L’impatto di El Niño sulle importazioni di frutta nel 2026


El Niño non è più una previsione: è già una realtà. È questa la preoccupazione di Franco Pruzzo della Summit Produce, il quale sottolinea come la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) abbia emesso questo mese un avviso che conferma come il fenomeno si è sviluppato nel Pacifico tropicale e si sta intensificando.

La temperatura superficiale del mare nella regione Niño 3.4 ha registrato un’anomalia di +1,7 °C a metà giugno e la maggior parte dei modelli climatici ora indica un evento da moderato a forte e circa la metà prevede un episodio molto forte (≥ +2,0 °C) al suo picco tra settembre e novembre 2026.

Si prevede che il fenomeno continuerà fino all’inizio del 2027. “La tempistica è cruciale. Il picco dovrebbe coincidere con le campagne di raccolta dei mirtilli e dell’uva da tavola in Perù e con la stagione delle ciliegie, dell’uva da tavola e delle drupacee in Cile. Ogni El Niño è diverso, ma il periodo agosto-dicembre è quello in cui il rischio climatico e quello per i raccolti si sovrappongono maggiormente”, afferma Pruzzo.


Qui di seguito un’analisi più dettagliata delle problematiche per Perù e Cile.

Perù
“Il caldo rappresenta la minaccia principale da agosto a dicembre. Le regioni costiere peruviane di coltivazione come La Libertad, Lambayeque, Piura e Ica, risentiranno degli effetti di El Niño soprattutto attraverso temperature superiori alla media, in particolare con notti invernali più calde”. Le forti piogge lungo la costa sono invece tipiche della stagione estiva, ossia del periodo compreso tra gennaio e marzo. Di conseguenza, fino a dicembre il principale fattore di rischio sarà rappresentato dalle temperature elevate”, spiega Pruzzo.

  • Mirtilli
    “Gli inverni miti riducono l’accumulo di ore di freddo, compromettendo il processo di germogliamento e fioritura”, continua Pruzzo, sottolineando che il settore ricorda la stagione 2023/24, quando le alte temperature hanno causato in varietà come la Ventura un aborto fiorale, favorendo la crescita vegetativa. Ciò ha ridotto drasticamente i volumi di inizio stagione. “Da allora, i coltivatori hanno reimpiantato in modo aggressivo puntando su genetiche a basso e nullo fabbisogno di freddo, e Proarándanos, l’Associazione peruviana dei coltivatori ed esportatori di mirtilli, prevede un avvio di campagna positivo, con circa 56.000 tonnellate entro la settimana 33, quasi il 40% in più rispetto all’anno precedente, grazie a 3.000 nuovi ettari. Il rischio riguarda la seconda parte della stagione qualora, come previsto, dovessero persistere anomalie di temperatura da settembre a novembre”.

    “Ciò significa che la fioritura, i calibri dei frutti, la consistenza e la conservabilità post-raccolta potrebbero risultare compromessi, mentre i volumi potrebbero concentrarsi in finestre di spedizione più brevi. In particolare, Proarándanos è passata da una previsione sull’intera stagione a stime aggiornate nel breve periodo, un segnale dell’incertezza per il futuro”.

  • Uva da tavola
    Le temperature miti nella seconda metà dell’anno potrebbero anticipare la raccolta, ridurre i calibri degli acini e accorciare le finestre di raccolta di Piura e Ica. “Abbiamo già avuto un’anticipazione di questo scenario nelle recenti stagioni caratterizzate da temperature elevate: partenze anticipate, calibri più piccoli e pressioni sulla qualità delle uve provenienti dei lotti più tardivi. Gli acquirenti dovrebbero prepararsi a possibili variazioni nella tradizionale tempistica di transizione tra le forniture di Perù e Cile”, avverte Pruzzo.

© Summit Produce

Cile
In Cile, le maggiori preoccupazioni da agosto a dicembre sono le piogge e l’instabilità climatica. “Nel Cile centrale, El Niño storicamente determina un inverno e una primavera più piovosi, con l’ulteriore complicazione che i recenti eventi hanno esteso i loro effetti più a sud, rendendo O’Higgins e Maule, il cuore della produzione di ciliegie, tra le regioni maggiormente esposte”, sottolinea Pruzzo.

  • Ciliegie
    Questa è la categoria a più alto rischio. “I bioclimatologi avvertono del rischio di forti piogge primaverili, potenziali grandinate durante la fioritura e l’allegagione tra settembre e ottobre e, soprattutto, di eventi piovosi in prossimità della raccolta, tra novembre e dicembre, che possono causare fenomeni di cracking. Con il raccolto cileno a livelli record, anche una percentuale relativamente contenuta di frutti danneggiati dalla pioggia può tradursi in una forte variabilità dei volumi e della qualità all’arrivo sui mercati di destinazione”, spiega Pruzzo.
  • Uva da tavola e mirtilli
    Le piogge primaverili aumentano il rischio di botrite e peronospora durante la fioritura e le prime fasi di sviluppo dei frutti, e possono influire sulla consistenza e sulla conservabilità post-raccolta. Si tratta di fattori che determinano il valore commerciale del prodotto all’arrivo. “Rispetto alle ciliegie, i mirtilli tollerano meglio le piogge durante il periodo di fioritura, ma il rischio di deterioramento si ripercuote anche sulla stagione di spedizione”.
  • Drupacee
    Anche nettarine, pesche e susine dovranno affrontare problemi simili. “Una primavera calda e umida può inoltre accelerare la maturazione e ridurre i tempi di raccolta”, afferma Pruzzo.

© Summit Produce


Conseguenze di El Niño
Cosa significa tutto questo? Per il Perù, si tratta di cambiamenti nelle tempistiche, con temperature più calde che porteranno a un inizio anticipato della stagione di raccolta nel Paese e potenzialmente ridurre le finestre di raccolta sia in Perù sia in Cile.

Anche i volumi potrebbero risultare variabili. “Volumi iniziali elevati di mirtilli peruviani potrebbero lasciare spazio a carenze o a improvvisi aumenti più avanti nella campagna, mentre i volumi di ciliegie cilene dipenderanno dalle piogge di novembre-dicembre”, prevede Pruzzo.

Alla luce di questo scenario, le misure di mitigazione diventano fondamentali. “Entrambi i settori sono preparati meglio rispetto al 2023”, afferma Pruzzo, sottolineando che i preparativi includono varietà di mirtilli a basso fabbisogno di ore di freddo in Perù, ciliegeti coperti e programmi preventivi con fungicidi in Cile. “Pertanto, un El Niño di forte intensità non implica necessariamente il ripetersi delle perdite del passato, ma aumenta il rischio di criticità”.

Nel frattempo, la Summit Produce sta adottando delle misure di mitigazione monitorando gli aggiornamenti settimanali di ENFEN, Senamhi e NOAA insieme ai suoi azionisti GESEX e PuraFruit presenti sul territorio in Cile e Perù. “Adegueremo le previsioni di arrivo e i piani di allocazione man mano che la stagione si svilupperà e continueremo a informare i nostri partner del retail con dati aggiornati in tempo reale sulla situazione produttiva”, conclude Pruzzo.

Per maggiori informazioni:
Franco Pruzzo – direttore generale
Summit Produce Inc.
[email protected]
www.summitproduceinc.com



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