I bonus fiscali per la rimozione delle barriere architettoniche hanno subito negli ultimi anni una serie di modifiche sostanziali e una progressiva restrizione delle condizioni di accesso.
La Legge di Bilancio 2026 non prevede invece alcuna proroga. Il 2025, pertanto, è l’ultimo anno utile per sfruttare questa opportunità agevolativa.
In questo articolo facciamo il punto della situazione, illustrando in sintesi gli scenari possibili per questo tipo di intervento.
Infatti, bisogna considerare che l’eliminazione delle barriere architettoniche è contemplato anche dal Bonus Ristrutturazione.
Per seguire correttamente le pratiche per i bonus edilizi, ti consigliamo una specifica applicazione online per la gestione dei bonus edilizi. Per la produzione rapida di planimetrie e documentazione di progetto, puoi provare un software di progettazione architettonica di nuova generazione.
Cosa si intende per barriere architettoniche?
La definizione di ”barriere architettoniche” è contenuta nell’articolo 2 del D.M. 236/1989, nonché nell’articolo 1, comma 2, del D.P.R. 503/1996 ossia:
- ”gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea”;
- ”gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti”;
- ”la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.”
Gli interventi ammessi dal Bonus Barriere Architettoniche 75% (solo fino al 2025)
Per i contribuenti che effettuano interventi per eliminare le barriere architettoniche, la normativa sui bonus edilizi prevede innanzitutto la detrazione del 75%, introdotta dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge 234/2021) ed estesa fino al 31 dicembre 2025 dalla Legge di Bilancio 2023 (legge 197/2022).
A partire dal 1° gennaio 2024 e fino al 31 dicembre 2025, il bonus è disponibile solo per gli interventi di cui all’art. 119-ter (Detrazione per gli interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche) del D.L. 34/2020 come modificato dal D.L. 212/2023:
- scale
- rampe
- ascensori
- servoscala
- piattaforme elevatrici.
Il Bonus Barriere Architettoniche è ammesso per le nuove costruzioni?
Considerato che la norma prevede che la detrazione spetta in relazione alla realizzazione di detti interventi su edifici “già esistenti”, l’agevolazione non spetta per gli interventi effettuati durante la fase di costruzione dell’immobile né per gli interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione.
Limitazioni dopo il D.L. 212/2023
Il D.L. 212/2023 ha escluso dall’ambito di applicazione del Bonus Barriere Architettoniche le spese per interventi di eliminazione di barriere architettoniche aventi per oggetto infissi, pavimenti, servizi igienici, nonché gli interventi di automazione degli impianti.
Per i contribuenti che, in data antecedente al 30 dicembre 2023 (entrata in vigore del D.L. 212/2023), abbiano presentato la documentazione richiesta o abbiano iniziato i lavori, il D.L. 212/2023 prevede una salvaguardia per i lavori in corso e i contratti che hanno già previsto un versamento di acconto prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.
Andando nel dettaglio, per essere esenti dalle restrizioni previste dal D.L. 212/2023, è necessario che, in data precedente all’entrata in vigore del decreto:
- sia stata presentata una richiesta per il titolo abilitativo, se necessario;
- i lavori siano già iniziati nel caso di edilizia libera;
- nel caso in cui i lavori non siano ancora iniziati, sia stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi previsti dai lavori, e sia stato versato un acconto sul prezzo pattuito (la semplice accettazione di un preventivo non è sufficiente per beneficiare delle disposizioni di salvaguardia).
Solo in questo caso, il Bonus Barriere Architettoniche – oltre ad agevolare gli interventi per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche – copre anche una vasta gamma di interventi finalizzati a rendere gli edifici più accessibili. Si tratta di opere che possono essere realizzate sia sulle parti comuni che sulle singole unità immobiliari e si riferiscono a diverse categorie di lavori quali, ad esempio:
- la sostituzione di finiture (pavimenti, porte, infissi esterni, terminali degli impianti);
- il rifacimento o adeguamento di impianti tecnologici (servizi igienici, impianti elettrici, citofonici, impianti di ascensori);
- il rifacimento di scale ed ascensori;
- le rampe interne ed esterne agli edifici, servoscala o piattaforme elevatrici;
- le spese relative allo smaltimento e alla bonifica degli impianti.
In sostanza la detrazione del bonus barriere architettoniche spetta a condizione che gli interventi siano effettivamente funzionali ad abbattere le barriere architettoniche.
Chi può accedere al Bonus Barriere Architettoniche
Possono beneficiarie di questa detrazione:
- persone fisiche;
- esercenti;
- professionisti;
- enti pubblici ed enti privati che non svolgono attività commerciale;
- società semplici;
- associazioni tra professionisti;
- soggetti con reddito d’impresa.
Detrazioni, quote annuali e tetti di spesa per il Bonus Barriere Architettoniche
Il Bonus Barriere Architettoniche prevede una detrazione fiscale del 75% delle spese sostenute, ripartita in 10 quote annuali di pari importo e calcolata su un tetto massimo di spesa pari a:
- 50.000 euro per edifici unifamiliari o unità immobiliari indipendenti con accessi autonomi;
- 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari plurifamiliari che vanno da un minimo di 2 a 8 unità;
- 30.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari in edifici condominiali con più di 8 unità.
Nel caso in cui l’edificio sia composto da 15 unità immobiliari, il limite di spesa ammissibile alla detrazione è pari a 530.000 euro. Tale risultato è stato calcolato moltiplicando 40.000 euro x 8 (320.000 euro) e 30.000 euro x 7 (210.000 euro).
Nel caso in cui l’intervento coinvolga un edificio condominiale, ogni condomino avrà la possibilità di calcolare la detrazione fiscale in base alla spesa a lui assegnata in proporzione ai millesimi di proprietà o secondo i criteri stabiliti dall’art. 1123 e seguenti del Codice Civile. Ciò potrebbe consentire di ottenere un importo superiore rispetto a quanto sarebbe assegnato per l’unità immobiliare singola posseduta dal condomino.
Requisiti di accesso al Bonus Barriere Architettoniche
Per usufruire dell’agevolazione barriere architettoniche, a differenza degli altri bonus edilizi, gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal D.M. 236/1989 in materia di prescrizioni tecniche necessarie a garantire, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche:
- l’accessibilità;
- l’adattabilità;
- la visibilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata.
Inoltre, come chiarito dalle Entrate con un esempio, in caso di un intervento di ristrutturazione del bagno che comporti anche l’ampliamento e sostituzione delle porte del vano, l’agevolazione spetta a condizione che detti interventi rispettino le caratteristiche tecniche previste dal D.M. 236/1989 e, dunque, possano essere qualificate come interventi di abbattimento delle barriere architettoniche. La medesima detrazione spetta, inoltre, anche per le spese sostenute per le opere di completamento dei predetti interventi quali, ad esempio, quelle di sistemazione della pavimentazione e di adeguamento dell’impianto elettrico nonché di sostituzione dei sanitari.
Di seguito ti propongo il testo del D.M. 236/1989 aggiornato.
Art. 1 Campo di applicazione
Le norme contenute nel presente decreto di applicano:
- agli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata;
- agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione;
- alla ristrutturazione degli edifici privati di cui ai precedenti punti 1) e 2) anche se preesistenti alla entrata in vigore del presente decreto;
- agli spazi esterni di pertinenza degli edifici di cui ai punti precedenti.
Art. 2 Definizioni
Ai fini del presente decreto:
A) Per barriere architettoniche si intendono:
- a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
- b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;
- c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
B) Per unità ambientale si intende uno spazio elementare e definito, idoneo a consentire lo svolgimento di attività compatibili tra loro.
C) Per unità immobiliare si intende una unità ambientale suscettibile di autonomo godimento ovvero un insieme di unità ambientali funzionalmente connesse, suscettibile di autonomo godimento.
D) Per edificio si intende una unità immobiliare dotata di autonomia funzionale, ovvero un insieme autonomo di unità immobiliari funzionalmente e/o fisicamente connesse tra loro.
E) Per parti comuni dell’edificio si intendono quelle unità ambientali che servono o che connettono funzionalmente più unità immobiliari.
F) Per spazio esterno si intende l’insieme degli spazi aperti, anche se coperti, di pertinenza dell’edificio o di più edifici ed in particolare quelli interposti tra l’edificio o gli edifici e la viabilità pubblica o di uso pubblico.
G) Per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
H) Per la visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell’alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
I) Per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.
L) Per ristrutturazione di edifici si intende la categoria di intervento definita al titolo IV art. 31 lettera d) della legge n. 457 del 5.8.1978
M) Per adeguamento si intende l’insieme dei provvedimenti necessari a rendere gli spazi costruiti o di progetto conformi ai requisiti del presente decreto.
N) Per legge si intende la legge 9 gennaio 1989 n 13 e successive modificazioni.
Art. 3 Criteri generali di progettazione
3.1 In relazione alle finalità delle presenti norme si considerano tre livelli di qualità dello spazio costruito.
L’accessibilità esprime il più alto livello in quanto ne consente la totale fruizione nell’immediato.
La visitabilità rappresenta un livello di accessibilità limitato ad una parte più o meno estesa dell’edificio o delle unità immobiliari, che consente comunque ogni tipo di relazione fondamentale anche alla persona con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.
La adattabilità rappresenta un livello ridotto di qualità, potenzialmente suscettibile, per originaria previsione progettuale, di trasformazione in livello di accessibilità; l’adattabilità è, pertanto, un’accessibilità differita.
3.2 L’accessibilità deve essere garantita per quanto riguarda:
a) gli spazi esterni; il requisito si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali;
b) le parti comuni.
Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo.
L’ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l’accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e/o porticati.
3.3 Devono inoltre essere accessibili;
a) almeno il 5% degli alloggi previsti negli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata, con un minimo di 1 unità immobiliare per ogni intervento. Qualora le richieste di alloggi accessibili superino la suddetta quota, alle richieste eccedenti si applicano le disposizioni di cui all’art. 17 del D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384.
b) gli ambienti destinati ad attività sociali, come quelle scolastiche, sanitarie, assistenziali, culturali, sportive;
c) gli edifici sedi di aziende o imprese soggette alla normativa sul collocamento obbligatorio, secondo le norme specifiche di cui al punto 4.5.
3.4 Ogni unità immobiliare, qualsiasi sia la sua destinazione, deve essere visitabile, fatte salve le seguenti precisazioni:
a) negli edifici residenziali non compresi nelle precedenti categorie il requisito di visitabilità si intende soddisfatto se il soggiorno o il pranzo, un servizio igienico ed i relativi percorsi di collegamento interni alle unità immobiliari sono accessibili;
b) nelle unità immobiliari sedi di riunioni o spettacoli all’aperto o al chiuso, temporanei o permanenti, compresi i circoli privati, e in quelle di ristorazione, il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se almeno una zona riservata al pubblico, oltre a un servizio igienico, sono accessibili, deve essere garantita inoltre la fruibilità degli spazi di relazione e dei servizi previsti, quali la biglietteria e il guardaroba;
c) nelle unità immobiliari sedi di attività ricettive il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se tutte le parti e servizi ed un numero di stanze e di zone all’aperto destinate al soggiorno temporaneo determinato in base alle disposizioni di cui all’art. 5, sono accessibili;
d) nelle unità immobiliari sedi di culto il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se almeno una zona riservata ai fedeli per assistere alle funzioni religiose è accessibile;
e) nelle unità immobiliari sedi di attività aperte al pubblico, il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se, nei casi in cui sono previsti spazi di relazione nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta, questi sono accessibili; in tal caso deve essere prevista l’accessibilità anche ad almeno un servizio igienico.
Nelle unità immobiliari sedi di attività aperte al pubblico, di superficie netta inferiore a 250 mq, il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se sono accessibili gli spazi di relazione, caratterizzanti le sedi stesse, nelle quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta;
f) nei luoghi di lavoro sedi di attività non aperte al pubblico e non soggette alla normativa sul collocamento obbligatorio, è sufficiente che sia soddisfatto il solo requisito dell’adattabilità.
g) negli edifici residenziali unifamiliari ed in quelli plurifamiliari privi di parti comuni, è sufficiente che sia soddisfatto il solo requisito dell’adattabilità:
3.5 Ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l’accessibilità e/o la visitabilità, fatte salve le deroghe consentite dal presente decreto.
Art. 4 Criteri di progettazione per l’accessibilità
4.1 UNITÀ AMBIENTALI E LORO COMPONENTI.
4.1.1 PORTE
Le porte di accesso di ogni unità ambientale devono essere facilmente manovrabili, di tipo e luce netta tali da consentire un agevole transito anche da parte di persona su sedia a ruote; il vano della porta e gli spazi antistanti e retrostanti devono essere complanari.
Occorre dimensionare adeguatamente gli spazi antistanti e retrostanti, con riferimento alle manovre da effettuare con la sedia a ruote, anche in rapporto al tipo di apertura.
Sono ammessi dislivelli in corrispondenza del vano della porta di accesso di una unità immobiliare, ovvero negli interventi di ristrutturazione, purché questi siano contenuti e tali comunque da non ostacolare il transito di una persona su sedia a ruote.
Per dimensioni, posizionamento e manovrabilità la porta deve essere tale da consentire una agevole apertura della/e ante da entrambi i lati di utilizzo; sono consigliabili porte scorrevoli o con anta a libro, mentre devono essere evitate le porte girevoli, a ritorno automatico non ritardato e quelle vetrate se non fornite di accorgimenti per la sicurezza. Le porte vetrate devono essere facilmente individuabili mediante l’apposizione di opportuni segnali.
Sono da preferire maniglie del tipo a leva opportunamente curvate ed arrotondate.
(Per le specifiche vedi 8.1.1).
4.1.2. PAVIMENTI
I pavimenti devono essere di norma orizzontali e complanari tra loro e, nelle parti comuni e di uso pubblico, non sdrucciolevoli.
Eventuali differenze di livello devono essere contenute ovvero superate tramite rampe con pendenza adeguata in modo da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote.
Nel primo caso si deve segnalare il dislivello con variazioni cromatiche; lo spigolo di eventuali soglie deve essere arrotondato.
Nelle parti comuni dell’edificio, si deve provvedere ad una chiara individuazione dei percorsi, eventualmente mediante una adeguata differenziazione nel materiale e nel colore delle pavimentazioni.
I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo rispetto a ruote, bastoni di sostegno, etc.; gli zerbini devono essere incassati e le guide solidamente ancorate.
(Per le specifiche vedi 8.1.2).
4.1.3 INFISSI ESTERNI
Le porte, le finestre e le porte-finestre devono essere facilmente utilizzabili anche da persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali.
I meccanismi di apertura e chiusura devono essere facilmente manovrabili e percepibili e le parti mobili devono poter essere usate esercitando una lieve pressione.
Ove possibile si deve dare preferenza a finestre e parapetti che consentono la visuale anche alla persona seduta. Si devono comunque garantire i requisiti di sicurezza e protezione dalle cadute verso l’esterno.
(Per le specifiche vedi 8.1.3).
4.1.4 ARREDI FISSI
La disposizione degli arredi fissi nell’unità ambientale deve essere tale da consentire il transito della persona su sedia a ruote e l’agevole utilizzabilità di tutte le attrezzature in essa contenute.
Dev’essere data preferenza ad arredi non taglienti e privi di spigoli vivi.
Le cassette per la posta devono essere ubicate ad una altezza tale da permettere un uso agevole anche a persona su sedia a ruote.
Per assicurare l’accessibilità gli arredi fissi non devono costituire ostacolo o impedimento per lo svolgimento di attività anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie.
In particolare:
– i banconi e i piani di appoggio utilizzati per le normali operazioni del pubblico devono essere predisposti in modo che almeno una parte di essi sia utilizzabile da persona su sedia a ruote, permettendole di espletare tutti i servizi;
– nel caso di adozione di bussole, percorsi obbligati, cancelletti a spinta etc., occorre che questi siano dimensionati e manovrabili in modo da garantire il passaggio di una sedia a ruote;
– eventuali sistemi di apertura e chiusura, se automatici, devono essere temporizzati in modo da permettere un agevole passaggio anche a disabili su sedia a ruote;
– ove necessario deve essere predisposto un idoneo spazio d’attesa con posti a sedere.
(Per le specifiche vedi 8.1.4).
4.1.5 TERMINALI DEGLI IMPIANTI
Gli apparecchi elettrici, i quadri generali, le valvole e i rubinetti di arresto delle varie utenze, i regolatori degli impianti di riscaldamento e condizionamento, nonché i campanelli, pulsanti di comando e i citofoni, devono essere, per tipo e posizione planimetrica ed altimetrica, tali da permettere un uso agevole anche da parte della persona su sedia a ruote; devono, inoltre, essere facilmente individuabili anche in condizioni di scarsa visibilità ed essere protetti dal danneggiamento per urto.
(Per le specifiche vedi 8.1.5).
4.1.6 SERVIZI IGIENICI
Nei servizi igienici devono essere garantite, con opportuni accorgimenti spaziali, le manovre di una sedia a ruote necessarie per l’utilizzazione degli apparecchi sanitari.
Deve essere garantito in particolare:
– lo spazio necessario per l’accostamento laterale della sedia a ruote alla tazza e, ove presenti, al bidet, alla doccia, alla vasca da bagno, al lavatoio, alla lavatrice;
– lo spazio necessario per l’accostamento frontale della sedia a ruote al lavabo, che deve essere del tipo a mensola;
– la dotazione di opportuni corrimano e di un campanello di emergenza posto in prossimità della tazza e della vasca.
Si deve dare preferenza a rubinetti con manovra a leva e, ove prevista, con erogazione dell’acqua calda regolabile mediante miscelatori termostatici, e a porte scorrevoli o che aprono verso l’esterno.
(Per le specifiche vedi 8.1.6).
4.1.7 CUCINE
Nelle cucine gli apparecchi, e quindi i relativi punti di erogazione, devono essere preferibilmente disposti sulla stessa parete o su pareti contigue. Al di sotto dei principali apparecchi e del piano di lavoro va previsto un vano vuoto per consentire un agevole accostamento anche da parte della persona su sedia a ruote.
(Per le specifiche vedi 8.1.7).
4.1.8 BALCONI E TERRAZZE
La soglia interposta tra balcone o terrazza e ambiente interno non deve presentare un dislivello tale da costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote. È vietato l’uso di porte-finestre con traversa orizzontale a pavimento di altezza tale da costituire ostacolo al moto della sedia a ruote. Almeno una porzione di balcone o terrazza, prossima alla porta-finestra, deve avere una profondità tale da consentire la manovra di rotazione della sedia a ruote.
Ove possibile si deve dare preferenza a parapetti che consentano la visuale anche alla persona seduta, garantendo contemporaneamente i requisiti di sicurezza e protezione dalle cadute verso l’esterno.
(Per le specifiche vedi 8.1.8).
4.1.9 PERCORSI ORIZZONTALI
Corridoi e passaggi devono presentare andamento quanto più possibile continuo e con variazioni di direzione ben evidenziate.
I corridoi devono presentare variazioni di livello; in caso contrario queste devono essere superate mediante rampe.
La larghezza del corridoio e del passaggio deve essere tale da garantire il facile accesso alle unità ambientali da esso servite e in punti non eccessivamente distanti tra loro essere tale da consentire l’inversione di direzione ad una persona su sedia a ruote.
Il corridoio comune posto in corrispondenza di un percorso verticale (quale scala, rampa, ascensore, servoscala piattaforma elevatrice) deve prevedere una piattaforma di distribuzione come vano di ingresso o piano di arrivo dei collegamenti verticali, dalla quale sia possibile accedere ai vari ambienti, esclusi i locali tecnici, solo tramite percorsi orizzontali.
(Per le specifiche vedi 8.1.9).
4.1.10 SCALE
Le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile è necessario mediare ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate dimensioni. Per ogni rampa di scale i gradini devono avere la stessa alzata e pedata. Le rampe devono contenere possibilmente lo stesso numero di gradini, caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata.
Le porte con apertura verso la scala devono avere uno spazio antistante di adeguata profondità.
I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole a pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo preferibilmente continuo a spigoli arrotondati.
Le scale devono essere dotate di parapetto atto a costituire difesa il vuoto e di corrimano. I corrimano devono essere di facile prendibilità e realizzati con materiale resistente e non tagliente.
Le scale comuni e quelle degli edifici aperti al pubblico devono avere i seguenti ulteriori requisiti:
1) la larghezza delle rampe e dei pianerottoli deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il passaggio orizzontale di una barella con una inclinazione massima del 15% lungo l’asse longitudinale;
2) la lunghezza delle rampe deve essere contenuta; in caso contrario si deve interporre un ripiano in grado di arrestare la caduta di un corpo umano;
3) il corrimano deve essere installato su entrambi i lati;
4) in caso di utenza prevalente di bambini si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata;
5) è preferibile una illuminazione naturale laterale. Si deve dotare la scala di una illuminazione artificiale, anche essa laterale, con comando individuabile al buio e disposto su ogni pianerottolo.
6) Le rampe di scale devono essere facilmente percepibili, anche per i non vedenti.
(Per le specifiche vedi 8.1.10).
4.1.11 RAMPE
La pendenza di una rampa va definita in rapporto alla capacità di una persona su sedia a ruote di superarla e di percorrerla senza affaticamento anche in relazione alla lunghezza della stessa. Si devono interporre ripiani orizzontali di riposo per rampe particolarmente lunghe. Valgono in generale per le rampe accorgimenti analoghi a quelli definiti per le scale.
(Per le specifiche vedi 8.1.10 e 8.1.11).
4.1.12 ASCENSORE.
L’ascensore deve avere una cabina di dimensioni minime tali da permettere l’uso da parte di una persona su sedia a ruote. Le porte di cabina e di piano devono essere del tipo automatico e di dimensioni tali da permettere l’accesso alla sedia a ruote. Il sistema di apertura delle porte deve essere dotato di idoneo meccanismo (come cellula fotoelettrica, costole mobili) per l’arresto e l’inversione della chiusura in caso di ostruzione del vano porta.
I tempi di apertura e chiusura delle porte devono assicurare un agevole e comodo accesso alla persona su sedia a ruote. Lo stazionamento della cabina ai piani di fermata deve avvenire con porte chiuse. La bottoniera di comando interna ed esterna deve avere il comando più alto ad un’altezza adeguata alla persona su sedia a ruote ed essere idonea ad un uso agevole da parte dei non vedenti.
Nell’interno della cabina devono essere posti un citofono, un campanello d’allarme, un segnale luminoso che confermi l’avvenuta ricezione all’esterno della chiamata di allarme, una luce di emergenza.
Il ripiano di fermata, anteriormento alla porta della cabina deve avere una profondità tale da contenere una sedia a ruote e consentire le manovre necessarie all’accesso.
Deve essere garantito un arresto ai piani che renda complanare il pavimento della cabina con quello del pianerottolo.
Deve essere prevista la segnalazione sonora dell’arrivo al piano e un dispositivo luminoso per segnalare ogni eventuale stato di allarme. (Per le specifiche vedi 8.1.12).
4.1.13 SERVOSCALA E PIATTAFORMA ELEVATRICE
Per servoscala e piattaforma elevatrice si intendono apparecchiature atte a consentire, in alternativa ad un ascensore o rampa inclinata, il superamento di un dislivello a persone con ridotta o impedita capacità motoria.
Tali apparecchiature sono consentite in via alternativa ad ascensori negli interventi di adeguamento o per superare differenze di quota contenute.
Fino all’emanazione di una normativa specifica, le apparecchiature stesse devono essere rispondenti alle specifiche di cui al punto 8.1.13; devono garantire un agevole accesso e stazionamento della persona in piedi, seduta o su sedia a ruote, e agevole manovrabilità dei comandi e sicurezza sia delle persone trasportate che di quelle che possono venire in contatto con l’apparecchiatura in movimento.
A tal fine le suddette apparecchiature devono essere dotate di sistemi anticaduta, anticesoiamento, antischiacciamento, antiurto e di apparati atti a garantire sicurezze di movimento, meccaniche, elettriche e di comando.
Lo stazionamento dell’apparecchiatura deve avvenire preferibilmente con la pedana o piattaforma ribaltata verso la parete o incassata nel pavimento.
Lo spazio antistante la piattaforma, sia in posizione di partenza che di arrivo, deve avere una profondità tale da consentire un agevole accesso o uscita da parte di una persona su sedia a ruote. (Per le specifiche vedi 8.1.13)
4.1.14 AUTORIMESSE
Il locale per autorimessa deve avere collegamenti con gli spazi esterni e con gli apparecchi di risalita idonei all’uso da parte della persona su sedia a ruote. Lo spazio riservato alla sosta delle autovetture al servizio delle persone disabili deve avere dimensione tali da consentire anche il movimento del disabile nelle fasi di trasferimento; deve essere evidenziato con appositi segnali orizzontali e verticali. (Per le specifiche vedi 8.1.13).
854.2. SPAZI ESTERNI
4.2.1. PERCORSI
Negli spazi esterni e sino agli accessi degli edifici deve essere previsto almeno un percorso preferibilmente in piano con caratteristiche tali da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, e che assicuri loro la utilizzabilità diretta delle attrezzature dei parcheggi e dei servizi posti all’esterno, ove previsti.
I percorsi devono presentare un andamento quanto più possibile semplice e regolare in relazione alle principali direttrici di accesso ed essere privi di strozzature, arredi, ostacoli di qualsiasi natura che riducano la larghezza utile di passaggio o che possano causare infortuni. La loro larghezza deve essere tale da garantire la mobilità nonché, in punti non eccessivamente distanti tra loro, anche l’inversione di marcia da parte di una persona su sedia a ruote.
Quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non pavimentate, è necessario prevedere un ciglio da realizzare con materiale atto ad assicurare l’immediata percezione visiva nonché acustica se percosso con bastone.
Le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe in presenza o meno di eventuali gradini ed evidenziate con variazioni cromatiche.
In particolare, ogni qualvolta il percorso pedonale si raccorda con il livello stradale, o è interrotto da un passo carrabile, devono predisporsi rampe di pendenza contenuta e raccordate in maniera continua col piano carrabile, che consentono il passaggio di una sedia a ruote.
Le intersezioni tra percorsi pedonali e zone carrabili devono essere oppurtunatamente segnalate anche ai non vedenti.
(Per le specifiche vedi 8.2.1).
4.2.2 PAVIMENTAZIONE
La pavimentazione del percorso pedonale deve essere antisdrucciolevole. Eventuali differenze di livello tra gli elementi costituenti una pavimentazione devono essere contenute in maniera tale da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote.
I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo, rispetto a ruote, bastoni di sostegno, e simili.
(Per le specifiche vedi 8.2.2).
4.2.3 PARCHEGGI
Si considera accessibile un parcheggio complanare alle aree pedonali di servizio o ad esse collegato tramite rampe o idonei apparecchi di sollevamento.
Lo spazio riservato alla sosta delle autovetture delle persone disabili deve avere le stesse caratteristiche di cui al punto 4.1.14 (per le specifiche vedi 8.2.3).
4.3 SEGNALETICA
Nelle unità immobiliari e negli spazi esterni accessibili devono essere installati, in posizione tali da essere agevolmente visibili, cartelli di indicazione che facilitino l’orientamento e la fruizione degli spazi costruiti e che forniscano una adeguata informazione sull’esistenza degli accorgimenti previsti per l’accessibilità di persone ad impedite o ridotte capacità motorie; in tal caso i cartelli indicatori devono riportare anche il simbolo internazionale di accessibità di cui all’art.2 del D.P.R. 27 aprile 1978 n. 384.
I numeri civici, le targhe e i contrassegni di altro tipo devono essere facilmente leggibili.
Negli edifici aperti al pubbico deve essere predisposta una adeguata segnaletica che indichi le attività principali ivi svolte ed i percorsi necessari per raggiungerle.
Per i non vedenti è opportuno predisporre apparecchi fonici per dette indicazioni, ovvero tabelle integrative con scritte in Braille.
Per facilitarne l’orientamento è necessario prevedere punti di riferimento ben riconoscibili in quantità sufficiente ed in posizione adeguata.
In generale, ogni situazione di pericolo dev’essere resa immediatamente avvertibile anche tramite accorgimenti e mezzi riferibili sia alle percezioni acustiche che a quelle visive.
4.4 STRUTTURE SOCIALI
Nelle strutture destinate ad attività sociali come quelle scolastiche, sanitarie, assistenziali, culturali e sportive, devono essere rispettate quelle prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2, 4.3, atte a garantire il requisito di accessibilità. Limitatamente ai servizi igienici, il requisito si intende soddisfatto se almeno un servizio igienico per ogni livello utile dell’edificio eaccessibile allepersone su sedia a ruote. Qualora nell’edificio, per le dimensioni e per il tipo di afflusso e utilizzo, debbano essere previsti più nuclei di servizi igienici, anche quelli accessibili alle persone su sedia a ruote devono essere incrementati in proporzione.
4.5 EDIFICI SEDI DI AZIENDE O IMPRESE SOGGETTE AL COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO.
Negli edifici sedi di aziende o imprese soggette al collocamento obbligatorio, il requisito dell’accessibilità si considera soddisfatto se sono accessibili tutti i settori produttivi, gli uffici amministrativi e almeno un servizio igienico per ogni nucleo di servizi igienici previsto. Deve essere sempre garantita la fruibilità delle mense, gli spogliatoi, dei luoghi ricreativi e di tutti i servizi di pertinenza.
4.6. RACCORDI CON LA NORMATIVA ANTINCENDIO.
Qualsiasi soluzione progettuale per garantire l’accessibilità o la visitabilità deve comunque prevedere una adeguata distribuzione degli ambienti e specifici accorgimenti tecnici per contenere i rischi di incendio anche nei confronti di persone con ridotta o impedità capacità motoria o sensoriale.
A tal fine dovrà essere preferita, ove tecnicamente possibile e nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell’insieme edilizio in “compartimenti antincendio” piuttosto che l’individuazione di “sistemi di via d’uscita” costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria.
La suddivisione in compartimenti, che costituiscono “luogo sicuro statico” così come definito dal D.M. 30 novembre 1983, recante “termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzioni incendi” pubblicato su G.U n.339 del 12.12.1983 deve essere effettuata in modo da prevedere ambienti protetti opportunamente distribuiti ed in numero adeguato, resistenti al fuoco e facilmente raggiungibili in modo autonomo da parte delle persone disabili, ove attendere i soccorsi.
Art. 5 Criteri di progettazione per la visitabilità
5.1 RESIDENZA.
Nelle unità immobiliari visitabili di edilizia residenziale, di cui all’art. 3, deve essere consentito l’accesso, da parte di persona su sedia a ruote, alla zona di soggiorno o di pranzo, ad un servizio igienico e ai relativi percorsi di collegamento.
A tal fine si deve assicurare la rispondenza ai criteri di progettazione di cui ai punti 4.1.1, 4.1.6, 4.1.9, 4.2 e alle relative specifiche dimensionali e/o soluzioni tecniche.
In particolare per i percorsi orizzontali si vedano anche le soluzioni tecniche di cui al punto 9.1.1.
5.2. SALE E LUOGHI PER RIUNIONI, SPETTACOLI E RISTORAZIONE
Nelle sale e nei luoghi per riunioni e spettacoli, almeno una zona deve essere agevolmente raggiungibile, anche dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria, mediante un percorso continuo in piano o raccordato con rampe, ovvero mediante ascensore o altri mezzi di sollevamento.
Qualora le attività siano soggette alla vigente normativa antincendio, detta zona deve essere prevista in posizione tale che, nel caso di emergenza, possa essere agevolmente raggiunta una via di esodo accessibile o un “lungo sicuro statico”.
In particolare, la sala per riunioni, spettacolo e ristorazione deve inoltre:
– essere dotata di posti riservati per persone con ridotta capacità motoria, in numero pari ad almeno due posti per ogni quattrocento o frazione di quattrocento posti, con un minimo di due;
– essere dotata, nella stessa percentuale, di spazi liberi riservati per persone su sedia a ruote, predisposti su pavimento orizzontale, con dimensioni tali da garantire la manovra e lo stazionamento di una sedia a ruote;
– essere consentita l’accessibilità ad almeno un servizio igienico e, ove previsti, al palco, al palcoscenico ed almeno ad un camerino spogliatoio con relativo servizio igienico.
Nelle sale per la ristorazione, almeno una zona della sala deve essere raggiungibile mediante un percorso continuo e raccordato con rampe, dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria e deve inoltre essere dotata di almeno uno spazio libero per persona su sedia a ruote.
Questo spazio deve essere predisposto su pavimento orizzontale e di dimensione tale da garantire la manovra e lo stazionamento di una sedia a ruote;
– deve essere consentita l’accessibilità ad almeno un servizio igienico.
Per consentire la visitabilità nelle sale e nei luoghi per riunioni, spettacoli e ristorazione si devono rispettare quelle prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3, che sono atte a garantire il soddisfacimento dei suddetti requisiti specifici.
5.3. STRUTTURE RICETTIVE
Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, etc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentono l’uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote.
Qualora le stanze non dispongano dei servizi igienici, deve essere accessibile sullo stesso piano, nelle vicinanze della stanza, almeno un servizio igienico.
Il numero di stanze accessibili in ogni struttura ricettiva deve essere di almeno due fino a 40 o frazioni di 40, aumentato di altre due ogni 40 stanze o frazione di 40 in più.
In tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme.
La ubicazione delle stanze accessibili deve essere preferibilmente nei piani bassi dell’immobile e comunque nelle vicinanze di un “luogo sicuro statico” o di una via di esodo accessibile.
Per i villaggi turistici e campeggi, oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di due unità.
Per consentire la visitabilità nelle strutture ricettive si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3, atte a garantire il soddisfacimento dei suddetti requisiti specifici.
5.4. LUOGHI PER IL CULTO
I luoghi per il culto devono avere almeno una zona della sala per le funzioni religiose in piano, raggiungibile mediante un percorso continuo e raccordato tramite rampe.
A tal fine si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti 4.1., 4.2 e 4.3, atte a garantire il soddisfacimento di tale requisito specifico.
5. ALTRI LUOGHI APERTI AL PUBBLICO
Negli altri luoghi aperti al pubblico deve essere garantita l’accessibilità agli spazi di relazione.
A tale fine si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3, atte a garantire il soddisfacimento di tale requisito.
Questi locali, quando superano i 250 mq di superficie utile devono prevedere almeno un servizio igienico accessibile.
5.6. ARREDI FISSI
Per assicurare la visitabilità gli arredi fissi non devono costituire ostacolo o impedimento per lo svolgimento di attività anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie.
A riguardo valgono le prescrizioni di cui al precedente punto 4.1.4.
5.7. VISITABILITÀ CONDIZIONATA.
Negli edifici, unità immobiliari o ambientali aperti al pubblico esistenti, che non vengano sottoposti a ristrutturazione e che non siano in tutto o in parte rispondenti ai criteri per l’accessibilità contenuti nel presente decreto, ma nei quali esista la possibilità di fruizione mediante personale di aiuto anche per le persone a ridotta o impedita capacità motoria, deve essere posto in prossimità dell’ingresso un apposito pulsante di chiamata al quale deve essere affiancato il simbolo internazionale di accessibilità di cui all’art. 2 del D.P.R. 384/78.
Art. 6 Criteri di progettazione per la adattabilità
6.1. INTERVENTI DI NUOVA EDIFICAZIONE.
Gli edifici di nuova edificazione e le loro parti si considerano adattabili quando, tramite l’esecuzione differita nel tempo di lavori che non modificano né la struttura portante, né la rete degli impianti comuni, possono essere resi idonei, a costi contenuti, alle necessità delle persone con ridotta o impedita capacità motoria, garantendo il soddisfacimento dei requisiti previsti dalle norme relative alla accessibilità.
La progettazione deve garantire l’obiettivo che precede con una particolare considerazione sia del posizionamento e dimensionamento dei servizi ed ambienti limitrofi, dei disimpegni e delle porte sia della futura eventuale dotazione dei sistemi di sollevamento.
A tale proposito quando all’interno di unità immobiliari a più livelli, per particolari conformazioni della scala non è possibile ipotizzare l’inserimento di una servoscala con piattaforma, deve essere previsto uno spazio idoneo per l’inserimento di una piattaforma elevatrice.
6.2. INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE
Negli interventi di ristrutturazione si deve garantire il soddisfacimento di requisiti analoghi a quelli descritti per la nuova edificazione, fermo restando il rispetto della normativa vigente a tutela dei beni ambientali, artistici, archeologici, storici e culturali.
L’installazione dell’ascensore all’interno del vano scala non deve compromettere la fruibilità delle rampe e dei ripiani orizzontali, soprattutto in relazione alla necessità di garantire un adeguato deflusso in caso di evacuazione in situazione di emergenza.
Art. 7
7.1 Le specificazioni contenute nel capo IV art. 8 hanno valore prescritto, le soluzioni tecniche contenute all’art. 9, anche se non basate su tali specificazioni, sono ritenute rispondenti ai criteri di progettazione e quindi accettabili in quanto sopperiscono alle riduzioni dimensionali con particolari soluzioni spaziali o tecnologiche.
7.2 Tuttavia in sede di progetto possono essere proposte soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche, purché rispondano alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione.
In questo caso, la dichiarazione di cui all’art. 1 comma 4 della legge n. 13 del 9.1.1989 deve essere accompagnata da una relazione, corredata dai grafici necessari, con la quale viene illustrata l’alternativa proposta e l’equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili.
7.3 La conformità del progetto alle prescrizioni dettate dal presente decreto, e l’idoneità delle eventuali soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche di cui sopra sono certificate dal professionista abilitato ai sensi dell’art. 1 della legge. Il rilascio dell’autorizzazione o della concessione edilizia è subordinato alla verifica di tale conformità compiuta dall’Ufficio Tecnico o dal Tecnico incaricato dal Comune competente ad adottare tali atti.
L’eventuale dichiarazione di non conformità del progetto o il mancato accoglimento di eventuali soluzioni tecniche alternative devono essere motivati.
7.4 Le prescrizioni del presente decreto sono derogabili solo per gli edifici o loro parti che, nel rispetto di normative tecniche specifiche, non possono essere realizzati senza barriere architettoniche, ovvero per singoli locali tecnici il cui accesso è riservato ai soli addetti specializzati.
7.5 Negli interventi di ristrutturazione, fermo restando il rispetto dell’art. 1 comma 3 della legge, sono ammesse deroghe alle norme del presente decreto in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali ed impiantistici.
Le suddette deroghe sono concesse dal Sindaco in sede di provvedimento autorizzativo previo parere favorevole dell’Ufficio Tecnico o del Tecnico incaricato dal Comune per l’istruttoria dei progetti.
Art. 8 Specifiche funzionali e dimensionali
8.0 GENERALITA’
8.0.1 MODALITA’ di MISURA
ALTEZZA PARAPETTO.
Distanza misurata in verticale dal lembo superiore dell’elemento che
limita l’affaccio (copertina, traversa inferiore infisso, eventuale
corrimano o ringhierino) al piano di calpestio.
ALTEZZA CORRIMANO
Distanza misurata in verticale dal lembo superiore dei corrimano al
piano di calpestio.
ALTEZZA PARAPETTO O CORRIMANO SCALE
Distanza dal lembo superiore del parapetto o corrimano al piano di
calpestio di un qualunque gradino, misurata in verticale in
corrispondenza della parte anteriore del gradino stesso.
LUNGHEZZA DI UNA RAMPA
Distanza misurata in orizzontale tra due zone in piano dislivellate e
raccordate dalla rampa.
LUCE NETTA PORTA O PORTA-FINESTRA
Larghezza di passaggio al netto dell’ingombro dell’anta mobile in
posizione di massima apertura se scorrevole, in posizione di apertura
a 90 se incernierata (larghezza utile di passaggio).
ALTEZZA MANIGLIA
Distanza misurata in verticale dall’asse di rotazione della manopola,
ovvero del lembo superiore del pomello, al piano di calpestio.
ALTEZZE APPARECCHI DI COMANDO, INTERRUTTORI, PRESE, PULSANTI
Distanza misurata in verticale dall’asse del dispositivo di comando
al piano di calpestio.
ALTEZZA CITOFONO
Distanza misurata in verticale dall’asse dell’elemento grigliato
microfonico, ovvero dal lembo superiore della cornetta mobile, al
piano di calpestio
ALTEZZA TELEFONO A PARETE E CASSETTA PER LETTERE
Distanza misurata in verticale sino al piano di calpestio
dell’elemento da raggiungere, per consentirne l’utilizzo, posto piu’
in alto.
8.0.2 SPAZI DI MANOVRA CON SEDIA A RUOTE.
Gli spazi di manovra, atti a consentire determinati spostamenti alla
persona su sedia a ruote, sono i seguenti: (Si omettono i disegni).
Nei casi di adeguamento e per consentire la visitabilità degli alloggi, ove non sia possibile rispettare i dimensionamenti di cui sopra, sono ammissibili i seguenti spazi minimi di manovra (manovra combinata): (Si omettono i disegni).
8.1. Unità ambientali e loro componenti.
8.1.1. Porte.
La luce netta della porta di accesso di ogni edificio e di ogni unità immobiliare deve essere di almeno 80 cm. La luce netta delle altre porte deve essere di almeno 75 cm.
Gli spazi antistanti e retrostanti la porta devono essere dimensionati nel rispetto dei minimi previsti negli schemi grafici di seguito riportati.
L’altezza delle maniglie deve essere compresa tra 85 e 95 cm (consigliata 90 cm).
Devono inoltre essere preferite soluzioni per le quali le singole ante delle porte non abbiano larghezza superiore ai 120 cm, e gli eventuali vetri siano collocati ad una altezza di almeno 40 cm dal piano del pavimento. L’anta mobile deve poter essere usata esercitando una pressione non superiore a 8 kg.
(Si omettono gli schemi grafici).
8.1.2. Pavimenti.
Qualora i pavimenti presentino un dislivello, questo non deve superare i 2,5 cm. Ove siano prescritte pavimentazioni antisdrucciolevoli, valgono le prescrizioni di cui al successivo punto 8.2.2.
8.1.3. Infissi esterni.
L’altezza delle maniglie o dispositivo di comando deve essere compresa tra cm 100 e 130; consigliata 115 cm.
Per consentire alla persona seduta la visuale anche all’esterno, devono essere preferite soluzioni per le quali la parte opaca del parapetto, se presente, non superi i 60 cm di altezza dal calpestio, con l’avvertenza, però, per ragioni di sicurezza, che l’intero parapetto sia complessivamente alto almeno 100 cm e inattraversabile da una sfera di 10 cm di diametro. Nelle finestre lo spigolo vivo della traversa inferiore dell’anta apribile deve essere opportunamente sagomato o protetto per non causare infortuni. Le ante mobili degli infissi esterni devono poter essere usate esercitando una pressione non superiore a kg 8.
8.1.4. Arredi fissi.
Negli edifici residenziali le cassette per la posta non devono essere collocate ad una altezza superiore ai 140 cm.
Nei luoghi aperti al pubblico, nei quali il contatto con il pubblico avviene mediante tavoli o scrivanie, deve essere previsto un adeguato spazio libero, eventualmente in ambiente separato, per poter svolgersi una ordinata attesa, nel quale inoltre possano disporsi un congruo numero di posti a sedere (preferibilmente sedie separate). La distanza libera anteriormente ad ogni tavolo deve essere di almeno 1,50 m, e lateralmente di almeno 1,20 m al fine di consentire un agevole passaggio fra i tavoli e le scrivanie.
Nei luoghi aperti al pubblico nei quali il contatto con il pubblico avviene mediante sportelli su bancone continuo o su parete, deve essere consentita un’attesa sopportabile dalla generalità del pubblico, al fine di evitare l’insorgere di situazioni patologiche di nervosismo e di stanchezza. In tali luoghi deve pertanto essere previsto un adeguato spazio libero, eventualmente in ambiente separato, dove possa svolgersi una ordinata attesa, nel quale inoltre possono disporsi un congruo numero di posti a sedere
(preferibilmente sedie separate).
Quando, in funzione di particolari affluenze di pubblico, è necessario prevedere transenne guida-persone, queste devono essere di lunghezza pari a quella della coda di persone che viene considerata la media delle grandi affluenze, e di larghezza utile minima di 0,70 m.
La transenna che separa il percorso di avvicinamento allo sportello da quello di uscita deve essere interrotta ad una distanza di 1,20 m dal limite di ingombro del bancone continuo o del piano di lavoro dello sportello a parete.
In ogni caso le transenne guida-persone non devono avere una lunghezza superiore a 4,00 m.
Le transenne guida-persone devono essere rigidamente fissate al pavimento ed avere una altezza al livello del corrimano di 0,90 m.
Almeno uno sportello deve avere il piano di utilizzo per il pubblico posto ad altezza pari a 0,90 m dal calpestio della zona riservata al pubblico.
Nei luoghi aperti al pubblico nei quali il contatto con il pubblico avviene mediante bancone continuo, almeno una parte di questo deve avere un piano di utilizzo al pubblico posto ad un’altezza pari a 0,90 m dal calpestio.
Apparecchiature automatiche di qualsiasi genere ad uso del pubblico, poste all’interno o all’esterno di unità immobiliari aperte al pubblico, devono, per posizione, altezza e comandi, poter essere utilizzate da persona su sedia a ruote. A tal fine valgono le indicazioni di cui allo schema del punto 8.1.5 per quanto applicabili.
8.1.5. Terminali degli impianti.
Gli apparecchi elettrici, i quadri generali, le valvole e i rubinetti di arresto delle varie utenze, i regolatori di impianti di riscaldamento e di condizionamento, i campanelli di allarme, il citofono, devono essere posti ad una altezza compresa tra i 40 e i 140 cm.
(Si omette lo schema).
8.1.6. Servizi igienici.
Per garantire la manovra e l’uso degli apparecchi anche alle persone con impedita capacità motoria, deve essere previsto, in rapporto agli spazi di manovra di cui al punto 8.0.2, l’accostamento laterale alla tazza w.c., bidet, vasca, doccia, lavatrice e l’accostamento frontale al lavabo.
A tal fine devono essere rispettati i seguenti minimi dimensionali:
– lo spazio necessario all’accostamento e al trasferimento laterale dalla sedia a ruote alla tazza w.c. e al bidet, ove previsto, deve essere minimo 100 cm misurati dall’asse dell’apparecchio sanitario;
– lo spazio necessario all’accostamento laterale della sedia a ruote alla vasca deve essere minimo di 140 cm lungo la vasca con profondità minima di 80 cm;
– lo spazio necessario all’accostamento frontale della sedia a ruote al lavabo deve essere minimo di 80 cm misurati dal bordo anteriore del lavabo.
Relativamente alle caratteristiche degli apparecchi sanitari inoltre:
– i lavabi devono avere il piano superiore posto a cm 80 dal calpestio ed essere sempre senza colonna con sifone preferibilmente del tipo accostato o incassato a parete;
– i w.c. e i bidet preferibilmente sono di tipo sospeso, in particolare l’asse della tazza w.c. o del bidet deve essere posto ad una distanza minima di cm 40 dalla parete laterale, il bordo anteriore a cm 75-80 dalla parete posteriore e il piano superiore a cm 45-50 dal calpestio.
Qualora l’asse della tazza w.c. o bidet sia distante più di 40 cm dalla parete, si deve prevedere, a cm 40 dall’asse dell’apparecchio sanitario, un maniglione o corrimano per consentire il trasferimento;
– la doccia deve essere a pavimento, dotata di sedile ribaltabile e doccia a telefono.
Negli alloggi accessibili di edilizia residenziale sovvenzionata di cui al capo II art. 3 deve inoltre essere prevista l’attrezzabilità con maniglioni e corrimano orizzontali e-o verticali in vicinanza degli apparecchi; il tipo e le caratteristiche dei maniglioni o corrimano devono essere conformi alle specifiche esigenze riscontrabili successivamente all’atto dell’assegnazione dell’alloggio e posti in opera in tale occasione.
Nei servizi igienici dei locali aperti al pubblico è necessario prevedere e installare il corrimano in prossimità della tazza w.c., posto ad altezza di cm 80 dal calpestio, e di diametro cm 3-4; se fissato a parete deve essere posto a cm 5 dalla stessa.
Nei casi di adeguamento è consentita la eliminazione del bidet e la sostituzione della vasca con una doccia a pavimento al fine di ottenere anche senza modifiche sostanziali del locale, uno spazio laterale di accostamento alla tazza w.c. e di definire sufficienti spazi di manovra.
Negli alloggi di edilizia residenziale nei quali è previsto il requisito della visitabilità, il servizio igienico si intende accessibile se è consentito almeno il raggiungimento di una tazza w.c. e di un lavabo, da parte di persona su sedia a ruote.
Per raggiungimento dell’apparecchio sanitario si intende la possibilità di arrivare sino alla diretta prossimità di esso, anche senza l’accostamento laterale per la tazza w.c. e frontale per il lavabo.
8.1.7. Cucine.
Per garantire la manovra e l’uso agevole del lavello e dell’apparecchio di cottura, questi devono essere previsti con sottostante spazio libero per un’altezza minima di cm 70 dal calpestio.
In spazi limitati sono da preferirsi porte scorrevoli o a libro.
8.1.8. Balconi e terrazze.
Il parapetto deve avere una altezza minima di 100 cm ed essere inattraversabile da una sfera di 10 cm di diametro.
Per permettere il cambiamento di direzione, balconi e terrazze dovranno avere almeno uno spazio entro il quale sia inscrivibile una circonferenza di diametro 140 cm.
8.1.9. Percorsi orizzontali e corridoi.
I corridoi o i percorsi devono avere una larghezza minima di 100 cm, ed avere allargamenti atti a consentire l’inversione di marcia da parte di persona su sedia a ruote (vedi punto 8.0.2 – Spazi di manovra). Questi allargamenti devono di preferenza essere posti nelle parti terminali dei corridoi e previsti comunque ogni 10 m di sviluppo lineare degli stessi.
Per le parti di corridoio o disimpegni sulle quali si aprono porte devono essere adottate le soluzioni tecniche di cui al punto 9.1.1, nel rispetto anche dei sensi di apertura delle porte e degli spazi liberi necessari per il passaggio di cui al punto 8.1.1; le dimensioni ivi previste devono considerarsi come minimi accettabili.
8.1.10. Scale.
Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 1,20 m ed avere una pendenza limitata e costante per l’intero sviluppo della scala. I gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata minimo 30 cm): la somma tra il doppio dell’alzata e la pedata deve essere compresa tra 62-64 cm.
Il profilo del gradino deve presentare preferibilmente un disegno continuo a spigoli arrotondati, con sottogradino inclinato rispetto al grado, e formante con esso un angolo di circa 75°-80°.
In caso di disegno discontinuo, l’aggetto del grado rispetto al sottogradino deve essere compreso fra un minimo di 2 cm e un massimo di 2,5 cm.
Un segnale al pavimento (fascia di materiale diverso o comunque percepibile anche da parte dei non vedenti), situato almeno a 30 cm dal primo e dall’ultimo scalino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa.
Il parapetto che costituisce la difesa verso il vuoto deve avere un’altezza minima di 1,00 m ed essere inattraversabile da una sfera di diametro di cm 10.
In corrispondenza delle interruzioni del corrimano, questo deve essere prolungato di 30 cm oltre il primo e l’ultimo gradino.
Il corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0,90-1 m.
Nel caso in cui è opportuno prevedere un secondo corrimano, questo deve essere posto ad una altezza di 0,75 m.
Il corrimano su parapetto o parete piena deve essere distante da essi almeno 4 cm.
Le rampe di scale che non costituiscono parte comune o non sono di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 0,80 m.
In tal caso devono comunque essere rispettati il già citato rapporto tra alzata e pedata (in questo caso minimo 25 cm), e l’altezza minima del parapetto.
8.1.11. Rampe.
Non viene considerato accessibile il superamento di un dislivello superiore a 3,20 m ottenuto esclusivamente mediante rampe inclinate poste in successione.
La larghezza minima di una rampa deve essere:
– di 0,90 m per consentire il transito di una persona su sedia a ruote;
– di 1,50 m per consentire l’incrocio di due persone.
Ogni 10 m di lunghezza ed in presenza di interruzioni mediante porte, la rampa deve prevedere un ripiano orizzontale di dimensioni minime pari a 1,50 x 1,50 m, ovvero 1,40 x 1,70 m in senso trasversale e 1,70 m in senso longitudinale al verso di marcia, oltre l’ingombro di apertura di eventuali porte.
Qualora al lato della rampa sia presente un parapetto non pieno, la rampa deve avere un cordolo di almeno 10 cm di altezza.
La pendenza delle rampe non deve superare l’8%.
Sono ammesse pendenze superiori, nei casi di adeguamento, rapportate allo sviluppo lineare effettivo della rampa.
In tal caso il rapporto tra la pendenza e la lunghezza deve essere comunque di valore inferiore rispetto a quelli individuati dalla linea di interpolazione del seguente grafico.
(Si omette il grafico).
8.1.12. Ascensore.
a) Negli edifici di nuova edificazione, non residenziali, l’ascensore deve avere le seguenti caratteristiche:
– cabina di dimensioni minime di 1,40 m di profondità e 1,10 m di larghezza;
– porta con luce netta minima di 0,80 m posta sul lato corto;
– piattaforma minima di distribuzione anteriormente alla porta della cabina di 1,50 x 1,50 m.
b) Negli edifici di nuova edificazione residenziali l’ascensore deve avere le seguenti caratteristiche:
– cabina di dimensioni minime di 1,30 m di profondità e 0,95 m di larghezza;
– porta con luce netta minima di 0,80 m posta sul lato corto;
– piattaforma minima di distribuzione anteriormente alla porta della cabina di 1,50 x 1,50 m.
c) L’ascensore in caso di adeguamento di edifici preesistenti, ove non sia possibile l’installazione di cabine di dimensioni superiori, può avere le seguenti caratteristiche:
– cabina di dimensioni minime di 1,20 m di profondità e 0,80 m di larghezza;
– porta con luce netta minima di 0,75 m posta sul lato corto;
– piattaforma minima di distribuzione anteriormente alla porta della cabina di 1,40 x 1,40 m.
Le porte di cabina e di piano devono essere del tipo a scorrimento automatico. Nel caso di adeguamento la porta di piano può essere del tipo ad anta incernierata purché dotata di sistema per l’apertura automatica.
In tutti i casi le porte devono rimanere aperte per almeno 8 secondi e il tempo di chiusura non deve essere inferiore a 4 sec.
L’arresto ai piani deve avvenire con autolivellamento con tolleranza massima ± 2 cm.
Lo stazionamento della cabina ai piani di fermata deve avvenire con porte chiuse.
La bottoniera di comando interna ed esterna deve avere i bottoni ad una altezza massima compresa tra 1,10 e 1,40 m; per ascensori del tipo a), b) e c) la bottoniera interna deve essere posta su una parete laterale ad almeno cm 35 dalla porta della cabina.
Nell’interno della cabina, oltre il campanello di allarme, deve essere posto un citofono ad altezza compresa tra 1,10 m e 1,30 m e una luce d’emergenza con autonomia minima di h. 3.
I pulsanti di comando devono prevedere la numerazione in rilievo e le scritte con traduzione in Braille: in adiacenza alla bottoniera esterna deve essere posta una placca di riconoscimento di piano in caratteri Braille.
Si deve prevedere la segnalazione sonora dell’arrivo al piano e, ove possibile, l’installazione di un sedile ribaltabile con ritorno automatico.
8.1.13. Servoscala e piattaforme elevatrici.
Servoscala.
Per servoscala si intende un’apparecchiatura costituita da un mezzo di carico opportunamente attrezzato per il trasporto di persone con ridotta o impedita capacità motoria, marciante lungo il lato di una scala o di un piano inclinato e che si sposta, azionato da un motore elettrico, nei due sensi di marcia vincolato a guida-e.
I servoscala si distinguono nelle seguenti categorie:
a) pedana servoscala: per il trasporto di persona in piedi;
b) sedile servoscala: per il trasporto di persona seduta;
c) pedana servoscala a sedile ribaltabile: per il trasporto di persona in piedi o seduta;
d) piattaforma servoscala a piattaforma ribaltabile: per il trasporto di persona su sedia a ruote;
e) piattaforma servoscala a piattaforma e sedile ribaltabile: per il trasporto di persona su sedia a ruote o persona seduta.
I servoscala sono consentiti in via alternativa ad ascensori e, preferibilmente, per superare differenze di quota non superiori a m 4.
Nei luoghi aperti al pubblico e di norma nelle parti comuni di un edificio, i servoscala devono consentire il superamento del dislivello anche a persona su sedia a ruote: in tale caso, allorquando la libera visuale tra persona su piattaforma e persona posta lungo il percorso dell’apparecchiatura sia inferiore a m 2, è necessario che l’intero spazio interessato dalla piattaforma in movimento sia protetto e delimitato da idoneo parapetto e quindi l’apparecchiatura marci in sede propria con cancelletti automatici alle estremità della corsa.
In alternativa alla marcia in sede propria è consentita marcia con accompagnatore lungo tutto il percorso con comandi equivalenti ad uso dello stesso, ovvero che opportune segnalazioni acustiche e visive segnalino l’apparecchiatura in movimento.
In ogni caso i servoscala devono avere le seguenti caratteristiche:
Dimensioni: per categoria a) pedana non inferiore a cm 35 x 35;
per categoria b) e c) sedile non inferiore a cm 35 x 40, posto a cm 40 – 50 da sottostante predellino per appoggio piedi di dimensioni non inferiori a cm 30 x 20;
per categoria d) ed e) piattaforma (escluse costole mobili) non inferiori; a cm 70 x 75 in luoghi aperti al pubblico.
Portata: per le categorie a), b) e c) non inferiore a kg 100 e non superiore a kg 200;
per le categorie d) ed e) non inferiore a kg 150 in luoghi aperti al pubblico e 130 negli altri casi.
Velocità: massima velocità riferita a percorso rettilineo 10 cm-sec.
Comandi: sia sul servoscala che al piano devono essere previsti comandi per salita-discesa e chiamata-rimando posti ad un’altezza compresa tra cm 70 e cm 110.
é consigliabile prevedere anche un collegamento per comandi volanti ad uso di un accompagnatore lungo il percorso.
Ancoraggi: gli ancoraggi delle guide e loro giunti devono sopportare il carico mobile moltiplicato per 1,5.
Sicurezze elettriche: tensione massima di alimentazione V 220 monofase (preferibilmente V 24 cc.);
– tensione del circuito ausiliario: V 24;
– interruttore differenziale ad alta sensibilità (30 mA);
– isolamenti in genere a norma CEI;
– messa a terra di tutte le masse metalliche; negli interventi di ristrutturazione è ammessa, in alternativa, l’adozione di doppi isolamenti.
Sicurezze dei comandi: devono essere del tipo «uomo presente» e protetti contro l’azionamento accidentale in modo meccanico oppure attraverso una determinata sequenza di comandi elettrici; devono essere integrati da interruttore a chiave estraibile e consentire la possibilità di fermare l’apparecchiatura in movimento da tutti i posti di comando;
– i pulsanti di chiamata e rimando ai piani devono essere installati quando dalla posizione di comando sia possibile il controllo visivo di tutto il percorso del servoscala ovvero quando la marcia del servoscala avvenga in posizione di chiusura a piattaforma ribaltata.
Sicurezze meccaniche: devono essere garantite le seguenti caratteristiche:
a) coefficiente di sicurezza minimo: K=2 per parti meccaniche in genere ed in particolare:
– per traino a fune (sempre due indipendenti) K=6 cad.;
– per traino a catena (due indipendenti K=6 cad. ovvero una K=10);
– per traino pignone cremagliera o simili K=2;
– per traino ad aderenza K=2;
b) limitatore di velocità con paracadute che entri in funzione prima che la velocità del mezzo mobile superi di 1,5 volte quella massima ed essere tale da comandare l’arresto del motore principale consentendo l’arresto del mezzo mobile entro uno spazio di cm 5 misurato in verticale dal punto corrispondente all’entrata in funzione del limitatore;
c) freno mediante dispositivi in grado di fermare il mezzo mobile in meno di cm 8 misurati lungo la guida, dal momento della attivazione.
Sicurezza anticaduta: per i servoscala di tipo a), b), c) si devono prevedere barre o braccioli di protezione (almeno uno posto verso il basso) mentre per quelli di tipo d) ed e) oltre alle barre di cui sopra si devono prevedere bandelle o scivoli ribaltabili di contenimento sui lati della piattaforma perpendicolari al moto.
Le barre, le bandelle, gli scivoli ed i braccioli durante il moto devono essere in posizione di contenimento della persona e-o della sedia a ruote.
Nei servoscala di categoria d) ed e) l’accesso o l’uscita dalla piattaforma posta nella posizione più alta raggiungibile deve avvenire con un solo scivolo abbassato.
Lo scivolo che consente l’accesso o l’uscita dalla piattaforma scarica o a pieno carico deve raccordare la stessa al calpestio mediante una pendenza non superiore al 15%.
Sicurezza di percorso: lungo tutto il percorso di un servoscala lo spazio interessato dall’apparecchiatura in movimento e quello interessato dalla persona utilizzatrice, deve essere libero da qualsiasi ostacolo fisso o mobile quali porte, finestre, sportelli, intradosso, solai sovrastanti ecc. Nei casi ove non sia prevista la marcia in sede propria del servoscala, dovranno essere previste le seguenti sicurezze:
– sistema anticesoiamento nel moto verso l’alto da prevedere sul bordo superiore del corpo macchina e della piattaforma;
– sistema antischiacciamento nel moto verso il basso interessante tutta la parte al di sotto del piano della pedana o piattaforma e del corpo macchina;
– sistema antiurto nel moto verso il basso da prevedere in corrispondenza del bordo inferiore del corpo macchina e della piattaforma.
Piattaforme elevatrici.
Le piattaforme elevatrici per superare dislivelli, di norma, non superiori a ml. 4, con velocità non superiore a 0,1 m-s, devono rispettare, per quanto compatibili, le prescrizioni tecniche specificate per i servoscala.
Le piattaforme ed il relativo vano corsa devono avere opportuna protezione ed i due accessi muniti di cancelletto.
La protezione del vano corsa ed il cancelletto del livello inferiore devono avere altezza tale da non consentire il raggiungimento dello spazio sottostante la piattaforma, in nessuna posizione della stessa.
La portata utile minima deve essere di kg 130.
Il vano corsa deve avere dimensioni minime pari a m 0,80 x 1,20.
Se le piattaforme sono installate all’esterno gli impianti devono risultare protetti dagli agenti atmosferici.
8.1.14. Autorimesse.
Le autorimesse singole e collettive, ad eccezione di quelle degli edifici residenziali per i quali non è obbligatorio l’uso dell’ascensore e fatte salve le prescrizioni antincendio, devono essere servite da ascensori o altri mezzi di sollevamento, che arrivino alla stessa quota di stazionamento delle auto, ovvero essere raccordate alla quota di arrivo del mezzo di sollevamento, mediante rampe di modesto sviluppo lineare ed aventi pendenza massima pari all’8%.
Negli edifici aperti al pubblico devono essere previsti, nella misura minima di 1 ogni 50 o frazione di 50, posti auto di larghezza non inferiore a m 3,20, da riservarsi gratuitamente agli eventuali veicoli al servizio di persone disabili.
Nella quota parte di alloggi di edilizia residenziale pubblica immediatamente accessibili di cui al precedente art. 3 devono essere previsti posti auto con le caratteristiche di cui sopra in numero pari agli alloggi accessibili.
Detti posti auto opportunamente segnalati sono ubicati in prossimità del mezzo di sollevamento ed in posizione tale da cui sia possibile in caso di emergenza raggiungere in breve tempo un «luogo sicuro statico», o una via di esodo accessibile.
Le rampe carrabili e-o pedonali devono essere dotate di corrimano.
8.2. Spazi esterni.
8.2.1. Percorsi.
Il percorso pedonale deve avere una larghezza minima di 90 cm ed avere, per consentire l’inversione di marcia da parte di persona su sedia a ruote, allargamenti del percorso, da realizzare almeno in piano, ogni 10 m di sviluppo lineare (per le dimensioni vedi punto 8.0.2 – Spazi di manovra).
Qualsiasi cambio di direzione rispetto al percorso rettilineo deve avvenire in piano; ove sia indispensabile effettuare svolte ortogonali al verso di marcia, la zona interessata alla svolta, per almeno 1,70 m su ciascun lato a partire dal vertice più esterno, deve risultare in piano e priva di qualsiasi interruzione.
Ove sia necessario prevedere un ciglio, questo deve essere sopraelevato di 10 cm dal calpestio, essere differenziato per materiale e colore dalla pavimentazione del percorso, non essere a spigoli vivi ed essere interrotto almeno ogni 10 m da varchi che consentano l’accesso alle zone adiacenti non pavimentate.
La pendenza longitudinale non deve superare di norma il 5%; ove ciò non sia possibile, sono ammesse pendenze superiori, purché realizzate in conformità a quanto previsto al punto 8.1.11.
Per pendenze del 5% è necessario prevedere un ripiano orizzontale di sosta, di profondità almeno 1,50 m, ogni 15 m di lunghezza del percorso; per pendenze superiori tale lunghezza deve proporzionalmente ridursi fino alla misura di 10 m per una pendenza dell’8%.
La pendenza trasversale massima ammissibile è dell’1%.
In presenza di contropendenze al termine di un percorso inclinato o di un raccordo tra percorso e livello stradale, la somma delle due pendenze rispetto al piano orizzontale deve essere inferiore al 22%.
Il dislivello ottimale tra il piano del percorso ed il piano del terreno o delle zone carrabili ad esso adiacenti è di 2,5 cm.
Allorquando il percorso si raccorda con il livello stradale o è interrotto da un passo carrabile, sono ammesse brevi rampe di pendenza non superiore al 15% per un dislivello massimo di 15 cm.
Fino ad un’altezza minima di 2,10 m dal calpestio, non devono esistere ostacoli di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in movimento.
8.2.2. Pavimentazioni.
Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd.
(B.C.R.A.) Rep. CEC. 6-81, sia superiore ai seguenti valori:
– 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta;
– 0,40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata.
I valori di attrito predetto non devono essere modificati dall’apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione che, se previsti, devono essere applicati sui materiali stessi prima della prova.
Le ipotesi di condizione della pavimentazione (asciutta o bagnata) debbono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove sia posta in opera.
Gli strati di supporto della pavimentazione devono essere idonei a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti nonché ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la pavimentazione stessa.
Gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture inferiori a 5 mm, stilate con materiali durevoli, essere piani con eventuali risalti di spessore non superiore a mm 2.
I grigliati inseriti nella pavimentazione devono essere realizzati con maglie non attraversabili da una sfera di 2 cm di diametro; i grigliati ad elementi paralleli devono comunque essere posti con gli elementi ortogonali al verso di marcia.
8.2.3. Parcheggi.
Nelle aree di parcheggio devono comunque essere previsti, nella misura minima di 1 ogni 50 o frazione di 50, posti auto di larghezza non inferiore a m 3,20, e riservati gratuitamente ai veicoli al servizio di persone disabili.
Detti posti auto, opportunamente segnalati, sono ubicati in aderenza ai percorsi pedonali e nelle vicinanze dell’accesso dell’edificio o attrezzatura.
Al fine di agevolare la manovra di trasferimento della persona su sedia a ruote in comuni condizioni atmosferiche, detti posti auto riservati sono, preferibilmente, dotati di copertura.
Art. 9. Soluzioni tecniche conformi
9.1. Unità ambientali.
9.1.1. Percorsi orizzontali.
Schemi con luce netta della porta pari a 75 cm.
Le soluzioni A1 – C1 – C3 – e C5 – sono ammissibili solo in caso di adeguamento.
A) Passaggio in vano porta su parete perpendicolare al verso di marcia della sedia a ruote.
A1 – necessità di indietreggiare durante l’apertura.
Profondità libera necessaria cm 190.
Larghezza dal corridoio cm 100.
A2 – Manovra semplice senza indietreggiare.
Spazio laterale di rispetto di cm 45.
Profondità libera necessaria cm 135.
A3 – Larghezza libera cm 100.
Profondità libera necessaria cm 120.
B) Passaggio in vano porta posta su parete parallela al verso di marcia della sedia a ruote.
B1 – Larghezza del corridoio cm 100.
Spazio necessario oltre la porta cm 20.
Spazio per l’inizio manovra prima della porta cm 100.
Apertura porta oltre i 90°.
Idem per l’immissione opposta.
B2 – Larghezza del corridoio cm 100.
Spazio necessario, oltre la porta, di cm 110 per poterla aprire: poi, retromarcia e accesso.
Spazio necessario prima della porta quanto il suo ingombro.
Idem per l’immissione opposta.
B3 – Larghezza del corridoio cm 100.
Apertura porta 90°.
Spazio necessario, oltre la porta, nel corridoio, cm 20.
Spazio necessario, prima della porta, nel corridoio, cm 90 (per garantire ritorno).
B4 – Larghezza del corridoio cm 100.
Apertura porta oltre i 90°.
Spazio necessario, oltre la porta, nel corridoio, cm 10.
Spazio necessario, oltre la porta, nel vano d’immissione, cm 20.
Spazio necessario, prima della porta, nel corridoio, almeno cm 90 (per garantire ritorno).
C) Passaggi in disimpegni e attraverso porte poste in linea tra loro e su pareti perpendicolari al verso di marcia della sedia a ruote.
C1 – Necessità di indietreggiare durante l’apertura della porta.
Profondità necessaria, cm 190.
Profondità necessaria, prima del disimpegno, cm 120.
Larghezza del disimpegno cm 100.
C2 – Manovra semplice, senza dover indietreggiare.
Spazio di rispetto a lato della seconda porta cm 45.
Profondità necessaria, cm 180.
Larghezza necessaria cm 135.
C3 – Necessità di indietreggiare durante l’apertura della porta.
Larghezza del disimpegno cm 100.
Profondità necessaria cm 190.
C4 – Manovra semplice senza dover indietreggiare.
Spazio di rispetto a lato della seconda porta cm 45.
Profondità necessaria cm 210.
C5 – idem come C1 e C3.
C6 – Manovra semplice senza dover indietreggiare.
Spazio di rispetto a lato della seconda porta cm 45.
Profondità necessaria cm 170.
Profondità necessaria, prima del disimpegno, cm 135.
D) Passaggi in disimpegni e attraverso porte ortogonali tra loro.
D1 – Larghezza del disimpegno cm 100.
Spazio necessario oltre la porta cm 20.
Spazio necessario tra le due porte cm 110.
D2 – Larghezza del disimpegno cm 100.
Apertura porte prefissata a 90°.
Profondità del disimpegno cm 140.
(Si omettono i disegni)
Art. 10. Elaborati tecnici
10.1. Gli elaborati tecnici devono chiaramente evidenziare le soluzioni progettuali e gli accorgimenti tecnici adottati per garantire il soddisfacimento delle prescrizioni di accessibilità, visitabilità e adattabilità di cui al presente decreto. In particolare, per quanto concerne l’adattabilità, le soluzioni progettuali e gli accorgimenti tecnici atti a garantire il soddisfacimento devono essere descritti tramite specifici elaborati grafici.
10.2. Al fine di consentire una più chiara valutazione di merito gli elaborati tecnici devono essere accompagnati da una relazione specifica contenente la descrizione delle soluzioni progettuali e delle opere previste per la eliminazione delle barriere architettoniche, degli accorgimenti tecnico-strutturali ed impiantistici e dei materiali previsti a tale scopo, del grado di accessibilità delle soluzioni previste per garantire l’adeguamento dell’edificio.
Art. 11 Verifiche
11.1 Il Sindaco, nel rilasciare la licenza di abitabilità o di agibilità ai sensi dell’art. 221 del R.D. 27.7.1934 n. 1265, deve accertare che le opere siano state realizzate nel rispetto della legge.
11.2 A tal fine egli può richiedere al proprietario dell’immobile una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.
Art. 12 Aggiornamento e verifica delle prescrizioni
12.1 La soluzione dei problemi tecnici derivanti dall’applicazione della presente normativa, nonché l’esame o l’elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica, sono attribuite ad una Commissione permanente istituita con decreto interministeriale dei Ministri dei Lavori Pubblici e degli Affari sociali, di concerto con il Ministro del Tesoro.
12.2 Gli enti locali, gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre soluzioni tecniche alternative a tale Commissione permanente la quale, in caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per l’aggiornamento del presente decreto.
Barriere architettoniche: stop a cessione del credito e sconto in fattura
Come abbiamo appena visto, il D.L. 212/2023 ha imposto delle restrizioni sia sugli interventi che possono essere agevolati, sia sulle condizioni per ottenere sconti in fattura e cedere il credito.
Infatti, dal primo gennaio 2024 non è più possibile ottenere sconti in fattura né procedere alla cessione del credito, ad eccezione degli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche per i quali, prima dell’entrata in vigore del D.L. 212/2023 (29 dicembre 2023):
- sia stata presentata la richiesta del titolo abilitativo;
- siano già iniziati i lavori oppure, nel caso in cui i lavori non siano ancora iniziati, sia già stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori e sia stato versato un acconto sul prezzo, se per gli interventi non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo.
L’art. 3, comma 2, del D.L. 212/2023, che modifica l’art. 2 comma 1-bis D.L. 11/2023, stabilisce che possono usufruire per il tutto 2024 dello sconto in fattura e della cessione del credito i seguenti soggetti:
- condòmini, in relazione a interventi su parti comuni di edifici a prevalente destinazione abitativa;
- persone fisiche, in relazione a interventi su edifici unifamiliari o unità abitative site in edifici plurifamiliari, a condizione che il contribuente:
- sia titolare di diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sull’unità immobiliare;
- abbia adibito la stessa unità immobiliare ad abitazione principale;
- abbia un reddito di riferimento non superiore a 15.000 euro. Tale requisito reddituale non si applica se nel nucleo familiare del contribuente è presente un soggetto in condizioni di disabilità accertata.
Arriviamo al D.L. 39/2024, che all’art. 1 comma 4 riconosce l’agevolazione – alle stesse condizioni previste dal D.L. 212/2023 – solo fino al 29 marzo 2024,
Per le spese sostenute dopo il 30 marzo 2024, sono “salvi” gli stessi interventi per i quali entro il 29 marzo 2024, oltre ad avere i requisiti già previsti dal D.L. 212/2023:
- sia stata presentato richiesta del titolo abilitativo;
- siano già iniziati i lavori oppure, nel caso in cui i lavori non siano ancora iniziati, sia già stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori e sia stato versato un acconto sul prezzo, se per gli interventi non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo.
Titoli e documentazione richiesta per accedere al Bonus Barriere Architettoniche
Deliberazioni in sede di assemblea condominiale
Per le deliberazioni in sede di assemblea condominiale relative ai lavori è necessaria la maggioranza dei partecipanti all’assemblea che rappresenti almeno un terzo del valore millesimale dell’edificio.
Titoli abilitativi
Sul fronte dei titoli abilitativi, ricordiamo che l’art. 6 del testo unico sull’edilizia comma b) stabilisce che sono esenti dall’obbligo di ottenere titoli abilitativi gli interventi mirati all’eliminazione delle barriere architettoniche, a condizione che non comportino la realizzazione di ascensori esterni o strutture che alterino la conformazione dell’edificio, come ad esempio l’installazione di montascale o piattaforme elevatrici.
Qualora l’intervento non rientri nella categoria di edilizia libera e nel caso di opere in aree sottoposte a tutela paesaggistica, su beni culturali o in zone naturali protette, può essere richiesto – a seconda dell’entità dei lavori – un titolo abilitativo quale CILA, segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) o permesso di costruire.
E’ fondamentale comunque esaminare le prescrizioni dei regolamenti edilizi comunali pertinenti.
Applicazione del contratto collettivo
Inoltre, per i lavori edili avviati dal 28 maggio 2022 di importo complessivo superiore a 70.000 euro, la detrazione spetta se nell’atto di affidamento dei lavori, stipulato a partire dal 27 maggio 2022, è indicato che detti interventi sono eseguiti da datori di lavoro che applicano i contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Attestato del tecnico abilitato
Il D.L. 212/2023 stabilisce che un tecnico abilitato debba rilasciare un attestato riguardante il rispetto dei requisiti previsti dal D.M. 236/1989.
Tracciabilità dei pagamenti
Inoltre, è stata stabilita la necessità di tracciabilità dei pagamenti. Ciò significa che i pagamenti dovrebbero avvenire attraverso il cosiddetto “bonifico parlante”.
Documentazione da conservare per il Bonus barriere architettoniche 75%
Consigliamo di conservare tutta la documentazione della pratica, tra cui:
- fatture o ricevute fiscali;
- autocertificazione attestante che l’ammontare delle spese sulle quali è calcolata la detrazione da parte di tutti gli aventi diritto non ecceda il limite massimo ammissibile;
- dichiarazione dell’amministratore condominiale che attesti di aver adempiuto a tutti gli obblighi previsti dalla legge e che certifichi l’entità della somma corrisposta dal condomino e la misura della detrazione. In assenza di amministratore, documentazione inerente alla spesa sostenuta;
- codice fiscale del condominio minimo, in mancanza si dovrà conservare la documentazione ordinariamente richiesta per comprovare il diritto all’agevolazione;
- autocertificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e indichi i dati catastali delle unità immobiliari facenti parte del condominio;
- documentazione attestante il rispetto dei requisiti previsti dal regolamento di cui al D.M. 236/1989.
Infine, per conservare ordinatamente e in modo sicuro tutta la documentazione e condividerla liberamente con chiunque puoi usare una piattaforma documentale online gratuita. Vedrai che tutto risulterà più semplice e sempre accessibile ovunque per non dimenticare nulla ed aggiornare tutto in tempo reale.
Bonus Ristrutturazione: agevolati ascensori, montacarichi e rampe
È disponibile un’ulteriore detrazione fiscale per la rimozione delle barriere architettoniche, prevista dall’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), specificamente per i redditi Irpef: il Bonus ristrutturazione 50%.
Nella scelta tra il Bonus Ristrutturazioni e il Bonus Barriere, è importante considerare che il primo è precluso alle imprese, ma può essere richiesta dagli imprenditori individuali per immobili non rientranti tra i beni merce o strumentali, nonché da soggetti che producono redditi in forma associata, come definito dall’articolo 5 del TUIR: società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice, imprese familiari, come specificato dalla Circolare AE 17/2023.
Rientrano nella categoria degli interventi agevolati:
- quelli effettuati per l’eliminazione delle barriere architettoniche (per esempio, ascensori e montacarichi);
- i lavori eseguiti per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, siano idonei a favorire la mobilità interna ed esterna delle persone con disabilità grave, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 104/1992.
La detrazione è prevista solo per interventi sugli immobili effettuati per favorire la mobilità interna ed esterna della persona con disabilità.
Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione rientrano:
- la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione;
- la sostituzione di gradini con rampe, sia negli edifici che nelle singole unità immobiliari, se conforme alle prescrizioni tecniche previste dalla legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche.
Per tutti i dettagli, leggi l’approfondimento sul Bonus Ristrutturazione
IVA agevolata al 4% per superamento/eliminazione delle barriere architettoniche
Sono agevolate con l’IVA ridotta al 4% le prestazioni di servizi relative alla costruzione di opere direttamente finalizzate al superamento ed alla eliminazione di barriere architettoniche.
L’agevolazione si riferisce a prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto realizzati allo scopo di rendere libertà di accesso e di movimento negli edifici ai portatori di handicap.
La circolare 1/E/1994 del Ministero delle finanze precisa che l’aliquota ridotta è applicabile “anche nelle ipotesi in cui l’abbattimento delle barriere architettoniche concretizza un semplice intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria di cui alle lettere a) e b) dell’art. 31, 1° comma, della legge n. 457/1978”.
Leggi l’approfondimento sull’Iva agevolata per il superamento delle barriere architettoniche
Agevolazioni fiscali per barriere architettoniche: la guida delle Entrate
Ti proponiamo la guida dell’Agenzia delle Entrate, aggiornata a dicembre 2025, alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità.
Il documento offre un quadro aggiornato delle varie situazioni in cui sono riconosciuti benefici fiscali in favore dei contribuenti con disabilità, indicando le persone che ne hanno diritto.
Bonus Barriere Architettoniche 2025: i più recenti chiarimenti del Fisco
Risposta AE 212/2025: superamento barriere architettoniche con infissi al IVA al 4%: serve il contratto di appalto
La mera cessione con posa in opera di beni destinati al superamento delle barriere architettoniche non può fruire dell’aliquota IVA del 4%, poiché tale l’agevolazione è limitata alle sole prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto.
È quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 212 del 19 agosto 2025 all’interpello di una società attiva nel settore del bricolage che ha avviato la commercializzazione con posa in opera di infissi dotati delle specifiche funzionali e dimensionali previste dall’articolo 8 del D.M. n. 236/89, in quanto tali classificabili, secondo la normativa vigente, tra le opere finalizzate al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche.
In considerazione delle disposizioni normative contenute nel n. 41ter della Tabella A, parte II, allegata al D.P.R. 633/1972, la società chiede al fisco la possibilità di applicazione dell’aliquota agevolata del 4% per le ”prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto aventi ad oggetto la realizzazione delle opere direttamente finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere architettoniche”.
L’Agenzia delle Entrare ricorda che l’aliquota IVA agevolata del 4% riguarda le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto; la disposizione ha carattere oggettivo, nel senso che guarda alla natura del prodotto piuttosto che allo status di invalidità del soggetto acquirente.
Pertanto, laddove le opere abbiano le caratteristiche tecniche previste dalla normativa di riferimento, ai sensi dell’articolo 8.1.13 del D.M. 236/1989, e siano realizzate in base ad un contratto di appalto, può trovare applicazione l’aliquota IVA agevolata del 4 per cento. Viceversa, sono escluse dall’IVA al 4% le cessioni con posa in opera di beni non dipendenti da contratti di appalto.
In caso di decesso di chi ha sostenuto le spese per l’eliminazione di barriere architettoniche è possibile per l’erede portare in detrazione le quote residue non utilizzate?
In caso di decesso del contribuente, le quote residue della detrazione non possono essere trasferite agli eredi, in quanto la normativa non prevede disposizioni specifiche per il trasferimento della detrazione. Analogamente, la detrazione non si trasferisce in caso di cessione dell’immobile: il contribuente che ha sostenuto le spese può continuare a fruire delle quote non utilizzate, indipendentemente dal cambio di proprietà (Circolare 17/2023).
E’ quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella rubrica on line FiscoOggi in una risposta pubblicata il 30 luglio 2025.
Guida Fiscale 2025: dal Superbonus al Bonus Barriere architettoniche? Si può fare!
Nella nuova guida alle agevolazioni fiscali 2025 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate (per la precisione a pagina 69) è precisato quanto segue.
Per le spese sostenute nel 2024 è possibile fruire della detrazione anche in presenza di un intervento iniziato nel 2023 per le cui spese, sostenute in tale anno, si è fruito della detrazione del 50 per cento prevista Bonus Ristrutturazione oppure del Superbonus (in quanto intervento “trainato” effettuato congiuntamente ad interventi “trainanti” di efficienza energetica o antisismici).
Ciò implica, ad esempio, che, con riferimento alle spese sostenute nel 2024, per interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche, già avviati in anni precedenti (in vigenza del Superbonus) congiuntamente ad interventi “trainanti” di efficientamento energetico, è possibile, alternativamente:
- continuare a fruire del Superbonus nel limite di spesa di euro 96.000 (nella misura del 70%), comprensivo anche delle spese sostenute negli anni precedenti per il medesimo intervento “trainato”;
- fruire della detrazione prevista dal Bonus Barriere Architettoniche prevista nella misura del 75 per cento delle spese sostenute e, comunque, nel limite di euro 50.000.
Risposta AE 89/2025: i lavori sull’accesso in comune tra due edifici raddoppia il bonus
La disciplina sul bonus fiscale per l’abbattimento delle barriere architettoniche prevede che, qualora l’intervento riguardi un edificio unifamiliare, vale a dire una singola unità immobiliare distintamente accatastata di qualsiasi categoria catastale che disponga di uno o più accessi all’esterno, la detrazione spetta per un ammontare di spesa non superiore a 50.000 euro.
Se i lavori sono effettuati entro il 30 dicembre 2023 (prima delle sopravvenute limitazioni all’ambito oggettivo dell’agevolazione) su un’area esterna e sulle vie di accesso, carrabili e pedonali, comuni a due fabbricati distinti e catastalmente autonomi, il limite di spesa ammesso alla detrazione del 75% va riferito, ai sensi del citato articolo 119ter, comma 2, lettera a), del decreto Rilancio, a ciascun edificio e, pertanto, raddoppia a 100.000 euro.
È quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 89/2025 fornita ad un contribuente proprietario di due fabbricati, distinti e catastalmente autonomi, con un unico accesso carrabile e pedonale comune ai due fabbricati e oggetto di adeguamento alla normativa recante prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visibilità degli edifici privati, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche.
L’intervento delle Entrate chiarisce la corretta applicazione della norma nel caso (non affrontato finora) in cui gli immobili non dispongono di accessi autonomi dall’esterno. L’accesso comune, pertanto, non fa dei due fabbricati un condominio e non blocca il massimale di spesa agli importi inferiori previsti.
FiscoOggi 12/02/2025: intervento su barriere architettoniche a spese di alcuni condomini
Nella risposta del 12 febbraio 2025 l’Agenzia delle Entrate, attraverso il portale ufficiale FiscOggi, ha fornito chiarimenti sulla detrazione fiscale del 75% per l’eliminazione delle barriere architettoniche analizzando il caso particolare di un intervento effettuato in un condominio.
Il quesito esaminato riguarda un condominio di 3 piani, in cui alcuni residenti hanno scelto di installare una piattaforma elevatrice nel vano scala interno per migliorare l’accessibilità e agevolare la mobilità delle persone con disabilità. Tuttavia, solo 2 su 6 hanno accettato di contribuire alle spese.
I due condomini possono usufruire del beneficio fiscale sull’intero importo sostenuto per l’installazione oppure il beneficio è limitato alla parte di spesa calcolata in proporzione ai propri millesimi di proprietà?
Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate (Risposta AE 291/2022 e Circolare 7/2021), se l’installazione di un ascensore in un condominio viene finanziata interamente da un solo condomino, la detrazione è applicabile solo sulla spesa che corrisponde alla quota calcolata in base alla tabella millesimale o secondo altre modalità concordate dall’assemblea. Questo perché l’ascensore diventa un bene comune, accessibile a tutti i residenti.
Per quanto riguarda, invece, l’installazione di un montascale o di una piattaforma elevatrice, la normativa specifica che la detrazione spetta interamente al condomino disabile che ha sostenuto il costo, poiché si tratta di un ausilio destinato esclusivamente al suo utilizzo. Gli altri condomini, infatti, non avendo necessità di quel dispositivo, non possono beneficiare della detrazione per la parte di spesa non sostenuta.
Nel caso specifico del condominio in questione, i due proprietari che hanno partecipato alle spese possono usufruire della detrazione fiscale sul totale dell’importo da loro effettivamente versato.
Risposta AE 267/2024: IVA per l’eliminazione delle barriere architettoniche
Nella risposta n. 267/2024 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’applicabilità dell’aliquota IVA ridotta al 4% per le opere direttamente finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere architettoniche.
A interpellare il Fisco è un Comune, gestore del museo cittadino, che ha intrapreso un progetto di ristrutturazione finalizzato a migliorare l’accessibilità delle proprie strutture, le quali sono atte ad accogliere un pubblico diversificato con necessità di interventi per garantire l’accessibilità a persone con ridotte capacità motorie, uditive e visive.
Nel caso specifico, il museo aveva all’atto dei fatti un accesso limitato per le persone con disabilità motorie. Per risolvere questa problematica, il Comune ha avviato un progetto che includesse la rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali, finanziato nell’ambito del PNRR.
Il progetto prevede diversi interventi volti a migliorare l’accessibilità della struttura:
- la realizzazione di supporti tecnici specifici per percorsi tattili;
- la traduzione in lingua italiana dei segni (LIS) di contenuti testuali o audio relativi al percorso museale accessibile e la realizzazione del video;
- la realizzazione di percorsi accessibili multisensoriali;
- lo sviluppo di applicativi software per la realizzazione di un’app di audioguida.
Il Comune chiede di conoscere se agli interventi descritti e previsti dal progetto per la rimozione delle barriere architettoniche, al fine di consentire l’accessibilità del Museo, possa applicarsi l’aliquota Iva ridotta nella misura del 4 per cento.
L’Agenzia delle Entrate ha confermato che gli interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche possono beneficiare dell’aliquota IVA ridotta del 4%, come previsto dal numero 41-ter della Tabella A, parte seconda, del Decreto IVA.
Il caso promosso dal Comune per la rimozione delle barriere architettoniche nel proprio museo, mediante un progetto finalizzato a rendere la struttura accessibile a tutte le persone, è di fatto uno degli esempi più efficaci di come gli interventi di inclusività possano beneficiare dell’aliquota IVA ridotta del 4%.
Nel caso specifico, assume rilevanza anche il D.M. 28/03/2008 recante “le linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale”.
Il Decreto Iva (D.P.R. n. 633/1972 – Tabella A, Parte II, punto 41-ter) prevede che siano assoggettate all’aliquota del 4% le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto o aventi ad oggetto la realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere architettoniche.
Il fine ultimo dell’agevolazione è quello dia favorire l’esecuzione di opere finalizzate all’adeguamento degli edifici alle prescrizioni contenute nella legge 13/1989.
Il tenore letterale della disposizione contenuta nel Decreto Iva ha natura oggettiva, nel senso che è diretta ad agevolare la realizzazione di quelle opere che consentono di superare o eliminare le barriere architettoniche, come descritte dal D.M. 236/1989, con riferimento alla natura delle opere da realizzare piuttosto che allo status di invalidità del soggetto beneficiario delle stesse (cfr. risoluzione n. 70/E del 2002).
Per l’applicazione della disposizione agevolativa è necessario che le opere:
- rispondano alle peculiarità tecniche indicate dalla normativa di riferimento, ossia il D.M. 236/1989 e D.P.R. 503/1996;
- siano realizzate in base a un contratto di appalto.
Nel caso in cui il contratto di appalto preveda sia interventi di abbattimento delle barriere architettoniche che altre tipologie di interventi, per poter applicare il beneficio fiscale dell’aliquota ridotta del 4% ai primi (ossia interventi di abbattimento delle barriere architettoniche), è necessario che i corrispettivi siano indicati nel contratto (o almeno in fattura) in maniera distinta. Se manca questa distinzione, tutto il corrispettivo deve essere assoggettato all’aliquota più elevata prevista per le singole prestazioni.
FiscoOggi 26/07/2024: installazione di ascensore dopo acquisto di nuovo appartamento nel 2024
Ho acquistato un appartamento di nuova costruzione in un condominio. Il costruttore in fase di progetto ha predisposto solamente il vano ascensore. Vorrei sapere se, una volta divenuti proprietari con gli altri condòmini, possiamo usufruire della detrazione del 75% per l’abbattimento delle barriere architettoniche installando l’ascensore, la durata della detrazione e se è ancora possibile effettuare la cessione del credito.
Nella risposta di FiscoOggi del 26 luglio 2024 sono riassunte le condizioni di accesso al bonus:
- l’agevolazione può essere richiesta solo se vengono realizzati, in edifici già esistenti, interventi aventi ad oggetto esclusivamente scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025;
- a partire dal 2024 la detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (come previsto dal D.L. 39/2024);
- per richiedere l’agevolazione è necessario che gli interventi da realizzare rispondano ai requisiti indicati nel regolamento riportato dal decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 e il rispetto di questi requisiti deve risultare da apposita asseverazione rilasciata da un tecnico abilitato;
- con l’entrata in vigore del D.L. 39/2024 anche per questa tipologia di interventi non è più possibile esercitare l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura.
Risposta AE 293/2022: l’ascensore per l’eliminazione delle barriere architettoniche gode di un limite di spesa autonomo
Il contribuente può fruire di agevolazioni diverse, ma per le medesime spese il contribuente potrà avvalersi di una sola delle detrazioni previste
Barriere architettoniche: sentenze di riferimento
Di seguito si propongono una serie di sentenze che affrontano delle tematiche relative alle barriere architettoniche.
Sanatoria porticato per eliminazione barriere architettoniche. Possibile?
La sentenza del Tar Veneto, n. 1113/2024, solleva la questione se la creazione di un porticato possa essere considerata un intervento atto all’eliminazione delle barriere architettoniche.
Nel caso in esame, il porticato è stato eretto, senza autorizzazione, dai figli di una signora invalida all’80%, con l’obiettivo di permetterle di trascorrere del tempo all’aperto, protetta dagli agenti atmosferici.
Dopo che le condizioni della signora peggiorano e viene riconosciuta invalida totale, il Comune ordina la demolizione del porticato. Tuttavia, a distanza di anni, l’amministrazione nega il permesso in sanatoria, sostenendo che la signora non era invalida al 100% al momento della costruzione e che il porticato non costituisce un’opera funzionale al superamento delle barriere architettoniche.
I figli, tramite ricorso al Tar, contestano questa decisione, argomentando che il porticato migliora significativamente le condizioni di vita della madre disabile, contribuendo quindi all’eliminazione delle barriere architettoniche.
Il Tar accoglie il ricorso, sottolineando che la legge regionale in questione non distingue tra diversi gradi di disabilità e che il porticato fornisce un beneficio significativo alla signora, migliorando la sua qualità di vita e consentendole di accedere all’abitazione senza essere esposta alle intemperie.
Altre sentenze
Ecco ulteriori casi giuridici sul tema:
Guida per l’abbattimento di barriere architettoniche in condominio
Cosa si intende per barriere architettoniche? Cosa comporta il loro abbattimento? Quali normative regolano questi interventi?
Per saperne di più, leggi la “Guida per l’abbattimento di barriere architettoniche in condominio”
Abbattimento barriere architettoniche: esempi di progetti
Di seguito ti propongo un video con alcuni esempi di interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche prodotti con il software di progettazione architettonica BIM.
Nello specifico:
- progettazione di una rampa nel rispetto della normativa vigente;
- progettazione di un ascensore esterno;
- disegno di un posto auto per persona con disabilità.
Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/bonus-barriere-architettoniche/
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Alfonso Roma
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