Focus sul mercato mondiale dell’aglio


Il mercato mondiale dell’aglio si appresta ad affrontare la nuova stagione con prospettive contrastanti. In diversi Paesi produttori chiave, la resa è in aumento grazie a condizioni climatiche favorevoli e all’espansione delle superfici coltivate. In altre aree, invece, la produzione risulta in calo a causa delle elevate temperature e di condizioni meteorologiche avverse. Sul fronte qualitativo, le valutazioni sono generalmente positive, con bulbi di dimensioni superiori alla media segnalati in numerosi Paesi produttori.

Nonostante ciò, il mercato continua a essere sotto pressione. L’abbondante disponibilità di prodotto proveniente dai principali Paesi esportatori, in particolare dalla Cina, continua infatti a esercitare una forte pressione sui prezzi e sui flussi commerciali. La concorrenza delle importazioni, gli elevati livelli di scorte, l’evoluzione delle politiche commerciali e i cambiamenti nei modelli di consumo stanno influenzando l’andamento del mercato in Europa, nelle Americhe, in Africa e in Asia, mentre i nuovi raccolti iniziano a entrare nei canali commerciali.

© Viola van den Hoven-Katsman | FreshPlaza.it

Spagna: rese elevate, ma pesa la concorrenza del prodotto cinese
La raccolta delle varietà precoci di aglio sta per concludersi nelle principali aree produttive della Spagna, con risultati agronomici molto positivi sia in termini di resa sia di qualità. Sul fronte commerciale, tuttavia, il contesto resta complesso a causa della forte pressione esercitata dall’offerta cinese. A breve prenderà il via anche la raccolta del tradizionale aglio viola, per il quale si prevedono qualità eccellente e bulbi di dimensioni eccezionali. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione (MAPA), nel 2026 le superfici coltivate ad aglio in Spagna sono aumentate tra il 4 e il 5% rispetto al 2025. A trainare la crescita sono state soprattutto le varietà precoci, che stanno progressivamente guadagnando terreno sull’aglio viola tradizionale, penalizzato da una redditività inferiore.

Le condizioni meteorologiche si sono rivelate particolarmente favorevoli durante tutta la campagna di raccolta dell’aglio precoce, iniziata a metà maggio e ormai prossima alla conclusione. “Abbiamo avuto giornate prevalentemente soleggiate e senza piogge, e questo si riflette sulla qualità del prodotto, la migliore registrata nelle ultime tre campagne”, sottolinea un operatore del settore. Le rese del 2026 risultano superiori a quelle dello scorso anno, grazie soprattutto all’aumento generalizzato delle dimensioni dei bulbi. In alcune aziende agricole si sono verificati problemi durante la raccolta a causa della carenza di manodopera, una criticità che però si sta attenuando grazie ai continui investimenti nella meccanizzazione delle operazioni, accelerati dall’aumento del salario minimo nazionale.

Nonostante l’elevata qualità e la pezzatura particolarmente generosa dei bulbi, il mercato dell’aglio spagnolo continua a confrontarsi con notevoli difficoltà. Nella campagna precedente i prezzi avevano raggiunto livelli molto elevati, favorendo un consistente afflusso di prodotto proveniente dalla Cina e da altri Paesi esportatori, come l’Egitto, a quotazioni particolarmente basse. Complice l’elevato livello delle scorte, gli esportatori cinesi hanno continuato a commercializzare aglio in Europa a prezzi nettamente inferiori ai costi di produzione sostenuti dai produttori spagnoli nel rispetto delle normative europee. “Competere a queste condizioni è impossibile”, afferma il rappresentante dei produttori ed esportatori spagnoli. “A marzo avevamo ancora in magazzino una parte del raccolto della campagna precedente, una situazione insolita per quel periodo dell’anno. Siamo riusciti a smaltire le scorte residue a maggio e ora stiamo proseguendo con la raccolta. Al momento osserviamo una moderata ripresa delle vendite e, sebbene la pressione dell’aglio cinese continuerà a essere forte, continueremo a puntare sulla qualità e sulla sicurezza alimentare garantite dalla produzione europea”.

Le prime raccolte di aglio viola inizieranno la prossima settimana, mentre i volumi destinati alla commercializzazione saranno disponibili a partire dall’ultima settimana di giugno. “Ci aspettiamo una campagna con calibri che non si vedevano da anni e con una qualità davvero eccellente”, conclude il rappresentante del settore.

Italia: le importazioni continuano a pesare sul mercato
Il mercato italiano dell’aglio sta attraversando una fase particolarmente difficile. I prezzi restano molto bassi e l’interesse di acquirenti e consumatori è limitato a causa dell’ampia disponibilità di prodotto estero.

Secondo un produttore/commerciante del Sud Italia, sebbene i consumatori italiani preferiscano generalmente l’aglio nazionale – come quello prodotto in Campania, Rovigo e Piacenza, o varietà tipiche come il Rosso di Sulmona e il Rosso di Nubia – la produzione interna non è sufficiente a coprire il fabbisogno del mercato, rendendo necessarie le importazioni. “Negli ultimi mesi, tuttavia, il mercato è stato invaso da prodotto proveniente soprattutto da Egitto e Argentina, venduto a prezzi estremamente bassi. In particolare, l’aglio egiziano viene offerto a meno di 1 euro al chilogrammo. Questo prodotto, però, non incontra le preferenze dei consumatori italiani a causa dell’eccessiva irregolarità degli spicchi. Di conseguenza, circa il 90% dell’aglio egiziano importato risulta ancora invenduto nei magazzini e nei mercati ortofrutticoli”.

“L’elevata quantità di prodotto invenduto, unita alle scorte di aglio spagnolo della scorsa stagione, ha rallentato fortemente gli scambi commerciali. Le prospettive per i prossimi mesi non sono incoraggianti: si stima infatti un ritardo nei consumi compreso tra due e tre mesi, periodo necessario per smaltire le consistenti giacenze attualmente presenti sul mercato. Fino a quando queste scorte non saranno assorbite o non si deterioreranno, sarà difficile creare spazio per la commercializzazione delle nuove produzioni nazionali, che sono già entrate nella fase di raccolta, lavorazione e stoccaggio. Se la situazione non dovesse migliorare rapidamente, il comparto potrebbe trovarsi ad affrontare ulteriori difficoltà economiche. In questo scenario, potrebbe diventare necessario ridurre la produzione nazionale per evitare pesanti perdite lungo tutta la filiera”.

Il presidente di una importante cooperativa del nord d’Italia, che produce oltre 300 tonnellate di aglio l’anno, afferma che le prospettive del raccolto 2026 sono buone. Si inizierà a scavare l’aglio attorno al 20-22 giugno. La parte vegetativa della pianta è molto vigorosa e questo fa ben sperare. Nelle scorse settimane la cooperativa ha raccolto una tipologia di aglio molto precoce, definita primaverile, che ha dato buone rese. La filiera italiana dell’aglio sta comunque attraversando un periodo di crisi, con superficie in calo, in quanto l’incidenza di malattie come il Fusarium diminuisce le rese; è molto difficile trovare manodopera per la raccolta e le operazioni successive e infine i cambiamenti climatici causano cali produttivi spesso preoccupanti.

Francia: raccolta anticipata grazie a condizioni climatiche favorevoli
La campagna francese dell’aglio 2026 prende avvio sotto auspici generalmente positivi. Nella maggior parte delle aree produttive, infatti, la raccolta è iniziata con un anticipo rispetto alla norma, favorito dalle temperature particolarmente miti registrate in primavera, che hanno accelerato lo sviluppo delle colture. In diverse regioni vocate, le operazioni di raccolta sono partite da una a due settimane prima rispetto al calendario tradizionale.

La produzione complessiva dovrebbe attestarsi su livelli in linea con una stagione normale, con buoni standard sanitari e rese soddisfacenti nella maggior parte dei comprensori produttivi. Sebbene in alcune zone il caldo abbia provocato una certa disomogeneità nelle pezzature, i produttori segnalano bulbi sani e condizioni ottimali per l’essiccazione. Il settore guarda quindi con fiducia alla disponibilità di prodotto nazionale per la prossima stagione commerciale.

Permangono tuttavia alcune preoccupazioni sul fronte del mercato. Se da un lato i consumi domestici restano stabili e l’aglio continua a conquistare nuovi consumatori, dall’altro la crescente incidenza dei prodotti a basso prezzo rappresenta una sfida sempre più rilevante per il comparto. Secondo gli operatori del settore, i prodotti di fascia economica occupano oggi una quota di mercato significativamente superiore rispetto agli anni precedenti, esercitando una pressione crescente sui prezzi lungo l’intera filiera.

Secondo l’industria francese dell’aglio, questa tendenza rischia di compromettere la valorizzazione della produzione nazionale proprio in una fase in cui i produttori devono far fronte all’aumento dei costi di produzione e a requisiti normativi sempre più stringenti. La sostenibilità economica della filiera francese dell’aglio dipenderà pertanto non solo dall’andamento della domanda, ma anche dalla capacità del settore di garantire una remunerazione equa agli agricoltori e a tutti gli attori della catena di approvvigionamento.

Paesi Bassi: offerta adeguata e mercato stabile
Come avviene tradizionalmente durante il periodo estivo, il mercato dell’aglio procede con un andamento regolare e senza particolari scossoni. Gli importatori segnalano una disponibilità di prodotto sufficiente a soddisfare la domanda, mentre la Spagna sembra avviarsi verso la nuova stagione con un raccolto abbondante e un’offerta adeguata. Anche nei Paesi Bassi, la scorsa settimana, è iniziata la raccolta dell’aglio fresco. “Le previsioni indicano il ritorno di temperature tropicali nei prossimi giorni e questa non è una condizione ideale per la conservazione a lungo termine dell’aglio. Il prodotto raccolto finora si presenta in buone condizioni, ma se le previsioni meteorologiche saranno confermate, la situazione potrebbe cambiare rapidamente”, osserva un produttore olandese.

Nel frattempo, secondo gli importatori, il mercato continua a essere particolarmente sensibile all’evoluzione della produzione, della logistica e dei costi. Anche le dinamiche internazionali mantengono un ruolo determinante nell’orientare il settore. Attualmente, i prezzi dell’aglio si attestano su livelli piuttosto bassi.

Di segno opposto l’andamento dell’aglio pelato, le cui quotazioni stanno registrando un forte aumento. Secondo gli operatori del mercato, il rialzo è legato alle difficoltà che questo segmento ha attraversato negli ultimi periodi, con performance commerciali inferiori alle attese.

Nord America: domanda debole nonostante l’ampia disponibilità di prodotto
Il mercato nordamericano dell’aglio dispone attualmente di un’offerta abbondante, sebbene le rese abbiano mostrato risultati molto variabili nelle principali aree di produzione. Il Messico esporta aglio da oltre un mese, ma nonostante l’ampia superficie coltivata, i risultati produttivi complessivi si sono rivelati inferiori alle aspettative. Una situazione attribuita principalmente a problemi legati alla qualità del seme e all’assenza di un adeguato periodo di freddo dopo l’impianto delle colture.

Sebbene l’aglio cinese continui a essere disponibile in quantità elevate, la prevista carenza di prodotto messicano avrebbe dovuto avere un impatto significativo sul mercato. Tuttavia, la Spagna sta sorprendendo gli operatori con rese molto elevate, in controtendenza rispetto alle performance registrate nelle ultime due campagne, contribuendo così a mantenere elevata la disponibilità complessiva di prodotto.

Tra gli altri Paesi esportatori figurano anche Egitto e Turchia, sebbene i volumi commercializzati restino inferiori rispetto a quelli provenienti dalle principali aree produttive mondiali. Sul fronte interno, anche la California sta avviando la propria raccolta, con rese che dovrebbero risultare sostanzialmente in linea con quelle della scorsa stagione.

La domanda, tuttavia, continua a mostrare segnali di debolezza. Gli acquirenti tendono infatti a limitare gli acquisti alle quantità strettamente necessarie. Sebbene questo periodo dell’anno sia tradizionalmente caratterizzato da consumi più contenuti, a causa della chiusura delle scuole per la pausa estiva e dell’avvio della stagione delle vacanze, anche l’elevato costo dei carburanti negli Stati Uniti sta contribuendo a rallentare ulteriormente le dinamiche di mercato.

Sudafrica: volumi elevati mantengono i prezzi sotto i livelli dello scorso anno
“Negli ultimi tre mesi abbiamo registrato volumi record sul mercato”, evidenzia un analista di mercato della AMT nel consueto rapporto settimanale. “Questa abbondante disponibilità ha mantenuto i prezzi a livelli inferiori di quasi il 40% rispetto a un anno fa. La riduzione dei margini di profitto potrebbe scoraggiare le semine nella prossima stagione e favorire un ritorno a prezzi più elevati, uno scenario da monitorare attentamente”.

Secondo gli operatori consultati, le quotazioni dell’aglio risultano complessivamente simili a quelle dello scorso anno. Presso il mercato ortofrutticolo municipale di Durban, principale punto di ingresso delle consistenti importazioni provenienti da Cina, Spagna e Thailandia, i prezzi si attestano attualmente tra 2,90 e 3,50 euro/kg. “Sul mercato di Durban movimentiamo volumi enormi di aglio. Abbiamo appena ricevuto gli ultimi carichi del raccolto locale provenienti dallo Stato libero. I produttori della provincia di Limpopo torneranno sul mercato intorno a ottobre o novembre”, spiega un operatore.

Secondo i dati di AMT, il prezzo medio dell’aglio importato si colloca a 3,35 euro/kg, mentre quello dell’aglio locale si attesta mediamente a 2,66 euro/kg. Sul mercato di Tshwane, invece, le quotazioni oscillano tra 3,20 e 4,50 euro/kg, a seconda della qualità e della pezzatura. La domanda da parte della Grande distribuzione si concentra soprattutto sugli spicchi di grandi dimensioni dell’aglio importato, disponibile durante tutto l’anno. Per questo motivo, il prodotto estero viene spesso commercializzato a prezzi sensibilmente superiori rispetto all’aglio sudafricano, che generalmente presenta un numero maggiore di spicchi ma di dimensioni più contenute. Tuttavia, un commerciante sottolinea come molti consumatori sudafricani continuino a preferire il prodotto nazionale per il suo sapore “decisamente più intenso”.

Tradizionalmente, la domanda di aglio aumenta durante i tre mesi invernali. “La richiesta appare stabile. Nelle ultime settimane il mercato è stato piuttosto tranquillo in generale, ma l’aglio continua a registrare volumi di vendita sostanzialmente in linea con la norma”, conclude un operatore del settore.

Egitto: rallenta la domanda sui mercati esteri
La campagna egiziana dell’aglio si è aperta con un significativo aumento della produzione, frutto dell’espansione delle superfici coltivate dopo i risultati positivi delle stagioni precedenti. “Quest’anno l’incremento delle superfici è stato molto più marcato rispetto allo scorso anno”, afferma un produttore. Sull’onda di una brillante campagna 2024/25, che ha consentito all’Egitto di aprire nuovi sbocchi commerciali, molti agricoltori hanno destinato ulteriori terreni alla coltivazione dell’aglio. Nel 2025 le esportazioni egiziane verso l’Unione europea sono quasi raddoppiate, raggiungendo 19.555 tonnellate e consolidando il Paese come secondo fornitore del blocco comunitario dopo la Cina. Una crescita che ha suscitato preoccupazione tra i produttori spagnoli, i quali, pur prevedendo un aumento della produzione compreso tra il 40 e il 50% nella provincia di Cordova, denunciano una progressiva perdita di quote di mercato e hanno chiesto a Bruxelles di rivedere le condizioni commerciali e rafforzare i controlli doganali.

L’abbondante raccolto egiziano della stagione in corso si è però trovato a confrontarsi con un mercato già ben rifornito grazie alla presenza di prodotto proveniente da altri Paesi esportatori, in particolare dalla Cina, oltre alle scorte residue della campagna precedente. Nel 2026 la domanda europea di aglio egiziano è rimasta presente, ma la pressione dell’offerta ha inevitabilmente inciso sui prezzi. Gli esportatori descrivono un mercato dinamico e attivo su tre continenti. Secondo un operatore, “la maggior parte dei fornitori egiziani ha già venduto l’intera disponibilità”. Nonostante ciò, le quotazioni si sono mantenute sensibilmente inferiori rispetto alla scorsa stagione.

Ad aprile 2026, una carenza di prodotto in Brasile ha generato una nuova ondata di ordini, offrendo un importante sostegno alle esportazioni egiziane. A giugno, tuttavia, molti esportatori indicavano come la domanda brasiliana fosse diventata il principale motore del mercato, mentre gli acquisti europei rallentavano a causa delle consistenti scorte di aglio spagnolo conservate in frigorifero e della concorrenza di altri Paesi produttori. “Attualmente i prezzi si attestano a 1.125 euro per tonnellata CIF Santos per i calibri più piccoli, un livello inferiore del 60% rispetto alla stagione precedente, nonostante gli ordini dal Brasile continuino ad arrivare”, riferisce un esportatore.

Con l’avvicinarsi della conclusione della campagna, anche la domanda brasiliana ha iniziato a mostrare segnali di rallentamento. “La richiesta è ancora presente, ma risulta più debole rispetto allo scorso anno e potrebbe diminuire ulteriormente con l’ingresso sul mercato dei nuovi raccolti spagnoli e cinesi”, spiega un esportatore, il quale ha aggiunto che il principale limite dell’industria egiziana non riguarda la disponibilità di superfici coltivate, considerando che solo il 15-20% della produzione nazionale viene destinato all’export, bensì la capacità del settore di equilibrare l’aumento della produzione con l’effettiva domanda internazionale. La campagna dovrebbe concludersi alla fine di luglio, mentre limitati quantitativi di prodotto resteranno disponibili fino a ottobre.

Cina: l’export guarda all’Africa mentre i prezzi si allentano
La fase di punta della raccolta dell’aglio in Cina è iniziata all’inizio di maggio. Quest’anno la qualità complessiva del prodotto è considerata soddisfacente, con una quota più elevata di bulbi di grande calibro rispetto alle campagne precedenti. I prezzi dell’aglio nella categoria compresa tra 4,5 e 5,0 cm dovrebbero risultare leggermente superiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mantenendosi comunque su livelli interessanti per gli esportatori.

La raccolta delle varietà precoci è ormai pressoché conclusa, mentre le varietà di media stagione rappresentano attualmente la parte predominante dell’offerta disponibile sul mercato. L’aglio appena raccolto è sottoposto ai processi di essiccazione necessari per garantirne la qualità durante l’esportazione e il trasporto sulle lunghe distanze.

Sebbene la domanda complessiva rimanga stabile, le quotazioni risultano inferiori rispetto allo stesso periodo del 2025. Per alcuni clienti abituali, i prezzi dell’aglio di calibro 5,5 cm si collocano tra 793 e 818 euro per tonnellata, livelli significativamente più bassi rispetto a quelli normalmente registrati negli anni precedenti. L’intensa concorrenza e le incertezze dell’economia globale hanno ridotto i margini di profitto degli esportatori, rendendo l’attività meno remunerativa rispetto al passato.

Sul mercato internazionale, la domanda proveniente dall’Africa continua a crescere e rappresenta oggi uno dei principali sbocchi commerciali per l’aglio cinese. Gli esportatori hanno iniziato a rivolgere attenzione al continente africano già molti anni fa, ma con l’intensificarsi della concorrenza un numero crescente di aziende ha individuato in questo mercato una nuova opportunità di sviluppo.

Sul fronte logistico, i noli marittimi continuano a mostrare una forte volatilità, con variazioni che si registrano praticamente di settimana in settimana. Nel complesso, le tariffe si mantengono su livelli moderati e risultano leggermente inferiori rispetto ai picchi raggiunti in precedenza, ma il quadro resta caratterizzato da una notevole incertezza. Per questo motivo, gli esportatori sono chiamati a pianificare con attenzione i programmi di spedizione e a monitorare costantemente l’andamento del trasporto marittimo, al fine di contenere i rischi legati ai costi logistici.

Perù: la produzione cala sotto l’impatto delle alte temperature
La stagione 2026 si presenta particolarmente complessa per il settore peruviano dell’aglio, chiamato ad affrontare una duplice sfida: le anomalie climatiche e la pressione competitiva dell’aglio cinese. Le temperature insolitamente elevate hanno impedito l’accumulo delle ore di freddo necessarie al corretto sviluppo della coltura, compromettendo la qualità già a partire dalle prime raccolte nell’area di Arequipa.

La produzione nazionale potrebbe scendere dalle consuete 100.000 tonnellate a un volume compreso tra 60.000 e 70.000 tonnellate. La riduzione dell’offerta potrebbe favorire un recupero dei prezzi all’esportazione, ma tale dinamica è frenata dalla presenza informale di aglio cinese, commercializzato a circa 780 euro per tonnellata. Il Messico, che assorbe circa il 70% delle esportazioni peruviane di aglio, sta inoltre affrontando problematiche climatiche analoghe, con effetti negativi sulla produzione locale.

Argentina: la concorrenza cinese destabilizza il principale mercato di esportazione
La campagna 2024/25 si è conclusa con perdite accertate per il settore argentino, principalmente a causa dell’impatto dell’aglio cinese sul mercato brasiliano, destinazione del 70% delle esportazioni argentine. Dall’ottobre 2024 il Brasile ha modificato il proprio meccanismo antidumping, consentendo l’ingresso di aglio cinese a prezzi inferiori a 15 euro per unità.

L’eccesso di offerta che ne è derivato ha spinto parte dell’aglio argentino verso altri mercati, in particolare Stati Uniti e Spagna, contribuendo a esercitare ulteriore pressione ribassista anche su queste destinazioni. La nuova stagione si apre comunque con segnali incoraggianti, tra cui un miglioramento nella selezione del materiale di propagazione e un anticipo delle operazioni di semina.

Brasile: le modifiche all’antidumping ridisegnano il mercato
In qualità di principale mercato di sbocco per l’aglio argentino, assorbendone circa il 70% delle esportazioni, il Brasile è stato al centro delle tensioni che hanno caratterizzato la stagione commerciale. La modifica del sistema di calcolo dei dazi antidumping sull’aglio cinese, entrata in vigore nell’ottobre 2024, ha consentito l’ingresso di ingenti volumi di prodotto a basso costo attraverso quattro aziende autorizzate, oltre che tramite Paesi terzi e provvedimenti giudiziari favorevoli agli importatori.

Le conseguenze si sono propagate lungo tutta la filiera esportatrice argentina. Per evitare che una situazione analoga si ripeta, produttori argentini e brasiliani stanno lavorando con il sostegno dei rispettivi governi per individuare misure correttive e strumenti di tutela del mercato.

Cile: prezzi in calo e riduzione delle intenzioni di semina
La stagione si è conclusa con un crollo delle quotazioni compreso tra il 50 e l’80% rispetto all’anno precedente. Il principale mercato di destinazione, il Messico, ha infatti registrato una forte saturazione dovuta alla contemporanea presenza di aglio messicano conservato in celle frigorifere, aglio peruviano di piccolo calibro e aglio cinese introdotto illegalmente sul mercato.

L’aglio cinese arriva nei porti sudamericani a circa 865 euro per tonnellata CIF, un livello di prezzo impossibile da eguagliare per i produttori locali, alle prese con un forte aumento dei costi di produzione. I prezzi dei carburanti sono aumentati del 60%, mentre quelli dei fertilizzanti hanno registrato un incremento dell’80%.

In risposta a questa situazione, il settore sta puntando sulla differenziazione qualitativa del prodotto e sul miglioramento genetico del materiale di propagazione. Le intenzioni di semina per la prossima campagna risultano in diminuzione tra il 20 e il 30%.

Messico: mercato sotto pressione per la molteplicità delle fonti di approvvigionamento
In qualità di principale destinazione per l’aglio proveniente da Cile e Perù, il Messico ha vissuto una stagione 2024/25 caratterizzata da pressioni di mercato particolarmente insolite. L’aglio messicano conservato in frigorifero, il prodotto peruviano di piccolo calibro, l’aglio cinese introdotto illegalmente attraverso il Guatemala e le ulteriori forniture provenienti da Cile e Argentina hanno contribuito a creare un eccesso di offerta, con conseguente pressione al ribasso sui prezzi.

A ciò si aggiungono gli effetti delle temperature eccessivamente elevate registrate durante la stagione, che hanno compromesso parte della produzione nazionale. Nonostante queste criticità, il mercato messicano continua a rappresentare uno sbocco strategico fondamentale per gli esportatori sudamericani, mentre la concorrenza illegale dell’aglio cinese rimane una sfida strutturale per l’intero comparto.


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