La tecnologia per prolungare la shelf life delle drupacee migliora la qualità e la continuità dell’offerta


Le drupacee sono fortemente stagionali e il loro percorso lungo la filiera può essere descritto come estremamente sensibile al tempo. “Con tutte le oscillazioni climatiche a cui stiamo assistendo, il tempo è diventato ancora più cruciale”, afferma Ioannis Minas, professore associato di pomologia presso la Colorado State University. Negli Stati Uniti, i coltivatori firmano i contratti con gli acquirenti prima dell’inizio della stagione, senza sapere quale sarà effettivamente la disponibilità di prodotto nella stagione successiva “C’è sempre pressione per far arrivare la varietà di frutta giusta al cliente giusto, e ogni stagione finisce per essere una scommessa”, ha aggiunto Minas.

Maturazione scalare
Per garantire una fornitura costante per tutta la stagione, l’obiettivo dei coltivatori di drupacee è quello di raccogliere una varietà diversa all’incirca ogni due settimane. Oltre alla continuità dell’offerta, questo consente anche di evitare periodi prolungati di conservazione nei magazzini refrigerati. “Nella corsa contro il tempo che caratterizza una stagione produttiva breve, la gestione post-raccolta delle pesche è uno dei primi aspetti a essere trascurato, nonostante la sua importanza cruciale”, ha affermato Minas. Un periodo di maturazione scalare è fondamentale ma, in particolare pesche e nettarine, hanno una breve shelf life. Per questo motivo, vengono coltivate varietà diverse che maturano in momenti diversi. “Questo permette ai coltivatori di avere una campagna precoce, una di picco e una tardiva”.

Scenario ideale per la stagione di raccolta in Colorado© Colorado State University

Questo sarebbe lo scenario ideale, ma la realtà è diversa. L’anno scorso, la stagione delle drupacee in Colorado è iniziata con un anticipo senza precedenti e i coltivatori si sono trovati ad affrontare una situazione mai sperimentata prima. Di solito, il picco di produzione cade intorno a metà agosto ma, nel 2025, è arrivato durante l’ultima settimana di luglio. Improvvisamente, i coltivatori si sono ritrovati con il doppio della quantità di frutta che normalmente hanno in quella settimana. Poiché i contratti con i retailer erano stati stipulati in anticipo, trovare in tempi brevi uno sbocco commerciale per questi volumi eccedenti si è rivelato complicato. “I coltivatori devono fare attenzione a non saturare eccessivamente il mercato e a non compromettere i livelli di prezzo. Inoltre, la gestione di volumi aggiuntivi comporta un complesso ciclo di vendita settimanale, difficile da sostenere nel tempo”, ha spiegato Minas. Poiché lo stoccaggio può avere un impatto significativo sulla qualità del prodotto, il ricorso alla conservazione viene evitato se non strettamente necessario.

Scenario ideale per la stagione di raccolta in Colorado© Colorado State University

Danni da freddo
La conservazione delle pesche aumenta il rischio di danni da refrigerazione. I sintomi includono arrossamento, imbrunimento e una consistenza farinosa e si manifestano se le pesche vengono conservate per più di due settimane. Tale rischio, unito alla breve shelf life, crea una situazione complessa per i produttori in caso di fluttuazioni impreviste dell’offerta. “Trovare un equilibrio tra l’irregolarità dell’offerta e i rischi legati alla conservazione della frutta è un equilibrio delicato che va attentamente considerato”.

A livello del consumatore, i danni da freddo sono praticamente sconosciuti, ma i loro sintomi sono una delle principali cause di insoddisfazione. Spesso, il danno è invisibile fino al momento del taglio del frutto. L’irregolarità dei modelli produttivi a livello aziendale è direttamente collegata all’incostanza della qualità percepita dal consumatore, con conseguenze significative e durature per la categoria, anno dopo anno.

Nella sua ricerca, Minas affronta proprio questo problema. “Nonostante siano state condotte numerose ricerche sui danni da freddo, questi sono inevitabili. La mia teoria è che i danni da refrigerazione siano legati all’impossibilità di prevedere i picchi di produzione”. È a questo punto che Minas ha avviato una collaborazione con la Verdant Technologies. “Considerata la necessità di movimentare rapidamente le drupacee lungo la filiera e la presenza di numerose varietà con tempi di maturazione diversi, la tecnologia della Verdant potrebbe contribuire a rendere più efficiente la catena di approvvigionamento?”.

HarvestHold Fresh
Durante la fase di test, la tecnologia 1-MCP della Verdant è stata applicata a diverse tipologie di drupacee. “Consiste essenzialmente in un foglio di plastica impregnato di 1-MCP, molto facile da applicare”. Sono stati effettuati trattamenti pilota presso un grande produttore in Colorado e i benefici sono stati immediatamente evidenti. “Rallenta l’ammorbidimento, l’imbrunimento e lo sviluppo di una consistenza farinosa”, ha sottolineato Minas. La tecnologia, denominata HarvestHold Fresh®, viene applicata direttamente lungo la linea di confezionamento. Il foglio viene inserito nella cassa e agisce autonomamente durante lo stoccaggio, il raffreddamento e il trasporto. Dopo il Colorado, sono state incluse nelle prove anche le nettarine californiane, sia gialle sia bianche. “Sebbene i risultati con le pesche siano stati buoni, quelli con le nettarine sono stati anche migliori”, ha dichiarato Minas. L’Università attualmente sta lavorando per ottenere ulteriori dati su altre drupacee, tra cui le susine, e i primi risultati sono molto promettenti.

© Verdant Technologies
A sinistra: nettarine non trattate. A destra: nettarine trattate con HarvestHold Fresh. La frutta è stata conservata nelle celle refriigerate per 2,5 settimane, seguite da due giorni a temperatura ambiente per simulare le condizioni della catena di approvvigionamento e successivamente quelle dell’esposizione a scaffale.

Validazione dei dati
“Per noi era fondamentale ottenere la validazione dei dati, poiché rappresenta una parte fondamentale della nostra strategia di ingresso sul mercato. Cerchiamo risultati oggettivi e la validazione da parte di terzi è cruciale per formare i diversi stakeholder della catena di approvvigionamento. Inoltre, contribuisce a rafforzare la fiducia degli operatori su come e dove la tecnologia dovrebbe essere applicata. HarvestHold per le drupacee è stato lanciato sul mercato. “Abbiamo iniziato sulla costa orientale e ora ci stiamo allargando ad altre regioni di coltivazione come gli Stati Uniti occidentali, il Canada, il Messico e il Sud America”, ha affermato Matthew Aronson, chief revenue officer della Verdant Technologies. Si tratta di un approccio molto graduale, che tiene conto del fatto che queste regioni di coltivazione producono varietà diverse e affrontano sfide differenti.

L’applicazione di HarvestHold prolunga di circa una settimana la permanenza del prodotto lungo la catena di approvvigionamento. In definitiva, applicato alle drupacee consente a coltivatori e distributori di gestire meglio la volatilità dell’offerta, offrendo un tempo di conservazione maggiore senza compromettere la qualità del prodotto finale. La frutta si conserva più a lungo, rimane più soda e ha un sapore migliore. “La qualità interna è strettamente correlata all’esperienza del consumatore finale, con benefici per l’intera categoria”, ha concluso Aronson.

Per maggiori informazioni:
Matthew Aronson
Verdant Technologies
+1 303 475 5013
[email protected]
www.verdant-tech.com


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