di Paolo Longobardi, Presidente di Unimpresa
Da domani, alle stazioni di servizio Enilive, la benzina non potrà costare più di 1,99 euro al litro e il gasolio più di 2,19. È la decisione che Eni ha comunicato nei giorni scorsi, introducendo per la prima volta un tetto ai prezzi dei carburanti nella propria rete distributiva, con una durata iniziale di trenta giorni prorogabile fino a fine anno in base all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Palazzo Chigi ha accolto la misura come un atto di attenzione verso il Paese, e c’è da augurarsi che altri operatori del settore seguano un esempio che, se replicato su scala più ampia, potrebbe rappresentare un argine concreto contro un rincaro che negli ultimi mesi ha inciso pesantemente sul bilancio di famiglie e imprese.
La tempistica dell’iniziativa merita di essere letta con attenzione, perché si intreccia con un secondo elemento che va nella direzione opposta: da oggi si riduce ulteriormente lo sconto fiscale sulle accise del gasolio, con il taglio che passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, un livello che resterà in vigore fino al 5 ottobre. È la conferma che il dossier carburanti, lungi dall’essere un tema episodico legato alle oscillazioni internazionali del greggio, si sta trasformando in una delle questioni strutturali dell’autunno economico italiano, capace di intrecciare politica energetica, gettito fiscale e sostegno al potere d’acquisto in un equilibrio che il governo dovrà gestire con crescente attenzione nelle prossime settimane.
Non sorprende che il mondo dell’autotrasporto abbia reagito con preoccupazione. Assotir ha segnalato che, senza interventi strutturali sul caro gasolio, il rischio di uno sciopero del settore diventa concreto: una prospettiva che nessuno, tantomeno le piccole e medie imprese che di quel trasporto vivono quotidianamente, può considerare con leggerezza. Il gasolio non è soltanto il carburante che alimenta le automobili private, è la materia prima invisibile che muove ogni filiera produttiva del Paese, dalla logistica alla distribuzione commerciale, fino ai prodotti che arrivano sugli scaffali e ai servizi che ogni piccola impresa eroga quotidianamente ai propri clienti. Un aumento dei costi del trasporto merci si traduce, con un ritardo che raramente supera i due o tre mesi, in un aumento dei prezzi finali che grava proporzionalmente di più sulle imprese di dimensione minore, meno capaci di assorbire gli shock attraverso economie di scala.
È positivo, in questo senso, che il governo abbia già convocato per l’8 ottobre un tavolo con le società che gestiscono le raffinerie italiane, segno di una volontà di affrontare il tema non soltanto attraverso interventi congiunturali come il taglio delle accise, ma anche attraverso un confronto strutturale con la filiera produttiva dell’energia. È il metodo giusto: il caro carburanti non si risolve soltanto tamponando gli effetti sui prezzi finali, ma affrontando a monte le ragioni della loro volatilità, che restano legate in larga parte a tensioni geopolitiche internazionali su cui il singolo Paese ha margini di intervento limitati mai come l’attenzione con cui si gestiscono le conseguenze interne.
Il tetto introdotto da Eni, per quanto circoscritto alla propria rete e limitato nel tempo, rappresenta comunque un segnale utile in questa direzione: mostra che il sistema energetico italiano, pur muovendosi all’interno di vincoli di mercato che nessuna azienda può ignorare, conserva margini per iniziative che tengano conto dell’interesse collettivo, non soltanto della pura logica del prezzo di mercato internazionale. Le piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più esposta e meno tutelata del tessuto produttivo di fronte a questi rincari, hanno ragione di guardare con interesse a questa iniziativa, nella speranza che al tavolo dell’8 ottobre si trovi una soluzione capace di offrire, oltre al sollievo temporaneo di queste settimane, una prospettiva di maggiore stabilità per l’intero comparto della logistica su gomma nei mesi a venire.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


