Vi ricordate la reazione del Dottor Ian Malcolm (interpretato dal magistrale Jeff Goldblum) quando vedeva il suo primo dinosauro in carne e ossa nell’iconico Jurassic Park del 1994? Bene, ho avuto la stessa reazione quando ho messo le mani per la prima volta sul nuovo Galaxy Z Fold8 di Samsung.
Non per il design di per sé, d’altronde sia Google che Microsoft provarono già anni fa a introdurre dei pieghevoli in 4:3, così come ha fatto di recente Huawei con la sua linea Pura X, quanto più per quella ammaliante “modo di fare” che ha sempre caratterizzato Samsung fin dagli anni d’oro dei “telefonini” (fa strano usare questo termine nel 2026) pre-smartphone.
Non parlo di eventi gargantueschi o di campagne marketing capaci di far apparire la parola Fold in ogni angolo della capitale Brittanica, ma di quella elegante noncuranza nel non voler seguire le regole, i competitor o i desideri degli utenti, presentando un prodotto che straborda carattere da ogni millimetro.
Al nuovo Galaxy Z Fold8 non interessa se volevamo uno schermo più grande, gli angoli arrotondati, numeri da capogiro per quanto riguarda i mAh della batteria o un comparto fotografico capace di farci gettare nel bidone della differenziata la nostra reflex, a lui interessa fare tutto bene, seguendo le sue regole e mostrando a chi lo prende in mano per la prima volta, che alla fine ha ragione lui.
Attenzione però, questo non vuol dire che sia tutto perfetto, così come il mio consiglio più grande è quello di provarlo con mano prima di acquistarlo a occhi chiusi, ma è dubbio che questo Fold8 sia una boccata d’aria fresca (alla pari del primo Z Fold) in un mercato sempre più concentrato a riciclarsi nel goffo tentativo di migliorare le idee degli altri.
L’effetto novità è solo una parte della storia
L’effetto novità, nel prendere fra le mani il nuovo Z Fold8, inutile negarlo, è fortissimo. Mi sono ritrovato più volte a tirarlo fuori dalla tasca senza un vero motivo, semplicemente perché è un oggetto esteticamente bello e, soprattutto, diverso.
Da chiuso ricorda immediatamente un BlackBerry Passport (sotto certi aspetti persino l’ultimo Bold dell’azienda di Mike Lazaridis): proporzioni basse e larghe che oggi sembrano quasi anacronistiche; angoli appuntiti perché il Fold8 rifiuta ogni inelegante asimmetria, anche a costo di punzecchiarti il palmo della mano a ogni utilizzo.
Digitare sulla tastiera leggermente allargata dello schermo esterno da 5,5” è puro godimento, soprattutto per chiunque abbia posseduto un Blackberry in passato, e quella ricerca del “rettangolo perfetto” fra le mani è uno dei motivi per cui ci si scrive così dannatamente bene.
Il rapporto a 16:10 del display esterno può risultare straniante inizialmente, almeno fino a che non si inizia a giochicchiarci nel quotidiano con una mano. Sempre comodo, indifferentemente da con che mano si decida di usarlo, con quella diagonale da “iPad in miniatura” che si rivela ottima per navigare sul web, leggere contenuti e guardare video in volata… a patto di non ritrovarsi di fronte a siti web ricolmi di pubblicità che ignorano le proporzioni dello schermo e lo ricoprono di spot peggio che una macchina da Formula 1.
La nuova cerniera dal click secco e preciso, trasmette una sensazione di qualità fin dalla prima apertura. Non è la stessa presente nel precedente Fold7 e differisce anche da quella del Fold8 Ultra. Questa non è pensata per offrire diversi gradi di angolazione allo schermo interno, ma per convertire rapidamente il Fold8 da smartphone a “tablet di piccole dimensioni”.
Una cerniera più rigida che, come vi spiegherò, fra qualche riga, favorisce anche una, quasi, totale sparizione della piega sotto ai polpastrelli, tendendo in maniera differente lo schermo interno.
Due schermi, due identità
Partiamo proprio da questo nuovo display, che è senza alcun dubbio il motivo principale per cui si dovrebbe scegliere questo Fold8. Negli ultimi anni Samsung aveva perfezionato quasi tutto sui suoi Fold e la dimostrazione è proprio il nuovo Fold8 Ultra che racchiude al suo interno otto generazioni di migliorie e affinamenti, ma mancava ancora una risposta a quella richiesta di proporre un display interno maggiormente “diagonale”, capace di favorire la fruizione di contenuti multimediali in maniera più naturale e meno “castrata”.
Il pannello interno da 7,6 pollici adotta finalmente un formato 4:3 che cambia radicalmente l’esperienza rispetto ai vecchi Fold. Non è semplicemente più largo, offre proprio un’esperienza d’utilizzo diversa.
Innanzitutto volgio precisare una cosa importante: guardare un qualunque contenuto in 16:9 sul Fold8 è identico al guardarlo ruotando di 90° un Fold7, o un Fold8 Ultra. Samsung non ha lavorato sull’offrire una superficie maggiore per i contenuti video rispetto alla sua linea di pieghevoli più caratteristica, ma ha voluto offrire un’esperienza diametralmente opposta rispetto a Fold7 e 8 Ultra, sotto praticamente ogni aspetto.
Se quindi avete sempre favorito il formato dei Fold precedenti, non avete necessità di uno schermo rettangolare e non vi da noia guardare i video ruotando lo schermo “quasi quadrato” dei pieghevoli più tradizionali, allora vi consiglio di orientarvi sul Fold8 Ultra per avere il massimo attualmente disponibile sul mercato in ambito di tecnologia “pieghevole”.
Per quanto riguarda il Fold8, la sua estrema versatilità la si percepisce immediatamente non appena si comincia a ruotare lo schermo interno in verticale per navigare sul web.
Leggere articoli, documenti, fumetti e libri è una delle attività che ho apprezzato maggiormente in questi giorni. Il testo occupa lo spazio in maniera molto più uniforme, le righe risultano meno allungate e la lettura diventa meno affaticante le pagine dei fumetti coprono l’intera superficie dello schermo senza richiedere zoom o scroll, insomma i contenuti multimediali ne beneficiano davvero tanto e la diagonale da 7,6 pollici è ottima per garantire il giusto equilibrio fra dimensioni e portabilità.
Può sembrare un dettaglio, ma dopo qualche ora di utilizzo torna difficile abituarsi nuovamente a uno smartphone tradizionale o a un foldable con schermo “quasi quadrato”.
Anche l’editing fotografico beneficia parecchio di questo formato. Orizzontalmente le foto in 4:3 ricoprono l’intera superficie dello schermo, orientando verticalmente il device si ha spazio per gli strumenti e una buona visione dell’immagine a cui si sta lavorando. Lo stesso vale anche per applicazioni di editing video, dove le timeline “respirano” maggiormente e non ci si sente mai costretti con lo spazio a disposizione.
Anche Galaxy AI trova molto più senso su uno schermo di queste dimensioni, perché finalmente tutte le funzioni di editing, traduzione o scrittura hanno lo spazio necessario per essere realmente sfruttate.
Il multitasking rimane uno dei grandi punti di forza della serie Fold e One UI 9 conferma che Samsung ha realizzato, almeno per il momento, il milgior software per sfruttare un device pieghevole.
Aprire due o tre applicazioni contemporaneamente, trascinare contenuti da una finestra all’altra oppure consultare il browser mentre si prendono appunti continua a essere un’esperienza estremamente naturale, anche se in questo caso la comodità di una diagonale maggiormente quadrata si fa sentire.
Tre applicazioni affiancate orizzontalmente, o impilate verticalmente, sono indubbiamente pratiche ma la superficie quadrata di Fold7, e 8 Ultra, rimane più orientata alla gestione di più software da poter ridimensionare alla bisogna avendoli sempre sotto controllo.
Sono due filosofie diverse che sposano diverse tipologie di utenti e va benissimo così. Si è più orientati al pieghevole per la produttività? Si valuta il Fold8 Ultra, cercate un tablet compattissimo con cui fruire senza pensieri di ogni contneuto multimediale? Il Fold8 è quello che fa per voi.
Ma è il nuovo rapporto 16:10 del display esterno a cambiare completamente il modo di utilizzare questo smartphone. Uno schermo apparentemente basso, tozzo, molto più largo di quello a cui siamo stati abituati dai pieghevoli, ma allo stesso tempo estremamente naturale da utilizzare ogni giorno.
Per assurdo ci si ritrova a utilizzare più il display esterno che quello interno nel quotidiano perché tutto funziona esattamente come dovrebbe. Un form factor più compatto, orientato a favorire la digitazione senza, però, creare eccessivi compromessi nell’utilizzo quotidiano è esattamente quello che serviva al mondo dei pieghevoli per prendere a spallate quella nicchia di scettici.
Il display del Fold8, con quei 16:10 che riportano alla mente un iPad in miniatura, è perfetto per fare praticamente tutto in mobilità. Le chat i messaggi e le mail si gestiscono senza problemi con lo schermo chiuso; navigare sui social, laddove siano ottimizzati, è comodo e piacevole; guardare un video orientando il device in orizzontale garantisce le giuste dimensioni per quando ci si trova in metro o in mobilità estrema.
In mano non è mai scomodo, con i suoi 201 grammi risulta leggerissimo e in tasca non ingombra e, quando serve, lo si apre e si ha una superficie da quasi 8 pollici con cui fare tutto quello che richiede uno schermo di dimensioni più generose.
È un form factor capace di cambiare completamente il rapporto che si instaura con un pieghevole. Aprire lo schermo diventa un optional, non una necessità e questo permette di aumentare mostruosamente l’autonomia del dispositivo.
L’equilibrio fra dimensioni, peso e compromessi, ha fatto si che Samsung sia riuscita a creare un device che prima di essere un ottimo pieghevole è semplicemente un ottimo smartphone.
Una sbavatura però è presente e non arriva da Samsung ma da Android, ovvero l’ottimizzazione delle applicazioni. Le app di Samsung, e di quelle aziende che hanno voluto investire anticipatamente su questo nuovo form factor, sono praticamente perfette.
Calendario, Galleria, Meteo, SmartThings, Samsung Health, Play Store, Diseny+ Netflix, persino Apple TV e Apple Music, sono praticamente perfette e ottimizzate molto bene per entrambi i rapporti di schermo.
Tutto l’ecosistema proprietario di Samsung sfrutta a dovere il formato del display, mostrando pannelli multipli, colonne laterali e interfacce pensate specificamente per i vari rapporti d’aspetto e le inclinazioni del display.
Quando invece si passa alle applicazioni di terze parti emergono ancora parecchi limiti: Instagram continua semplicemente ad adattarsi allo schermo invece di sfruttarlo realmente; TikTok lascia enormi porzioni inutilizzate quando si passa alla visualizzazione orizzontale e perde una grande occasione mostrando i commenti sopra il video invece di affiancarli lateralmente; Telegram cambia poco rispetto a uno smartphone tradizionale e tende a riavviarsi ogni volta che si apre, o si chiude, il display; YouTube, per quanto ottimizzato, ancora mostra dei piccoli bug quando lo si cambia rapidamente orientamento o si cambia schermo durante la visione di un contenuto.
Per carità, c’è ancora tempo fino ai primi giorni di agosto, data di uscita ufficiale del Fold8, ma è paradossale come anche se l’hardware è pronto (e con molta probabilità venderà parecchio considerando che si parla di Samsung), molti sviluppatori su Android preferiscano comunque attendere una reale diffusione prima di ottimizzare le proprie app.
Tra gli aspetti, infine, che mi hanno impressionato maggiormente c’è il trattamento antiriflesso. Samsung ha svolto un lavoro eccellente.Sia all’aperto, sia inclinando il telefono sotto la luce diretta, il display rimane sempre leggibile. I riflessi non spariscono completamente, ma vengono attenuati al punto da non diventare quasi mai fastidiosi.
Anche gli angoli di visione sono eccellenti e contribuiscono a rendere molto piacevole l’utilizzo all’esterno. La luminosità, pur non raggiungendo i record assoluti di alcuni comeptitor è più che ottima in qualsiasi situazione, mostrando chiaramente come, alla fine, di tutte queste migliaia di nits ce ne facciamo ben poco all’atto pratico.
E poi c’è la piega. Samsung non l’ha eliminata, ma è riuscita finalmente a renderla quasi impercettibile durante l’utilizzo. Dopo poche ore si smette di notarla a parte quando una fonte luminosa la colpisce direttamente con una certa angolazione.
Al tatto non la si percepisce mai, se non nelle estremità superiore e inferiore, e nell’utilizzo quotidiano semplicemente non c’è… anche se sarà da vedere dopo qualche mese di aperture e chiusure se la situazione rimarrà la stessa.
Il merito è della nuova struttura interna, della cerniera completamente riprogettata e del nuovo strato di supporto in lega di titanio perforata che, almeno secondo Samsung, dovrebbe contribuire anche a mantenere stabile la piega nel corso dei mesi.
E poi c’è lui… l’unico compromesso che non sono riuscito a digerire del tutto: l’assenza della Flex Mode. Visto che la cerniera del Fold8 non è progettata per mantenere con precisione le varie inclinazioni, Samsung ha deciso di eliminarla.
Chi vuole vedere i video su un solo schermo tenendo inclinato il Fold8 può usare la modalità tenda sfruttando il display esterno, ma è indubbio che la Flex Mode sia una mancanza che, per molti utilizzatori di pieghevoli, potrà fare la differenza.
Per quanto aprire e chiudere il device sia estremamente piacevole, e la cerniera è leggerissima ed effettivamente solida nel mantenere le posizioni disponibili, continuo a pensare che sacrificare del tutto una delle funzioni che hanno reso celebri i pieghevoli Samsung non sia stata la scelta migliore.
Lo stesso discorso vale per la S Pen, anch’essa sacrificata da qualche anno sull’altare dello spessore. Samsung ha deciso di perseguire una filosofia molto precisa: ridurre peso, spessore e ingombri prima di qualsiasi altra cosa, andando a eliminare accessori superflui come la S-Pen, ma quando vedi competitor che sono riusciti a introdurre il supporto allo Stylus con spessori simili, rimane il dubbio che forse si poteva lasciare questa funzionalità.
Chi ha detto che ha poca autonomia?
Samsung continua a essere piuttosto conservativa quando si parla di batterie nei suoi pieghevoli. Anche quest’anno troviamo un’unità da 4.800 mAh ma questa volta è al Silicio Carbonio.
Leggendo semplicemente la scheda tecnica, è facile pensare che possa rappresentare uno dei punti deboli del dispositivo, soprattutto considerando le cifre folli raggiunti da molti altri competitor, poi lo si usa e si capisce che quando un software è ottimizzato, e un deivce è equilibrato, non serve sempre avere numeri altisonanti sulla scheda tecnica.
Ovvio, con il risultato ottenuto da Samsung con il Fold8, avesse avuto una batteria da 6500 mAh ora ci troveremmo davanti davvero a un “battery mosnter”, ma è anche perfettamente comprensibile che l’azienda si stia muovendo in punta di piedi per quanto concerne l’introduzione di nuove tecnologie per quanto riguarda le batterie.
Con gli attuali volumi di produzione, non ci si può permettere alcun errore, motivo per il quale non mi stupisce più vedere un incremento annuale così parsimonioso di mAh.
Resta il fatto che con quasi 4 ore di schermo acceso, 52 foto a risoluzione massima, quasi un’ora di YouTube, 12 video registrati in 4K a 60 FPS e una manciata di esperimenti fatti con Galaxy IA su video e foto, mi sono ritrovato con il 49% di batteria a metà giornata.
Poco prima di scrivere questa recensione, invece, ho voluto usare il dispositivo in maniera tradizionale, senza spremerlo, e sono arrivato a fine giornata con ancora il 68% di autonomia.
Insomma, pur non mostrando risultati da record, il Galaxy Z Fold8 è uno di quegli smartphone che dimostrano ancora una volta quanto l’ottimizzazione software conti almeno quanto la capacità della batteria.
Il motivo, ovviamente, va oltre la semplice ottimizzazione di One UI. Il nuovo form factor, come vi spiegavo poc’anzi, cambia radicalmente il modo in cui si utilizza il device e lo schermo esterno, ovviamente, consuma davvero poco rispetto a un display tradizionale o a quello interno.
Quasi tutte le attività professionali le svolgo quasi esclusivamente sul display da 5,5 pollici e questo ha un impatto enorme sui consumi. Lo schermo interno da 7,6 pollici resta naturalmente il componente che richiede più energia, ma è proprio il Fold8 a far si che lo si utilizzi solo quando serve davvero, il che porta questo nuovo pieghevole a durare molto più di quanto la sua scheda tecnica lasci intendere.
Anche la ricarica cablata ha fatto un timido passo avanti con l’arrivo dei 45 W, un miglioramento sensibile rispetto ai 25 W delle generazioni precedenti, ma ancora lontano dalla concorrenza.
Resta presente anche la ricarica wireless, che si ferma a 15 W, una velocità ancora piuttosto conservativa ma comunque sufficiente per chi è abituato a lasciare il telefono sulla basetta durante la notte o mentre lavora.
Quello hce mi dispiace è l’assenza di magneti nel corpo del dispositivo, relegati nuovamente a case esterni ufficiali che, per quanto proteggano il device, lo rendono più ingombrante e meno elegante. Insomma, Samsung continua a preferire un approccio prudente, ma quest’anno si percepisce un reale passo avanti che migliora l’esperienza nel quotidiano.
Una piccola nota a margine, giusto per correttezza, l’avvento del Silicio Carbonio, come per tutti le altre aziende che lo utilizzano, ha portato con se una riduzione dei cilci di carica garantiti prima del deterioramento della batteria (1.200 cicli certificati, contro i 2.000 della precedente generazione).
Perché ve lo sottolineo? Perché a differenza di quello che si dice in giro per creare futili allarmismi, i cicli di carica garantiti (che si intendono dallo 0% al 100% e non “quando si collega il device al cavo per caricarlo parzialmente”) sono quelli che anticipano il decadimento della salute della batteria all’80%, non quelli totali prima che la batteria debba essere sostituita.
Cosa vuol dire? Che prima di trovarvi con la salute della batteria all’80% dovreste fare 1.200 ricariche da 0% a 100%. Facendone per assurdo una al giorno, ci vorrebbero più di tre anni per percepire un reale decadimento della batteria, viene da se che non ci sia realmente motivo di preoccuparsi.
Fra performance e design
Il nuovo Galaxy Z Fold8 utilizza lo stesso b, un processore che fa ovviamente la sua bella figura praticamente in ogni scneario di utilizzo: dalle funzioni quotidiane, passando per l’emulazione di videogiochi abbastanza esigenti di risorse, fino all’editing di foto e video.
Le prestazioni sono elevatissime e il SoC dimostra un’ottima efficienza energetica, contribuendo a mantenere bassi i consumi in, praticamente, ogni scenario di utilizzo.
Ci sono però alcune precisazioni da fare, giusto per evitare fraintendimenti di sorta. Per quanto non abbia ritenuto necessario, viste le performance stellari del device, cimentarmi con AnTuTu o GeekBench, è evidente che lo spazio contenuto del Fold8 non possa garantire la stessa dissipazione termica offerta dallo chassis del Galaxy S26 Ultra. Questo cosa comporta? Nell’utilizzo quotidiano assolutamente nulla, ma ogni tanto con le applicazioni più esose di risorse il device scalda prima e quando si hanno tante, ma davvero tante, applicazioni in background si assiste a qualche piccolo stutter durante lo scrolling, come se il Fold8 impiegasse qualche millisecondo aggiuntivo per caricare tutte le informazioni di ogni app.
Niente di trascendentale, sia chiaro, siamo ben lontani da scenari discutibili come quelli offerti dall’iPhone Air di Apple, ma è giusto che non approcciate i nuovi foldable aspettandovi uno scenario identico a quello offerto dal S26 Ultra.
Per quanto riguarda la costruzione, invece, è difficile prendere in mano il Galaxy Z Fold8 senza accorgersi immediatamente del lavoro che Samsung ha svolto sul progetto.
Per anni la corsa ai pieghevoli si è concentrata quasi esclusivamente sul diventare più sottili, Samsung quest’anno ha deciso di separare le cose, rendendo sottilissimo il Fold8 Ultra, e rendendo leggerissimo il Fold8.
Con appena 201 grammi è semplicemente uno dei pieghevoli più leggeri che abbia mai utilizzato, vi direi persino il più leggero ma quel primato, almeno per il momento, lo ha guadagnato lo Z Flip8.
Sembra un’aspetto poco interessante, ma non avete idea di quanto cambi nel quotidiano. Non si sente mai in tasca, in mano è una piuma, da aperto non affatica mai il polso.
Per il mio utilizzo non sarà lo smartphone più leggero in assoluto che abbia mai usato, ma sicuramente è quello più comodo pratico e “invisibile” durante la giornata che mi sia trovato fra le mani.
Il peso è distribuito in maniera eccellente e le diagonali scelte da Samsung si rivelano perfette per l’utilizzo di tutti i giorni. Più grosso sarebbe stato più massiccio e ingombrante, rischiando di risultare molto meno pratico sia da chiuso che da aperto.
La nuova cerniera è un’altra delle protagoniste assolute. Samsung, come vi anticipavo poc’anzi, l’ha completamente ripensata. La resistenza durante l’apertura è inferiore rispetto al passato, e anche rispetto al Fold8 Ultra, si inizia il movimento e raggiunta la metà è il device che completa l’opera quasi in totale autonomia. A 45° la resistenza è ottima per sfruttare il device in modalità tenda e da chiuso lo chassis ha guadagnato una leggerissima curvatura nella parte interna del frame che non rivoluziona l’estetica ma ne migliora il grip durante l’apertura.
È una sensazione difficile da spiegare, ma estremamente piacevole nell’utilizzo quotidiano. All’interno dello chassis è presente inoltre un nuovo strato in lega di titanio, che sostituisce il precedente supporto polimerico sotto il display flessibile.
Questa soluzione permette contemporaneamente di aumentare la rigidità strutturale, ridurre lo spessore e contribuire al contenimento della piega nel lungo periodo. Samsung sostiene addirittura che questa nuova struttura dovrebbe aiutare la piega a mantenersi stabile anche dopo mesi di utilizzo e, secondo alcune informazioni condivise dagli ingegneri dell’azienda, un prototipo utilizzato per circa tre mesi non avrebbe mostrato alcun peggioramento visibile della piega. Sarà naturalmente il tempo a confermare questa promessa, ma in merito questo aspetto ci aggiorneremo fra qualche tempo.
Anche la resistenza generale mi ha lasciato impressioni positive. Durante la prova mi è capitata una caduta accidentale piuttosto importante e, fortunatamente, il Fold8 ne è uscito completamente illeso. Nessun graffio, nessuna ammaccatura, schermo privo di graffi, lo chassis non ha cominciato a traballare nei punti di giunzione e nessuno scricchiolio da parte della cerniera. Ovviamente un singolo episodio non rappresenta un test scientifico, ma contribuisce comunque a trasmettere fiducia nei confronti della nuova struttura.
Ci sono però due aspetti che non ho apprezzato: il primo è la certificazione IP47, troppo bassa per garantire un utilizzo realmente senza pensieri. Samsung continua a proteggere molto bene il dispositivo dall’acqua, ma resta ancora distante dai progressi fatti da alcuni concorrenti sul fronte della polvere. Nei Fold7 bastava un granello di sabbia che si infilava nel punto sbagliato della cerniera e si rischiava di danneggiare il display interno. È un limite che andrà risolto con il tempo, specialmente a fronte di una resistenza davvero superlativa del Fold8 sotto tutti gli altri aspetti.
Il secondo è il posizionamento degli speaker. Sono due, sono stereo, ma sono posizionati nella parte superiore e posteriore di uno dei due pannelli che compongono il device.
Questo comporta che da chiuso, orientato in orizzontale, tutto sia perfettamente equilibrato e con un volume sostenuto, a patto di non poggiare unao dei palmi su uno speaker,ma da aperto, in orizzontale, l’effetto stereo svanisce e rimane solo un ottimo volume di uscita proveniente solo da uno dei lati del device.
Se si apre il Fold8, lo si orienta in verticale e lo si impugna dal pannello con lo schermo esterno, uno degli speaker viene inevitabilmente coperto, abbattendo ulteriormente l’immersione.
Non è un difetto drastico, il volume di uscita è ottimo i bassi sono presenti e non distorce mai, però il posizionamento degli speaker, presumo obbligato da motivi puramente ingegneristici, non garantisce l’immersione che ci si aspetterebbe da un prodotto di questo livello.
Dove sono i miei 200 megapixel?!
Il comparto fotografico è uno di quegli elementi che mostra quanto poco interessa a Samsung di inseguire i trend dove non serve. Innanzitutto, il Galaxy Z Fold8 non scatta brutte foto, anzi, ma è indubbio che per molti leggere che sono presenti solo due sensori da 50 MP (uno principale e uno grandangolare) farà storcere il naso, soprattutto considerando il posizionamento del prodotto.
Ci sono però diverse ragioni per cui comprendo appieno questa scelta. Innanzitutto la “distinta concorrenza” di Samsung utilizza sensori da 48 MP che vengono celebrati come i migliori in assoluto per creare contenuti dalle masse, quindi… perché spendere di più per inserire a tutti costi un sensore da 200 MP?
Dopodiché, la scelta di due camere ottime ma non eccelse permette di contenere il prezzo di listino senza porre di fronte a compromessi enormi, e considerando che il Fold8 è il primo pieghevole con questo form facto diverso, ci stà che Samsung aspetti di vedere la risposta del pubblico prima di “pimparlo” sia in termini di specifiche che, conseguentemente, anche nel prezzo di listino.
Infine, ma non meno importante, il Fold8 realizza ottimi scatti in ogni occasione, mostrando il fianco negli stessi scenari in cui anche l’S26 Ultra cede il passo a comparti fotografici più elaborati e costosi.
È il classico punta e scatta di Samsung che ormai conosciamo molto bene. I colori sono vivaci senza risultare eccessivamente artificiali, la gamma dinamica è molto ampia e il livello di dettaglio è elevato praticamente in qualsiasi situazione di luce.
Samsung permette inoltre di attivare lo scatto a 24 megapixel, una modalità che consiglio caldamente di abilitare perché restituisce fotografie ancora più ricche di dettaglio senza incidere particolarmente sui tempi di elaborazione. Mentre sfruttando i 50 MP si può sfruttare il crop-in fino a 5X per ottenere uno zoom convincente in quasi ogni contesto.
Le due fotocamere mantengono una resa cromatica molto simile e questo rende il passaggio tra i due sensori praticamente impercettibile. Quando cala la luce, però, emergono i classici limiti dell’elaborazione “made in Sasmung”.
L’ultra-grandangolare tende a introdurre parecchio rumore nelle aree più scure e la perdita di dettaglio diventa evidente molto prima rispetto alla fotocamera principale. Mentre il sensore principale sfrutta la Nightography per creare scatti convincenti ma eccessivamente artificiali e, quando la si disattiva, il rumore non tarda a palesarsi.
È un comportamento che avevo già visto sul S26 Ultra e che, personalmente, mostra che l’azienda dovrebbe concentrarsi maggiormente sull’elaborazione degli scatti visto che entrambi i sensori, se utilizzati con app di terze parti, si rivelano davvero ottimi per il punta e scatta da smartphone.
Ovviamente se si sale verso il 10x con il sensore principale iniziano inevitabilmente ad apparire rumore, perdita di dettaglio e un’elaborazione software molto più evidente. Non significa che gli zoom siano inutilizzabili, ma che il Fold8 non è il cameraphone di riferimento per questa tipologia di utenti e non vuole nemmeno esserlo.
Un aspetto che invece ho apprezzato moltissimo riguarda i video. Probabilmente siamo davanti al miglior pieghevole Samsung mai realizzato da questo punto di vista. La registrazione arriva fino al 4K a 60 fps e all’8K a 30 fps, ma soprattutto eredita alcune delle funzioni professionali introdotte con Galaxy S26 Ultra come la stabilizzazione estrema attivabile tramite il blocco dell’orizzonte.
È possibile registrare in Log, utilizzare il codec APV, applicare direttamente le LUT di Samsung e sfruttare strumenti decisamente più evoluti rispetto al passato. Sono funzioni che difficilmente interesseranno l’utente comune, ma chi realizza contenuti video troverà un livello di controllo molto superiore rispetto alle precedenti generazioni.
Ho apprezzato anche la nuova funzione Fan Cam, che sfrutta l’intelligenza artificiale per creare video di formati diversi che mantengano automaticamente il soggetto al centro dell’inquadratura. Non è una funzione rivoluzionaria, ma può tornare davvero utile durante concerti, eventi sportivi o spettacoli di cui si vogliono preservare dei ricordi.
Naturalmente il vero vantaggio di un pieghevole resta un altro: ovvero la possibilità di utilizzare le fotocamere posteriori per selfie e video. È una funzione che continuo a utilizzare moltissimo e che per quanto non sia una novità, diventa imprescindibile quando si comincia a usarla con costanza.
Ultimo aspetto da condividere per informazione generale: durante una giornata particolarmente intensa trascorsa interamente all’aperto, alternando fotografie ad alta risoluzione, registrazioni in Log, video in 4K e connessione 5G costante, ho notato un percepibile aumento della temperatura nella parte attorno al sensore
Niente di realmente preoccupante, visto che non ho accusato alcuna interruzione della registrazione e una volta terminata l’operazione il device è tornato rapidamente a temperature perfettamente normali, ma è un comportamento che vale comunque la pena segnalare.
Ha senso comprarlo?
Come vi ho detto all’inizio di questa lunga analisi, se avete il budget per acquistare un Galaxy Z Fold8 vi consiglio innanzitutto di andare a toccarlo con mano. Per quanto sia un foldable incredibilmente convincente sotto, quasi, ogni aspetto, è anche un device che stravolge il modo di utilizzare lo smartphone nel quotidiano e che con le sue misure peculiari potrebbe straniare quasi eccessivamente al primo impatto.
Dal canto mio più utilizzo il Galaxy Z Fold8, più mi convinco che Samsung abbia fatto un centro perfetto, elaborando un form factor che altri hanno già sperimentato e trovandone il perfetto equilibrio per renderlo utilizzabile in ogni contesto senza sacrificare design, eleganza e carattere.
Non è un esercizio di stile e non è un prodotto rilasciato in “fretta furia” in vista dell’arrivo di Apple. È uno smartphone costruito con criterio, con una progettazione attenta e con la volontà di dimostrare al mondo che alla fine è pur sempre Samsung ad aver creato il primo smartphone pieghevole.
Naturalmente i compromessi non mancano, ma mai come in questo caso risultano marginali in un prodotto che, superato l’effetto novità, si rivela uno dei dispositivi più concreti, freschi e diversi da parecchi anni a questa parte.
È semplicemente uno smartphone che fa venire voglia di utilizzarlo ed è difficile spiegare questa sensazione finché non lo si tiene con se per qualche giorno, ma indubbiamente è una sensazione che da troppi anni non sperimentavo quando mettevo le mani su un nuovo device.
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Andrea Maiellano
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