Dieci anni di export: i settori in crescita e quelli in frenata nel Made in Brescia



Tra il 2015 e il 2025 l’export bresciano ha attraversato dieci anni di trasformazioni profonde, segnati da fasi di espansione, shock improvvisi e ripartenze. I primi cinque anni del periodo sono stati caratterizzati da una crescita moderata ma costante: tra il 2015 e il 2019 le esportazioni provinciali sono aumentate in media del 2,1% annuo, sostenute da una domanda internazionale ancora favorevole.

Il 2020 ha rappresentato la frattura più evidente del decennio. La pandemia ha provocato una contrazione dell’8,9%, interrompendo bruscamente la traiettoria di sviluppo e mettendo in difficoltà i comparti più esposti ai mercati globali. La reazione, però, è stata immediata: nel 2021 l’export è rimbalzato del 26,8%, seguito dal +17,2% del 2022, due anni che hanno ridisegnato la geografia delle vendite estere e accelerato alcuni processi di trasformazione già in corso.

La frenata del 2023 (–7,5%) ha mostrato quanto il contesto globale resti instabile, ma il 2025 ha riportato l’export sopra quota 20,35 miliardi di euro, con una crescita dell’1,8%. È un risultato che chiude il decennio con un segnale positivo, ma che va interpretato alla luce delle dinamiche più ampie che hanno attraversato i vari comparti.

 

I settori più dinamici

Nel quadro del decennio 2015‑2025, il comparto che ha mostrato la trasformazione più evidente è l’alimentare. La crescita del 13,2% nel 2025 non è un episodio isolato, ma l’ultimo segnale di una progressiva diversificazione del Made in Brescia iniziata già nella seconda metà degli anni 2010. In dieci anni il settore ha consolidato un modello competitivo basato su marchio, qualità, prodotti tipici e legame con il territorio, elementi che hanno permesso alle imprese bresciane di ampliare la propria presenza sui mercati internazionali. La performance del 2025, quindi, si inserisce in una tendenza più lunga che ha portato l’alimentare a diventare uno dei comparti più dinamici dell’intero periodo.

Anche l’elettronica ha guadagnato peso nel corso del decennio. La crescita del 4,6% nel 2025 conferma un percorso iniziato già prima della pandemia, legato all’espansione di produzioni connesse ad automazione, sensoristica e tecnologie industriali. La trasformazione digitale delle imprese, accelerata nel biennio 2021‑2022, ha rafforzato ulteriormente il comparto, che oggi rappresenta una delle aree più promettenti per la competitività tecnologica della provincia. Nel bilancio decennale, l’elettronica emerge come uno dei settori che hanno beneficiato maggiormente dei cambiamenti strutturali dell’industria.

La metallurgia, invece, racconta una storia diversa: è rimasta per tutto il decennio uno dei pilastri dell’export bresciano, ma con una forte esposizione ai cicli globali. Il recupero del 2,8% nel 2025 arriva dopo la pesante contrazione del 20,8% nel 2023, dimostrando la capacità del comparto di reagire, ma anche la sua vulnerabilità. Nel periodo 2015‑2025 la metallurgia ha alternato fasi di espansione e frenate, mantenendo comunque un ruolo centrale nella struttura produttiva provinciale.

I comparti in frenata

Nel bilancio decennale emergono anche i settori che hanno mostrato segnali di rallentamento. Macchinari e apparecchiature, storicamente uno dei motori dell’export bresciano, hanno chiuso il 2025 con un calo dell’1,2%, confermando una fase di difficoltà già visibile negli anni precedenti. La domanda internazionale più selettiva e la pressione sui margini hanno inciso su un comparto che, nel decennio, ha alternato buone performance a periodi di stagnazione.

I prodotti in metallo, che rappresentano una parte importante della filiera manifatturiera, hanno perso l’1,1% nel 2025. Anche in questo caso il dato si inserisce in una tendenza decennale segnata da una crescente esposizione ai rallentamenti degli investimenti europei. Il comparto ha mantenuto un ruolo significativo, ma con una dinamica meno brillante rispetto ai settori più innovativi.

I mezzi di trasporto mostrano una traiettoria ancora più irregolare. La crescita quasi nulla del 0,2% nel 2025 e la flessione dell’1,5% nel primo semestre 2026 confermano una volatilità che ha caratterizzato l’intero decennio. È un settore che risente in modo particolare delle dinamiche industriali dei Paesi partner, e che nel periodo 2015‑2025 non ha espresso una crescita strutturale.

Il comparto più esposto alla frenata resta però tessile, abbigliamento, pelli e accessori. La diminuzione del 14,5% nel primo semestre 2026, dopo il calo dell’8,8% nel 2023, conferma una difficoltà che attraversa tutto il decennio. La concorrenza internazionale, l’aumento dei costi e la trasformazione delle catene globali del valore hanno inciso profondamente su un settore che, nel bilancio 2015‑2025, risulta tra i più penalizzati.

La geografia dei mercati

La distribuzione geografica dell’export nel 2025 riflette una tendenza decennale consolidata. L’Europa continua a rappresentare il principale mercato di riferimento, confermando una dipendenza strutturale che caratterizza l’intero periodo 2015‑2025. Le vendite verso gli Stati Uniti, invece, mostrano una diminuzione, in linea con una dinamica che negli ultimi anni ha visto una maggiore volatilità della domanda americana.

L’Asia, con un valore di circa 2,3 miliardi di euro nel 2025 e una crescita del 4,9%, conferma un ruolo crescente che si è rafforzato nel corso del decennio. È uno dei mercati che ha contribuito maggiormente alla diversificazione geografica dell’export bresciano.

La Germania resta uno sbocco fondamentale: l’aumento del 2,3% nel primo trimestre 2026 si inserisce in una relazione commerciale stabile che attraversa tutto il decennio. Tuttavia, il fatto che nel primo semestre 2026 la crescita complessiva dell’export bresciano sia stata inferiore a quella di Lombardia e Italia indica che la provincia deve confrontarsi con una concorrenza sempre più intensa, soprattutto nei settori tradizionali.

La fotografia del decennio

Il bilancio 2015‑2025 mostra una provincia che continua a fondare la propria forza sulla metalmeccanica, ma che sta gradualmente diversificando la propria presenza sui mercati. Metallurgia e prodotti in metallo restano centrali, mentre alimentare, elettronica e produzioni tecnologiche emergono come i comparti più dinamici del decennio. Macchinari, prodotti in metallo e mezzi di trasporto evidenziano una fase di rallentamento, mentre tessile, abbigliamento, pelli e accessori risultano tra i settori più esposti alle trasformazioni globali. L’Europa rimane il mercato dominante, ma l’Asia aumenta il proprio peso, segnando una trasformazione che si è consolidata nel corso del decennio.




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