“Sono molto preoccupato per il futuro della Basilica, dico con chiarenza quello che penso, forse perchè un po’ più libero di altri (per le funzioni che ho svolto ed anche per le cose che ci possono essere rispetto al futuro) e posso provare a dire ai miei concittadini quello che penso fino in fondo su questa terra. La Basilicata non ha dinanzi a sé un futuro roseo, un futuro a cui possiamo guardare con sorriso e spensieratezza, ad un avvenire denso di prosperità. Penso che la politica, almeno una parte di essa, debba avere il coraggio e la forza di dirlo alle persone.” E’ Roberto Speranza (ora deputato PD eletto nella circoscrizione della Campania, ma già Ministro della Salute nei governi Conte II e Draghi e prima ancora capogruppo alla Camera dei Dem, nonchè segretario regionale del PD di Basilicata), ad esprimere il suo punto di vista circa il futuro della della nostra regione. E la ragione? “Perché il mondo è cambiato e noi siamo dentro a questo cambiamento avvenuto negli ultimi 10-15 anni. Un cambiamento radicale che spiazza il nostro pezzo di mondo dentro cui noi siamo: l’Occidente, in modo particolare l’Europa, che è stato il centro del pianeta per molti decenni, ma oggi non è più così. Il centro del mondo si è spostato da un’altra parte. Ormai l’Indo Pacifico è nettamente il nuovo centro del mondo e noi stiamo -un po’ alla volta, senza rendercene conto e senza una grande consapevolezza da parte dei gruppi dirigenti europei (non parlo dei sindaci, dei presidenti di regione, ma parlo di chi guida i grandi paesi e i grandi processi nel nostro pezzo di mondo)- diventandone la periferia. Ieri sera a Rionero citavo alcuni numeri che riguarda il settore dell’automobile: 10 anni fa il numero di auto prodotte in Europa era più o meno equivalente al numero di auto prodotte negli Stati Uniti e al numero di auto prodotte in Cina; 12 anni dopo la Cina da sola produce la somma delle automobili di Europa e Stati Uniti.” A fronte di un tale scenario di decadenza dell’Occidente a cui gli USA tentano di resistere con una politica aggressiva e guerrafondaia (in cui veniamo puntualmente coinvolti come UE e Italia), Speranza parla di una “domanda che a me fa tremare i polsi e che non vedo purtroppo posta dove dovrebbe essere posta, cioè in primis dentro i gruppi dirigenti, penso al Consiglio regionale della Basilicata ma anche le altre regioni del Sud“. Quale? Come può farcela “una piccola regione che (come diceva sempre Vito De Filippo è sparsa in un territorio largo il doppio della Liguria) è sempre stata periferia e rappresentato un elemento di marginalità nel momento in cui però il suo pezzo di mondo guidava il pianeta, oggi che invece non siamo più alla guida del mondo ma che ci stiamo marginalizzando come Europa e come Occidente? Questa domanda mi fa una paura enorme. Come regge la Basilicata che è stata periferia quando l’Europa era capitale, oggi che l’Europa diventa periferia? Come caspita dobbiamo reggere? E’ una domanda tremenda che dovrebbe attraversare ogni giorno la nostra discussione.” Un invito, insomma, ad alzare lo sguardo e il livello del dibattito politico culturale che Speranza fa, cogliendo l’occasione della presentazione del libro di Vincenzo Santochirico, “Le passioni di un decennio“, svoltasi sabato sera in quel di Pomarico, in cui era ospite con Vito De Filippo (già parlamentare, nonchè sottosegretario e Presidente della Giunta regionale di Basilicata, da poco sindaco di Sant’Arcangelo). Un ciclo di presentazioni in corso in diverse piazze dei comuni della Basilicata e sempre molto partecipate a cui sono chiamate puntuamente a parlarne, personalità che hanno vissuto in prima persona quel ciclo politico decennale ricostruito nella fatica letteraria di Santochirico, consentendo in tal modo di raggiunge lo scopo di ravvivare una attitudine a quel dibattito politico culturale troppo esanime ed appiattito degli ultimi anni. Ed è in riferimento alla manifestazione in cui stava intervenendo, Speranza dice: “io penso che sebbene questo libro non è stato chiaramente pensato per questa finalità, ci offre una potenziale risposta: è il rapporto tra politica e cultura, la chiave di una strada possibile per trovare un posto dentro questo mondo”. E con uno sguardo al passato in cui i dem erano indicati come “partito regione” nelle accezioni più diverse, che Speranza rivendica: quel “gruppo dirigente che ha guidato il centro-sinistra e la Basilicata per una lunga stagione è stato un gruppo dirigente di qualità…con la capacità di trasferire ai cittadini di questa regione una visione netta, strategica, di un orizzonte politico che noi disegnavamo per il benessere di questa comunità…siamo stati quelli che come regione prima di altri hanno capito che c’era una traiettoria europea che bisognava seguire…siamo stati per anni tra le prime regioni nei numeri della capacità di spese europee,siamo stata l’unica regione, non a essere commissariate sulla sanità, siamo stata la regione che ha letto forse prima di altriche c’erano dei processi di informatizzazione della società su cui bisognava investire”. Ma, ricorda Speranza nel suo excursus “a un certo punto questa macchina si rompe, un po’ alla volta si consuma questo rapporto anche di fiducia molto forte (il centro-sinistra della Basilicata vince con percentuali comparabili a quelle dell’Emilia Romagna e della Toscana, eravamo considerata una regione modello) nei confronti dei nostri gruppi dirigenti. Dopodiché cosa succede? Noi non riusciamo più a fare due cose che prima eravamo riusciti a fare benissimo: da un lato disegnare una traiettoria di sviluppo possibile e reale per la nostra regione e dall’altra parte tenere insieme un gruppo dirigente plurale e molto autorevole.” E qui che scatta una sorta di “nostalgia” per quello che è stato e che servirebbe, ovvero il ruolo “di un partito che possa autorevolmente guidare una comunità”, pur confessando che “ però non vedo un organismo, non vedo un gruppo dirigente che si confronta, non vedo una riflessione, un luogo dove si può provare a ragionare sul futuro di questa terra.” A tal fine, dice che “dobbiamo capire come ricostruiamo un orizzonte possibile e continuo a pensare che se il centrosinistra e il Partito Democratico non si rialzerà per la nostra Basilicata sarà durissima perché non vedo fuori da questa comunità politica una possibilità reale di giocare le sfide che fanno tremare i polsi che sono davanti a noi.” Concludendo “guardiamo a questi 10 anni di cui al libro di Santochirico e alle sue riflessioni , provando a capire come far tesoro di quello che è avvenuto per ricostruire un orizzonte possibile per una terra che tutti amiamo e che merita un futuro migliore di quello che si profila”.
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Vito Bubbico
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