Ogni numero racconta una persona. Dietro le statistiche sugli infortuni sul lavoro ci sono volti, famiglie, progetti, affetti e vite che, troppo spesso, si interrompono mentre si sta semplicemente facendo il proprio mestiere. In Romagna, nei primi sei mesi del 2026, sono stati denunciati oltre 10.400 infortuni sul lavoro e più di 1.800 malattie professionali: una media di circa 57 infortuni e 10 malattie professionali ogni giorno. I dati, elaborati dall’Osservatorio della Cisl Romagna sulla base delle denunce Inail, evidenziano un aumento degli infortuni in tutte e tre le province rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato più drammatico riguarda Ravenna, dove gli infortuni mortali sono passati da tre a sei. Sono aumentate anche le malattie professionali, da 498 a 613, mentre gli infortuni denunciati sono saliti da 3.592 a 3.733. A Forlì-Cesena il quadro presenta invece un andamento contrastante: gli infortuni mortali sono scesi da 11 a uno, ma aumentano gli infortuni denunciati, da 3.581 a 3.908, e le malattie professionali, da 801 a 857. A Rimini gli infortuni denunciati sono passati da 2.449 a 2.768 e le
malattie professionali da 291 a 344, mentre nel primo semestre si è registrata anche una vittima sul lavoro. Numeri che chiedono di essere letti non soltanto come una fotografia statistica, ma come un allarme.

«La sicurezza sul lavoro non può più essere trattata come un capitolo secondario delle politiche industriali del nostro territorio», ha sottolineato il segretario generale della Cisl Romagna Francesco Marinelli, chiedendo più risorse per i controlli, maggiori investimenti nella prevenzione, formazione continua e un ruolo più forte per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

Perché il principio dovrebbe essere elementare: chi esce di casa per andare al lavoro deve poter tornare a casa. Eppure la conta continua. Al 19 agosto 2026, secondo il dato complessivo fornito dalla pagina Morti di lavoro di Piero Santonastaso, le vittime del lavoro dall’inizio dell’anno sono 778, di cui 643 morti sul lavoro e 135 in itinere, con una media di 3,4 vittime al giorno. Il bilancio registra 55 morti in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In Emilia-Romagna sono 56 le vittime complessive indicate nel bilancio, 45 sul lavoro e 11 in itinere. Nel solo agosto, fino al 20 agosto, sono già stati ricordati diversi drammi. Tra le vittime ci sono Aldo Biselli, sessantenne di Deruta, titolare insieme al fratello di un’impresa edile, morto il 18 agosto dopo essere precipitato da oltre dieci metri dal tetto di un magazzino. Biselli era salito sulla copertura per una verifica preliminare in vista di un intervento contro le infiltrazioni d’acqua; secondo le prime ricostruzioni, una lastra di plexiglass avrebbe ceduto sotto di lui. La Procura di Spoleto ha disposto l’autopsia.

Due giorni prima, il 16 agosto, era morto Gabriele Cannella, 63 anni, di Poggio di Bretta, nel territorio di Ascoli Piceno. Era ricoverato all’ospedale Torrette di Ancona dal 13 agosto, quando era precipitato per circa otto metri dal tetto di un capannone a Porto d’Ascoli, dove stava lavorando per ripristinare una copertura danneggiata dal maltempo. Anche in questo caso il cedimento della superficie, in eternit, si è trasformato in una caduta mortale. Cannella era riuscito a chiedere aiuto, ma le sue condizioni si erano progressivamente aggravate. Una tragedia che ha anche un precedente familiare dolorosissimo: nel 1993 suo padre Filippo era morto a sua volta in un incidente sul lavoro. Il 17 agosto è morto anche Paolo Pandolfi, 33 anni, cuoco di Vicopisano. Stava tornando a casa dopo il lavoro e, dopo aver parcheggiato, attraversava la strada quando è stato travolto da un’automobile. Secondo le ricostruzioni, la Mercedes viaggiava a forte velocità e il conducente, 29 anni, si è poi allontanato. Pandolfi è morto tra le braccia dei soccorritori. È una morte che rientra nella più ampia categoria degli infortuni in itinere, ricordando quanto il confine tra luogo di lavoro e percorso casa-lavoro possa essere drammaticamente fragile.

Ma tra questi numeri ce n’è uno che in Romagna ha un nome e un volto preciso: Rayan Lassoued. Aveva soltanto 21 anni. Nato a Rimini e residente a Cesena, lavorava da pochi mesi per una ditta di Sala di Cesenatico. Il 9 aprile 2026 era impegnato nella manutenzione della copertura di un capannone nella zona artigianale delle Bassette, alle porte di Ravenna. Poco dopo le 16, mentre si trovava sul tetto, è precipitato all’interno dell’edificio da un’altezza di circa otto-dieci metri. Secondo le prime ricostruzioni, un pannello o una porzione della copertura avrebbe ceduto. Rayan è stato soccorso e trasportato in condizioni disperate all’ospedale Bufalini di Cesena, dove è morto dopo due giorni di agonia. La sua morte ha aperto un’inchiesta della Procura di Ravenna. In una prima fase era stato indicato un indagato, il titolare della ditta per cui il giovane lavorava, con un fascicolo per omicidio colposo aggravato dalle ipotesi di violazione delle norme sulla sicurezza. Gli accertamenti sono proseguiti per chiarire la dinamica dell’incidente e le eventuali responsabilità.

La vicenda di Rayan, però, non è rimasta soltanto nelle cronache. È diventata memoria, racconto e poesia. La sua storia è infatti presente nel nuovo libro di Yuleisy Cruz Lezcano, “Crimini della sicurezza”, pubblicato da Il Ponte Vecchio nel 2026. Il volume raccoglie storie di donne e uomini ai quali il lavoro ha sottratto la vita e affianca alla narrazione delle singole vicende una poesia, trasformando la cronaca in una forma di memoria civile. Nel caso di Rayan, il racconto contenuto nel libro è stato condiviso con la sua famiglia. La madre e la sorella del giovane lo hanno letto e hanno avallato la storia, riconoscendosi nella ricostruzione e permettendo così che la vicenda di Rayan potesse entrare in un’opera che ha l’obiettivo di sottrarre le vittime all’anonimato delle statistiche. Non più soltanto «un morto sul lavoro», dunque, ma Rayan: un
ragazzo di 21 anni, con una famiglia, degli amici, dei progetti e una vita che avrebbe dovuto avere ancora davanti a sé. È questo il senso più profondo di “Crimini della sicurezza”: ricordare che dietro ogni cifra c’è un essere umano. Il libro, attraverso racconti e poesie, prova a restituire un’identità alle vittime e a trasformare il dolore privato delle famiglie in una memoria collettiva.

La storia di Rayan sarà quindi al centro della presentazione del volume prevista a Forlì il 4 settembre, nell’ambito dell’evento «Il lavoro non si appalta», organizzato durante la Festa provinciale della CGIL. L’appuntamento è fissato alle ore 17 in via Castel Latino 51. Nella stessa giornata interverrà anche Maurizio Landini per parlare di lavoro. Alla presentazione di Crimini della sicurezza saranno presenti i familiari e gli amici di Rayan, in un momento nel quale il ricordo del giovane tornerà a essere soprattutto una presenza e non soltanto una fotografia del passato. Durante l’incontro sarà presente anche Monica Michelin, madre di Mattia Battistetti, che leggerà un frammento del racconto dedicato al figlio. Anche la sua sarà una voce capace di riportare al centro una storia concreta, una vita spezzata, una famiglia costretta a convivere con un’assenza. Saranno quindi le madri, i familiari e gli amici delle vittime a dare un volto a quelle statistiche che rischiano altrimenti di diventare soltanto una sequenza di numeri. Ed è proprio questo il punto da cui ripartire. Se nei primi mesi del 2026 in Romagna si contano migliaia di infortuni e centinaia di malattie professionali, se Ravenna vede raddoppiare gli infortuni mortali e se in Italia il bilancio complessivo delle vittime continua a crescere, parlare di sicurezza non può significare soltanto commentare i dati dopo una tragedia. Significa prevenire prima che accada, controllare prima che sia troppo tardi, formare, vigilare e intervenire sulle condizioni nelle quali il lavoro viene organizzato.

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