Nel dettaglio, il tasso sui depositi (il tasso mediante il quale la BCE orienta la politica monetaria) è rimasto fermo al 2,25%.
Come nelle attese la BCE non ha apportato modifiche ai tassi di interesse nella quinta riunione del 2026, dopo il rialzo di 25 punti base deciso l’11 giugno 2026.
Nel dettaglio, il tasso sui depositi (il tasso mediante il quale la BCE orienta la politica monetaria) è rimasto fermo al 2,25%.
Nel corso della consueta conferenza stampa a commento delle scelte di politica monetaria la presidente dalle BCE, Christine Lagarde ha precisato che la decisione è stata presa all’unanimità, anche se qualche membro ha posto la questione di un aumento dei tassi.
Le decisioni della BCE nella riunione del 23 luglio 2026
Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di confermare i tre tassi di interesse di riferimento.
Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono confermati rispettivamente al 2,4%, al 2,65% e al 2,25%.
Il consiglio direttivo ha segnalato che le prospettive per i prezzi dell’energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno 2026 e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente..
“L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno. Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto”, ha precisato la BCE.
Inoltre, il Consiglio direttivo ha puntualizzato che, con la desione di confermare i tassi di interesse, si trova in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza causata dalla guerra, ribadendo l’impegno a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo ha ribadito che seguirà un approccio guidato dai dati (data driven), in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse restano basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi associati (considerati i nuovi dati economici e finanziari), della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Infine, il Consiglio direttivo ha confermato di essere pronto ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria.
Lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il mandato di preservare la stabilità dei prezzi.
Le reazioni degli analisti alle indicazioni della BCE
Tina Fong – Economist Strategist di Schroders – prevede un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di settembre.
Come previsto, la BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse. I dati sull’inflazione di giugno hanno offerto un certo sollievo, ma non sono ancora sufficienti perché i responsabili della politica monetaria possano dichiarare conclusa la battaglia contro l’inflazione.
Nel complesso, l’inflazione complessiva rimane al di sopra dell’obiettivo del 2% della BCE e la recente comunicazione della banca centrale ha mantenuto un tono relativamente hawkish. Più di recente, la riacutizzazione delle tensioni in Medio Oriente ha fatto risalire i prezzi del petrolio, aumentando il rischio di un’ulteriore crescita dell’inflazione. Anche l’economia dell’Eurozona si è dimostrata a sorpresa resiliente, mentre il pacchetto di stimolo fiscale della Germania dovrebbe fornire un ulteriore sostegno alla crescita nei prossimi mesi.
Alla luce di questi fattori, ci aspettiamo che la BCE aumenti i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali a settembre.
Sulla stessa lunghezza d’onda Simon Dangoor – deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro investing di Goldman Sachs Asset Management
Un aumento dei tassi a settembre rappresenta lo scenario di base più plausibile, alla luce della crescente enfasi posta dalla BCE sui rischi al rialzo per l’inflazione in seguito alla riacutizzazione del conflitto in Medio Oriente e alle conseguenti preoccupazioni per gli effetti di secondo livello.
Vi è margine per un ulteriore rialzo nel corso dell’anno qualora i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati.
Donatella Principe – Head of Global Strategy di Intermonte – segnala che i mercati attendono due rialzi dei tassi di interesse entro dicembre 2026
Dopo il dato sull’inflazione di giugno, inferiore alle attese, l’istituto avverte che l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi pienamente, che i rischi per la crescita restano orientati al ribasso e che si sta notando un calo graduale della crescita dei salari. Lagarde ha inoltre evidenziato come le recenti valutazioni secondo cui i rischi apparivano più bilanciati non siano più valide. Particolare attenzione è rivolta agli effetti indiretti e a quelli di secondo turno, sebbene Lagarde abbia precisato che questi ultimi non siano ancora emersi nei dati. La necessità di un aumento del requisito di riserve minime non è stata discussa in giornata.
L’approccio ribadito dalla BCE resta quello consueto: data dependent e meeting by meeting.
Infine, Lagarde ha affermato che resterà alla guida della BCE fino al 2027. I mercati prezzano un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre e uno a dicembre.
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Edoardo Fagnani
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