Il settore dell’aglio spagnolo chiude una stagione 2025/26 complessa, segnata da un forte calo dei prezzi che ha messo a dura prova la redditività degli operatori europei. L’ingresso massiccio di prodotto cinese a quotazioni ridotte ha saturato i mercati internazionali proprio nel momento in cui le aziende locali avevano già costituito le proprie scorte per la fornitura annuale.
In questo scenario di intensa competizione globale e di cambiamenti normativi, Juan Carlos Navarro, direttore commerciale di Big Garlic, azienda specializzata nel segmento dell’aglio lavorato e industriale, analizza la situazione del settore e le prospettive per la nuova stagione 2026/27.
“Nonostante la difficile chiusura della stagione precedente, avvenuta il 31 maggio scorso, le prospettive agronomiche per il nuovo anno in Spagna sono molto ottimistiche sul fronte produttivo. L’avvio della stagione 2026/27 è caratterizzato da una buona raccolta sia in quantità sia in qualità, con volumi superiori a quelli dello scorso anno grazie alle condizioni climatiche favorevoli che hanno garantito rese elevate”, spiega Navarro.
Sul piano cronologico, la raccolta dell’aglio viola – la varietà più rappresentativa della produzione spagnola – è iniziata in Andalusia nel mese di giugno e si sta attualmente concludendo in Castiglia-La Mancia. “La raccolta è stata buona in termini di qualità e calibri per questo tipo di aglio”, sottolinea il direttore commerciale.
La sfida principale è competere con regole del gioco diverse in Europa
Il vero nodo critico per i produttori comunitari non si trova nei campi, ma nel divario normativo ed economico rispetto ai Paesi terzi. “La sfida principale è competere con regole del gioco diverse, con tre fattori critici che pesano in modo determinante: il progressivo ritiro di principi attivi essenziali per la protezione della coltura, che aumenta il rischio agronomico, e costi del lavoro, energetici e regolatori nettamente superiori a quelli delle altre aree di coltivazione nel mondo”, afferma Navarro. A questo differenziale di costi si aggiunge la perdita di efficacia degli strumenti di protezione tariffaria concepiti un quarto di secolo fa. Navarro punta il dito direttamente sul Regolamento (CE) n. 1047/2001, che all’epoca fissava un contingente d’importazione e un dazio dissuasivo di 1.200 euro per tonnellata fuori quota.
“All’epoca, quell’importo equivaleva praticamente al doppio del costo di produzione in campo dell’aglio in Spagna. Oggi è del tutto superato: l’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) della zona euro è salito di circa il 70% da allora, per cui, solo per effetto dell’inflazione, quel dazio equivarrebbe attualmente a circa 2.040 euro per tonnellata. E se a questo aggiungiamo il sovracosto derivante dalle restrizioni fitosanitarie che gravano sulla coltivazione europea, per essere davvero equivalente al regolamento del 2001 il dazio dovrebbe attestarsi intorno ai 2.500 euro per tonnellata”.
Il vuoto normativo sull’aglio da industria
Questa mancata revisione tariffaria colpisce in modo particolarmente pesante il tessuto industriale che trasforma i calibri commercialmente inferiori. “Il regolamento non ha contemplato l’aglio trasformato. Questo fa sì che l’agricoltore riesca a malapena a collocare il prodotto che non raggiunge gli standard per il mercato del fresco, perché la nascente industria europea deve competere senza alcuna protezione rispetto ai costi e ai sistemi produttivi della Cina”, lamenta Navarro. “Come conseguenza diretta, l’aglio proveniente da Cina, Egitto e altri Paesi entra nell’Unione europea coltivato, in molti casi, con processi e principi attivi vietati in Europa, senza che questo risulti chiaramente visibile al consumatore”.
Questa pressione commerciale si fa sentire in modo uniforme sui principali mercati di sbocco di Big Garlic, concentrati negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Nella scorsa stagione sono state commercializzate 7.000 tonnellate, destinate in larga parte alla quarta gamma e al prodotto processato industriale.
“La sovrapproduzione cinese è un fenomeno globale che si avverte su tutti i mercati. Questo fa sì che le nostre vendite si concentrino sempre di più nei Paesi in cui si valorizza l’origine e l’impronta ecologica e sociale del prodotto”, spiega Navarro.
Il direttore commerciale mette inoltre in guardia sui rischi collaterali di questa saturazione: “La Cina sta spingendo con grande forza su tutti i mercati di esportazione e, data la sua struttura di prezzi, in alcuni di essi esiste il rischio che si ricorra alla triangolazione con falsa indicazione d’origine verso l’Ue, il che aggraverebbe ulteriormente il problema della sovrapproduzione e della concorrenza sleale”.
Attenzione alle fluttuazioni del mercato e impegno sulla quarta gamma
Per i prossimi mesi, le previsioni sui prezzi restano moderate. “A priori, è lecito attendersi prezzi contenuti finché persisteranno la sovrapproduzione e le scorte residue”, anticipa il direttore commerciale. “Ultimamente si osservano movimenti speculativi in Cina per sostenere il prezzo, visti gli elevati volumi in stock della scorsa stagione e la buona raccolta di quest’anno. Come sempre, il mercato sarà condizionato a livello globale dalle politiche commerciali che la Cina adotterà di volta in volta. Di fronte a questa situazione, il nostro approccio è di prudenza e osservazione, in considerazione delle distorsioni che possono generare speculazioni non ancorate alla reale domanda e offerta”.
Per navigare in questo contesto al ribasso, la strategia di Big Garlic punta sulla specializzazione e sul valore aggiunto in un segmento tradizionalmente dominato dalle importazioni asiatiche. “La nostra differenziazione passa per il valore aggiunto e la trasformazione, che ci permette di offrire un prodotto europeo in un segmento che negli ultimi 25 anni è stato rifornito quasi esclusivamente dalla Cina”, sostiene Navarro.
La domanda di formati convenience come l’aglio pelato, il tritato surgelato, l’aglio arrostito o le puree continua a mostrare una tendenza al rialzo solida e sostenuta da parte della distribuzione e dell’industria culinaria. “Il consumatore e l’industria cercano formati pratici che consentano di mantenere uno standard di prodotto con migliore resa e maggiore facilità d’uso”, indica Navarro, sottolineando come questa sia una via strategica che garantisce sostenibilità e ottimizzazione delle risorse.
“Competiamo su prodotto, provenienza e affidabilità, e cerchiamo di distinguerci per identità, valore, tracciabilità, sicurezza alimentare e uno standard qualitativo che il cliente esigente apprezza ed è disposto a pagare. Il consumo pro capite di aglio è talmente basso che spendere qualcosa in più per un prodotto coltivato secondo gli standard europei non rappresenta un peso apprezzabile nel budget di nessuno”, conclude Juan Carlos Navarro.
Per maggiori informazioni:Juan Carlos Navarro
+34 609601654
[email protected]
Big Garlic
+34 9654331 27
www.big-garlic.com
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