Roma, 18 giugno 2026 – In Italia gli occupati nel settore culturale sono più numerosi degli abitanti di Milano: oltre 1,5 milioni di addetti, 289 mila imprese e 115 miliardi di euro di valore aggiunto. La cultura vale il 15,5% del PIL nazionale (dati Symbola) e l’obiettivo della terza edizione di Eureka, la fiera delle Imprese Culturali e Creative (ICC) in programma il 5 e 6 novembre a Pordenone, è proprio quello di valorizzarne il ruolo come volano di crescita sociale ed economica. Il Friuli Venezia Giulia, dove si svolgerà la manifestazione, è la terza regione italiana per incidenza delle ICC sull’economia regionale. A guidare la classifica è invece il Lazio, dove l’evento è stato presentato oggi nella sede romana di rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
La due giorni sarà anche l’occasione per presentare due nuove ricerche dedicate al settore: una sugli investimenti privati nella cultura in Italia e l’altra sul mercato delle ICC nel Nord Est, con un focus sulla domanda e l’offerta di servizi creativi. Sono state presentate in anteprima alla presenza del vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport Mario Anzil, dell’assessore alla Cultura, Pari Opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio Simona Baldassarre, del presidente di Pordenone Fiere Renato Pujatti e di Elena Mengotti, responsabile di Eureka per la Direzione centrale Cultura e Sport della Regione Friuli Venezia Giulia.
I finanziamenti privati nella cultura
La ricerca curata dal manager culturale Guido Guerzoni, docente dell’Università Bocconi di Milano, per Intesa Sanpaolo, analizza il peso degli investimenti privati nel settore culturale italiano che, afferma “è importante monitorare alla luce dell’ingente debito pubblico italiano” (3.155,3 miliardi di euro). Secondo lo studio, gli investimenti privati nella cultura valgono oggi circa 1,9 miliardi di euro. Un dato che si confronta con una spesa pubblica complessiva di 10,1 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi stanziati direttamente dal Ministero della Cultura (dati MIC) E poi è interessante notare che l’Italia rispetto ai dati sulla spesa pubblica, ha una spesa pro-capite privata mediamente più elevata a livello comunitario. Gli investimenti privati, ha spiegato Guerzoni, si articolano in tre categorie: individui, enti del Terzo settore e imprese. Per quanto riguarda i singoli, manca una stima puntuale e condivisa. Diversi studi hanno tentato di quantificarne l’entità, ma la forbice è ancora ampia, con dati che oscillano tra 88,5 e 621,4 milioni di euro. Di questi per esempio, 13,3 milioni di euro sono stati destinati alla cultura attraverso il 5 per mille nel 2022. Per il Terzo settore, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), introdotto nel 2017, conta oggi oltre 148 mila enti iscritti, tra cui 4.004 fondazioni. I dati disponibili indicano 256,5 milioni di euro erogati da 86 Fondazioni bancarie e altri 32 milioni da 62 Fondazioni d’impresa: quasi 290 milioni di euro complessivamente destinati alla cultura. Le stime oggi disponibili attribuiscono al mondo imprenditoriale investimenti per circa 1,5 miliardi di euro. Una cifra che, sommata ai contributi di cittadini e Terzo settore, porta il valore minimo degli investimenti privati nella cultura italiana a sfiorare i 2 miliardi di euro. Secondo Guerzoni, il peso degli investimenti privati nella cultura è probabilmente sottostimato. “L’Italia è un Paese di piccole e medie imprese e migliaia di micro-sponsorizzazioni locali sfuggono alle rilevazioni. Oggi stimiamo almeno 2 miliardi di euro di investimenti privati, ma il valore reale potrebbe superare i 5 o 6 miliardi. Servirebbe uno sforzo di ricerca, che abbiamo già iniziato a discutere con Confindustria nazionale”. Il docente della Bocconi ha poi ricordato che, su circa 10 miliardi di euro di spesa complessiva per la cultura, meno di un terzo proviene dal Ministero della Cultura. “Il resto arriva da Regioni a statuto ordinario e speciale, enti locali e territoriali, fondi europei: per questo, quando si confrontano i dati tra Paesi, bisognerebbe osservare anche questi”.
Il mercato delle ICC nel Nord Est italiano: domanda e offerta di talento creativo
La seconda indagine, condotta da Fabio Severino per SWG, ha invece sondato il mercato delle imprese culturali e creative nel Nord Est, indagando sui due stakeholder della Fiera: i potenziali visitatori, ovvero le grandi imprese che necessitano di servizi creativi e che risiedono nelle aree FVG, Bellunese, Trevigiano (con un fatturato superiore ai 10 milioni), e i potenziali espositori, ovvero le ICC presenti in FVG (sopra i 100mila euro di fatturato) Tra le aziende-clienti, la domanda di servizi creativi è alta soprattutto su comunicazione aziendale, welfare, prodotti editoriali, progetti culturali per il territorio, artigianato artistico e design. Le forniture creative sono considerate “importanti” nella filiera produttiva dal 77% degli intervistati, e quasi una su due (44%) individua nelle fiere un buon canale per trovare fornitori, preferendo un formato di incontri informali e uno-a-uno agli stand. Sul fronte dell’offerta, le ICC interpellate descrivono un business che va bene (93% lo giudica positivo) ma che fatica a tradurre la capacità creativa in vendite: partnership, marketing innovativo e gestione efficiente dei processi sono le priorità indicate. Quasi una su due (47%) partecipa regolarmente a eventi di networking, il 71% delle volte si tratta di fiere, e il 58% ha già intenzione di essere a Pordenone nel 2026.
La fiera
Eureka offrirà due giorni di esposizione, talk e incontri B2b tra imprese culturali e creative e potenziali clienti. Nella scorsa edizione, di due anni fa, sono state 103 le ICC presenti con stand, e si sono svolti oltre 350 B2b. L’indagine SWG continuerà anche durante la manifestazione, raccogliendo dai partecipanti gradimento e aspettative.
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