Bollo auto, cambiano le regole: cosa deve sapere chi possiede una macchina


Il bollo auto cambia, ma attenzione alle date. La riforma è diventata legge e introduce diverse novità per milioni di automobilisti, dalle scadenze al fermo amministrativo, passando per i veicoli venduti ai concessionari, il noleggio a lungo termine e gli errori nei pagamenti. Questo però non significa che da oggi tutti debbano pagare il bollo in maniera diversa.

Il riferimento è il decreto legislativo 7 agosto 2026, numero 147, dedicato ai tributi regionali e locali, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’11 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo.

Le nuove disposizioni seguono infatti un calendario differenziato: alcune sono già operative, altre scatteranno dal 1° gennaio 2027, mentre una delle novità destinate a incidere maggiormente sulla vita quotidiana degli automobilisti entrerà in vigore soltanto dal 1° gennaio 2028.

Dal 2028 il bollo seguirà l’immatricolazione

È probabilmente il cambiamento più immediato da comprendere.

Dal 1° gennaio 2028, per i veicoli che entreranno nel nuovo regime, il bollo sarà riferito a dodici mesi decorrenti dal mese di immatricolazione e dovrà essere versato annualmente in un’unica soluzione.

Il primo pagamento dovrà essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello dell’immatricolazione. Per i rinnovi successivi, invece, la scadenza cadrà nell’ultimo giorno del mese nel quale il veicolo è stato immatricolato.

Un esempio aiuta a capire. Per un’automobile immatricolata a marzo 2028, il primo bollo dovrà essere pagato entro la fine di aprile. Dall’anno successivo, invece, il termine cadrà alla fine di marzo.

Le Regioni manterranno comunque alcuni margini di intervento e potranno prevedere, per determinate categorie di veicoli, il pagamento quadrimestrale.

Chi possiede già un’auto non vedrà cambiare automaticamente la scadenza

È uno dei punti più importanti per evitare equivoci.

Le scadenze di tutti i bolli attualmente esistenti non verranno spostate automaticamente nel 2028.

Per i veicoli immatricolati entro il 31 dicembre 2027 continueranno infatti a valere le scadenze previste a quella data, salvo eventuali differenti disposizioni adottate dalle singole Regioni.

Chi possiede già una macchina, quindi, non deve modificare adesso il proprio comportamento: fino all’entrata in vigore delle nuove disposizioni bisogna continuare a pagare secondo le scadenze previste dalla normativa attuale e dalla propria Regione.

Fermo amministrativo: il bollo resta da pagare

Un’altra disposizione destinata a interessare molti contribuenti riguarda il fermo amministrativo.

La nuova disciplina stabilisce espressamente che il fermo disposto dall’agente della riscossione non esonera dal pagamento della tassa automobilistica.

In sostanza, il fatto che il veicolo non possa circolare a causa del fermo non elimina l’obbligo fiscale collegato alla proprietà.

Non basta quindi lasciare l’automobile ferma in garage per evitare il bollo: in presenza di un fermo amministrativo la tassa continua a essere dovuta.

È però importante non confondere questa disposizione con un’altra novità introdotta nel 2026. Per i veicoli effettivamente fuori uso destinati alla demolizione, una precedente modifica normativa ha consentito, a determinate condizioni, di procedere alla rottamazione anche in presenza di fermo amministrativo. Si tratta di una disciplina diversa dall’obbligo di versare il bollo su un veicolo ancora iscritto.

Auto lasciata al concessionario: attenzione al PRA

Novità importanti anche per chi vende o lascia in permuta la propria automobile a un concessionario.

La consegna materiale della macchina non è sufficiente, da sola, per interrompere l’obbligo tributario.

La cessione a un operatore che commercia professionalmente veicoli deve essere trascritta al Pubblico registro automobilistico. Non sono sufficienti la sola procura speciale a vendere o la fattura emessa nei confronti del concessionario.

L’interruzione dell’obbligo decorre dal periodo tributario successivo a quello in corso al momento della cessione e prosegue fino al mese precedente la successiva rivendita.

C’è inoltre un particolare da non sottovalutare: se la trascrizione avviene oltre 60 giorni dalla cessione, l’agevolazione non opera retroattivamente per i periodi precedenti alla registrazione effettiva.

Per chi consegna l’auto in permuta, quindi, diventa ancora più importante verificare che il passaggio sia stato formalizzato correttamente al PRA.

Bollo pagato alla Regione sbagliata: cambia la procedura

La riforma interviene anche su un problema meno frequente ma potenzialmente costoso: il pagamento effettuato all’amministrazione sbagliata.

Quando una Regione si accorge di aver incassato una tassa automobilistica spettante a un altro ente, dovrà attivarsi per trasferire le somme alla Regione effettivamente competente.

Questo non significa però che il cittadino possa semplicemente dimenticarsi del problema.

Le amministrazioni dovranno mettere a disposizione un modello o uno strumento tecnologico attraverso il quale comunicare gli estremi del versamento, l’importo e i dati del veicolo.

La regola pratica rimane quindi semplice: conservare sempre la ricevuta del pagamento.

Noleggio a lungo termine: cosa cambia dal 2027

Un’altra data da ricordare è il 1° gennaio 2027.

Per i veicoli in locazione a lungo termine senza conducente, il soggetto passivo della tassa sarà l’utilizzatore indicato nel contratto annotato al PRA.

La disposizione interesserà i nuovi contratti stipulati dal 2027, ma anche quelli precedenti prorogati o rinnovati con decorrenza successiva al 31 dicembre 2026 e i contratti già sottoscritti la cui esecuzione inizi dal nuovo anno.

Le modalità concrete con cui il pagamento viene gestito potranno comunque essere disciplinate dal contratto con la società di noleggio.

Nessuna abolizione e nessun aumento nazionale automatico

La riforma non significa abolizione del bollo auto.

E non introduce neppure un aumento nazionale uguale per tutti.

L’importo continuerà a dipendere dalle caratteristiche del veicolo e dalle regole applicate dalla Regione competente. Anche riduzioni ed esenzioni, ad esempio per determinate categorie di auto elettriche, ibride o storiche, continueranno a dipendere in larga parte dalla normativa regionale.

Viene inoltre aggiornata la classificazione utilizzata nelle tabelle tariffarie, estendendo i riferimenti alle categorie ambientali successive a Euro 5 per le automobili e a Euro 3 per i motocicli. Si tratta però di un adeguamento della classificazione e non di un rincaro generalizzato del bollo.

Cosa deve fare adesso l’automobilista

Per la maggioranza di chi possiede già un’automobile, nell’immediato cambia poco: bisogna continuare a rispettare le attuali scadenze previste nella propria Regione.

Il quadro cambierà progressivamente.

Dal 2027 entreranno in gioco alcune delle nuove disposizioni, in particolare quelle relative al noleggio a lungo termine. Dal 2028 arriverà invece il nuovo meccanismo annuale collegato al mese di immatricolazione per i veicoli interessati.

Nel frattempo ci sono già alcune regole da tenere presenti, soprattutto in caso di fermo amministrativo, vendita a un concessionario o pagamento effettuato all’ente sbagliato.

La riforma, insomma, non cancella il bollo. Cambia piuttosto alcune delle regole con cui viene gestita una delle tasse più conosciute — e meno amate — dagli automobilisti italiani.

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