“I Rioni Sassi di Matera hanno vissuto una delle parabole urbane più radicali della storia contemporanea: da “vergogna nazionale” a patrimonio mondiale UNESCO, fino al riscatto globale. A distanza di 40 anni dall’approvazione della legge 771/86, il rinnovo delle sub-concessioni demaniali degli antichi riorni potrebbe diventare un’occasione storica per la condivisione di una nuova programmazione aperta alla partecipazione dell’intera comunità materana che ridefinisca gli obiettivi strategici, la costruzione di un nuovo programma, la focalizzazione dei vecchi e i nuovi fabbisogni, le risorse finanziarie necessarie.” E’ quanto riportato in una nota a firma di Eustachio Nicoletti -Coordinatore Movimento civico: Marcia cultura e lavoro- che così prosegue “Una nuova primavera “Perché “I RIONI SASSI” restino “DI MATERA” in grado di rilanciare le conquiste collettive, culturali e identitarie della comunità materana che l’hanno portato all’attenzione italiana, europea e mondiale. Residenti” ed “operatori” che negli ultimi 30 anni si sono insediati nei Rioni Sassi, riportandoli alla vita, dopo il loro “svuotamento” degli anni ‘50’ – ’60.
Un processo indispensabile ma altrettanto delicato che deve tracciarsi nella salvaguardia e nella valorizzazione del sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO tenendo in debita considerazione che i luoghi riconosciuti, non diventino semplicemente un monumento da cartolina, ma si trasformino definitivamente in un ecosistema complesso dove la tutela della storia conviva con lo sviluppo del territorio e la vita della comunità locale.
È proprio in questo spazio che le associazioni (culturali, sindacali, ambientali, di volontariato o di categoria), ritenute, dalla miopia politica, marginali nel processo di rivitalizzazione dei Rioni Sassi degli ultimi 30 anni, possono diventano un anello determinante per la nuova programmazione svolgendo un ruolo virtuoso di congiunzione tra residenti, artigiani, operatori turistici e servizi.
Nel rispetto dei quattro Pilastri dell’Associazionismo nei siti Unesco, il terzo settore e le realtà associative avrebbero un impatto determinante realizzando quattro funzioni strategiche:1. Custodia Attiva e Vigilanza Civica per monitorare costantemente il territorio agendo come “sentinelle”, segnalando abusi edilizi, degrado ambientale o rischi per il patrimonio, ed esercitando una pressione costruttiva sulle amministrazioni locali;2. Educazione e Coinvolgimento della Comunità (Community Engagement) per evitare che il sito UNESCO venga percepito come un vincolo o come un’attrazione ad uso esclusivo dei turisti. L’organizzazione di laboratori nelle scuole, visite guidate per i residenti, eventi culturali e attività di riscoperta delle tradizioni orali o artigianali, creerebbe la cosiddetta “consapevolezza dell’eredità” (heritage awareness) dove i cittadini diventerebbero i primi custodi e fieri narratori del proprio territorio;3. Gestione del Turismo Sostenibile evitando che il “brand” UNESCO rischi di portare il sovraffollamento turistico che potrebbe snaturare l’identità dei luoghi e allontanare i residenti. In tal senso, le associazioni possono contribuire con le proposte di modelli di turismo alternativi, lenti e diffusi:
– Creazione di itinerari meno battuti per decongestionare le aree critiche.
– Valorizzazione del patrimonio immateriale (enogastronomia, artigianato locale) legato al sito.
– Promozione dell’ospitalità diffusa che trattiene il valore economico sul territorio invece di centralizzarlo nelle grandi catene.
4. Connessione Internazionale e Buone Pratiche delle associazioni con network nazionali o internazionali (come i Club per l’UNESCO o le reti di volontariato giovanile) che favoriscono lo scambio di buone pratiche.Inoltre, la nuova progettualità non deve esimersi dai principi sanciti dalla Convenzione di Faro (Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società), adottata nel 2005 che ridefinisce il patrimonio culturale non solo come insieme di beni fisici, ma come risorsa fondamentale per la società e diritto umano a partecipare alla vita culturale dove il patrimonio culturale non esiste in astratto, ma in relazione alle persone.L’associazionismo in tal senso rappresenterebbe la massima espressione di questo principio, poiché dà sostanza al “diritto al patrimonio culturale” e alla responsabilità collettiva nei suoi confronti escludendo il rischio che i siti UNESCO diventino dei “musei a cielo aperto” privi di anima. Al contrario è accertato che, grazie al tessuto associativo, i siti UNESCO rimangono invece paesaggi vivi, capaci di generare identità, inclusione sociale ed economia sostenibile.
Risulta inequivocabile che in Italia, il paese con il maggior numero di siti UNESCO al mondo, il tessuto associazionistico locale ha fatto spesso la differenza tra un patrimonio abbandonato a se stesso e un modello di rinascita culturale ed economica. L’attivismo e la gestione dal basso hanno letteralmente salvato o trasformato i siti d’eccellenza del nostro territorio.
Anche per i Rioni Sassi di Matera, dietro la narrazione monumentale e la cartolina turistica si cela una sfida complessa: mantenere vivi questi spazi come luoghi di comunità e non solo come scenografie a cielo aperto. In questo scenario, il consolidamento e insediamento di una rete di associazioni locali non è un semplice valore aggiunto, ma l’ossatura stessa della sopravvivenza sociale e culturale dei Sassi.Il passaggio dal “Vicinato” Storico che per secoli è stato l’elemento fondante dei Sassi, un modello abitativo e sociale basato sulla condivisione fisica di spazi esterni (corti, ballatoi, cisterne) che costringeva e favoriva la solidarietà, il mutuo soccorso e la trasmissione orale della cultura, diventa fondamentale passare al Vicinato Digitale e Sociale. Lo sfollamento degli anni ’50 e la successiva terziarizzazione dovuta al boom turistico, ha reso inevitabilmente frammentato il tessuto sociale. Le associazioni di quartiere e i presìdi culturali potrebbero agire come un “vicinato moderno” e laddove i residenti storici diminuiscono, la rete associativa potrebbe ricucire lo strappo, offrendo spazi di aggregazione, co-progettazione e cittadinanza attiva che restituiscono ai Sassi la loro natura di comunità viva.
La cooperazione tra i diversi soggetti del terzo settore nei Sassi si potrebbe sviluppare principalmente su quattro direttrici fondamentali:
Contrasto alla “Gentrificazione” e alla “Turistificazione” che eviti il rischio di vedere i Sassi trasformati in un immenso albergo diffuso o in un distretto puramente commerciale è concreto. La rete delle associazioni vigila sulla tutela dell’identità urbana, promuovendo modelli di turismo sostenibile ed economia civile, affinché il valore generato rimanga sul territorio e non ne espella gli abitanti.
Presidio Culturale e Welfare dal Basso: Dalle storiche fondazioni culturali alle piccole realtà giovanili, la rete organizza laboratori, mostre e attività sociali che non si rivolgono solo al visitatore temporaneo, ma intercettano i bisogni educativi e civici delle nuove generazioni materane. Le associazioni diventano così attori di un “secondo welfare”, colmando la distanza tra le istituzioni e le necessità reali della popolazione.
Laboratorio di Sostenibilità e Beni Comuni: I Sassi nascono come un ecosistema geniale di gestione delle risorse rare (acqua, luce, spazi ipogei). Le associazioni riprendono questa matrice storica per trasformare i rioni in laboratori di transizione ecologica e sociale, dove i beni pubblici vengono curati, rigenerati e gestiti in modo condiviso attraverso patti di collaborazione con la pubblica amministrazione.
Recupero e fruizione di spazi pubblici e comuni (es. casa della legalità, spazi ex teatro Sassi, immobile restaurato da Unibas, Casa Cava, Casale, ecc.) indispensabili per un radicamento strutturato e costante della rete associativa.
Il futuro dei Rioni Sassi non si gioca solo sulla manutenzione del tufo o sul numero di posti letto disponibili, ma sulla capacità di dare voce a chi questi luoghi li vive, li studia e li custodisce.Una rete di associazioni forte, aperta e interconnessa potrebbe diventare lo strumento più potente per garantire che la rigenerazione urbana sia anche e soprattutto rigenerazione umana perché, solo valorizzando questo ecosistema partecipativo, Matera potrà continuare a dimostrare al mondo che la sostenibilità e la bellezza nascono sempre dalla cura collettiva della propria comunità.“I Sassi non sono pietre da ammirare, ma relazioni da abitare. Senza la linfa delle realtà civiche, rischiano di diventare un guscio vuoto.”
Matera 18 giugno 2026
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Vito Bubbico
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