Cari lettori di LaC, in una calda domenica d’agosto, tra una chiamata e l’altra sotto l’ombrellone, d’un tratto un’idea prese il sopravvento: offrire a voi, lettori affezionati, una rubrica settimanale che avrà come protagonista un personaggio particolarmente distintosi durante i sette giorni. Politici, cantanti, personaggi dello spettacolo, illustri sconosciuti, calabresi e non. Tutti.
Si sa, settembre porta novità, ed anche se l’area estiva non vuole andarsene e settembre non è ancora iniziato, spero (e speriamo) che questa novità possa piacervi.
Un grazie, a chi ha detto si: il nostro direttore Franco Laratta. Un grazie, a chi crede nei progetti, di qualsiasi entità: il nostro editore Domenico Maduli.
Ora, fatti i dovuti ringraziamenti, iniziamo.
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, non ha bisogno di presentazioni. Definirlo cantante è forse riduttivo, come sarebbe riduttivo definirlo uomo dello spettacolo. Lui è energia, carisma, personalità, aizzatore delle piazze di tutta Italia, e da pochissimo questa fortuna l’ha avuta la Calabria.
Il suo concerto non è stata una data di un tour, ma è stato la cornice di un viaggio fatto da Jova nella nostra regione. Acri, Rocca Imperiale, Sibari, Camigliatello, la Sila piccola e poi Catanzaro. Senza macchine di scorta, senza grandi van; in bici, tra la gente, provando le delizie che la nostra terra offre e provando sulla sua pelle il calore che solo la nostra gente può offrire ad un ospite così atteso e così ben voluto da tutti.
Appena superato il cartello verde con scritto “Calabria” il primo pensiero è un tuffo nel nostro mare cristallino e, lasciandosi andare a qualche pensiero si racconta: «qui, ragazzi, ti viene da pensare che il mondo sia un posto fantastico».
Non si risparmia, offre la sua pazienza a tutti concedendosi per foto, autografi e qualche canzone suonata alla chitarra dal suo balcone ma cantata da tutti in piazza dove lo aspettavano.
Il concerto poi, ciliegina sulla torta, ha superato tutte le aspettative. Non era Jovanotti e basta, era anche Jovanotti. Gli ospiti non hanno deluso, erano tanti e tutti di spessore. Il DJ internazionale Federico Scavo (che per Jova ha curato il remix di “occhi a cuore”), Chiello, il DJ e produttore discografico Molella e tanti altri.
30.000 cuori che battevano all’unisono, 30.000 voci che intonavano Rino Gaetano – perché la sensibilità di Jovanotti è arrivata ad omaggiare il nostro corregionale -, 30.000 sorrisi che erano il quadro con una superfice naturale più che meravigliosa.
Non solo l’arena “viva” , ma anche l’arena social non ha deluso. Più di 15 milioni di utenti hanno apprezzato il viaggio di Jova in bici nella nostra regione. Più di 15 milioni di utenti, da tutto il mondo, hanno letto il nome “Calabria” sul loro schermo. 15 milioni, non pochi. Vero?
Però, c’è un però. Ma come anche qui? Si. Le polemiche. Quel maledetto vizio di polemizzare su tutto, anche su ciò che riesce bene, anche su ciò che porta lustro alla nostra regione e ad una nostra città.
In ordine, il servizio navette: i tuttologi hanno lamentato un “servizio inefficiente di trasporti” sottolineando addirittura un’attesa superiore ai 45 minuti. Addirittura! Che strano. Ad un evento di 30.000 persone si aspetta più di 45 minuti per una navetta messa a disposizione (pagando) dal Comune.
Poi, spazio alla tragicomica polemica per il prezzo dei biglietti: “69 euro per un concerto” scrivono sui social, salvo poi vedere la stessa persona che lamentava il prezzo troppo alto pubblicare selfie con un sorriso radioso sotto il palco in prima fila. Verrebbe allora da chiedersi: se il prezzo è troppo alto, perché si va? Ma forse saremmo troppo cinici, allora chiediamoci, ma è davvero troppo alto? Pagare 70 euro non per un concerto, ma per un festival che inizia alle 16:00 e finisce a 00:00 con dj internazionali e tanti altri ospiti è una cifra completamente in media con altre cifre per altre manifestazioni di questo tipo. Un po’ di dati: per andare al concerto di Vasco Rossi (che orientativamente inizierà alle 21 e finirà a mezzanotte) nel 2027 a Roma i biglietti partono da un minimo di 60 euro (visibilità limitatissima) ad un massimo di 433 euro. Per vedere Ligabue a Eboli nel mese di ottobre i prezzi dei biglietti partono da 80 euro più commissioni, a Jesolo invece da 100 euro più commissioni. Eppure, sono già quasi tutti sold out le date del Liga mentre possiamo togliere il “quasi” per Re Vasco, polverizzati in poche ore. Li, per fortuna, polemiche zero, solo voglia di accaparrarsi i posti migliori.
“Ah ma si fanno i concerti e non abbiamo i medici”. Quindi, non ci sono i medici e non devono esserci neanche i concerti? E non dobbiamo ospitare eventi di carattere nazionale? Qual è la soluzione? Ma soprattutto, perché mischiare le cose? È la solita solfa, criticare qualcosa perché manca qualcos’altro. Questo, non vuol dire che un concerto (qualsiasi esso sia) sia più importante di un medico o di un’ambulanza, ma significa che la carenza nel settore sanitario non deve essere l’alibi per non fare nulla o per far morire completamente la nostra regione che, specie in questi mesi estivi, sta sprigionando bellezza da ogni piccolo borgo. Certo è, come dice l’amico Mastroianni proprio oggi, che non deve venire nessuno da fuori a ricordarci quanto la nostra Calabria sia bella, questo lo dobbiamo ben tenere saldo a mente. Però, che qualcuno ogni tanto lo ricordi ai più sbadati, credo non faccia male.
Segnalo, ricordando a me stesso, che “il concerto” per i più è stato un meritato divertimento con amici, famiglia o compagni. Ma c’è una piccola (mica tanto!) parte di persone che sabato era lì non proprio per divertirsi, bensì per lavorare. Tantissimi giovani ragazzi la maggior parte calabresi (se non quasi tutti) che hanno reso possibile usufruire di tutti i servizi adiacenti al concerto. Tante giovani ragazze che accoglievano, truccavano, davano da bere alle 30.000 persone venute a Germaneto. Ma questo, nelle polemiche di Facebook, non si legge.
Infine, la polemica più buffa, quella sulla filosofia. Non sapevo che tra i tanti amici di Facebook avessi così tanti professori ordinari di filosofia politica o associati di filosofia medievale che correggono (vabbè!) l’artista perché in un video pubblicato ha detto, confondendosi, che Giordano Bruno fosse calabrese. È vero, ha sbagliato, non è calabrese. Quindi?
Per fortuna non solo polemiche però, per fortuna c’era Marta.
Già, quella tenera bambina sulle spalle del papà ripresa dall’amico Filippo Coppoletta che in questi giorni sta facendo il giro dei social. Le sapeva tutte e questa cosa non è sfuggita a nessuno, neanche all’artista che a fine concerto che le ha regalato il suo cappello. Certamente sarà custodito come una reliquia nella sua stanzetta.
Ecco, cara Marta, cresci con il sorriso che avevi sabato e diffida da chi si lamenta ma non propone, da chi punta il dito per il gusto di farlo, da chi vede la pagliuzza nell’occhio altrui ma non capisce che la trave che ha nel proprio lo sta rendendo orbo.
Sabato c’è stato un concerto che farà la storia della nostra regione, quindi un bravo a tutti quelli che l’hanno reso possibile: regione, comune, staff, tutti.
E mi sia permesso: caro Jova, grazie.
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Riccardo Montanaro
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