Export, le Marche volano ma non camminano: crollano le calzature, -10%. Sabatini: ripresa non uniforme. Bugaro: meglio di altre regioni


di Raffaele Vitali

MARCHE – Le Marche corrono sui mercati internazionali e chiudono il primo semestre del 2026 con un export in crescita del 9,2%, più del doppio della media nazionale. Un risultato che colloca la regione al quinto posto in Italia per incremento delle esportazioni. Ma dietro il dato complessivamente positivo emerge un sistema produttivo a due velocità.

Se la cantieristica e la meccanica trainano la crescita, alla vigilia dell’apertura del Micam di Milano, in programma domenica, torna infatti in primo piano la situazione del calzaturiero. Le esportazioni di calzature marchigiane nei primi sei mesi dell’anno si fermano a 540,3 milioni di euro, con una flessione del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che conferma le difficoltà di uno dei comparti simbolo del made in Marche, in una fase delicata per l’intero sistema della moda.

Nel complesso, secondo i dati diffusi dall’Istat, tra gennaio e giugno le Marche hanno esportato beni per 7.644 milioni di euro.

QUINTE IN ITALIA, CRESCITA DOPPIA RISPETTO ALLA MEDIA

Il +9,2% registrato dalle Marche è nettamente superiore alla crescita media nazionale, ferma al +4,5%. La regione si colloca così al quinto posto tra tutte le realtà italiane, alle spalle soltanto di Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%).

Le Marche precedono regioni di grande peso manifatturiero come Veneto (+4,1%), Lombardia (+3,5%) ed Emilia-Romagna (+3%), oltre a Piemonte (+6%), Liguria e Abruzzo (+8,3%) e Sicilia (+7,4%).

Il risultato è ancora più significativo se confrontato con le altre aree del Paese. Nel primo semestre il Centro è cresciuto dell’11,9%, le Isole dell’8,8%, il Nord-ovest del 4,3%, il Sud del 3,8% e il Nord-est dell’1,9%. Nella ripartizione centrale, oltre alla forte crescita della Toscana, le Marche rappresentano quindi uno dei territori più dinamici, mentre il Lazio chiude con un calo del 6,8%.

CANTIERISTICA E NAUTICA, IL GRANDE BALZO

A trainare la crescita regionale sono soprattutto i mezzi di trasporto. Il comparto raggiunge 1.267,2 milioni di euro e registra un aumento del 72,5%.

Il cuore della crescita è rappresentato dalla cantieristica. Le esportazioni di navi e imbarcazioni salgono a 1.132,4 milioni di euro, con un incremento dell’84% rispetto al primo semestre del 2025.

Un risultato che conferma il trend già emerso nei primi mesi dell’anno e che trova riscontro anche nell’analisi nazionale dell’Istat. Le maggiori vendite all’estero di mezzi di trasporto, esclusi gli autoveicoli, provenienti da Veneto e Marche rappresentano infatti uno dei contributi positivi alla crescita complessiva dell’export italiano.

MECCANICA, METALLI E TECNOLOGIA

Accanto alla nautica, sono diversi i comparti industriali che contribuiscono alla crescita delle Marche.

I macchinari e gli apparecchi raggiungono 995 milioni di euro, con un incremento del 13,8%, mentre metalli di base e prodotti in metallo salgono a 979,2 milioni, segnando un +7,5%.

Crescono anche il comparto del legno, della carta e della stampa, che raggiunge 240,2 milioni di euro (+14,1%), e quello dei computer, degli apparecchi elettronici e ottici, a quota 200,4 milioni (+17,1%).

Positivo anche il comparto agroalimentare. Prodotti alimentari, bevande e tabacco, tra cui pasta e vino, raggiungono 250,5 milioni di euro, con una crescita dell’8,7%. I prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca salgono invece a 90,7 milioni, con un incremento del 32,9%.

TRA I PRODOTTI SPICCA LA MECCANICA AGRICOLA

Scendendo nel dettaglio dei singoli gruppi merceologici, uno dei dati più rilevanti riguarda le macchine per l’agricoltura e la silvicoltura. Le esportazioni raggiungono 140,1 milioni di euro, contro i 40,5 milioni registrati nel primo semestre del 2025.

In crescita anche i metalli di base preziosi e gli altri metalli non ferrosi, che salgono a 451,2 milioni (+13,8%), la pasta-carta, carta e cartone, a 50,7 milioni (+70,6%), e gli strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione, compresi gli orologi, che raggiungono 80,2 milioni di euro (+28,6%).

CALZATURE IN CALO ALLA VIGILIA DEL MICAM

Il quadro cambia radicalmente guardando ai comparti tradizionali della manifattura marchigiana. Tessile, abbigliamento, pelli e accessori chiudono il primo semestre con esportazioni per 976,5 milioni di euro e una flessione del 7,1%.

Il dato più significativo, soprattutto per il territorio fermano e maceratese, riguarda le calzature. Le esportazioni si fermano a 540,3 milioni di euro, in calo del 9,9%.

Un segnale che arriva alla vigilia del Micam, uno degli appuntamenti internazionali più importanti per il settore, che aprirà domenica a Milano. Per le imprese marchigiane sarà quindi un’edizione che si inserisce in un momento particolarmente delicato: la crescita complessiva dell’export regionale non cancella infatti le difficoltà di uno dei settori più rappresentativi dell’economia marchigiana.

Accanto alle calzature, calano anche le esportazioni di mobili, a 274,6 milioni (-10,1%), gli apparecchi per uso domestico, a 317,9 milioni (-8,3%), e motori, generatori e trasformatori elettrici e apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità, che scendono a 115,3 milioni (-17%).

Forte la flessione anche per gli articoli in gomma, a 75,4 milioni di euro (-21,6%).

LE ALTRE FLESSIONI

Tra i comparti che chiudono il semestre in negativo figurano anche gli apparecchi elettrici, con 616,6 milioni di euro e un calo del 7,4%, gli articoli in gomma e materie plastiche e gli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, a 372,1 milioni (-7,7%), le altre attività manifatturiere, a 430,9 milioni (-4,3%), e le sostanze e i prodotti chimici, a 258,3 milioni (-6,1%).

Il dato conferma quindi una ripresa non uniforme, nella quale la crescita di alcuni comparti ad alto valore aggiunto convive con la sofferenza di settori storicamente centrali per il made in Marche.

ANCONA TRAINA, IN DIFFICOLTÀ FERMO E MACERATA

Anche dal punto di vista territoriale il quadro è molto differenziato.

La provincia di Ancona è quella che offre il contributo più consistente alla crescita regionale, raggiungendo 3.178 milioni di euro di esportazioni e segnando un incremento del 27,3%.

Positivo anche il dato di Pesaro e Urbino, che arriva a 1.780,5 milioni di euro, con una crescita del 6,4%.

Chiudono invece il semestre in territorio negativo Ascoli Piceno, con 1.231,6 milioni e un calo del 4,1%, Macerata, con 955 milioni (-5,8%), e Fermo, dove le esportazioni si attestano a 516,9 milioni di euro, anch’esse in diminuzione del 5,8%.

Un andamento che fotografa anche la diversa composizione produttiva delle province marchigiane e il peso che la crisi del sistema moda continua ad avere soprattutto nei territori più legati al calzaturiero.

STATI UNITI, BOOM DEL MERCATO AMERICANO

Sul fronte dei mercati di destinazione, gli Stati Uniti (se ne parla lunedì al Micam con il focus voluto dal presidente dei calzaturieri Gallucci, ndr) rappresentano il dato più eclatante. Le esportazioni marchigiane verso il mercato americano raggiungono 913,8 milioni di euro, con una crescita del 92,6%.

Un incremento che è legato in larga parte alla forte espansione della nautica e che rende gli Stati Uniti il principale mercato di sbocco delle Marche tra i partner commerciali considerati.

Seguono la Francia, con 799 milioni di euro e una crescita del 12,8%, la Germania, con 753,1 milioni (-0,3%), la Svizzera, con 661,9 milioni (+10,3%), e il Belgio, con 425,2 milioni (-7,5%).

Nel complesso, i Paesi dell’Unione europea restano la principale area di destinazione dell’export marchigiano, ma il boom degli Stati Uniti conferma la necessità di diversificare gli sbocchi commerciali.

Cresce anche il mercato polacco, con l’export che passa da 141,6 a 150,8 milioni di euro, segnando un incremento del 6,5%.

SABATINI: “RIPRESA NON UNIFORME”

“I dati del primo semestre – dichiara il presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini – confermano la dinamicità del sistema produttivo marchigiano, che cresce a un ritmo doppio rispetto alla media nazionale e si colloca al quinto posto tra tutte le regioni italiane per crescita dell’export, davanti a territori manifatturieri storicamente più forti come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna”.

Il presidente della Camera di Commercio evidenzia soprattutto il ruolo della cantieristica e della meccanica. “Il balzo della cantieristica e della meccanica dimostra la capacità delle nostre imprese di intercettare la domanda internazionale ad alto valore aggiunto, mentre il boom del mercato statunitense, in larga parte legato alla nautica, conferma quanto sia importante continuare a diversificare gli sbocchi commerciali”.

Ma Sabatini richiama anche l’attenzione sulle criticità. “Restano tuttavia aperte le difficoltà che interessano da tempo alcuni comparti tradizionali: il calzaturiero, il tessile-abbigliamento e il settore mobile-arredo. Tutto ciò ci ricorda che la ripresa non è uniforme e che come sistema camerale dobbiamo continuare a sostenere con decisione i settori manifatturieri più legati al made in Marche e i territori più esposti alla competizione internazionale”.

BUGARO: “SEGNALE FORTE DELLA COMPETITIVITÀ”

Sul dato interviene anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Giacomo Bugaro. “È un dato molto positivo – sottolinea – che testimonia la solidità, la capacità di innovazione e la vocazione internazionale delle imprese marchigiane. Essere tra le prime cinque regioni italiane per crescita delle esportazioni, con un incremento più che doppio rispetto alla media nazionale, conferma la competitività del nostro sistema produttivo anche in una fase internazionale molto complessa”.

“Il merito principale – aggiunge Bugaro – va ai nostri imprenditori e ai lavoratori, che ogni giorno portano la qualità e il saper fare marchigiano sui mercati mondiali. Come Regione continueremo ad accompagnare questa spinta attraverso gli strumenti a sostegno degli investimenti, dell’innovazione, del credito e dell’internazionalizzazione, rafforzando la presenza delle nostre imprese sui mercati esteri e creando nuove opportunità di sviluppo e occupazione”.

Il primo semestre del 2026 consegna dunque alle Marche un dato complessivamente molto positivo, tra i migliori d’Italia. Ma alla vigilia del Micam il +9,2% dell’export regionale racconta anche una realtà più complessa: da una parte la forte accelerazione di nautica, meccanica e comparti tecnologici, dall’altra la persistente difficoltà del calzaturiero e degli altri settori tradizionali del made in Marche.




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