Pantelleria in gemellaggio culinario con il Giappone. Serate memorabili in quel di U Friscu fino al 9 agosto – Il Giornale di Pantelleria


Arancini, Onigiri e Sushi: il ponte gastronomico tra Sicilia e Giappone

Una settimana di sapori, espressioni e culture che si intracciano: Pantelleria e Giappone insieme in un gemellaggio gastronomico, presso l’eclettico ristorante U Friscu di Scauri. Tra sfide con le bacchette, degustazione di diversi tipi di sake e birre nipponiche, piatti particolare e ben eseguiti.
E poi il rigore e la compostezza degli ospiti giapponesi sanno essere travolgenti.
Non perdetevi le ultime serate.

I protagonisti del Sol Levante sono prossimi a chiudere la suggestiva postazione e rientrare nel loro Paese. Il 9 agosto sarà l’ultima occasione per degustare sushi e arancine in un mix esotico e seducente.
Una serata lieta, in uno spettacolo di tramonto pantesco, con il servizio di giovani simpatici e belli


Due isole lontane migliaia di chilometri, due culture apparentemente opposte, eppure unite da un filo sottile e saporito: il riso. Da una parte gli arancini siciliani, croccanti, farciti e fritti, simbolo di street food e convivialità mediterranea. Dall’altra gli onigiri giapponesi, triangolari o rotondi, spesso avvolti nell’alga nori, essenziali e portatili. E poi il sushi, che in Sicilia ha trovato una nuova casa, contaminandosi con tonno di Mazara, gambero rosso, pistacchio di Bronte e arance rosse.

Queste non sono semplici coincidenze: sono contaminazioni culinarie moderne, nate dall’incontro tra due tradizioni che condividono amore per il mare, rispetto per la stagionalità e la capacità di trasformare un ingrediente umile come il riso in capolavori di gusto.

Le radici comuni: insularità, mare e riso
La Sicilia è un crocevia di civiltà: greci, arabi, normanni, spagnoli. Proprio gli arabi, nell’VIII-IX secolo, introdussero il riso nell’isola, insieme a spezie e tecniche di conservazione. In Giappone il riso arriva dalla Cina e dalla Corea secoli prima, diventando il pilastro della dieta e della cultura (basta pensare al termine gohan, che significa sia “riso” che “pasto”).
Entrambe le cucine valorizzano il pesce fresco e il crudo: il crudo di mare siciliano (cozze, ostriche, ricci, gamberi) dialoga perfettamente con il sashimi e il nigiri. Entrambe celebrano l’insularità: popoli di mare che sanno esaltare ciò che il mare offre ogni giorno. E entrambe hanno una filosofia di rispetto per l’ingrediente: niente sprechi, niente maschere.

Arancine ed Onigiri… li trovate esposti assieme da metà’ luglio a domenica 9 agosto al Bar U Friscu


Arancini e Onigiri: cugini del riso farcito
Il parallelo più evidente è proprio tra arancini e onigiri. Entrambi sono palline (o coni) di riso farcite, pensate per essere mangiate con le mani, perfette da portare in viaggio o al lavoro.
Gli arancini siciliani (o arancine a Palermo) nascono probabilmente in epoca araba e si sono evoluti in due grandi famiglie: quelli a punta catanesi (a forma di vulcano Etna, con ragù di carne e piselli) e quelli rotondi palermitani. Il riso viene cotto con brodo e zafferano, farcito (ragù, prosciutto e mozzarella, funghi, pistacchio…), impanato e fritto fino a diventare croccante fuori e morbido dentro.
Gli onigiri giapponesi sono più minimalisti: riso spesso condito con aceto o sale, farcito con salmone, tonno mayo, umeboshi (prugna salata), ikura o semplicemente nori. A volte vengono grigliati (yaki onigiri) o fritti in versione moderna.

La somiglianza concettuale è così forte che nel 2020 a Parigi è nata una collaborazione temporanea tra Domenico’s (ristorante siciliano) e Onigiriz (negozio di onigiri). Hanno creato:
• Arancini “giapponesi”: petto di maiale alla stout giapponese, calamaro piccante al gochujang, peperoni e melanzane al miso.
• Onigiri “italiani”: ragù di salsiccia al finocchietto con pomodoro San Marzano e formaggio affumicato; pollo impanato stile karaage con maionese al pesto; tonno agli agrumi e basilico fresco. 
In alcuni locali americani (come Junah) gli arancini vengono addirittura modellati a forma triangolare di onigiri, farciti di burrata e completati con ikura e salsa di nori. Il concetto è lo stesso: riso + ripieno + croccantezza o contrasto di texture.

Il “Sushiciliano”: quando il Giappone arriva in Sicilia
Negli ultimi anni in Sicilia è esploso il fenomeno del sushiciliano o Sicilian sushi. Non si tratta di sushi “italianizzato” in modo forzato, ma di una vera e propria contaminazione in cui la tecnica giapponese (precisione nel taglio del pesce, equilibrio tra riso e topping, uso di nori e wasabi) incontra le eccellenze del territorio siciliano.

Ingredienti protagonisti:
• Tonno rosso di Mazara del Vallo → sashimi e nigiri di altissimo livello
• Gambero rosso di Mazara → crudo, dolce e delicato
• Ricci di mare di Siracusa o Trapani → gunkan e uramaki iodati
• Neonata (bianchetto) → delicata nei temaki
• Arancia rossa di Sicilia IGP e limone → marinature e salse agrumate
• Pistacchio di Bronte e mandorle di Avola → topping croccanti o tempura
• Ricotta salata e caponata → versioni mediterranee creative (gunkan con tonno e caponata)
Ristoranti come Kaleido Terrace a Ortigia (Siracusa) propongono arancino di baccalà con salsa giapponese o roll con gambero rosso, burrata, ricci e olio al mandarino.
A Taormina il Fusion de La Plage Resort crea futomaki fritti con salsa all’arancia siciliana e nigiri con ostrica e limone.
A Palermo Hio Sushilab e altri locali di alto livello mescolano Mediterraneo e Giappone con maestria. 
A Bologna esiste persino Sicilyn, un ristorante gestito da una chef giapponese che utilizza pesce siciliano di qualità (gamberi di Mazara, tonno) con tecnica nipponica: nigiri al pistacchio, onigiri con tocchi mediterranei, chirashi reinterpretati.
Idee di contaminazioni da provare a casa
Ecco alcune suggestioni facili e gustose:
1. Arancino fusion “yaki style”: prepara un arancino classico al ragù, ma prima di friggerlo spennellalo con salsa teriyaki light e cuocilo in forno o friggitrice ad aria per una versione più leggera e “yaki-onigiri”.
2. Onigiri alla Norma: riso sushi condito con aceto di riso, farcito con melanzana fritta a dadini, ricotta salata grattugiata e basilico. Avvolgi nel nori.
3. Nigiri “siciliano”: riso sushi + fetta di tonno o gambero rosso crudo + un tocco di pistacchio tritato + scorzetta di arancia rossa + goccia di olio evo invece della soia.
4. Ponzu siciliano (ispirato allo chef Angelo Pumilia): succo di limone + salsa di soia + marmellata di mandarino o arancia rossa + colatura di alici. Perfetto per condire crudi o tempura.

Un futuro di ibridazioni felici
Queste contaminazioni non sono mode passeggere: sono il segno di una cucina globale che sa riconoscere le affinità profonde tra culture diverse. Sicilia e Giappone, due isole di mare, due popoli orgogliosi delle proprie tradizioni, stanno creando un linguaggio gastronomico nuovo, rispettoso e creativo.
Provare un arancino con influenze giapponesi o un sushi con pistacchio di Bronte non significa tradire le origini: significa arricchirle. Il cibo, dopotutto, è il miglior ambasciatore di pace e curiosità tra i popoli.
La prossima volta che morderete un arancino caldo o un onigiri fresco, pensate che forse, da qualche parte tra Palermo e Tokyo, qualcuno sta già inventando la prossima contaminazione perfetta. E sarà sicuramente buonissima.
Buon appetito… o itadakimasu

In copertina Luca genevese, Masahiro e Michele D’Anca ( proprietario de U Friscu)


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