Per un corriere risparmio di 160 euro settimanali, flotte fino a 3.300 euro a fine anno
Il tetto ai prezzi dei carburanti fissato da Eni sulla propria rete, in vigore da domani, vale per una famiglia con due auto un risparmio fino a 17,80 euro a settimana cioè circa 80 euro al mese e, per le piccole imprese che lavorano con furgoni e veicoli commerciali leggeri, da 12 a 37 euro settimanali per mezzo al netto dell’Iva cioè da 50 a 160 euro al mese. È la stima del Centro Studi Unimpresa, che ha messo a confronto i prezzi medi rilevati oggi dall’Osservatorio del ministero delle Imprese e del made in Italy con il limite massimo annunciato dal gruppo: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio. Sulla rete stradale nazionale la benzina self service costa in media 2,159 euro al litro e il gasolio 2,377. Il differenziale è quindi di 16,9 centesimi sulla verde e di 18,7 sul diesel, pari a un ribasso di circa l’8%.
Per un pieno settimanale da 50 litri, secondo l’analisi, una famiglia risparmia 8,45 euro con un’auto a benzina e 9,35 euro con un’auto diesel. Sui 30 giorni di durata iniziale della misura il vantaggio è di 36-40 euro per auto, che salirebbe a 115-127 euro in caso di proroga fino al 31 dicembre, ipotesi prevista dallo stesso gruppo in funzione dell’andamento del mercato. Più rilevante l’effetto sulle micro e piccole imprese che si riforniscono alla pompa. Un artigiano con un furgone e un consumo di 80 litri settimanali risparmia 12,26 euro a settimana al netto dell’Iva, un’attività di commercio e distribuzione locale con 120 litri 18,39 euro, un corriere dell’ultimo miglio con 240 litri 36,79 euro. Per una flotta di dieci furgoni il beneficio arriva a 245 euro settimanali e a oltre 3.300 euro fino a fine anno. Il tetto riguarda soltanto la rete di distribuzione Eni e non il canale all’ingrosso, dal quale si riforniscono i distributori indipendenti, l’agricoltura, la pesca e l’autotrasporto pesante, che restano esclusi dal beneficio. Le stime si basano su volumi di consumo ipotizzati e si ridurrebbero qualora la concorrenza spingesse al ribasso la media di rete. Sullo sfondo resta il dimezzamento dello sconto fiscale sul gasolio, sceso da 12,2 a 6,1 centesimi al litro dal 26 settembre fino al 5 ottobre, quando entrerà in funzione il meccanismo delle accise mobili.
“Il tetto deciso da Eni è un sollievo concreto e immediato per milioni di famiglie e per quel tessuto di micro e piccole imprese che ogni giorno si muove su furgoni e veicoli commerciali: artigiani, commercianti, corrieri, agenti. Per un’azienda con una piccola flotta parliamo di migliaia di euro da qui a fine anno, risorse che in una fase di prezzi sopra i due euro al litro fanno la differenza tra tenere i margini e perderli. Ma sarebbe un errore considerarla la soluzione. Un’iniziativa commerciale, per quanto utile, non può sostituire una politica fiscale strutturale sui carburanti, che resta responsabilità del governo: il dimezzamento dello sconto sul gasolio pesa proprio su chi lavora. Chiediamo che il meccanismo delle accise mobili, dal 6 ottobre, sia applicato con rapidità e trasparenza e che si guardi con attenzione a chi resta fuori da questo beneficio, dall’autotrasporto ai distributori indipendenti, che sono anch’essi piccole imprese e non devono pagare il prezzo di una competizione impari. Il costo dell’energia per muoversi e lavorare è una questione di competitività del Paese, non di singole scelte aziendali” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Da lunedì 28 settembre Eni applica sulla propria rete di distribuzione un limite massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio. La misura ha una durata iniziale di trenta giorni, con la possibilità dichiarata di un’estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Arriva in una fase in cui i prezzi alla pompa hanno superato stabilmente la soglia dei due euro al litro e nel momento in cui il governo ha ridotto il sostegno fiscale sul gasolio: lo sconto su accise e Iva, che fino al 25 settembre valeva 12,2 centesimi al litro, è sceso a 6,1 centesimi dal 26 settembre e resterà a questo livello fino al 5 ottobre, quando subentrerà il meccanismo delle accise mobili.
Il Centro Studi Unimpresa ha misurato l’impatto del tetto confrontandolo con i prezzi medi rilevati oggi, domenica 27 settembre, dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del made in Italy. Sulla rete stradale nazionale la benzina in modalità self service costa in media 2,159 euro al litro e il gasolio 2,377 euro, entrambi in rialzo rispetto al giorno precedente; in autostrada le medie salgono a 2,254 e 2,459 euro. Rispetto alla rete stradale, il tetto Eni comporta dunque un ribasso di 16,9 centesimi al litro sulla benzina e di 18,7 centesimi sul gasolio, in entrambi i casi vicino all’8% del prezzo medio. È il diesel, il carburante che più ha risentito della riduzione dello sconto fiscale, a registrare il differenziale maggiore.
Per le famiglie l’analisi assume un pieno settimanale da 50 litri per ciascuna auto. Con un’auto a benzina il risparmio è di 8,45 euro a settimana, che diventano circa 36 euro nei trenta giorni di durata iniziale della misura e circa 115 euro se il tetto venisse prorogato fino al 31 dicembre, un arco di 95 giorni. Con un’auto diesel il vantaggio sale a 9,35 euro settimanali, circa 40 euro sul mese e circa 127 euro fino a fine anno. Una famiglia con due vetture, una a benzina e una a gasolio, risparmia 17,80 euro a settimana, circa 76 euro nel primo mese e oltre 240 euro nell’ipotesi di proroga. Si tratta di importi che, in un bilancio familiare già segnato dal rincaro dei carburanti, compensano in larga parte l’aggravio prodotto dal dimezzamento dello sconto fiscale sul gasolio, stimato in circa tre euro per pieno.
L’effetto è più significativo per le micro e piccole imprese che utilizzano veicoli commerciali leggeri e si riforniscono direttamente alla pompa. Per queste aziende il calcolo è stato condotto al netto dell’Iva, che sui veicoli commerciali è di norma detraibile, e dunque sul costo effettivamente sostenuto; il risparmio lordo alla pompa è più alto del 22 per cento. Un’impresa artigiana dell’edilizia o dell’impiantistica con un furgone che consuma 80 litri di gasolio a settimana risparmia 12,26 euro settimanali, circa 53 euro nel primo mese e circa 166 euro fino a fine anno. Un’attività di commercio o di distribuzione locale, con un consumo di 120 litri, arriva a 18,39 euro a settimana, circa 79 euro nel mese e circa 250 euro nell’ipotesi di proroga; lo stesso ordine di grandezza riguarda un agente di commercio che percorre molti chilometri con un mezzo diesel. Il beneficio cresce con l’intensità di utilizzo del mezzo: un corriere dell’ultimo miglio, con un consumo stimato di 240 litri settimanali, risparmia 36,79 euro a settimana, circa 158 euro nel mese e circa 500 euro fino a fine anno. Su scala di flotta i numeri diventano rilevanti per i conti di una piccola impresa: cinque furgoni di consegna generano un risparmio di circa 184 euro a settimana, quasi 790 euro nel primo mese e circa 2.500 euro fino a dicembre, mentre una flotta di dieci mezzi impiegati nella distribuzione mista raggiunge 245 euro settimanali, oltre 1.050 euro nel mese e più di 3.300 euro nell’orizzonte di fine anno.
Proprio il segmento dei cosiddetti camioncini, i veicoli sotto le 3,5 tonnellate che rappresentano lo strumento di lavoro quotidiano di artigiani, commercianti e corrieri, è quello che trae il vantaggio più diretto dalla misura. Diversa è la posizione dell’autotrasporto pesante, che si rifornisce in larga parte attraverso il canale all’ingrosso: il tetto Eni riguarda infatti soltanto la distribuzione al dettaglio e non le vendite extra rete, dalle quali dipendono anche i distributori indipendenti, le imprese agricole e il settore della pesca. Per questi comparti il beneficio è nullo o indiretto, e l’associazione dei distributori indipendenti ha già segnalato il rischio che la misura alteri la concorrenza, considerato che le cosiddette pompe bianche coprono circa la metà del mercato e non dispongono dei margini necessari per allinearsi a quei prezzi.
Alcune cautele di metodo sono necessarie per una corretta lettura dei risultati. I volumi di consumo attribuiti a famiglie e imprese sono ipotesi di lavoro del Centro Studi e non dati ufficiali, e i risparmi vanno letti come ordini di grandezza. Il confronto è effettuato con la media nazionale, che comprende anche gli impianti Eni: rispetto ai soli distributori concorrenti il vantaggio sarebbe quindi leggermente superiore. In senso opposto, se la pressione competitiva spingesse al ribasso i prezzi degli altri operatori, come avvenne nel 2012 in occasione di un’analoga iniziativa del gruppo, la media di rete scenderebbe e il differenziale si ridurrebbe, con un beneficio che si estenderebbe però all’intero mercato. Le stime di lungo periodo, infine, valgono soltanto nel caso in cui la misura venga effettivamente prorogata oltre i trenta giorni iniziali.
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