa sono stati eseguiti 44.863 trapianti; a fine 2025 le persone in lista erano 96.401. Durante l’anno 6.626 pazienti sono morti mentre aspettavano un organo, una media di diciotto al giorno.

Le opposizioni nascono in due luoghi diversi

Nelle terapie intensive italiane i rifiuti alla donazione hanno raggiunto il 29,2%. La stima nazionale collega a quelle opposizioni circa 2.400 trapianti non realizzati. La cifra è una proiezione statistica sui possibili organi disponibili. Nessun intervento già assegnato rientra in quel calcolo.

Il dato raccolto nei Comuni appartiene a un altro momento. Nel 2025 sono state registrate 3.766.794 dichiarazioni durante il rilascio o il rinnovo della carta d’identità elettronica: il 59,9% favorevole alla donazione e il 40,1% contrario. Ha scelto di esprimersi il 58,9% delle persone che hanno rinnovato il documento.

Il tasso delle rianimazioni riguarda potenziali donatori giunti al termine dell’iter clinico. La percentuale comunale misura le decisioni depositate da cittadini vivi. Sovrapporre i due valori falsifica il significato di entrambi. Nel nostro articolo sulla dichiarazione al rinnovo della carta d’identità abbiamo spiegato anche il passaggio che spesso sorprende chi arriva all’anagrafe: il silenzio-assenso previsto dalla legge non ha avuto applicazione.

Cornee e tessuti raccontano un primato diverso

L’attività italiana si estende oltre gli organi solidi. Tra gli Stati dell’Unione che hanno trasmesso le singole voci, l’Italia registra il maggior numero di donazioni di cornee, cute, placenta e membrane amniotiche. È seconda per i vasi sanguigni. Per tessuti muscolo-scheletrici e valvole cardiache occupa il terzo posto.

Il risultato più netto riguarda i tessuti oculari: 11.642 donazioni, pari a 196,7 per milione di abitanti, il tasso più alto fra i Paesi UE che hanno fornito il dato. Il bilancio nazionale conta 16.825 donazioni di tessuti e 27.354 trapianti.

Organi, tessuti e cellule seguono filiere cliniche differenti. Nei tessuti entrano la lavorazione e la conservazione; la distribuzione passa attraverso banche autorizzate. Per questo i volumi superano il numero dei donatori e richiedono misure proprie.

Tessuti e cellule, la nuova guida aggiorna 52 monografie

La sesta edizione della guida europea dedicata alla qualità e alla sicurezza di tessuti e cellule è uscita il 6 ottobre 2026. Tutti i capitoli sono stati rivisti; la parte dedicata alle preparazioni cliniche comprende 52 monografie, delle quali 11 nuove. Nei capitoli pertinenti è stato aggiunto il follow-up a lungo termine di donatori e riceventi.

La terminologia è stata adeguata al Regolamento UE 2024/1938 sulle sostanze di origine umana. La maggior parte delle disposizioni si applicherà dal 7 agosto 2027. Dalla stessa data il regolamento sostituirà le direttive 2002/98/CE e 2004/23/CE, con regimi transitori dedicati. Per le strutture italiane cambia anche il linguaggio usato per classificare le preparazioni e descriverne l’impiego clinico.


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