ANCONA – Le esportazioni marchigiane crescono del 9,2% nei primi 6 mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dall’Istat che collocano la nostra regione al quinto posto in Italia per incremento dell’export, dietro soltanto a Basilicata, Toscana, Puglia e Sardegna. La crescita marchigiana risulta più che doppia rispetto alla media nazionale, ferma al +4,5%. A sostenere il risultato contribuisce in particolare l’aumento delle vendite all’estero dei mezzi di trasporto, esclusi gli autoveicoli, comparto nel quale le Marche, insieme al Veneto, offrono uno degli apporti positivi alla crescita complessiva dell’export italiano.
Ovviamente soddisfatto del risultato sin qui conseguito l’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro: «Ciò – afferma – testimonia la solidità, la capacità di innovazione e la vocazione internazionale delle imprese marchigiane. Essere tra le prime cinque regioni italiane per crescita delle esportazioni, con un incremento più che doppio rispetto alla media nazionale, conferma la competitività del nostro sistema produttivo anche in una fase internazionale molto complessa. Il merito principale – aggiunge – va ai nostri imprenditori e ai lavoratori che ogni giorno portano la qualità e il saper fare marchigiano sui mercati mondiali. Come Regione continueremo ad accompagnare questa spinta attraverso gli strumenti a sostegno degli investimenti, dell’innovazione, del credito e dell’internazionalizzazione, rafforzando la presenza delle nostre imprese sui mercati esteri e creando nuove opportunità di sviluppo e occupazione».
Sulla stessa lunghezza d’onda è il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini: «I dati del primo semestre confermano la dinamicità del sistema produttivo marchigiano che cresce a un ritmo doppio rispetto alla media nazionale e si colloca al quinto posto tra tutte le regioni italiane per crescita dell’export, davanti a territori manifatturieri storicamente più forti come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. In particolare – sottolinea -, il balzo della cantieristica e della meccanica dimostra la capacità delle nostre imprese di intercettare la domanda internazionale ad alto valore aggiunto, mentre il boom del mercato statunitense, in larga parte legato alla nautica, conferma quanto sia importante continuare a diversificare gli sbocchi commerciali». Sabatini fa tuttavia notare che «restano aperte le criticità che interessano da tempo alcuni comparti tradizionali: il calzaturiero, il tessile-abbigliamento e il settore mobile arredo. Tutto ciò ci ricorda che la ripresa non è uniforme e che come sistema camerale dobbiamo continuare a sostenere con decisione i settori manifatturieri più legati al made in Marche e i territori più esposti alla competizione internazionale».
A dare il contributo più consistente alla performance regionale è il comparto dei mezzi di trasporto che, con 1.267,2 milioni di euro, segna un balzo del +72,5%, trainato in particolare dalle navi e imbarcazioni (1.132,4 milioni di euro, +84,0%). Il settore della nautica continua pertanto a crescere in maniera estremamente significativa, continuando il trend già evidenziato nel primo trimestre. Sono positivi anche i dati relativi a: meccanica (macchinari e apparecchi n.c.a: 995 milioni di €, pari a + 13,8%; metalli di base e prodotti in metallo: 979,2 milioni di euro +7,5%); prodotti alimentari, bevande e tabacco (tra cui pasta e vino): 250,5 milioni di euro (+8,7%); legno e prodotti in legno; carta e stampa: 240,2 milioni di euro (+14,1%); computer, apparecchi elettronici e ottici: 200,4 milioni di euro (+17,1%); prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca: 90,7 milioni di euro (+32,9%).
A tal proposito, tra i singoli gruppi di prodotto, spiccano le macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, salite a 140,1 milioni di euro, i metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi (451,2 milioni di euro, +13,8%), la pasta-carta, carta e cartone (50,7 milioni di euro, +70,6%) e gli strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione; orologi (80,2 milioni di euro, +28,6%).
Le flessioni invece riguardano: tessile, abbigliamento, pelli e accessori: 976,5 milioni di euro (-7,1%) confermando il trend di progressiva riduzione; apparecchi elettrici: 616,6 milioni di euro (-7,4%); articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi: 372,1 milioni di euro (-7,7%); prodotti delle altre attività manifatturiere: 430,9 milioni di euro (-4,3%); sostanze e prodotti chimici: 258,3 milioni di euro (-6,1%).
A livello di singoli prodotti, registrano flessioni soprattutto le calzature (540,3 milioni di euro, -9,9%), i mobili (274,6 milioni di euro, -10,1%), gli apparecchi per uso domestico (317,9 milioni di euro, -8,3%), motori, generatori e trasformatori elettrici; apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità (115,3 milioni di euro, -17,0%) e gli articoli in gomma (75,4 milioni di euro, -21,6%).
Il risultato regionale evidenzia un quadro territoriale molto differenziato, con la provincia di Ancona a 3.178,0 milioni di euro (+27,3%), Pesaro e Urbino a 1.780,5 milioni di euro (+6,4%), Ascoli Piceno a 1.231,6 milioni di euro (-4,1%), Macerata a 955,0 milioni di euro (-5,8%) e Fermo a 516,9 milioni di euro (-5,8%). Pur restando i Paesi Ue complessivamente considerati la principale destinazione del nostro export, tra i principali partner commerciali delle Marche, gli Stati Uniti guidano la classifica dei mercati di sbocco con 913,8 milioni di euro e una crescita eccezionale del +92,6%, seguiti da Francia (799,0 milioni di euro, +12,8%), Germania (753,1 milioni di euro, -0,3%), Svizzera (661,9 milioni di euro, +10,3%) e Belgio (425,2 milioni di euro, -7,5%). Il contributo positivo più rilevante alla crescita regionale arriva quindi dagli Stati Uniti. L’export verso la Polonia passa da 141,6 milioni di euro nel primo semestre a 150,8 milioni di euro nel secondo, con un incremento del 6,5%.
Rispetto al dato italiano, il dato marchigiano si conferma tra i più dinamici a livello nazionale. Secondo i dati Istat sulle esportazioni delle regioni italiane, nel primo semestre 2026 l’export nazionale è cresciuto del +4,5%, un aumento diffuso ma con intensità molto diverse tra territori: +11,9% per il Centro, +8,8% per le Isole, +4,3% per il Nord-ovest, +3,8% per il Sud e +1,9% per il Nord-est. Con il +9,2%, le Marche si collocano, come già riportato, al quinto posto tra le regioni italiane per crescita tendenziale dell’export, alle spalle di Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%) e davanti a regioni di peso economico ben maggiore come Liguria e Abruzzo (+8,3%), Sicilia (+7,4%), Piemonte (+6,0%), Veneto (+4,1%), Lombardia (+3,5%) ed Emilia-Romagna (+3,0%). Un risultato che pone le Marche nettamente sopra la media nazionale e al vertice della classifica tra le regioni del Centro Italia insieme alla Toscana, mentre chiudono con il segno negativo Lazio (-6,8%) e, tra le altre regioni italiane, Friuli-Venezia Giulia (-9,6%), Valle D’Aosta (-5,7%) e Campania (-4,6%).
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