L’assessore alla Cultura del comune di Fermo Micol Lanzidei si è risentita quando un esponente di minoranza in consiglio comunale ha accusato il comune/l’amministrazione di non avere musei. Stamattina ne abbiamo riportato lo sfogo su fb puntualizzando però che nella sua elencazione di musei operanti a Fermo aveva tralasciato quello, ricchissimo di opere d’arte, diocesano. Poi le abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande.
Da dove origina questa puntualizzazione?
Origina dal rispetto per la verità dei fatti. In politica si possono contestare le scelte di un’amministrazione, le priorità di bilancio, perfino la qualità di una programmazione culturale. Ma affermare che Fermo non abbia musei significa negare un’evidenza.
E non è una questione che riguarda me come assessore. Riguarda la città. Ogni volta che una persona, tanto più se è un rappresentante delle istituzioni, racconta all’esterno una realtà che non corrisponde ai fatti, produce un danno reputazionale. La cultura vive anche di credibilità. Se diciamo che Fermo non ha musei, stiamo dicendo ai potenziali visitatori che qui non c’è nulla da vedere. È un messaggio profondamente ingiusto soprattutto nei confronti di chi lavora ogni giorno per custodire e valorizzare il nostro patrimonio.
Negare l’esistenza dei musei parlando all’interno di un museo sembra un po’ contraddittorio
Lo è, ed è proprio ciò che mi ha colpita. Il consigliere stava sostenendo che il Comune avrebbe dovuto costruire un museo, dato che Fermo ne è priva, anziché investire in altre infrastrutture.
Ma Fermo i musei li ha e rappresentano uno dei patrimoni culturali più importanti del territorio, negarli significa negare un dato di fatto.
C’è poi un tema di fondo. Non condivido l’idea che si debba scegliere tra strade e cultura.
Una città moderna ha bisogno di entrambe. Ha bisogno di collegamenti efficienti e di luoghi della conoscenza, di opere pubbliche che migliorino la qualità della vita e di investimenti che custodiscano e valorizzino la propria identità.
La cultura non è un’alternativa allo sviluppo anzi, ne è una componente essenziale.
La buona politica non mette in competizione questi valori. Li tiene insieme, perché una comunità cresce quando investe contemporaneamente nella qualità dei suoi spazi e nella qualità della sua anima.
Nel tuo intervento, hai dimenticato il Museo diocesano: fonte enorme di bellezza. Perché?
Non l’ho dimenticato affatto.
Nel mio intervento facevo riferimento alla rete integrata dei luoghi della cultura e al sistema del biglietto unico, nel quale il Museo Diocesano rappresenta una presenza fondamentale.
Non l’ho citato singolarmente perché stavo rispondendo a un’accusa rivolta agli investimenti del Comune. Il Museo Diocesano appartiene alla Diocesi e non al patrimonio comunale. Sarebbe stato improprio inserirlo nell’elenco delle strutture sulle quali il Comune investe direttamente.
Questo, però, non cambia di una virgola il suo valore. Anzi. L’accordo che ha portato alla gestione integrata dei musei civici e del Museo Diocesano attraverso Maggioli rappresenta una scelta molto intelligente perché il visitatore non percepisce confini amministrativi, ma una sola grande esperienza culturale. Ed è esattamente ciò che dovrebbe accadere in una città che mette il patrimonio davanti alle appartenenze.
Se qualcuno asserisce che non ci sono musei a Fermo, non è per caso che manca una promozione adeguata?
Credo che la promozione possa sempre migliorare. Sarebbe presuntuoso sostenere il contrario.
Ma bisogna partire dai risultati. Negli ultimi anni i visitatori dei musei civici sono cresciuti in modo significativo, sono aumentate le mostre di rilievo nazionale, è stato introdotto il biglietto unico, sono nate collaborazioni con istituzioni pubbliche e private, si è lavorato sulla comunicazione digitale e sull’integrazione dell’offerta culturale.
La promozione, però, non è soltanto quella che fa un ufficio. La promozione la fanno anche le parole di chi rappresenta la città. Per questo credo che tutti dovremmo avere una responsabilità comune che si concretizza nell’essere severi nelle critiche quando servono, ma non delegittimare ciò che costituisce un patrimonio condiviso.
Mi viene da pensare che i musei fermani li si conosca più fuori provincia che in città e provincia. Sbaglio?
È una riflessione interessante.
Talvolta chi vive quotidianamente una città tende a considerare ordinario ciò che, agli occhi di chi arriva da fuori, è straordinario. Succede ovunque.
Per questo credo che il lavoro più importante oggi sia costruire un senso di appartenenza. Un museo non deve essere percepito come un luogo per i turisti. Deve essere la casa culturale dei cittadini.
In questi anni abbiamo investito molto proprio su questo: attività educative, laboratori, aperture straordinarie, eventi, collaborazioni con scuole, università e associazioni. Il nostro obiettivo non è soltanto aumentare i biglietti venduti, ma fare in modo che ogni fermano senta quei luoghi come parte della propria identità.
Prossime mosse?
La cultura non può vivere di polemiche. Vive di lavoro quotidiano. Nei prossimi mesi continueremo a investire sulla qualità delle mostre, sull’accessibilità, sulla valorizzazione dei nostri musei e dei luoghi della cultura, sul contemporaneo accanto alla tradizione, sulla collaborazione tra istituzioni e soggetti privati e sulla capacità di raccontare Fermo come una città che produce cultura, non che semplicemente la conserva.
Per me il punto è questo. Una città non diventa più grande dicendo che non ha nulla. Diventa più grande quando riconosce il valore di ciò che possiede e lavora ogni giorno per renderlo ancora migliore.
Giovedì, 23 luglio 2026
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