Il sangue non può aspettare


L’allarme è rientrato, ma la lezione resta. La frigo-emoteca dell’ospedale Vittorio Emanuele è tornata a respirare grazie alle circa 80 sacche raccolte in pochi giorni, oltre al plasma, ma la crisi che ha investito il sistema trasfusionale della provincia di Caltanissetta ha riproposto un problema che si presenta con preoccupante puntualità: quando le donazioni rallentano, le scorte si assottigliano rapidamente e il sistema sanitario entra in sofferenza.

A lanciare l’allarme era stato il dirigente del Centro Trasfusionale dell’ospedale di Gela, dr Nunzio Marletta, quando ha verificato che le disponibilità stavano arrivando a livelli estremamente critici. Particolarmente carenti risultavano le sacche dei gruppi 0 positivo e 0 negativo, mentre anche gli altri gruppi sanguigni cominciavano a ridursi. Una situazione che avrebbe potuto avere ripercussioni sulla gestione ordinaria dei pazienti e, soprattutto, sulla capacità di affrontare interventi e situazioni di emergenza.

La risposta della città è stata immediata. L’Adas-Fidas di Gela, diretta dal presidente Enzo Emmanuello, ha raccolto l’appello del Centro Trasfusionale e ha mobilitato i propri donatori, invitando anche chi non aveva mai donato a compiere il primo passo. La risposta è arrivata in tempi rapidi: circa 80 sacche di sangue raccolte in pochi giorni, alle quali si è aggiunto il plasma.

Ma il dato che più incoraggia chi da anni lavora nella promozione della donazione è un altro: la presenza numerosa di giovani e nuovi donatori. Per questi ultimi si tratta della cosiddetta donazione differita, il sangue potrà cioè essere utilizzato dopo l’esito positivo degli accertamenti di laboratorio previsti. È un passaggio necessario per garantire la sicurezza, ma è anche un segnale importante per il futuro.

L’emergenza ha così mostrato due facce della stessa realtà, ovvero la fragilità delle scorte quando le donazioni rallentano e la capacità della comunità di reagire quando viene chiamata a raccolta. Ora che la situazione è migliorata, la sfida è trasformare la mobilitazione straordinaria in una consuetudine. A spiegare le dimensioni della criticità è il dptt. Marletta. L’emergenza, infatti, non ha riguardato esclusivamente Gela, ma l’intera Asp di Caltanissetta, coinvolgendo sia il Vittorio Emanuele sia il Sant’Elia di Caltanissetta.

A incidere sulla raccolta sarebbero state anche le temperature elevatissime dell’estate. Il caldo, la stanchezza e le difficoltà legate alla stagione hanno contribuito a rallentare le donazioni fino a portarle vicino a un vero e proprio blocco. È una dinamica ricorrente: durante i mesi estivi le necessità degli ospedali non diminuiscono, mentre può diminuire la disponibilità dei donatori.
Il sangue, infatti, non può essere prodotto artificialmente e le scorte dipendono dalla disponibilità dei cittadini. È una risorsa che deve essere raccolta, controllata, conservata e continuamente reintegrata. Per questo l’emergenza di Gela non è soltanto la fotografia di alcuni giorni difficili, ma il segnale della necessità di rendere la donazione un appuntamento costante, non legato esclusivamente ai momenti in cui gli ospedali lanciano un appello.

Con la ripresa delle donazioni, il trend annuale della raccolta a Gela torna intorno alle 3.500 sacche di sangue. Un risultato significativo, ma ancora insufficiente rispetto alla media nazionale. È su questo divario che associazioni e operatori sanitari continuano a lavorare, cercando di ampliare la platea e di rendere più regolare la partecipazione.
La risposta all’emergenza, dunque, non si esaurisce con il ripristino delle scorte. Adas-Fidas continua la propria campagna di sensibilizzazione nelle scuole e nella società, con l’obiettivo di costruire una cultura della donazione che parta dai più giovani e coinvolga progressivamente l’intera comunità.

Entrare nelle scuole significa parlare a ragazzi che possono diventare futuri donatori, ma anche raggiungere attraverso di loro le famiglie. Significa spiegare che la donazione non è soltanto un gesto da compiere quando qualcuno ne ha bisogno, ma un atto di responsabilità collettiva. La stessa attività viene portata avanti nella società attraverso iniziative pubbliche, incontri e campagne di sensibilizzazione.

L’obiettivo è allargare la platea dei donatori e, soprattutto, trasformare la donazione occasionale in un comportamento periodico. La recente emergenza ha dimostrato che la disponibilità della città non manca. Il problema è fare in modo che quella disponibilità sia costante, anche quando l’allarme non occupa le cronache e la necessità di sangue sembra meno visibile.
Ed è proprio nel solco della sensibilizzazione che si inserisce una nuova iniziativa annunciata dal presidente di FIDAS Gela, Enzo Emmanuello. Domenica 4 ottobre, in occasione della festa di San Francesco, Gela ospiterà la manifestazione “Metti in moto il dono”, una giornata che unirà la passione per le due ruote alla solidarietà.

Motociclisti e vespisti del circondario si riuniranno in città per una manifestazione dedicata alle moto e alle Vespe, ma con un obiettivo concreto: donare sangue. L’iniziativa vuole portare il messaggio della donazione anche fuori dai tradizionali luoghi della sensibilizzazione, coinvolgendo un mondo associativo e una comunità di appassionati che possono diventare protagonisti di una giornata di festa e, nello stesso tempo, di solidarietà.
«La crisi delle scorte ematiche non viene affrontata soltanto attraverso la mobilitazione locale» – ci spiega Enzo Emmanuello.
«Quando una struttura entra in difficoltà, ci si rivolge ad altri ospedali, alle varie province siciliane. E se non basta, ci si rivolge ad altre regioni.
«È una solidarietà che attraversa i confini amministrativi e che diventa particolarmente importante nei periodi in cui le donazioni diminuiscono. In questo quadro, l’Emilia-Romagna rappresenta un punto di riferimento, un esempio della rete di collaborazione che permette al sistema trasfusionale nazionale di affrontare le emergenze attraverso la condivisione delle risorse».
Il momento più critico a Gela è dunque superato. Le 80 sacche raccolte in pochi giorni hanno consentito di ricostituire le scorte e di riportare il Centro Trasfusionale in una condizione più sicura. Ma considerare chiusa la questione sarebbe un errore.
La disponibilità di sangue deve essere garantita ogni giorno. E ogni giorno qualcuno deve decidere di donare. L’esperienza appena vissuta lascia almeno due indicazioni. La prima è che, quando arriva un appello, la città sa rispondere. La seconda è che non si può affidare la sicurezza delle scorte soltanto alle emergenze.
Il vero obiettivo resta quello di costruire una base ampia e stabile di donatori, con particolare attenzione ai giovani e ai nuovi ingressi. Per questo la campagna di Adas-Fidas nelle scuole e nella società assume un valore che va oltre la singola emergenza.
Il messaggio di Enzo Emmanuello è quindi semplice: non aspettare che le scorte finiscano per ricordarsi del valore di una donazione. FIDAS Gela invita i donatori e i cittadini interessati a rivolgersi alla sede di via degli Appennini 5 per informazioni sulla donazione e sulle modalità di accesso. Per contattare i volontari sono disponibili anche i numeri 333 8117997, 338 2396225 e 0933 825551.
La frigoemoteca si è riempita di nuovo. Ma la sfida vera è impedire che torni a svuotarsi. A Gela quella rete di donatori, dopo l’allarme dei giorni scorsi, ha dimostrato di poter contare su molti volti nuovi. Adesso il compito è farli restare.


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