Giada si imbottiva di psicofarmaci e falsificava le ricette


La prossima settimana riprende il processo per l’omicidio di Fregene dinanzi alla Terza Corte d’Assise di Roma dove Giada Crescenzi deve rispondere dell’omicidio volontario pluriaggravato di Stefania Camboni, la 58enne assassinata con 34 coltellate mentre dormiva al primo piano del villino di via Santa Teresa di Gallura, la notte tra il 14 e il 15 luglio dello scorso anno.

Riprende in Corte d’assise il processo per l’omicidio di Fregene, tra i testi anche i medici di base che ebbero in cura l’imputata

La prossima udienza del rito, che si sta svolgendo con giudizio immediato per l’evidenza delle prove raccolte a carico dell’imputata, è convocata martedì prossimo, 14 luglio, presso l’aula bunker di Rebibbia dove saranno ascoltati gli altri testimoni indicati dalla pubblica accusa e, tra questi, i due medici di base che ebbero in cura la 31enne.

Totale dipendenza dalle benzodiazepine

I due professionisti entreranno nel merito della dipendenza di Giada dal Minias, un ipno-induttore che appartiene alle benzodiazepine e che viene utilizzato esclusivamente per il trattamento a breve termine dell’insonnia grave e disabilitante. La giovane ne abusava al punto che era arrivata a falsificare le ricette mediche indispensabili per poter accedere al farmaco.

Una dipendenza nota non solo ai dottori che l’assistevano -puntualizza l’avvocata Anna Maria Anselmi che difende l’imputata insieme alla collega Maria Grazia Cappelli- ma anche a Francesco Violoni che gliele stampava e che mi presentò Giada a cui era stato contestato il reato di falso in un procedimento ancora pendente”.

Dalla relazione predisposta dal consulente di parte, lo psichiatra Alberto d’Argenio, emergerebbe in modo chiaro che le oltre 120 gocce di Minias (più di una bottiglietta al giorno) con cui la ragazza cercava di contrastare lunghi periodi di insonnia, potrebbero aver avuto un ruolo nella totale perdita di consapevolezza delle fasi in cui si è svolta l’azione omicidiaria.

Giada è conscia di aver ucciso, e il quadro accusatorio la inchioda senza margini di dubbio alle sue responsabilità, ma non ricorderebbe nulla di quei tragici momenti.

Parliamo di un ipnotico potentissimo e di una mente obnubilata e offuscata da uno stato dissociativo che ha dato luogo, sì a un omicidio efferato -prosegue Anselmi- ma completamente privo di qualsiasi movente. Durante quelle poche settimane di convivenza nel villino di Fregene con l’ex fidanzato Francesco Violoni, figlio della vittima, non c’era stato tra lei e la signora Stefania alcuno screzio”.

Strategia processuale

La strategia processuale della difesa punta, dunque, a ricostruire il quadro personologico di Giada affinché, sottolinea l’avvocata, “la scienza ci dica con esattezza cosa è accaduto nella sua mente. E in modo tale che a, prescindere dal riconoscimento di un’eventuale incapacità, totale o parziale, di intendere o di volere, Giada possa scontare una pena giusta e adeguata per ciò che ha commesso”.

La 31enne rischia infatti la pena dell’ergastolo se verrà dimostrato, come sostiene la pubblica accusa, che ha agito con premeditazione, approfittando della minorata difesa della vittima uccisa nel sonno oltre che dell’abuso di relazioni domestiche e del vincolo dell’ospitalità.

Parliamo di una ragazza con un passato difficile, bullizzata da giovane, che ha subito un intervento per risolvere il problema della grave forma di bulimia di cui ha sofferto ma che viveva costantemente sotto la pressione di grandi stati d’ansia e di stress correlati a un quadro psicopatologico alterato”, puntualizza ancora l’avvocata della difesa.

Un quadro che se ritenuto plausibile dalla Corte farebbe venire meno le aggravanti contestate facendo prevalere le circostanze attenuanti ai fini di una forte riduzione della pena.

Detenuta modello

Intanto Giada prosegue il suo percorso detentivo nella sezione del carcere femminile di Civitavecchia dove le sue legali sono andate a trovarla qualche giorno fa a poco più di un anno dal suo arresto.

Si è totalmente disintossicata ed è ben inserita nel sistema penitenziario dove si occupa di redigere la ‘spesina’ cioè la lista quotidiana con le richieste che le altre detenute fanno per poter poi avere i beni di prima necessità consentiti dal regime carcerario. Ma partecipa anche alle attività ricreative come il teatro e il ballo”, puntualizza Anselmi.

A questo punto sorge spontanea una domanda, cioè se Giada abbia elaborato la gravità di ciò che ha commesso e se provi sensi di colpa per aver ucciso una persona praticamente indifesa.

Prova un senso di colpa ma attenuato dal fatto di non ricordare quei momenti. Nel contesto della psichiatria forense sta trovando sempre più spesso riconoscimento una condizione di totale annullamento molto simile, per fare un esempio, a quello dei genitori che dimenticano i loro figli in macchina sotto il sole e che li lasciano morire rendendosene conto solo dopo”.

L’iter processuale

Nell’udienza del 15 luglio scorso erano state ascoltati i testimoni di parte civile, la famiglia Camboni difesa dall’avvocato Massimiliano Gabrielli e Francesco Violoni, assistito dall’avvocatessa Ilaria Sala del foro di Biella.

Violoni era stato inizialmente coinvolto nel processo come indagato, poiché accusato da Giada di essere stato lui a uccidere la madre e di averla poi costretta al silenzio sotto minaccia, e poi come parte offesa una volta scagionato da ogni responsabilità.

Tra i testi indicati dal pubblico ministero c’è anche la mamma di Giada.

Il 17 settembre verranno, invece, sentiti i medici legali nominati dalla pubblica accusa e quelli di parte civile in merito alla ricostruzione delle circostanze dell’omicidio e dell’orario della morte della signora Stefania.

Una volta esaurita l’escussione dei testimoni presentati dalla pubblica accusa e, dopo che Giada sarà ascoltata in Aula insieme ai testi nominati dalla difesa, la Corte sarà chiamata a pronunciarsi sull’istanza presentata dalle avvocate della difesa, in base della perizia psichiatrica di parte firmata da Alberto D’Argenio.

Se la perizia farà breccia, ai fini della ricostruzione delle condizioni mentali di Giada, il tribunale potrebbe decidere di nominare un consulente d’ufficio di propria fiducia che accerti la sussistenza di tutte le circostanze cliniche potenzialmente favorevoli all’imputata.

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 Marco Gasparini

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