Le rese al nord Europa, per il comparto della pericoltura. sono più che soddisfacenti, al contrario del sud. Appare quindi un’Europa a due velocità, che si pone tuttavia un unico obiettivo: valorizzare il comparto delle pere perché, se i consumi aumentano, i vantaggi sono per tutti.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it230 iscritti di cui il 40 per cento esteri a Interpera 2026
È quanto emerso ieri, 25 giugno 2026, a Ferrara, durante il congresso Interpera promosso da Areflh, CSO e Unapera, alla presenza dei rappresentanti delle principali nazioni produttrici europee: Paesi Bassi, Belgio, Italia, Francia, Spagna, Portogallo. Presenti oltre 230 iscritti di cui il 40 per cento dall’estero. L’evento ha ricevuto il patrocinio del Comune di Ferrara e della Regione Emilia Romagna e il supporto di Unitec, CIV, Isolcell, BPER, AgroFresh, Corteva e Natura Nuova.

Il cavalier Paolo Bruni, presidente del CSO, in apertura ha sottolineato che, nonostante la “tempesta perfetta” degli scorsi anni, la pericoltura nazionale e dell’Emilia Romagna è ancora viva. “Unapera è un’espressione di unità per valorizzare questo frutto, è l’unione di aziende normalmente concorrenti. Unapera, insieme al Consorzio dell’Igp, hanno portato avanti un programma mediatico per rafforzare l’immagine del prodotto”.

Giuliano Donati, presidente del Consorzio Igp della pera dell’Emilia Romagna, ha esordito dicendo che “malattie, gelate, siccità, alluvioni, insetti, hanno decimato la produzione di pere. Nonostante questo, abbiamo cercato di promuovere l’aggregazione per essere più efficienti. Come Consorzio di tutela, salvaguardiamo il marchio e il rispetto del disciplinare. Cerchiamo di mantenere il rapporto di comunicazione con il consumatore”.
Lisa Martini, vice presidente Arefhl, ha ricordato il ruolo propositivo delle regioni produttrici d’Europa, sottolineando l’importanza di condividere conoscenze e informazioni.

Manel Simon, (Spagna, Afrucat) ha coordinato la prima sessione dei lavori. “In 20 anni, Belgio e Paesi Bassi hanno aumentato la produttività di pere da 250mila a circa 450mila tonnellate ciascuna. Le due aree hanno una produttività di oltre 800mila tonnellate. Spagna e Italia hanno visto dimezzarsi i volumi, il Portogallo è calato, la Francia prima è diminuita e ora si sta riprendendo”.
La pera Conference, in Europa, è la principale varietà. Seguono Williams, Abate e altre classiche e nuove. In totale, l’Italia è a 17mila ettari, Belgio 10800 ettari, Paesi Bassi 10mila e Portogallo 10mila. La Francia conta sui 6000 ettari. In Italia, negli ultimi 6 anni, la superficie è calata del 30%. La Spagna sta sostituendo le pere con drupacee e mandorle.
I costi di produzione sono aumentati su tutti i fronti, dalla manodopera alla produzione. Il problema principale è la difesa della coltura, in secondo luogo la manodopera e poi le mutate condizioni meteo.

“Nel 2025 in Italia – ha detto Tomas Bosi del CSO – il raccolto è risultato ancora in calo, con 300mila tonnellate. I prezzi sono stati soddisfacenti durante quasi tutta la campagna. Per il 2026 la fioritura è stata buona, sembra tutto normale, senza gelate, ma con un ulteriore calo delle superfici. Da valutare se questa ondata di caldo influirà su calibri o cascole estive”.

Luc Vanoirbeek (Belgio, VBT) ha detto: “Lo scorso anno abbiamo avuto un raccolto buono e prezzi soddisfacenti. Per il 2026 non possiamo essere sicuri delle stime, perché queste temperature sono deleterie e, nelle scorse settimane, abbiamo avuto grandinate e ora bruciature solari. Io credo che sarà una stagione come quella del 2025, fermo restando l’andamento meteo”.

Mark Vermooij (Paesi Bassi, Urfruit/FreshProduce Center) ha affermato: “Nel 2025, la stagione è stata buona, con risultati finali soddisfacenti nonostante certe sfide logistiche di fine stagione. Abbiamo avuto un °Brix elevato e frutti più morbidi, quindi la conservazione non è stata semplice. Il mercato ha funzionato bene. Per questa stagione, potenzialmente possiamo aspettarci una buona raccolta. La sfida sarà gestire i problemi del clima come le alte temperature di questo periodo. Sarà da gestire bene l’irrigazione. Sugli alberi ci sono molti frutti, quindi potremmo avere anche rese più elevate, specialmente nella zona di Utrecht”.

Per la Francia, è intervenuto Vincent Guérin di ANPP: “Nell 2025 eravamo stati prima prudenti, poi la produzione è stata anche superiore alle aspettative, con ottime concentrazioni di sostanza secca e zuccheri. Quindi è stato un buon anno dal punto di vista produttivo e anche per il mercato. Per il 2026 stimiamo un lieve aumento rispetto al 2025. Si stanno piantando Williams per l’industria, con contratti di durata ventennale. Da metà giugno stiamo soffrendo un’intensa ondata di calore e quindi ci saranno degli impatti sul raccolto, con conseguenze non ancora stimabili. La Guyot la produciamo nel sudest della Francia e ci sarà una certa precocità a causa del meteo, con prodotto disponibile sul mercato già dal 20 luglio”.

Vitor Fonseca (Portogallo, ANP): “Nel 2025 abbiamo avuto un calo del 40% della produzione. Non abbiamo variato troppo i prezzi, rimasti comunque abbastanza alti e con costi costanti. Il meteo e i problrmi fitosanitari, oltre all’età elevata dei produttori, sono i limiti della nostra pericoltura. Non abbiamo una produzione in crescita, ma siamo frammentati, con 2-3 ettari di media per azienda. Per il 2026 ci aspettiamo un 13-15% in più, ma ora è troppo presto per fornire stime sicure. In Portogallo, i piccoli produttori stanno vendendo ad aziende più grandi. Inoltre abbiamo paura di piantare, a causa delle malattie e mancanza di difese”.

Manel Simon, (Spagna, Afrucat): “Per produrre pere occorre essere coraggiosi e sono contento di vedere una sala così piena di gente coraggiosa. Nel 2024-2025 abbiamo avuto un forte calo produttivo. Il calibro è fondamentale per ottenere buoni prezzi, anche per le pere in Spagna, perché si perde una quota di mercato. Per il 2026 in Spagna, un aprile caldissimo e un maggio freddo e piovoso hanno causato problemi. Poi è arrivato giugno, caratterizzato da 40 °C per parecchi giorni. Quindi l’idea è di avere, nel 2026, un leggero calo produttivo, ma occorre aspettare la risposta degli alberi a queste situazioni climatiche. Gli alberi comunque sono più resilienti di noi, ma ci sarà un calo produttivo senza dubbio”.
“La produzione è stata di 1,419 milioni di tonnellate in Europa nel 2025. Nel 2026? Io prevedo un aumento del 2% rispetto allo scorso anno. In generale, dovremmo avere una stabilità produttiva”.

Per Fonseca, il principale problema del Portogallo è il ricambio generazionale; per Vanoirbeek, i nodi sono la protezione da malattie e insetti e la gestione del rischio meteo; per Bosi, in Italia la sfida principale è trovare una stabilità produttiva con adattamento al clima e lavorare per la difesa: per Simon, occorre aumentare la produttività, perché le rese del sud Europa sono molto inferiori a quelle di Belgio e Paesi Bassi. Per Guérin, in Francia la sfida sta nelle rese, in relazione alla disponibilità di acqua. Vernooij, nei Paesi Bassi la sfida è il costo della manodopera, raddoppiata in circa 6 anni”.
“Chiediamo all’Ue di lasciarci lavorare, perché non si può continuare a eliminare le nostre difese e abbandonare i produttori”, è stato il messaggio finale della sessione.
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