Entrare nel business dei clienti per decodificare sfide complesse e trasformarle in opportunità di scalabilità internazionale è un core business complesso da comunicare, anche per grandi player di settore come Comarch.
Ciò che, però, distingue le realtà d’eccellenza dalle altre è l’impegno nell’affiancare i clienti durante tutte le fasi della collaborazione mantenendo sempre un ascolto attivo, grazie al quale si agisce come un’estensione del board direttivo interno.
L’approccio di Comarch alla comunicazione
Questa attitudine si riflette anche nella comunicazione e abbiamo chiesto a Kamila Kinga Niekraszewicz, Country Manager per l’Italia, e Noemi Zampiceni, Regional Marketing Manager, di raccontare in che modo riescano a costruire la fiducia del cliente sul lungo termine da questo punto di vista alla luce di un mercato saturo di promesse tecnologiche in cui il target è orientato dalla coerenza tra azioni e dichiarazioni.
<<Comunicare, per noi, – afferma Kamila – significa dimostrare una propensione naturale ad affrontare le sfide: non ci accontentiamo della prima soluzione funzionale, ma cerchiamo quella che sposta l’asticella delle performance più in alto. È un’attitudine al superamento dei limiti che i nostri clienti e partner percepiscono in ogni fase del progetto.>>
Da sinistra: Noemi Zampiceni, Regional Marketing Manager, e Kamila Kinga Niekraszewicz, Country Manager per l’Italia di Comarch
L’approccio alla comunicazione di Comarch riflette pienamente questa attitudine ambiziosa. Le strategie marketing, infatti, puntano a dare “una dimensione tangibile all’intangibile”.
<<Non comunichiamo piattaforme, – spiega Noemi – ma ecosistemi di fidelizzazione che mettono al centro l’individuo attraverso un’architettura omnichannel dove ogni touchpoint diventa un’occasione per una connessione autentica. La nostra strategia è focalizzata sul dare voce a progetti dove l’utente finale non è il target passivo di un algoritmo, ma il destinatario di un’iper-personalizzazione predittiva capace di riflettere l’impegno del brand nell’anticipare i desideri del proprio pubblico.>>
I must have e le red flag di Comarch
Una strategia che parla direttamente all’utente e mira a far comprendere la natura di una soluzione dall’apparenza complessa non può che avere delle precise delimitazioni. Per Comarch, comunicare con il target significa evitare l’autoreferenzialità tecnica in favore dell’agilità intellettuale. Se la tecnologia smette di parlare la lingua del business e della Customer Experience, perde infatti l’occasione di diventare un asset strategico per la crescita e il vantaggio competitivo delle aziende globali.
Nel momento in cui questo limite è chiaro, diventa palese anche ciò che non può mancare: secondo Kamila e Noemi, la contaminazione di competenze e l’ascolto strategico sono essenziali per una strategia di successo.
<<La contaminazione di competenze garantisce risultati straordinari, perché consente alla nostra visione tecnologica di fondersi totalmente con la conoscenza del mercato del cliente. Fondamentale è anche la capacità di ascolto strategico, l’unica base su cui costruire una narrazione che dia profondità ai KPI gestendo, al contempo, la complessità derivante dai linguaggi e dai desiderata differenti dei numerosi settori in cui operiamo. Il nostro compito è decodificare le esigenze specifiche dei nostri partner, clienti e, di riflesso, quelle dei consumatori finali.>>
Doppelgänger: un case study da manuale
L’efficacia di questo approccio è dimostrata dalla vittoria di Doppelgänger agli International Loyalty Awards 2026. La nota azienda italiana di moda maschile non disponeva di un programma di fidelizzazione preesistente, così Comarch ha costruito l’intero ecosistema loyalty partendo da un’analisi profonda delle esigenze del brand, in modo che l’infrastruttura agisse come un abilitatore capace di scalare l’esperienza del cliente senza snaturarla.
La visione condivisa di questo progetto ha portato a una fase di co-progettazione capace di generare un allineamento totale tra i due board: per Comarch non si è trattato solo di implementare una piattaforma, bensì di architettare da zero un nuovo asset strategico capace di trasformare una tradizione d’eccellenza in un modello digitale.
<<La vittoria agli International Loyalty Awards come Best Global SME Retail Loyalty Program of the Year (Food Retail & Non-Food Retail) non è stata un caso, – racconta Kamila – ma la logica conseguenza di un’alleanza. Abbiamo presentato una candidatura scritta a quattro mani, che combinava l’ambizione e la solidità retail di Doppelgänger con la nostra tecnologia: questa sinergia è stata il motore perfetto per imporsi sul mercato.>>
Gli strumenti di Comarch per raggiungere il target
Un successo che, però, è stato frutto di una vera sfida, a livello comunicativo: far comprendere a una giuria straniera l’identità di un brand radicato nel tessuto culturale italiano, puntando sulla profondità strategica dell’esecuzione. Per farlo, pur potendo contare su KPI importanti, i numeri da soli non sarebbero bastati.
<<Abbiamo scelto di elevare il racconto ben oltre la pura performance numerica. – aggiunge Noemi – Non ci siamo quindi limitati a esporre una dashboard delle performance, ma abbiamo posizionato il progetto come l’evoluzione digitale della sartorialità italiana, descrivendo il programma loyalty come un vero e proprio “abito su misura”. I tassi di retention record e l’aumento dei ricavi non sono stati, quindi, presentati come i meri risultati di una meccanica promozionale, ma come la validazione empirica di una strategia relazionale autentica.>>
Uno studio preciso e personalizzato per creare una comunicazione efficace e, in questo caso, letteralmente vincente. La sua forza è la considerazione sia dell’identità del cliente, sia del suo contesto di mercato, ma anche – e soprattutto – della natura internazionale dell’utenza di riferimento, alla quale è arrivato un messaggio chiaro che permette di estrapolare best practice universali per comunicare soluzioni tecnologiche.
<<In primo luogo, – conclude Noemi – la tecnologia deve essere al servizio dell’identità: i dati sono rilevanti solo se alimentano una visione di marca coerente. In secondo luogo, l’omnicanalità non deve essere un concetto astratto, ma un’esperienza fluida che il cliente percepisce come naturale. Infine, la personalizzazione: utilizzare l’automation per far sentire ogni individuo unico.>>
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