Ci lascia Mario Rosati, lo scultore del memoriale di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo (FOTO)


Ostia piange Mario Rosati, lo straordinario scultore del celebre memoriale dedicato a Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo. Il litorale romano perde un gigante della pittura e della scultura del Novecento, un uomo di immenso rigore intellettuale che ha tradotto in arte la denuncia sociale e la fragilità umana.

Ostia piange un gigante dell’impegno civile e della creatività controtendenza: il cordoglio per Mario Rosati e l’eredità, dalla colonna spezzata dedicata a Pasolini fino al monumentale affresco oscurato a Regina Pacis

Si è spento questa mattina, nella sua amatissima Ostia, il maestro Mario Rosati, una figura monumentale che ha segnato profondamente la storia dell’arte del Novecento. L’anziano scultore e pittore aveva quasi novanta anni e ha vissuto un’esistenza interamente guidata da una straordinaria intensità creativa, affiancata da un costante rigore intellettuale e da un profondo impegno sociale.

La notizia della sua scomparsa ha immediatamente suscitato una vasta ondata di commozione in tutto il litorale romano e negli ambienti culturali della Capitale. Il giornalista radiotelevisivo della Rai, Gianni Maritati, amico di vecchia data del maestro, ha espresso il proprio dolore con un saluto spezzato e commovente che riassume il sentimento di molti: “Ciao, Mario, non ti dimenticherò mai”.

La biografia, il legame con Pasolini e la consacrazione all’Idroscalo

La vita artistica di Mario Rosati è stata intensa e a tratti impetuosa, elementi che hanno solidificato nel tempo un talento metaforico e figurativo unico nel suo genere. L’obiettivo primario di tutta la sua parabola umana è stato quello di utilizzare la pittura e la scultura come strumenti di denuncia, per mostrare la realtà di una vita violenta che si accanisce contro l’essere umano.

Tra le sue esperienze più incisive spicca l’indimenticabile rapporto con Pier Paolo Pasolini, intellettuale e regista che Rosati conobbe direttamente e alla cui memoria dedicò un intenso libro di memorie, numerosi quadri e, soprattutto, l’iconico monumento commemorativo situato all’Idroscalo di Ostia.

L’opera originaria, realizzata in malta cementizia sul luogo esatto del brutale assassinio avvenuto il due novembre 1975, raffigurava in modo stilizzato una colonna spezzata, simbolo di una morte violenta, sormontata da una coppia di gabbiani in volo e dal disco lunare.

Nel 2005, l’Amministrazione Capitolina decise di riallestire l’intera area bonificata, ricollocando la scultura di Rosati in travertino all’interno di quello che oggi è il Parco Letterario Pier Paolo Pasolini, un’oasi ecologica curata dai volontari della Lipu e visitata da migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo.

Ci lascia Mario Rosati, lo scultore del memoriale di Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo (FOTO) 1

Tra le opere di Mario Rosati che si intrecciano indissolubilmente al martirio di Pier Paolo Pasolini, celebrandone la memoria contro l’ipocrisia del potere corrotto, il maestro ha realizzato una serie di dipinti di matrice espressionista.

Quadri che ne illustrano la vita coerente, i drammi e le violenze subite dai benpensanti e che si aggiungono al tributo pasoliniano sul litorale romano che comprende altri due importanti monumenti: la scultura di Gaetano Gizzi in Piazza Gasparri, che rappresenta la lotta tra due uomini evocando i “ragazzi di vita”, e la stele in marmo rosso chiaro di Pietro Consagra posizionata nella centrale Piazza Anco Marzio.

Il ricordo delle opere, le grandi mostre e la censura parrocchiale

Le creazioni di Rosati sono ormai incastonate in modo indelebile nel territorio di Ostia, dalla celebre Vela in travertino situata nel Parco Pallotta fino ai dipinti sacri. La sua opera più discussa resta il grande murale di circa 90 metri quadrati intitolato “Gloria e opere di San Vincenzo Pallotti”, completato nel 1978 all’interno della chiesa di Regina Pacis e inaugurato da papa Giovanni Paolo II.

Il dipinto, incentrato sul tema del lavoro e del disagio sociale, fu clamorosamente coperto con dei pannelli nel 2016 dall’allora parroco don Ludovico Barbangelo per motivi di presunta blasfemia e volontà di mutare l’estetica della parete.

Quella schermatura scatenò accese proteste pacifiche da parte degli artisti locali e portò lo stesso Rosati a querelare il sacerdote per difendere un bene tutelato dalla Sovrintendenza. Tra le tante collaborazioni, quella più recente con la galleria Artheka 32 che nel 2022 ospitò una memorabile mostra retrospettiva curata insieme a Sergio Guerrini, focalizzata proprio sui colori accesi e sull’espressionismo infuocato con cui il maestro illustrava i drammi degli intellettuali contro il potere corrotto.

In quell’occasione, la critica d’arte Susanna Busnelli scrisse parole che oggi risuonano come il testamento spirituale di Rosati, ricordando che ciò che l’uomo, reso mediocre e svuotato, non vede più, l’artista lo percepisce con estrema lucidità e con grande intensità ce lo comunica.

La promessa istituzionale e l’eredità condivisa con Giorgio Jorio

La scomparsa di Mario Rosati riaccende i riflettori su un vecchio impegno rimasto ancora in sospeso sul litorale romano. Da anni si attende l’apertura di un museo interamente dedicato alla memoria pasoliniana all’interno della storica Tor San Michele, situata nei pressi dell’Idroscalo.

Questa importante istituzione culturale era stata fortemente promessa dall’allora assessore alla Regione Lazio, Angelo Bonelli, con l’obiettivo di raccogliere e valorizzare tutti gli omaggi artistici creati nel tempo, e tra questi senza dubbio, le opere controtendenza firmate da Rosati e da un altro celebre autore scomparso, Giorgio Jorio. Entrambi i maestri ostiensi hanno saputo dare immenso lustro al Lido attraverso la loro produzione civile e ribelle, sfidando l’indifferenza e l’ostilità dei benpensanti.

L’ultimo saluto al Maestro Mario Rosati

Per chiunque desideri tributargli l’estremo saluto, i funerali solenni saranno celebrati domani pomeriggio alle ore quindici presso la storica chiesa di Santa Maria Regina Pacis, un luogo che custodisce una parte fondamentale della sua tormentata produzione artistica.


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 Elisa Palchetti

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