Roma, 1 agosto 2026 – Sono tornati i predoni del carburante, benzina ma soprattutto gasolio. La ripartenza è dovuta all’impennata dei prezzi?
“Sicuramente in questi ultimi mesi stiamo assistendo a una ripresa del fenomeno, anche se non ai livelli di qualche anno fa. Ma certamente si sono riacutizzate alcune manifestazioni di illegalità: traggono origine anche dal fatto che i prezzi sono sensibilmente aumentati. Per questo la frode è particolarmente attrattiva”.
Gianni Murano, ingegnere, è presidente Unem. L’Unione energie per la mobilità “rappresenta le principali aziende che operano in Italia nell’ambito della raffinazione, dello stoccaggio e della distribuzione di prodotti petroliferi e di prodotti energetici low carbon”, come chiarisce il sito.
Quali sono le strategie dei predoni nel 2026?
“Volendo schematizzare, oggi abbiamo tre grandi aree di illegalità. La prima riguarda i traffici di contrabbando transfrontaliero: il prodotto ha origine in Paesi magari fuori dalla Ue e in qualche modo trova l’accesso più facile all’interno della Comunità europea per arrivare quindi alle varie destinazioni che lo smerciano. Questo è un fenomeno indagato soprattutto dalla Procura Europea”.
E sono quotidiane le inchieste di Finanza e Agenzia delle Dogane.
“Infatti abbiamo poi benzina e gasolio contraffatti, ovvero rilasciati secondo un certo codice fiscale, magari riclassificati come lubrificanti ma che di fatto sono carburanti. Quindi devono essere intercettati sulle autobotti. Anche questo fenomeno spesso ha origine transfrontaliera, i prodotti arrivano in Italia da altri Paesi come Slovenia, Ungheria e Romania. L’ultimo grande filone è quello dell’evasione dell’Iva, una frode. Il carburante viene immesso sul mercato senza il corretto versamento dell’imposta, viene stimato un quantitativo inferiore a quello reale”.
Parlando invece di ’infrastrutture’: com’è organizzata in Italia la rete che distribuisce il carburante?
“Prima di tutto è molto parcellizzata, conta su poco meno di 22mila stazioni, molte con un erogato davvero basso per cui molti si interrogano: come fanno a rimanere aperte?”.
E lei che risposta si dà?
“Intanto parto da un dato oggettivo: ci sono stazioni con numeri talmente ridotti che avrebbero un margine lordo operativo all’anno inferiore ai 15mila euro. La risposta? Possono avere attività collaterali, dall’officina al bar. Ma un’altra strada possibile è quella del prodotto di contrabbando”.
Chi tiene le fila dell’illegalità?
“I fenomeni hanno bisogno di un’organizzazione complessa. Far arrivare un’autobotte dalla Slovenia a una certa area dell’Italia è un’operazione che coinvolge molti attori. Questa criminalità può essere sicuramente avvicinabile a comportamenti mafiosi”.
Ed è possibile stimare quale sia la quota in capo alle organizzazioni criminali?
“No, una stima attendibile oggi non esiste”.
Volendo tracciare le mappe delle rotte più seguite dai commerci illegali?
“Chiaramente ci sono dei punti d’ingresso. Intanto i Paesi dell’Est come Slovenia, Ungheria, Romania, Croazia. Ma nell’elenco aggiungerei Germania o Paesi Bassi. Perché un’altra area di attenzione è quella dei biocarburanti. Negli anni passati nel porto di Rotterdam è entrato un quantitativo di questo prodotto non a norma. Cosa che sicuramente ha influenzato il commercio europeo”.
Cosa significa non a norma?
“Che non era bio o non aveva tutte le caratteristiche necessarie per esserlo. Su questo ci sono state molte indagini in Europa, proprio per provare a debellare il fenomeno”.
Come si realizza una truffa sul biocarburante?
“Ne esistono di due tipi: la prima è sulla qualità: dovrebbe avere alcune precise caratteristiche che invece non ha, nonostante le certificazioni cartacee che sembrano attestarle. L’altra è più sottile, il biocarburante costa un po’ di più rispetto alla benzina. Quindi ci può essere qualche piccola compagnia che tende a vendere prodotti che non lo contengono e non rispettano la normativa”.
Ma dove si trova il biocarburante al distributore?
“Intanto è miscelato nel gasolio, ad esempio l’etichetta B7 vuol dire che è presente fino al 7%. Poi c’è l’HVO, è un prodotto 100% bio ed è disponibile su oltre mille stazioni”.
Quindi il commercio di biocarburante è in espansione?
“Prima di tutto c’è una direttiva comunitaria che parla di de-carbonizzazione, quindi bisogna andare verso prodotti che sono sempre meno fossili e più bio. Poi perché le maggiori compagnie petrolifere fanno intrapreso questa strada di avere un prodotto sempre più decarbonizzato”.
Perché in questa storia tornano costantemente alcuni Paesi dell’Est?
“Intanto perché là ci sono delle raffinerie. E poi perché evidentemente i controlli sono un po’ meno rigidi”.
Quali sono le destinazioni dei carburanti di contrabbando in Italia?
“Il Sud, in prevalenza. Ma l’ultima indagine della Guardia di Finanza si è concentrata proprio in provincia di Milano”.
Ed è possibile fare una stima sulle quantità che arrivano in modo illegale nel nostro Paese?
“No, in passato qualcuno aveva accennato a un 5-10%, oggi rimane veramente molto difficile confermare queste percentuali”.
Quali sono i prodotti al centro di questo mercato?
“Tendenzialmente il gasolio. In Italia non avremmo neanche necessità di importarlo, le nostre raffinerie sono in grado di produrre tutto quello che ci serve”.
Benzina diluita con acqua: è una leggenda metropolitana?
“Sì, perché bastano minimi quantitativi di acqua nella benzina per creare danni molto seri. Invece può capitare ed è stato riscontrato che il prodotto possa essere diluito con qualche solvente chimico. Danni? Se è nella fascia di quelli aromatici può in qualche modo essere assorbito dal motore”.
Ma il consumatore che armi ha per difendersi dalle truffe di ogni tipo?
“Il primo dubbio ci deve venire se il prezzo esposto alla pompa è sensibilmente più basso di quello che ci si aspetta. Questo può essere un elemento di illegalità. Ed è bene fare rifornimento sempre presso compagnie nazionali che sono largamente presenti e ben rappresentate sul mercato, sono quelle più affidabili perché hanno una storia decennale di prodotti di qualità e di correttezza e anche procedure molto rigide sulla qualità dei prodotti”.
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