innovazione, monitoraggio digitale e valorizzazione della filiera


Il comparto italiano dell’uva da tavola attraversa oggi una fase di profonda transizione, stretto tra l’esigenza di innovazione varietale e la pressione della competitività internazionale. Non parliamo più di una semplice commodity agricola, ma di un asset strategico per la nostra bilancia commerciale e un pilastro del rebranding territoriale. Noicattaro, agendo come polo logistico e decisionale della Rete Le Terre dell’Uva, punta sulla trasparenza operativa per trasformare la percezione del prodotto.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

In corso fino a sabato 25 luglio 2026, la quarta edizione di Regina di Puglia – l’appuntamento dedicato all’uva da tavola pugliese che affianca attività di promozione territoriale a momenti di confronto commerciale e tecnico tra operatori della filiera – vede la partecipazione di una delegazione di buyer e importatori provenienti da nove Paesi: Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia ed Emirati Arabi Uniti.


La prima giornata si è aperta con alcune visite in campo e presso i centri di confezionamento.

Clicca qui per accedere al reportage fotografico delle visite. (Nel corso della giornata di oggi verranno aggiunte anche immagini degli incontri B2B tra le aziende pugliesi e i distributori italiani e gli importatori esteri presenti alla manifestazione).

Il valore dell’esperienza diretta in campo
La prima visita è stata in un vigneto dell’azienda Franco Pignataro srl. L’attenzione è stata focalizzata sulla varietà Sugar 53, commercialmente nota come Ruby Rush, che rappresenta un asset fondamentale per il mercato pugliese. È un’uva rossa precoce e seedless (senza semi), apprezzata per la spiccata dolcezza e la capacità di posizionarsi precocemente nelle finestre di vendita stagionali.

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“L’annata attuale ha subito l’impatto di temperature estremamente elevate, che hanno accelerato i processi fenologici e la maturazione. Se da un lato il calore ha messo a dura prova la resistenza delle coltivazioni, dall’altro ha favorito un eccezionale accumulo di zuccheri negli acini. Il risultato è un prodotto con un grado Brix molto elevato, che si traduce in un ‘potenziale glicemico’ insolitamente alto per il consumatore finale. Il panorama varietale del territorio è ulteriormente arricchito da altre cultivar di rilievo come la Maula, le Arra e la Superior Seedless, nota anche come Sugraone, garantendo una continuità d’offerta diversificata”, ha dichiarato Vito Fraschini (nella foto sopra), assessore all’agricoltura del comune di Noicattaro.


Mario Stelluti (nella foto sotto), esperto di agricoltura digitale in tutto il Sud Italia per BASF, ha parlato del sistema Agrigenius, un DSS (Decision Support System), ossia una piattaforma che, tramite capannine meteorologiche poste in campo e dati meteo satellitari, raccoglie diverse informazioni ambientali e dati complessi che converte in facili allerte e consigli operativi. Il sistema incrocia le rilevazioni in tempo reale con modelli previsionali validati nel corso degli anni, correlando lo sviluppo di malattie fungine e insetti con le diverse fasi della fenologia della pianta, dalla ripresa vegetativa fino alla maturazione di raccolta.

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“Il passaggio alla difesa basata sui dati permette di gestire in modo preciso l’irrigazione e la difesa dai parassiti, superando i rigidi calendari tradizionali – ha spiegato Stelluti – Gli interventi diventano mirati e attuati esclusivamente quando i modelli indicano un rischio concreto. Questa precisione nel timing è oggi una necessità imprescindibile: la riduzione progressiva dei prodotti fitosanitari disponibili richiede una competenza tecnica superiore e una precisione chirurgica nell’applicazione per garantire l’efficacia dei trattamenti. Grazie a strumenti all’avanguardia e tecnologici, l’obiettivo è quello di fare agricoltura per raggiungere la sostenibilità ambientale, ma anche economica, attraverso l’ottimizzazione della gestione della difesa, della gestione idrica e di tutta la gestione agronomica”.

“Dal 2023, la gestione basata sui dati è passata da opzione a necessità strategica a causa di una variabilità climatica estrema. Le rilevazioni mostrano annate non più confrontabili con le medie storiche, caratterizzate da imprevedibili escursioni termiche e distribuzioni anomale delle piogge. Il monitoraggio costante è l’unico strumento in grado di fornire risposte agronomiche adattive in tempo reale”, ha rimarcato Stelluti.

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La rete di monitoraggio di Noicattaro si avvale di tre stazioni meteo installate strategicamente per riflettere le specificità microclimatiche del territorio, coprendo la zona precoce, la zona intermedia e la zona tardiva (verso l’entroterra). Tale configurazione permette di acquisire dati rappresentativi dell’intero agro comunale. I risultati del monitoraggio vengono condivisi tramite bollettini fitosanitari pubblici.

Ciascuna stazione è equipaggiata con sensori di precisione: un pluviometro, situato all’ingresso dei vigneti per la registrazione quantitativa degli eventi piovosi; un termoigrometro, collocato all’interno della struttura del tendone e protetto dalla vegetazione per misurare temperatura e umidità relativa nel microclima reale della pianta; una foglia elettronica (nella foto sotto), cioè un sensore avanzato che simula la morfologia e la tensione superficiale della vegetazione reale. Monitorando il tempo di bagnatura e i tassi di asciugatura, il sensore invia alert immediati al sistema in presenza di condizioni favorevoli allo sviluppo di patogeni.

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La seconda visita ha avuto luogo a Mola di Bari, in un lotto di uva Victoria con seme che fa capo alla Vandelia, azienda fondata nel 2011 da Francesco Maldera. Strategicamente, Vandelia assicura la propria operatività attraverso una programmazione duale: se l’uva domina la stagione estiva, l’azienda pianifica con lo stesso rigore i cicli delle verdure per il periodo invernale, garantendo una saturazione logistica e commerciale costante durante tutto l’anno. La distribuzione geografica degli appezzamenti di uva da tavola, che spaziano dal sud-est barese (Mola) fino al nord barese (Barletta), permette una scalarità delle raccolte fondamentale per gestire i flussi verso il magazzino centrale di Trani e, da lì, verso i mercati europei.

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“L’identità aziendale è intrinseca nel suo nome: un omaggio a una pianta rampicante sempreverde, simbolo di vitalità perenne, e richiamo alla simbologia della ‘croce di Cristo’. Questa filosofia di resilienza si traduce oggi in una solida continuità aziendale grazie anche al passaggio generazionale”, ha spiegato Giuseppe Maldera (nella foto sopra), figlio di Francesco. “Noi lavoriamo un prodotto di filiera effettuando vari stacchi. Il primo, generalmente, rappresenta la selezione della prima scelta, destinata ai clienti storici e ai mercati che esigono l’apice della qualità estetica e organolettica”.

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Tommaso Laucello (nella foto sopra) dell’area commerciale dell’azienda ha aggiunto: “Vandelia opera con un rapporto di fatturato 35/65 tra mercato interno ed estero. Le destinazioni di riferimento sono il Centro, Nord ed Est Europa. L’azienda serve catene distributive di rilievo e mercati generali. La nuova frontiera strategica è rappresentata dall’espansione extra-europea. Ci stiamo interfacciando con compagnie di shipping marittimo per implementare una logistica del freddo a lungo raggio. Ci tengo anche a sottolineare che il titolare ha puntato molto sui giovani e tale rinnovo generazionale è un valore aggiunto non molto frequente nelle nostre zone”.

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La direzione tecnica, curata dall’agronomo Domenico Di Gennaro (nella foto sopra), trasforma la gestione del vigneto in un processo industriale di precisione. Il “sistema chiuso”, garantito dalle coperture integrali, è l’elemento cardine che permette di isolare la coltura dai patogeni e dagli eccessi di umidità, un fattore che nel 2026 ha permesso di salvare i raccolti laddove le coltivazioni a campo aperto hanno subito danni ingenti. “Il monitoraggio non è solo stagionale, ma settimanale – ha dichiarato Di Gennaro – Ogni sopralluogo serve a calibrare i programmi nutrizionali e irrigui, supportati da sensoristica avanzata, riducendo gli sprechi e massimizzando la sostenibilità. Le operazioni pre-raccolta, come la sfogliatura manuale, sono finalizzate a ottimizzare l’aerazione e l’esposizione luminosa del grappolo, passaggi tecnici indispensabili per raggiungere i parametri cromatici richiesti dai mercati premium. Questo rigore agronomico è il principale selling point per le catene della GDO internazionale, che vedono nel monitoraggio costante una garanzia di sicurezza alimentare”.


Le fasi cruciali del confezionamento
La terza tappa è stata un’impresa a conduzione familiare che ha completato con successo il passaggio generazionale, giungendo alla guida della terza generazione: la Agrimessina, fondata negli anni Sessanta.

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Sotto l’attuale leadership, Agrimessina ha operato una transizione netta verso segmenti di mercato ad alto valore aggiunto. Da circa vent’anni, ha focalizzato il proprio core business sulle varietà apirene (senza semi). Tale scelta strategica, coincisa con il processo di modernizzazione generazionale, risponde alla crescente domanda dei retailer internazionali (Germania e Regno Unito in particolare) e all’evoluzione dei gusti del consumatore globale. La campagna è iniziata da circa 15 giorni. Tra le varietà attualmente in lavorazione, spicca la Arra 30, un esempio d’eccellenza che testimonia l’impegno costante nella selezione di prodotti dalle elevate performance organolettiche e commerciali.

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“La nostra efficienza operativa è garantita da un workflow integrato che riduce drasticamente i tempi di transito tra raccolta e distribuzione – ha dichiarato il sales manager Francesco Messina (nella foto sopra) – La vicinanza tra i siti di produzione e lo stabilimento di confezionamento permette di preservare intatte le qualità organolettiche del prodotto appena raccolto. Lo stabilimento opera con linee di confezionamento simultanee, una caratteristica tecnica che consente una diversificazione immediata del packaging in risposta alle specifiche e variegate richieste della GDO e dei clienti finali”. La Agrimessina offre uva in 20 tipologie di imballaggi.


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Ultima visita è stata quella presso la OP Terra di Bari, un’organizzazione di produttori pugliesi specializzata nell’esportazione di uva da tavola e guidata da una nuova generazione di manager, impegnati in un profondo processo di modernizzazione. L’azienda gestisce l’intera filiera, dal controllo agronomico in campo fino alla logistica, puntando con decisione sull’innovazione varietale e sulla sostenibilità ambientale attraverso l’uso di energie rinnovabili. Fondata come cooperativa nel 2005, l’organizzazione aggrega 34 produttori su oltre 200 ettari, con una produzione annua di circa 5.200 tonnellate di uva da tavola. I pilastri della strategia aziendale includono la riconversione varietale verso le uve senza semi (seedless), l’autosufficienza energetica, l’etica del lavoro e un’avanzata digitalizzazione della filiera.

Infatti l’OP ha sviluppato internamente un software che permette di: monitorare l’intera produzione, dal campo al magazzino; fornire un’unica linea guida agronomica a tutti i produttori per garantire uniformità qualitativa; prevenire problemi fitosanitari attraverso il controllo costante in tempo reale.

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L’Organizzazione affonda le sue radici in una sede storica che, già nel 1975, fu la prima in Puglia a esportare uva da tavola. A guidarci nella visita il direttore generale Francesco Ciavarella, il quale ha spiegato: “La sede operativa è stata oggetto di massicci investimenti e comprende: due sale di lavorazione climatizzate, per un totale di 3.000 metri quadrati; 2.000 mq di celle refrigerate, due delle quali destinate alla lunga conservazione; macchinari all’avanguardia di ultima generazione per il confezionamento e la logistica. Grazie a una partnership strategica con il gruppo Apofruit, abbiamo acquisito licenze per le varietà seedless più competitive sul mercato, con una produzione al via da luglio. Circa il 20% della produzione totale è certificata biologica, offrendo versioni bio per molte delle varietà coltivate”. Nonostante le sfide poste dalla globalizzazione e dalla concorrenza internazionale (Egitto, in particolare), l’azienda ha una capacità di lavorazione giornaliera che può raggiungere le 70 tonnellate e punta su una cultura del lavoro radicata nel territorio, con una significativa valorizzazione del personale femminile e locale. Per il futuro, è già in corso un’espansione infrastrutturale di ulteriori 1.000 mq.


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Una novità presentata durante la visita è stata quella di un sistema già pronto, ma non ancora lanciato, basato su QR code applicato alle confezioni, per dare valore alla filiera e trasparenza al consumatore finale. “Questo codice prevede: geolocalizzazione precisa del lotto di produzione in Puglia; informazioni sull’azienda agricola e relative certificazioni; informazioni sull’attività della OP; possibilità di integrare programmi di fidelizzazione (raccolta punti o sconti) direttamente tramite scansione. L’intero processo è pronto per essere certificato tramite blockchain (rete Polygon), garantendo l’immutabilità dei dati di filiera”, ha spiegato Ciavarella.

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Regina di Puglia 2026 continuerà oggi con gli incontri B2B tra le aziende pugliesi e distributori italiani/importatori esteri presenti alla manifestazione. Alla sera l’appuntamento classico: la cena nel vigneto.

La giornata conclusiva, sabato 25 luglio, a partire dalle 19 ospiterà, in piazza Concordia, una mostra varietale e un convegno dedicato ai temi della valorizzazione del territorio, delle indicazioni geografiche e della sostenibilità. Dalle 20:15 circa, è previsto un concerto live, il Beat Fest, un format cresciuto negli anni, con importanti ospiti del panorama della musica italiana e che chiama a raccolta migliaia di persone.


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