“Ho compiuto 67 anni ma risultano soltanto 17 anni di contributi. Mi hanno detto che non posso andare in pensione e che devo aspettare i 71 anni. È davvero così?”
Non necessariamente. Nel 2026 la pensione di vecchiaia ordinaria richiede generalmente 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Ma chi arriva a 67 anni senza raggiungere i 20 anni non deve automaticamente aspettare il compimento dei 71.
Prima bisogna controllare almeno tre cose: quando sono stati versati i primi contributi, quanti anni risultavano già accreditati alla fine del 1992 e se il lavoratore rientra in una delle deroghe che consentono di pensionarsi con 15 anni di contribuzione.
Inoltre, la possibilità di andare in pensione a 71 anni con appena 5 anni di contributi esiste, ma non rappresenta una soluzione universale per chiunque abbia pochi contributi.
Quanti contributi servono per andare in pensione a 67 anni nel 2026?
La regola generale indicata dall’INPS prevede per il 2026 la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contribuzione.
Per chi possiede contributi antecedenti al 1° gennaio 1996, ai 20 anni possono concorrere, secondo le regole previste, i contributi versati o accreditati a diverso titolo: da lavoro, volontari, da riscatto e figurativi.
Chi invece ha cominciato a versare soltanto dal 1° gennaio 1996 rientra nel sistema contributivo puro. Anche per questi lavoratori la pensione di vecchiaia nel 2026 può essere ottenuta a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, ma deve essere soddisfatta anche la condizione relativa all’importo minimo della pensione, che deve risultare almeno pari all’importo dell’assegno sociale.
Le regole ufficiali sono riepilogate dall’INPS nella scheda dedicata alla pensione di vecchiaia.
Ho 17 anni di contributi: devo aspettare i 71 anni?
Facciamo l’esempio di una persona che nel 2026 compie 67 anni e scopre di avere soltanto 17 anni di contributi.
Con la regola ordinaria non può ancora ottenere la pensione di vecchiaia perché non raggiunge i 20 anni richiesti.
Ma prima di concludere che debba aspettare quattro anni bisogna sapere quando quei 17 anni sono stati maturati.
Se la persona possiede contribuzione precedente al 1996, potrebbe infatti rientrare in una delle deroghe previste dal decreto legislativo 503/1992, che in specifiche situazioni consentono di ottenere la pensione di vecchiaia con almeno 15 anni di contribuzione.
Se invece il primo contributo è stato accreditato soltanto dal 1° gennaio 1996, il quadro cambia completamente.
Chi può andare in pensione con 15 anni di contributi?
L’INPS ricorda che, in deroga al requisito ordinario dei 20 anni, alcune categorie di lavoratori possono accedere alla pensione di vecchiaia con una contribuzione minima di 15 anni.
Le cosiddette deroghe Amato non riguardano però genericamente chiunque abbia almeno 15 anni di contributi.
Tra le situazioni contemplate dalla normativa rientra quella di chi aveva già maturato 15 anni di contribuzione entro il 31 dicembre 1992.
Un’altra fattispecie riguarda chi era stato ammesso alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 31 dicembre 1992, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
Esiste poi una terza ipotesi particolarmente interessante per le carriere discontinue: riguarda determinati lavoratori con almeno 25 anni di anzianità assicurativa e almeno 15 anni di contribuzione, dei quali almeno 10 anni lavorati per periodi inferiori a 52 settimane nell’anno.
Si tratta di condizioni tecniche che devono essere verificate sulla singola posizione assicurativa. Il semplice possesso di 15, 16 o 17 anni di contributi non basta quindi, da solo, per ottenere la deroga.
Perché è importante sapere se ho contributi prima del 1996?
Perché è proprio qui che nasce uno degli equivoci più frequenti.
Immaginiamo due persone che nel 2026 abbiano entrambe 67 anni e 17 anni di contributi.
La prima ha iniziato a lavorare negli anni Ottanta. La seconda ha versato il primo contributo nel 1997.
Sulla carta hanno la stessa età e lo stesso numero di anni contributivi. Previdenzialmente, però, non si trovano necessariamente nella stessa situazione.
La prima deve verificare anche la possibile applicazione delle deroghe previste per chi possiede contribuzione più risalente.
La seconda è invece un contributivo puro e può entrare in gioco, alle condizioni previste, il canale della pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva.
Chi può andare davvero in pensione a 71 anni con 5 anni di contributi?
Questa possibilità esiste, ma viene spesso raccontata in modo troppo generico.
Nel 2026 possono accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva i lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996.
In questo caso non è richiesto che la pensione raggiunga l’importo soglia previsto per l’accesso a 67 anni.
Attenzione anche alla parola “effettiva”.
L’INPS precisa che per raggiungere i 5 anni possono essere utilizzati i contributi obbligatori, volontari e da riscatto, mentre è esclusa la contribuzione figurativa.
Quindi una persona con 5 anni complessivi di posizione assicurativa non deve automaticamente presumere di avere il requisito: bisogna verificare quale tipo di contribuzione risulta accreditato.
Se ho contributi prima del 1996 posso andare a 71 anni con 5 anni?
Non applicando semplicemente questa regola.
Il canale dei 71 anni e 5 anni di contribuzione effettiva descritto dall’INPS è previsto per i soggetti con primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996.
È quindi sbagliato dire a qualsiasi sessantasettenne con meno di 20 anni di contributi: “Non preoccuparti, a 71 anni andrai comunque in pensione”.
Chi possiede contribuzione precedente deve verificare la propria posizione secondo le regole applicabili e l’eventuale possibilità di raggiungere il requisito ordinario o di utilizzare una deroga.
Mi mancano due o tre anni: posso versare contributi volontari?
In alcuni casi può essere una strada da valutare.
Chi ha cessato o interrotto l’attività lavorativa può chiedere all’INPS l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, se possiede i requisiti richiesti.
In via generale, l’autorizzazione richiede almeno cinque anni di contribuzione complessiva oppure almeno tre anni di contribuzione effettiva nei cinque anni precedenti la domanda, ferme restando le regole applicabili alla singola gestione.
Per esempio, una persona di 67 anni con 18 anni di contributi che non rientra nelle deroghe non dovrebbe concludere immediatamente che dovrà rimanere senza pensione fino a 71 anni. Potrebbe essere utile verificare se esistano periodi mancanti da recuperare, contributi non accreditati oppure la possibilità di raggiungere i 20 anni attraverso versamenti volontari.
La convenienza economica va però valutata caso per caso: versare contributi volontari ha un costo e non ha senso decidere senza aver prima ricostruito correttamente la posizione previdenziale.
E se ho contributi sparsi in più gestioni?
Anche questo controllo va fatto prima di considerare definitivamente insufficienti i contributi.
Una persona potrebbe vedere, per esempio, 14 anni nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e avere altri periodi in una gestione diversa.
In presenza dei requisiti previsti, strumenti come il cumulo dei periodi assicurativi possono consentire di valorizzare contribuzione presente in gestioni differenti per raggiungere il diritto alla pensione.
Per questo guardare soltanto una riga dell’estratto conto previdenziale può essere fuorviante.
Prima di decidere di continuare a versare o di aspettare diversi anni bisogna ricostruire l’intera carriera assicurativa.
A 71 anni nel 2027 e 2028 cambia qualcosa?
Sì. Anche questo è importante per chi oggi ha 67 anni e sta facendo programmi per il futuro.
Nel 2026 il requisito del canale contributivo di cui abbiamo parlato è fissato a 71 anni.
L’INPS ha però già recepito i nuovi adeguamenti alla speranza di vita: nel 2027 il requisito salirà a 71 anni e un mese e nel 2028 a 71 anni e 3 mesi.
Anche la pensione di vecchiaia ordinaria passerà dai 67 anni del 2026 a 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028.
Chi oggi dice semplicemente “aspetterò i 71 anni”, quindi, deve considerare l’anno nel quale maturerà effettivamente il requisito.
Gli errori più frequenti quando mancano i 20 anni di contributi
Il primo è credere che chi non arriva a 20 anni debba necessariamente aspettare i 71 anni.
Il secondo è pensare che a 71 anni bastino 5 anni di contributi per chiunque: questo specifico canale riguarda i lavoratori con primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996.
Il terzo è credere che qualsiasi persona con 15 anni di contributi possa utilizzare le deroghe. Le deroghe al requisito dei 20 anni richiedono condizioni precise.
Il quarto è contare allo stesso modo tutti i contributi per la pensione a 71 anni: per il requisito dei cinque anni l’INPS richiede contribuzione effettiva ed esclude quella figurativa.
Infine, è un errore non controllare eventuali contributi presenti in altre gestioni o periodi che non risultano correttamente accreditati.
Riassumendo
- Nel 2026 la pensione di vecchiaia ordinaria richiede generalmente 67 anni e almeno 20 anni di contributi. Arrivare a 67 anni con 15, 16, 17 o 18 anni di contribuzione, però, non significa automaticamente dover attendere i 71 anni.
- Chi possiede contributi antecedenti al 1996 deve verificare anche se rientra nelle deroghe che, in specifiche condizioni, consentono di accedere alla pensione con 15 anni di contribuzione.
- Il canale dei 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva riguarda i lavoratori con primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 e non richiede il raggiungimento di una determinata soglia d’importo della pensione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link









