Tessile, svolta sulla responsabilità dei produttori: cosa cambia


Via libera al regolamento sulla responsabilità estesa dei produttori tessili: più oneri su raccolta e riciclo, spinta a ecodesign e tracciabilità.


23 Luglio 2026 alle 16:40






Il settore tessile italiano si prepara a una svolta sul fronte della sostenibilità. La Conferenza Unificata ha espresso parere favorevole al regolamento che introduce in Italia il regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i prodotti tessili, uno degli strumenti chiave della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, ha definito questo passaggio un elemento decisivo verso «un modello di produzione e consumo più sostenibile, in linea con gli obiettivi europei dell’economia circolare».

Cosa significa responsabilità estesa del produttore nel tessile

Con il nuovo regolamento, chi immette per primo prodotti tessili sul mercato italiano diventa responsabile anche della gestione del loro fine vita. La responsabilità estesa del produttore è un principio ambientale secondo cui chi produce o commercializza un bene deve farsi carico non solo della fase di produzione e vendita, ma anche della fase in cui il prodotto diventa rifiuto, contribuendo economicamente e organizzativamente al suo recupero, riuso o riciclo.

«Con questo provvedimento – sottolinea Pichetto – responsabilizziamo chi immette per primo i prodotti tessili sul mercato nazionale, chiamandolo a contribuire concretamente alla gestione del fine vita dei beni. Si tratta di una riforma attesa da tempo, che dà attuazione a uno degli strumenti cardine della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e introduce regole chiare, favorendo una filiera più efficiente, trasparente e orientata alla sostenibilità».

Definizione ampia di produttore: coinvolti anche i grandi distributori

Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo quadro normativo riguarda la definizione di produttore. Il regolamento adotta infatti una nozione estesa, che non si limita ai fabbricanti in senso stretto, ma include anche i grandi distributori che immettono per la prima volta i prodotti sul mercato italiano.


In pratica, rientrano nella responsabilità estesa non solo le aziende che producono tessile – come abbigliamento, biancheria o altri manufatti in tessuto – ma anche i soggetti della distribuzione che introducono tali prodotti in Italia, indipendentemente dal luogo di fabbricazione. Questo approccio mira a coprire l’intera catena del valore, dai produttori tradizionali alle grandi catene retail.

Raccolta post-consumo e obiettivi di raccolta differenziata

Il regolamento prevede che i produttori siano chiamati a sostenere e organizzare la raccolta post-consumo dei prodotti tessili. Ciò significa che dovranno contribuire ai sistemi di raccolta differenziata dei capi usati e degli altri articoli tessili a fine vita, con l’obiettivo di aumentare i volumi di materiale avviato a riuso o riciclo, riducendo quanto finisce in discarica o all’incenerimento.

La raccolta differenziata è il sistema con cui i rifiuti vengono separati per tipologia (plastica, carta, organico, vetro, tessili, ecc.) già alla fonte, così da facilitarne il recupero. Il nuovo regime EPR punta a far sì che il finanziamento e l’organizzazione di questa fase non ricadano solo sui comuni e sul sistema pubblico, ma siano condivisi con il settore privato che trae beneficio economico dalla vendita dei prodotti.

Spinta all’ecodesign: prodotti più durevoli e riciclabili

Un altro pilastro del provvedimento è l’incentivo all’ecodesign. Con questo termine si indica la progettazione dei prodotti pensando fin dall’inizio al loro impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita: dalla scelta delle materie prime, alla produzione, all’uso, fino al fine vita.

Il nuovo quadro normativo premia i prodotti più durevoli, riparabili e realizzati con materiali riciclati. L’obiettivo è spingere le aziende del tessile a pensare a capi che durino più a lungo, possano essere facilmente riparati invece che sostituiti, e che utilizzino sempre più materiali provenienti da riciclo, riducendo l’uso di risorse vergini.


Tracciabilità, consorzi e concorrenza: le nuove regole di filiera

Il regolamento dedica particolare attenzione alla tracciabilità dei flussi di rifiuti tessili, cioè alla possibilità di seguire il percorso dei prodotti dal momento in cui vengono dismessi dal consumatore fino alle fasi di recupero, riciclo o smaltimento.

Viene inoltre disciplinato il corretto funzionamento dei sistemi collettivi, spesso organizzati in forma di consorzi, ai quali i produttori possono aderire per adempiere insieme agli obblighi di raccolta e gestione del fine vita. Le regole puntano a garantire trasparenza, efficacia dei consorzi e condizioni di concorrenza eque tra gli operatori.

Il perimetro del provvedimento comprende anche gli operatori del commercio online, un segmento in forte crescita che ha un ruolo sempre più rilevante nella distribuzione di prodotti tessili. Includere l’e-commerce nel sistema di responsabilità estesa mira a evitare distorsioni concorrenziali tra canali di vendita tradizionali e digitali.

Nelle intenzioni del ministero, il via libera al regolamento sul tessile rappresenta dunque un passaggio cruciale per rendere la filiera più equa e competitiva, allineando l’Italia agli obiettivi europei di economia circolare e introducendo un quadro di regole più chiaro per imprese e consumatori.

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