La RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) permette di incassare a rate il fondo pensione fino a 5 o 10 anni prima della pensione di vecchiaia, se si è smesso di lavorare. Nel 2027, con la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese per la generalità dei lavoratori, la RITA può partire da circa 62 anni con 20 anni di contributi, oppure da circa 57 anni dopo oltre 24 mesi senza lavoro. Il vantaggio principale è fiscale: la parte imponibile paga un’imposta del 15%, che scende fino al 9% con gli anni di iscrizione. Nel nostro esempio su 100.000 euro di montante, le tasse si fermano a 10.320 euro, contro 18.400 con un’aliquota del 23%.
Per inquadrare la RITA nel percorso verso la pensione leggi anche a che età si può andare in pensione e la guida come andare in pensione oggi.
Sommario
Cos’è la RITA e a cosa serve
La RITA è un ponte economico tra la fine del lavoro e la pensione pubblica. Chi perde il lavoro a 60 anni, o decide di smettere, rischia di restare anni senza reddito in attesa dell’assegno INPS. La RITA trasforma tutto o parte del fondo pensione in una rendita temporanea che dura fino alla pensione di vecchiaia.
È disciplinata dall’articolo 11 del decreto legislativo 252/2005 ed è in vigore in forma strutturale dal 2018. Vale per tutte le forme di previdenza complementare a contribuzione definita: fondi negoziali, fondi aperti e PIP. La parte di montante non trasformata in RITA resta investita e continua a rendere. Le regole per il 2027 sono confermate: la Legge di Bilancio 2027, ancora in discussione, al momento non la modifica.
Requisiti 2027: i due percorsi
Per la RITA servono sempre la cessazione del lavoro e almeno 5 anni di iscrizione a un fondo pensione. Poi ci sono due strade alternative, con requisiti diversi.
| Requisito | RITA a 5 anni | RITA a 10 anni |
| Cessazione del lavoro | Sì | Sì |
| Distanza dalla pensione di vecchiaia | Massimo 5 anni | Massimo 10 anni |
| Contributi obbligatori | Almeno 20 anni | Non richiesti |
| Inoccupazione | Non richiesta | Oltre 24 mesi |
| Iscrizione alla previdenza complementare | Almeno 5 anni | Almeno 5 anni |
| Età indicativa nel 2027 | Da 62 anni e 1 mese | Da 57 anni e 1 mese |
L’età si calcola a ritroso dal requisito di vecchiaia, che dal 2027 sale di un mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, con esclusioni per alcune categorie. Per una stima personalizzata usa la nostra guida al calcolo della pensione. Chi ha un’invalidità riconosciuta può valutare anche le strade descritte nella guida al prepensionamento tra 56 e 61 anni.
Una nota sulla manovra 2026: è stata abrogata la norma che permetteva di sommare la rendita del fondo pensione all’assegno pubblico per raggiungere la soglia minima della pensione anticipata contributiva. La RITA resta quindi lo strumento principale per usare il fondo come anticipo.
Quanto si paga di tasse sulla RITA
La parte imponibile della RITA paga il 15%, ridotto dello 0,30% per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo, fino al 9%. Il minimo si raggiunge dopo 35 anni di partecipazione. Gli anni di iscrizione precedenti al 2007 contano fino a un massimo di 15.
| Anni di iscrizione al fondo | Aliquota RITA |
| Da 5 a 15 | 15% |
| 20 | 13,5% |
| 25 | 12% |
| 30 | 10,5% |
| 35 o più | 9% |
Cosa è imponibile? Solo la parte che non è già stata tassata: restano esclusi i rendimenti, che hanno già pagato il 20% (12,5% sui titoli di Stato) anno per anno, e i contributi non dedotti comunicati al fondo. In pratica si tassano i contributi dedotti e il TFR conferito. Quei contributi, in entrata, hanno goduto della deducibilità fino a 5.300 euro l’anno, o fino a 7.950 euro con l’extradeducibilità per i giovani. Chi preferisce può optare per la tassazione ordinaria IRPEF, ma conviene solo in casi rari di redditi molto bassi. Tutte le regole fiscali sugli strumenti finanziari sono nelle nostre 100 FAQ sulla tassazione finanziaria.
Esempio: 100.000 euro in 5 anni
Con 100.000 euro di montante e 22 anni di iscrizione, la RITA costa 10.320 euro di tasse, l’8% in meno del 23%. Ecco il caso di Marta, 62 anni nel 2027, dipendente che ha perso il lavoro con 38 anni di contributi INPS.
- Montante nel fondo: 100.000 euro, di cui 20.000 di rendimenti già tassati.
- Parte imponibile: 80.000 euro.
- Aliquota: 15% meno 0,30% per 7 anni oltre il quindicesimo = 12,9%.
- Durata: 5 anni, fino alla pensione di vecchiaia.
| Voce | RITA (12,9%) | Confronto al 23% |
| Tasse totali | 10.320 € | 18.400 € |
| Netto totale | 89.680 € | 81.600 € |
| Netto annuo (5 anni) | circa 17.900 € | circa 16.300 € |
| Netto mensile equivalente | circa 1.495 € | circa 1.360 € |
Esempio semplificato: non considera i rendimenti della parte residua ancora investita, che possono aumentare o ridurre le rate successive.
Marta ha 8.080 euro in più rispetto a un prelievo tassato al 23%, l’aliquota minima del TFR e del riscatto per cause diverse da quelle agevolate. È il classico caso in cui tempus est optimus iudex (“il tempo è il miglior giudice”): ogni anno di iscrizione in più abbassa l’aliquota. Per questo conviene iscriversi presto, anche con importi piccoli, come spieghiamo nella guida su TFR in azienda o nel fondo pensione. Dal luglio 2026 i neoassunti sono iscritti automaticamente e il conteggio degli anni parte dal primo impiego.
RITA, riscatto o nuove rendite: cosa scegliere
Se hai i requisiti, la RITA è quasi sempre fiscalmente migliore del riscatto. La riforma del 2026 ha però aggiunto nuove forme di prestazione, utili per chi è già in pensione: non vanno confuse con la RITA.
| Strumento | Quando | Tassazione |
| RITA | Prima della pensione, 5 o 10 anni | 15% → 9% |
| Riscatto per inoccupazione 12-48 mesi (50%) o oltre 48 mesi (100%) | Dopo la perdita del lavoro | 15% → 9% |
| Riscatto per altre cause (es. dimissioni) | Perdita dei requisiti di partecipazione | 23% |
| Capitale alla pensione | Con la pensione, fino al 50% del montante | 15% → 9% |
| Rendita a durata definita e prelievi | Con la pensione, dal 1° luglio 2026 | 15% → 9% |
| Erogazione frazionata (almeno 5 anni) | Con la pensione, dal 31 ottobre 2026 | 15% → 9% |
Ricorda che la quota massima in capitale alla pensione è rimasta al 50%: l’aumento al 60% previsto dalla manovra 2026 è stato soppresso dalla legge 112/2026. Chi ha poco da parte in liquidità può affiancare la RITA a strumenti a basso rischio, come quelli descritti negli investimenti sicuri a basso rischio o il BTP Valore. Chi pensa a una rendita privata per la vecchiaia trova utile anche la guida su come vivere di rendita.
Come fare domanda
La domanda si presenta direttamente al proprio fondo pensione, con il modulo RITA e i documenti che provano i requisiti. Di norma servono:
- attestazione della cessazione del rapporto di lavoro;
- estratto conto contributivo INPS che certifichi i 20 anni di contributi (per la RITA a 5 anni);
- certificazione dello stato di disoccupazione oltre 24 mesi, rilasciata dal Centro per l’impiego (per la RITA a 10 anni);
- documento di identità e indicazione della quota di montante da destinare alla RITA.
Il fondo decide la periodicità delle rate (spesso trimestrale) e i tempi di pagamento. Durante la RITA puoi in genere revocarla e la parte residua può essere spostata su un comparto diverso. Se nel frattempo percepisci la NASpI o hai dubbi sulle prestazioni INPS, consulta le nostre 200 FAQ sulle pensioni e, per chi ha perso il lavoro in età matura, la guida su come ritrovare lavoro dopo i 40 anni.
Domande frequenti
A che età si può chiedere la RITA nel 2027?
Da circa 62 anni con 20 anni di contributi, o da circa 57 anni dopo oltre 24 mesi di disoccupazione. L’età esatta si calcola a ritroso dal requisito di vecchiaia applicabile.
Quanto si paga di tasse sulla RITA?
Dal 15% al 9% sulla sola parte imponibile. L’aliquota scende dello 0,30% per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo; i rendimenti già tassati non pagano di nuovo.
Si può chiedere la RITA solo per una parte del fondo?
Sì, puoi destinare alla RITA tutto o solo una parte del montante. Il resto rimane investito e, alla pensione, potrai ritirarlo in capitale o in rendita.
La RITA riduce la pensione INPS?
No, la RITA non tocca la pensione pubblica, che si calcola sui contributi INPS. Riduce invece il montante del fondo disponibile al momento della pensione.
Si può avere la RITA se si è ancora al lavoro?
No, serve la cessazione dell’attività lavorativa al momento della domanda. È la differenza principale rispetto alle nuove prestazioni introdotte dalla riforma 2026.
Avvertenze
Contenuto informativo, non consulenza previdenziale o fiscale personalizzata. Requisiti, documenti e periodicità delle rate possono variare tra i fondi: verifica sempre il Documento sulla RITA del tuo fondo e le indicazioni della Covip. Per i requisiti pensionistici consulta l’INPS, per gli aspetti fiscali l’Agenzia delle Entrate. Per una consulenza personalizzata rivolgiti a un patronato, a un professionista abilitato o a un consulente iscritto all’Albo tenuto dall’Organismo di Vigilanza e Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF). Altre risposte nelle 100 FAQ sulla previdenza integrativa.
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