Sembra proprio che Roma, con il suo governo di centrosinistra, voglia una Ostia stracciona. Salvo poi riempirsi la bocca di volere la sua riqualificazione. La realtà dei fatti è una virata che favorisce i ceti meno abbienti e fa la guerra ai cosiddetti altospendenti ovvero coloro che per le loro uscite cercano esperienze originali e location confortevoli.
Fondi del Pnnr destinati alla casa dei barboni vista mare, stabilimenti balneari del lusso contrastati, più spiagge libere e guerra a chi usa la macchina per raggiungere il Lido. E gli altospendenti migrano altrove
L’ultimo atto di una politica che sta letteralmente distruggendo qualsiasi aspirazione turistica di Ostia è la creazione di una casa per i barboni nella ex colonia Vittorio Emanuele III. Ieri il sindaco Roberto Gualtieri con il suo corteo di amministratori locali e di cooperative che gestiscono la struttura, ha inaugurato la stazione di posta ricavata al piano rialzato dell’ala orientale dell’edificio.
Stazione di Posta e Un tetto con cura, così sono chiamati i progetti legati alla realizzazione di ambienti per 24 posti letto destinati ai senza dimora. Spazi vista mare, considerato che la struttura si trova davanti alla spiaggia, su lungomare Paolo Toscanelli. Pagati con circa 900mila euro di fondi Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), quei posti letto costituiscono un servizio dedicato all’inclusione dei meno fortunati, per dare loro una speranza di recupero, per fornire notti e giorni degni di essere vissuti. Ma non sul lungomare, spazio prezioso e rappresentativo di una supposta vocazione turistica.

Non abbiamo dubbio che la società debba farsi carico dei meno fortunati: si chiama solidarietà ed è un segno di civiltà. Ma abbiamo anche la certezza che quest’operazione stride con l’immagine di una località turistica, che invece la narrazione politica capitolina dice di voler riqualificare. Intanto, il Pnnr alla voce “Inclusione e coesione” non prevede certo l’impiego dei relativi fondi per luoghi destinati ai clochard. Il Governo indica che siano finanziati progetti per “Politiche attive per il lavoro, sostegno all’imprenditoria femminile, interventi per i giovani e potenziamento degli interventi di coesione territoriale”. Dobbiamo ricordare che il Pnnr in Europa fu varato con il preciso obiettivo di risollevare l’economia dei Paesi messi in ginocchio dal covid.
Il sindaco e i suoi rappresentati politici locali, che fanno finta di non vedere i circa 100 abusivi che occupano e fanno traffici spesso illegali nell’ala occidentale di quella stessa ex colonia, a una cinquantina di metri dal taglio del nastro di ieri, parlando di rilancio turistico ed economico del litorale, quale modello di sviluppo intendono? Quello dei centri sociali?
Al bando le spiagge del lusso
Dobbiamo poi considerare casuale che nell’opera di smantellamento delle spiagge, i più colpiti sono gli stabilimenti che rappresentavano un’offerta di pregio sotto il profilo economico? Il primo impianto a cadere nella scura del Campidoglio è stata La Casetta: decaduta per sentenza del Tribunale l’accusa di abusi edilizi, quel lido è stato distrutto per mano dei vandali ma anche per colpa dell’abbandono e dell’incuria comunale. Sorte ancora più controversa quella del Kursaal, altro stabilimento iconico di una clientela raffinata: il Comune di Roma non ha saputo difendere un bene pubblico dall’orda di vandali e di occupanti abusivi che lo hanno devastato tanto che un architetto dell’Ordine è arrivato a invocare l’Esercito per la sua tutela. Non si è saputa proteggere anche la storia de La Vecchia Pineta, ristorante d’eccellenza noto in tutto il mondo.

Ostia nel 2016 ha subito l’onta del Commissariamento amministrativo per infiltrazioni mafiose, una “supercazzola” per salvare Roma dall’onta della liquidazione coatta. Lo ha ammesso l’allora prefetto Gabrielli, firmatario del provvedimento ratificato da Ministro dell’Interno e Presidente della Repubblica. Ebbene, si disse che l’intera cittadina balneare sia stata passata ai raggi x per scoprire sacche di illegalità e di abuso. Le autorità non trovarono illeggittimità sulle spiagge salvo quella del Village, sottratto al clan Fasciani. Possibile che dieci anni dopo saltino fuori abusi strutturali tali da resettare quasi l’intero comparto? Qualcuno ha pagato per le eventuali omissioni di allora oppure oggi c’è una ventata giustizialista nuova e brutale?
Il traguardo di più spiagge libere per tutti
Chi mi segue sa che sono da sempre il fautore di spiagge libere dignitose, ben attrezzate, aperte e gratuite a tutti, senza speculazioni e con i servizi all’altezza di una società civile. Colgo, dunque, con grande apprezzamento la sistemazione (per ora parziale) dei Cancelli di Castelporziano e il rinnovo del modello Capocotta. Benvenuti anche ai chioschi sulle spiagge libere urbane, un po’ meno ai bagni chimici.
Nella politica capitolina, però, c’è qualcosa che stride: il Pua (piano di Utilizzazione degli Arenili) prevede che le attuali 71 concessioni si riducano a 50. Tradotto in soldoni significa che 21 stabilimenti balneare verranno trasformati in spiagge libere. Spiagge libere che andranno ad aggiungersi agli arenili pubblici di Capocotta (2,000 km), di Castelporziano (2,000 km), di lungomare Duca degli Abruzzi (1,000 km) più le spiaggette urbane varie: va ricordato che in totale Ostia conta 16,8 km di costa dei quali circa 2,500 occupati dalla Tenuta Presidenziale e 1,050 dal Porto, quindi interdetti alla fruizione balneare.
Siamo sicuri che cancellare 21 stabilimenti balneari sia una scelta produttiva sul piano del rilancio economico? In una località che non ha alberghi di grandi dimensioni sul lungomare e che ha trasporti pubblici da terzo mondo (un treno ogni 20 minuti sulla Metromare e frequenza di alcune linee bus anche di 40 minuti nelle giornate festive), siamo davvero certi che l’amplimento di offerta di spiagge libere a scapito di strutture più confortevoli costituisce un’occasione di richiamo di turisti, di rilancio economico, produttivo e occupazionale?
Già oggi, per ammissione degli amministratori del Comune di Fiumicino, le presenze sulle spiagge a nord della foce del Tevere sono più che raddoppiate. Località come Fregene e Maccarese sono prese d’assalto. Sono evidentemente clienti che si spostano in auto (i collegamenti pubblici tra Roma e Fiumisino sono assai limitati), con capacità di spesa migliore di chi predilige le spiagge libere, che trovano decaduto il mito di Ostia.
Il parco del Mare
In tutto questo il Parco del Mare pare una contraddizione in termini estremamente dannosa. Il ridisegno della mobilità costiera, con l’annullamento di circa 2mila posti di parcheggio, è rappresentato come una scelta di rilancio turistico. Lo stesso che si nega nei fatti con l’uso sociale per gli emarginati della ex Colonia, che sta proprio sul lungomare. Bus navette a pagamento, parcheggi di scambio già oggi saturi con strisce blu, la sosta vietata sul lungomare, che verrà dimezzato a una sola corsia e un solo senso di marcia, sono la formula dipinta dal Campidoglio (con la complicità della Regione Lazio) come la panacea per risollevare Ostia dalla sua caduta.
Siamo convinti che contrastare le auto a vantaggio di una ferrovia che anche al meglio della condizione non riuscirebbe a contenere la domanda di mare, non sia una scelta per certi versi discriminante e selettiva? Gli altospendenti con il suv vadano altrove, sembra indicare l’amministrazione capitolina. Qui a Ostia venga chi non può permettersi un’estate migliore.
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Giulio Mancini
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