Per anni abbiamo immaginato l’Intelligenza Artificiale come qualcosa di invisibile, confinato dentro uno schermo: un algoritmo, un software, un assistente digitale, un’immagine generata da un computer, una tecnologia utilizzata attraverso uno smartphone, un tablet o una tastiera.
Ma questa rappresentazione rischia ormai di essere superata.
La vera rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale sta uscendo dagli schermi e sta entrando nelle fabbriche, nei capannoni, nei magazzini, nei laboratori e nei processi produttivi.
È qui che dobbiamo guardare per capire davvero quale sarà il futuro dell’economia.
DALLA MACCHINA AL ROBOT UMANOIDE
La prima grande stagione della robotica industriale è stata quella delle catene di montaggio.
I robot erano macchine progettate per svolgere funzioni precise: saldare, assemblare, movimentare, verniciare, tagliare, sollevare. Erano straordinariamente efficienti, ma sostanzialmente diversi dall’uomo.
Oggi sta emergendo qualcosa di profondamente differente.
Il robot umanoide nasce per operare in ambienti progettati per l’uomo e per svolgere, almeno in parte, funzioni che fino a ieri appartenevano direttamente al lavoro umano.
Non è soltanto una macchina che compie un’azione.
È una macchina che, grazie all’integrazione tra robotica, sensori, visione artificiale, software e Intelligenza Artificiale, può essere programmata per interagire con l’ambiente, apprendere procedure, riconoscere oggetti e svolgere sequenze di attività sempre più complesse.
È un passaggio storico.
E sarebbe un errore considerarlo soltanto una questione tecnologica.
LA PRODUTTIVITÀ DIVENTA LA NUOVA FRONTIERA DELLA COMPETIZIONE
Per un’impresa, soprattutto in un mercato globale, la produttività non è una parola astratta.
Significa poter produrre di più, meglio, più velocemente e con costi competitivi.
Significa poter competere con imprese che operano dall’altra parte del mondo.
Ed è proprio qui che la robotica umanoide potrebbe determinare una nuova frattura competitiva tra sistemi industriali.
Una macchina non ha bisogno di una pausa come un lavoratore, non conosce la stanchezza fisica nello stesso modo, può operare su più turni e può essere programmata per svolgere attività ripetitive con continuità.
Questo non significa che il lavoro umano scomparirà.
Significa, piuttosto, che cambierà profondamente la natura del lavoro.
Le attività piùesanti, pericolose, usuranti e ripetitive potranno progressivamente essere affidate alle macchine, mentre all’uomo resteranno – e dovranno essere valorizzate sempre di più – le funzioni creative, decisionali, relazionali, tecniche e strategiche.
Questa è la sfida che dobbiamo governare.
CHI ARRIVA PRIMA PUÒ AVERE UN VANTAGGIO ENORME
La corsa è già internazionale.
Cina, Stati Uniti, Giappone e altri grandi sistemi industriali stanno investendo nella robotica avanzata e nell’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi produttivi.
Non siamo quindi davanti a una tecnologia lontana.
Siamo davanti a una nuova competizione industriale.
E l’Italia non può permettersi di assistere dalla finestra.
Il nostro Paese possiede un patrimonio straordinario di manifattura, meccanica, automazione, design, tecnologia e capacità imprenditoriale. Ma proprio per questo dobbiamo evitare che la nostra forza storica diventi un limite.
Non possiamo continuare a produrre come nel passato mentre altri stanno progettando la fabbrica del futuro.
LA SFIDA RIGUARDA ANCHE LE PMI
C’è poi un aspetto che considero ancora più importante.
La rivoluzione non riguarderà soltanto le grandi multinazionali.
La vera partita sarà capire come rendere queste tecnologie accessibili anche alle piccole e medie imprese.
Una PMI che riuscirà a utilizzare robotica, Intelligenza Artificiale e automazione per aumentare la propria produttività potrà conquistare nuovi mercati, ridurre alcune inefficienze e affrontare meglio la concorrenza internazionale.
Ma una PMI che resterà esclusa da questa trasformazione rischierà, nel tempo, di perdere competitività.
Per questo la transizione tecnologica non può essere lasciata soltanto alle grandi corporation.
Deve diventare una politica industriale nazionale.
NON DOBBIAMO AVERE PAURA DEL ROBOT. DOBBIAMO AVERE PAURA DI NON SAPERLO GOVERNARE
Il dibattito pubblico spesso oscilla tra due estremi: da una parte l’entusiasmo per una tecnologia che sembra capace di risolvere ogni problema; dall’altra la paura che le macchine possano sostituire completamente l’uomo.
La realtà sarà molto più complessa.
Il problema non è stabilire se i robot sostituiranno l’uomo.
La domanda corretta è:
quali lavori cambieranno, quali nuove professioni nasceranno e come prepareremo le persone e le imprese a questo cambiamento?
È questa la vera responsabilità della politica, delle istituzioni, delle università, del mondo della formazione e delle rappresentanze imprenditoriali.
Non possiamo fermare l’innovazione.
Possiamo però decidere come accompagnarla.
UNA NUOVA AGENDA PER LE IMPRESE
Come Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI INTERNATIONAL riteniamo necessario aprire immediatamente una nuova stagione di informazione e confronto.
Dobbiamo portare questo tema nelle imprese, soprattutto nelle PMI.
Dobbiamo spiegare cosa sono i robot umanoidi, quali applicazioni possono avere, quali investimenti richiedono, quali vantaggi possono produrre e quali professionalità saranno necessarie.
Dobbiamo inoltre costruire collegamenti con aziende tecnologiche, università, centri di ricerca e realtà industriali internazionali che stanno già lavorando su queste tecnologie.
Perché il nostro compito non è semplicemente raccontare il futuro.
È aiutare le imprese a prepararsi al futuro prima che il futuro arrivi.
L’ITALIA DEVE SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE
La grande trasformazione che abbiamo davanti potrebbe essere paragonabile, per impatto, alle precedenti rivoluzioni industriali.
Prima abbiamo meccanizzato la forza fisica.
Poi abbiamo automatizzato intere fasi della produzione.
Oggi stiamo iniziando a trasferire alle macchine una parte sempre maggiore della capacità di percepire, interpretare e agire.
Domani potremmo avere fabbriche nelle quali uomini e robot umanoidi lavoreranno fianco a fianco.
Questo scenario non appartiene alla fantascienza.
È una direzione verso la quale il mondo industriale si sta già muovendo.
E allora l’Italia deve decidere se essere semplicemente un mercato nel quale queste tecnologie verranno vendute oppure se vuole essere uno dei Paesi che le sviluppano, le producono, le utilizzano e costruiscono intorno ad esse una nuova economia.
Io credo che dobbiamo scegliere la seconda strada.
Perché la vera sovranità industriale del XXI secolo non sarà soltanto possedere energia, materie prime o infrastrutture.
Sarà possedere tecnologie, competenze, capitale umano e capacità produttiva.
La fabbrica del futuro è già davanti a noi.
La questione non è se arriverà.
La questione è se saremo pronti quando arriverà.
Salvatore Guerriero
Presidente Nazionale e Internazionale
CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL
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