Nautica, l’Italia si conferma uno dei principali protagonisti del mercato internazionale, soprattutto nel segmento dei superyacht. Per le unità sopra i 24 metri, i cantieri italiani detengono infatti oltre il 52% degli ordini globali, con 568 unità.
LA NAUTICA IN CIFRE
Il Salone Nautico di Genova si è aperto con numeri più che positivi per il Made in Italy, tali da spingere sempre verso la formalizzazione di Genova come il principale hub fieristico del settore. E’ quanto emerge da “La Nautica in Cifre”, lo studio realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica con Fondazione Edison e in collaborazione con IULM COMAR.
IL TREND
Dopo anni di crescita generale a doppia cifra, la complessità della situazione geopolitica e anche sociale ha determinato, fin dal 2024, un’evidente differenziazione delle dinamiche di mercato fra la piccola nautica, destinata alla classe media, e il segmento dei grandi yacht, che ha come target gli Hnwi, high net worth individuals. La produzione italiana, concentrata sull’alto di gamma – nella cantieristica – e sulle forniture destinate ai superyacht – negli equipaggiamenti – registra complessivamente una crescita anche nel 2025, anno che è invece caratterizzato da criticità e discontinuità per il mercato globale delle unità di dimensione più contenuta, che ha determinato per il secondo anno consecutivo un significativo calo di fatturato per la produzione italiana del segmento della piccola nautica
IL BELLO E BEN FATTO
La fortissima internazionalizzazione del settore – eccellenza del Bello e Ben Fatto italiano – emerge invece ancora una volta in modo molto chiaro dai dati di export della cantieristica italiana che, nonostante le difficoltà di interscambio con il mercato statunitense, derivanti dall’introduzione dei dazi commerciali, continuano a collezionare record In uno scenario globale sempre più complesso da interpretare. Da ricordare sempre che nelle classifiche mondiali troviamo al primo posto proprio i principali brand del Made in Italy, come Azimut Benetti, Ferretti, Sanlorenzo. Elemento importante da tenere in considerazione: a livello metodologico è importante rimarcare che i dati sul segmento “costruzione di unità da diporto” fanno riferimento alle sole attività attinenti alla produzione nautica delle aziende – a differenza dei dati generalmente pubblicati nelle comunicazioni corporate -, quindi a esclusione delle attività non-core.
LA DINAMICA
I principali indicatori economici riferiti al 2025 evidenziano l’ottima dinamica registrata dall’industria della nautica, che si conferma un settore in forte espansione dal punto di vista sia della produzione sia dell’occupazione. La produzione nautica, lo ricordiamo, include oltre alla cantieristica -ovvero oltre alle unità di nuova costruzione più le attività di refitting, riparazione e rimessaggio – anche i motori e gli accessori: complessivamente presi tutti i segmenti generano un fatturato globale che ha fatto registrare un nuovo record, superando la soglia degli 8,7 miliardi. Rispetto al 2019, livello pre-pandemia divenuto un punto di riferimento storico, il fatturato è aumentato dell’82% in termini nominali (equivalente a un tasso medio annuo composto del 10,5% circa); negli ultimi 10 anni è triplicato (+201%, +11,6% annualizzato).
EXPORT E IMPORT, SI ALLARGA LA FORBICE
La produzione nazionale, va evidenziato, contribuisce per l’87,9% del totale, mentre il restante 12,1% è riconducibile ai prodotti di importazione. Il dato rilevante è la progressiva divaricazione tra produzione nazionale e importazioni. Nel 2025 la produzione italiana sale a 7,66 miliardi di euro, mentre le importazioni si attestano a poco più di 1,05 miliardi, confermando il ruolo trainante della produzione interna nella dinamica del settore. Non a caso, la crescita del fatturato dei produttori di superyacht è sostenuta soprattutto dalle esportazioni, che costituiscono stabilmente la componente dominante della produzione.
LE NUOVE UNITÀ
Il maggiore contributo alla produzione nazionale proviene dal segmento della costruzione di nuove unità: nell’anno considerato il fatturato di tale comparto è stato pari a 5,5 miliardi di euro (71,4%); seguono gli accessori e componenti con 1,54 miliardi di euro (20,2%), le attività di refitting, riparazione e rimessaggio (580 milioni; 7,6%) e i motori (70 milioni, 0,9%).
IL TRAINO DELLA CANTIERISTICA
All’interno dell’industria nautica il comparto della cantieristica è quello che riveste maggiore importanza sul piano nazionale e che colloca l’Italia in una posizione di leadership, sia per dimensioni che per competitività internazionale. Sotto il profilo del commercio estero, la cantieristica da diporto si conferma come uno dei settori di punta dell’economia italiana. Le “Imbarcazioni da diporto e sportive” rientrano inoltre tra i settori che dall’inizio del nuovo millennio hanno registrato le maggiori crescite dell’export: considerando unicamente i settori manifatturieri più rilevanti per la bilancia commerciale italiana, vale a dire quelli che presentano nel 2025 un surplus commerciale superiore a 2 miliardi di euro, il comparto delle “Imbarcazioni da diporto e sportive” si posiziona infatti al sesto posto per crescita dell’export.
ACCESSORI E MOTORI IN ABBRIVO
Accessori e motori mantengono un peso più contenuto; nel 2025 il valore complessivo del settore cresce ancora, seppure a un ritmo più moderato rispetto agli anni precedenti.
LA NAUTICA BATTE L’INFLAZIONE
Da rilevare il trend di crescita, confrontato soprattutto all’inflazione: Nel complesso, il dato del 2025 assume quindi un significato particolarmente rilevante: il fatturato non rappresenta soltanto il valore più elevato osservato nella serie a prezzi correnti, ma si colloca anche leggermente al di sopra del precedente massimo del 2007 una volta depurato l’effetto dell’inflazione. Il settore ha quindi recuperato pienamente i livelli precedenti alla crisi anche in termini reali, dopo un percorso durato oltre quindici anni.
IL REFIT
Le attività di refit, riparazione e rimessaggio consistono nella riparazione dello scafo, degli interni e di intere unità da diporto e comprendono l’ordinaria manutenzione, il refit connesso alla ristrutturazione totale dell’imbarcazione e il rimessaggio e i servizi di ricovero delle unità presso strutture a terra, oltre alla necessaria movimentazione delle stesse nel 2025 il fatturato delle attività di refit, riparazione e rimessaggio raggiunge 579,52 milioni di euro. Trattandosi di servizi, il valore è interamente attribuito alla produzione nazionale: il 45% deriva da interventi su imbarcazioni italiane e il 55% da lavori su unità straniere. Nell’ambito di queste ultime, il 54% riguarda imbarcazioni UE e il 46% unità extra-UE. La tabella 3.7 evidenzia una crescita particolarmente sostenuta del comparto rispetto al 2024 fatturato complessivo aumenta del 14,64%. I ricavi da servizi su imbarcazioni italiane crescono del 7,40%, mentre quelli generati da unità straniere aumentano del 21,35%, fornendo il contributo principale all’espansione dell’ultimo anno. La crescita appare quindi sostenuta soprattutto dalla domanda proveniente dalla clientela internazionale, in un contesto caratterizzato dalla forte specializzazione dei cantieri italiani nelle attività di refit su yacht di grandi dimensioni.
I POLI
La distribuzione geografica della produzione è un altro elemento caratteristico del Made in Italy. Quasi il 90% del fatturato della cantieristica italiana è concentrato in cinque principali poli territoriali, che hanno sviluppato nel tempo specializzazioni produttive specifiche, costruendo una rete di distretti strettamente collegata ai mercati internazionali. I principali poli produttivi territoriali della nautica italiana sono il “Polo produttivo dell’Alto Mediterraneo” – formato dalle province di Genova, La Spezia, Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno, che da solo rappresenta oltre la metà del totale; il “Distretto adriatico” (composto dalle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro-Urbino e Ancona); la Lombardia considerata nel suo complesso e le singole province di Napoli e Torino. In questi 5 poli territoriali sono localizzate 496 imprese della cantieristica nautica (pari al 55,9% del totale Italia), che impiegano quasi 12.000 addetti (corrispondenti al 79,1% dell’occupazione italiana del settore) e generano un fatturato di 5,9 miliardi di euro (pari all’89,2% del fatturato complessivo della nautica). Al primo posto della classifica, stilata per valore del fatturato, troviamo il “Polo produttivo dell’Alto Mediterraneo” che sovraperforma gli altri 4 poli territoriali in tutte le grandezze considerate. In questo distretto si trova il 22,4% delle imprese italiane della cantieristica nautica (199), il 38,7% degli addetti del settore (5.767) e ha origine oltre la metà (53,6%) del fatturato nautico italiano (3,5 miliardi di euro). Seguono il “Distretto adriatico” e La Lombardia. Concludono la classifica Napoli e Torino.
LA CONCENTRAZIONE
Tra i trend rilevanti, mentre cresce il fatturato, si riduce il numero delle imprese e si riduce anche il numero degli addetti: le imprese italiane censite da Bureau van Dijk sono infatti passate dalle 938 del 2023 alle 887 del 2025; gli addetti sono poco meno di 15.000 (rispetto ai circa 20.000 del 2023); il fatturato ha invece ampiamente superato i 6,5 miliardi di euro, a fronte dei 5,9 miliardi del 2023. Per i 5 principali poli produttivi territoriali considerati nel complesso, la dinamica è stata invece lievemente diversa: oltre al fatturato (passato da 5,2 miliardi nel 2023 a 5,9 miliardi nel 2025), sono leggermente aumentate anche le imprese (da 491 a 496); sono invece calati gli addetti, da 13.610 del 2023 a 11.784 del 2025.
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