A Margraten, nel Limburgo meridionale dei Paesi Bassi, Frank Radder e sua moglie Monique gestiscono Puur Aroma, un’azienda specializzata nella coltivazione di erbe aromatiche biologiche. L’impresa rifornisce garden center e negozi di alimentazione naturale con piante in vaso, il settore della ristorazione con erbe fresche recise e i consumatori privati tramite il proprio shop online. Nata nel 1986 come vivaio di piante perenni, oggi produce esclusivamente erbe biologiche, per un volume annuo di circa mezzo milione di piante in vaso.
La conversione al biologico, avvenuta negli anni Novanta, non è stata priva di difficoltà. “È stato davvero complicato. Il biologico è un mondo completamente diverso: niente agrofarmaci e niente fertilizzanti sintetici”, spiega Frank, imprenditore pragmatico che non nasconde né i punti di forza né le criticità della propria attività.
© Puur Aroma
Un’attività scandita dal meteo
La stagione in corso procede positivamente, ma Frank attribuisce il merito soprattutto alle condizioni climatiche. “Non solo perché siamo bravi e produciamo belle erbe aromatiche. Certo, anche quello conta. Ma il fattore decisivo è il clima: una primavera asciutta e soleggiata, alle nostre latitudini, equivale quasi sempre a una buona annata”.
L’andamento delle vendite segue infatti quello dei garden center. Quando, dopo l’inizio di marzo, il sole si fa vedere con continuità, gli ordini aumentano rapidamente e la produzione entra nel vivo. Stabilire in anticipo quando accadrà è impossibile: può essere il 1° marzo come il 15 aprile. Il periodo di maggiore attività va da marzo fino a Pentecoste; successivamente il mercato rallenta con l’inizio della stagione delle vacanze.
Il lavoro, tuttavia, non si ferma. Da settembre prende avvio la preparazione delle piante destinate alla primavera successiva. Tra settembre e novembre l’intero vivaio viene rinvasato, sfruttando il calore residuo dell’autunno senza ricorrere a illuminazione o riscaldamento artificiale. Anche l’organizzazione del personale segue questa stagionalità, con un nucleo stabile affiancato da collaboratori temporanei nei periodi di punta.
Coltivazione a freddo e rischio gelo
Puur Aroma adotta una coltivazione “a freddo”, il più possibile vicina ai ritmi naturali. Le erbe aromatiche vengono coltivate in tunnel di plastica, senza l’impiego di illuminazione o riscaldamento artificiali. Una scelta consapevole, che riflette la filosofia aziendale, ma che rende le colture più vulnerabili alle gelate, poiché le varietà più delicate possono facilmente soccombere alle basse temperature. Sebbene i tunnel offrano una certa protezione, durante gli inverni più rigidi, in assenza di sole, la temperatura al loro interno può scendere fino a livelli analoghi a quelli esterni. Per limitare i danni causati dal freddo, l’azienda utilizza teli di tessuto non tessuto posizionati direttamente sulle piante. “Hanno una straordinaria capacità isolante”, spiega Frank. “In questo modo si conserva il calore naturale del terreno, quello che la terra continua sempre a rilasciare”.
Successi consolidati e piccole novità
Dal punto di vista agronomico, la stagione si è svolta senza particolari criticità. Non si sono registrati attacchi significativi di parassiti, malattie o eventi meteorologici estremi. Frank attribuisce questo risultato a una combinazione di esperienza e rigore gestionale. “Nulla arriva gratis”. Quarant’anni di coltivazione gli hanno permesso di accumulare un patrimonio di conoscenze fatto di appunti, osservazioni ed errori da non ripetere: quali pratiche evitare, a cosa prestare attenzione e quali specie è preferibile non coltivare una accanto all’altra. “Un tempo ero più ribelle e testardo, e questo mi è costato caro. Oggi seguo con disciplina tutto ciò che ho imparato nel corso degli anni”.
Anche sul fronte commerciale non si registrano sorprese. Le varietà più richieste restano quelle tradizionali: menta marocchina, timo comune, rosmarino, origano e salvia. Nessuna specie esotica è riuscita a entrare nella top five delle vendite. “Sono prodotti molto classici, forse persino unpo’ noiosi, ma proprio per questo affidabili”, osserva Frank. La qualità, sottolinea, continua a essere il principale fattore di successo di queste erbe aromatiche. Ciò non significa che manchi la voglia di innovare. Ogni anno l’assortimento si arricchisce di nuove proposte e, tra le novità introdotte quest’anno, figurano la pianta di arachide – “non certo per diventare ricchi, semplicemente perché è divertente coltivarla” – e due varietà di basilico giapponese, Shiso Purple e Shiso Red. Il basilico, tuttavia, rimane una coltura tipicamente estiva. La scelta della coltivazione a freddo ne limita infatti la disponibilità ai mesi più miti dell’anno: le piante possono essere commercializzate solo a partire dalla terza settimana di maggio, dopo il tradizionale periodo dei cosiddetti “Santi del Ghiaccio”, e restano disponibili fino alle prime gelate notturne, generalmente intorno a metà ottobre.

Quest’anno tra le novità in assortimento figurano anche le piante di arachide
Power Salad: un integratore vivo
L’ampia gamma di erbe aromatiche coltivate da Puur Aroma non è destinata soltanto a garden center, ristorazione e negozi di alimentazione naturale. Trova infatti la sua massima espressione in quello che Frank considera il vero fiore all’occhiello dell’azienda: la Power Salad. “La realizziamo per un pubblico di nicchia e ogni confezione è accompagnata da una spiegazione dettagliata”. Un aspetto che ritiene fondamentale. “Questa insalata costa molto più di una comune busta di misticanza acquistata al supermercato. La differenza non sta soltanto nella qualità e nelle proprietà salutistiche del prodotto, ma anche nelle informazioni che lo accompagnano”.
© Puur Aroma
La composizione della Power Salad è studiata con grande attenzione. “È un integratore vivo”, afferma Frank. “Dalle crucifere alle leguminose, fino alle composite, ci assicuriamo che siano rappresentati tutti i principali gruppi botanici, perché ciascuno possiede specifiche proprietà benefiche per la salute”. Il risultato è una miscela ricca di sostanze bioattive. “In un certo senso, è come un potente integratore vitaminico naturale, ma in forma viva”. Frank, tuttavia, riconosce anche i limiti del progetto. La Power Salad è concepita per offrire il massimo apporto di nutrienti, ma deve comunque risultare gradevole al palato. “I consumatori sono esigenti, ed è giusto che lo siano”. Per questo vengono escluse le componenti eccessivamente amare, acide o astringenti, indipendentemente dal loro valore nutrizionale. Inoltre, la composizione varia in funzione delle stagioni, rendendo difficile mantenere una formula costante durante tutto l’anno.
Paradossalmente, proprio quello che rappresenta il punto di forza di un vivaio di erbe aromatiche – sapori intensi e colori vivaci delle foglie – può trasformarsi in un limite. Mancano infatti le cosiddette soft greens, le insalate a foglia tenera e dal gusto delicato che il consumatore moderno apprezza e che consentono di mantenere il prezzo finale competitivo. “Potrei realizzare una Power Salad da 25 euro, ma non riuscirei a venderla”, afferma con pragmatismo. Per questo motivo considera particolarmente interessante una possibile collaborazione con un produttore biologico di ortaggi che fornisca le varietà più delicate, mentre Puur Aroma continuerebbe a contribuire con le componenti aromatiche, speziate e dai colori più intensi. Una soluzione che, secondo Frank, rappresenta l’evoluzione più naturale del progetto.
Perché le erbe aromatiche sono considerate così salutari
Che un’alimentazione ricca di frutta, verdura ed erbe aromatiche contribuisca al benessere generale è un principio ampiamente condiviso. Ma da dove deriva, esattamente, il loro valore salutistico? Secondo Frank, la risposta va ben oltre il contenuto di vitamine e minerali comunemente associato ai prodotti vegetali. “Ogni pianta commestibile produce anche fitonutrienti: sostanze che utilizza per attirare gli impollinatori e per difendersi da funghi, insetti, malattie e altre minacce ambientali”. Ed è proprio in questi composti di difesa che, secondo il coltivatore olandese, risiede il principale interesse nutrizionale delle erbe aromatiche. Rispetto alla maggior parte degli ortaggi e della frutta, esse ne conterrebbero quantità significativamente più elevate. Inoltre, nelle coltivazioni biologiche tali concentrazioni sarebbero ancora maggiori.
La spiegazione, secondo Frank, è relativamente semplice: “Una pianta protetta da prodotti fitosanitari di sintesi non ha più la necessità di investire energie nei propri meccanismi naturali di autodifesa. Di conseguenza, tende a ridurre la produzione di quei preziosi fitonutrienti che normalmente utilizza per proteggersi dagli agenti esterni. In un sistema biologico, invece, la pianta è maggiormente stimolata ad attivare le proprie difese naturali, accumulando una quantità più elevata di queste sostanze bioattive”.

Oltre alle erbe aromatiche, Puur Aroma coltiva e commercializza anche fiori edibili
Secondo Frank, anche la scelta di rinunciare ai fertilizzanti chimici contribuisce ad aumentare il valore nutrizionale delle colture. La crescita più lenta delle piante favorirebbe infatti non solo lo sviluppo di aromi più intensi e autentici, ma anche una maggiore concentrazione di sostanze benefiche rispetto alle produzioni convenzionali. A suo giudizio, le erbe aromatiche biologiche presentano quindi un duplice vantaggio: da un lato sono prive di residui di sintesi, dall’altro risultano più ricche di composti potenzialmente favorevoli alla salute.
Salvestroli: perché l’amaro potrebbe essere un alleato della salute
A questo punto Frank approfondisce ulteriormente l’argomento, richiamando una scoperta risalente alla fine del secolo scorso e attribuita ai professori Danny Burke e G.A. Potter. “I ricercatori avrebbero osservato che l’enzima CYP1B1 viene prodotto dall’organismo in circa il 96% dei casi di tumore, o nelle fasi iniziali della malattia. Inoltre, in studi condotti in laboratorio (in vitro), avrebbero dimostrato che tale enzima può essere attivato da specifici fitonutrienti, in particolare dal resveratrolo. L’attivazione del CYP1B1 avrebbe quindi innescato un processo di apoptosi, ossia la morte programmata delle cellule tumorali coinvolte”.

Il resveratrolo è uno degli esempi più rappresentativi di queste sostanze protettive prodotte dalle piante. L’uva lo concentra nella buccia per difendersi da funghi come la botrite e poter così maturare in sicurezza. “Potter e altri scienziati hanno scoperto che non solo il resveratrolo, ma anche altre sostanze vegetali come la nobiletina, la tangeretina e la quercetina sono in grado di reagire con l’enzima CYP1B1, inducendo la morte delle cellule”, spiega Frank. “Poiché tutte queste sostanze condividono lo stesso meccanismo d’azione, nel 2003 venne introdotto un termine comune per definirle: salvestroli, una parola nata dalla fusione del latino salvare e di resveratrolo, il primo composto individuato di questa serie. Si trovano in ortaggi, frutta ed erbe aromatiche che, in natura, devono sopravvivere facendo affidamento sulle proprie difese. Si tratta quindi di sostanze difensive, anche se non tutti i fitonutrienti rientrano in questa categoria”.
Ed è proprio qui che risiede il punto centrale della questione: il termine salvestrolo non identifica una famiglia chimica, bensì una funzione biologica. Alcuni appartengono alla classe degli stilbeni, altri sono antiossidanti o fitoestrogeni, mentre altri ancora sfuggono a una classificazione precisa. L’unico elemento che li accomuna è il fatto di essere attivati dall’enzima CYP1B1. Secondo Frank, è proprio questo aspetto a spiegare l’importanza della coltivazione biologica: quando una pianta viene protetta mediante prodotti fitosanitari, viene meno lo stimolo a sviluppare le proprie difese naturali e, di conseguenza, diminuisce anche la produzione di salvestroli. “Non è una questione che agisce in una sola direzione, ma su due o tre fronti contemporaneamente”. A suo avviso, infatti, gli eventuali residui chimici potrebbero inoltre interferire con il corretto funzionamento dello stesso enzima presente nell’organismo umano.
In vitro e in vivo
Nonostante il suo interesse per l’argomento, Frank mantiene un approccio rigoroso dal punto di vista scientifico. Per quanto incoraggianti possano apparire i risultati ottenuti in laboratorio, ad oggi non esistono prove definitive che dimostrino che i salvestroli siano in grado di curare o trattare il cancro nell’uomo. Mancano infatti studi clinici su larga scala sottoposti a revisione paritaria (peer review) e, di conseguenza, la medicina convenzionale non considera i salvestroli una terapia riconosciuta.
“Ciò che accade in vivo è effettivamente molto diverso da quanto osservato in vitro”, riconosce lo stesso Frank. “Proteine del latte, residui di farmaci presenti nell’acqua, residui di fitofarmaci negli alimenti o sostanze inquinanti nell’aria possono ridurne l’efficacia. L’interazione tra i salvestroli e l’enzima CYP1B1 è estremamente precisa: basta che uno dei “denti” della chiave non sia perfetto e questa non riesce più a girare nella serratura”.

Il suo messaggio, tuttavia, non vuole essere una dichiarazione sensazionalistica, bensì un invito a esplorare seriamente queste potenzialità invece di liquidarle a priori. “Si tratta soprattutto di concentrarsi sulle soluzioni anziché sui problemi”. A sostegno della sua tesi, Frank richiama il caso del fumo di sigaretta negli anni Sessanta e Settanta, quando fumare era considerato del tutto normale e i primi scienziati che ne denunciavano i rischi venivano spesso derisi. “Tra cinquant’anni le persone guarderanno con stupore a un’epoca in cui l’uomo era ormai vicino a raggiungere Marte, ma continuava allo stesso tempo a contaminare il proprio cibo con prodotti chimici per la protezione delle colture”.
Pur riconoscendo che non sono ancora stati condotti studi su larga scala sull’eventuale attività antitumorale dei salvestroli, Frank sottolinea come l’argomento stia progressivamente attirando l’interesse della comunità scientifica. Cita, ad esempio, una casistica randomizzata realizzata in India nel 2022, che avrebbe prodotto risultati promettenti. Secondo lui, i principali centri di interesse e ricerca sul tema si trovano oggi nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada. “Mi piacerebbe far analizzare anche le mie erbe aromatiche per determinarne il contenuto di salvestroli, ma nei Paesi Bassi questo tipo di analisi non è disponibile. Per farlo dovrei rivolgermi a uno di questi tre Paesi”.
Un patrimonio che attende un successore
A 63 anni, Frank guarda soprattutto al futuro. Intende continuare a lavorare ancora per circa cinque anni, ma nel frattempo è alla ricerca di qualcuno che possa raccogliere il testimone e proseguire il percorso intrapreso da Puur Aroma. “È il mio più grande sogno”. Nella sua visione, il successore ideale dovrebbe appartenere a una nuova generazione: giovani tra i venti e i trent’anni, animati da entusiasmo e spirito d’iniziativa, capaci di sviluppare quei progetti che lui stesso non riesce più a seguire con la stessa energia di un tempo. “Penso, per esempio, alla Power Salad e alle soft greens: idee che qualcuno potrebbe realizzare già domani”.
Secondo Frank, le basi per costruire il futuro dell’azienda sono già solide: un’attività ben avviata, un vasto patrimonio di competenze, una clientela fedele e numerose opportunità di crescita. Resta però una condizione imprescindibile. “Bisogna avere voglia di lavorare”, sottolinea. “L’agricoltura rimane un settore primario e richiede ancora oggi un impegno intenso e una grande dedizione”.
Per maggiori informazioni:
Frank Radder
Puur Aroma
Pasveld 4
6269 NJ Margraten – Paesi Bassi
+31 (0)6 21213654
[email protected]
www.puur-aroma.com
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