Un sistema economico ramificato, costruito secondo gli investigatori attraverso società, cooperative, professionisti e soggetti formalmente estranei al mondo criminale. È il quadro che emerge da una dettagliata informativa della Direzione centrale Anticrimine – Servizio centrale operativo, I Divisione, redatta con le squadre mobili di Foggia e Bari e trasmessa il 18 febbraio 2022 alla Direzione distrettuale antimafia di Bari nell’ambito del procedimento penale 2169/17 RGNR mod. 21 Dda Bari.
Il documento, indirizzato alla procura antimafia barese e in particolare alla sostituta procuratrice Bruna Manganelli, porta come oggetto “Stato delle indagini” e dedica un ampio capitolo ai Piarulli, storico clan di Cerignola che secondo recenti inchieste si celerebbe dietro gli assalti ai blindati.
Le pagine ricostruiscono quella che gli investigatori definiscono una presenza ancora forte del sodalizio indicato nella storica sentenza della Corte d’Appello di Bari come clan “Piarulli-Ferraro”, concentrandosi però soprattutto su un aspetto: il presunto potere economico-finanziario dei fratelli Piarulli e i meccanismi attraverso i quali questo capitale sarebbe stato utilizzato per entrare in aziende in difficoltà.
Si tratta, è bene precisarlo, di valutazioni investigative contenute in atti di indagine e non di accertamenti giudiziari definitivi rispetto alle singole vicende e ai soggetti citati.
“Enorme potere economico-finanziario”
L’informativa parte da un’affermazione netta degli investigatori: le attività svolte avrebbero consentito di acquisire elementi su quello che viene definito “l’enorme potere economico finanziario detenuto dai fratelli Piarulli”, attraverso il quale, con l’apporto di professionisti, sarebbe stato possibile acquisire aziende in condizioni economiche difficili.
Una ricostruzione fondata, secondo la polizia, sull’ascolto e sull’analisi di numerose intercettazioni telefoniche e telematiche.
Tra le utenze monitorate figuravano quelle del commercialista ed ex candidato sindaco di Cerignola Francesco De Cosmo, papabile anche per le prossime amministrative, e del dipendente comunale Silvano Lastella.
È proprio attraverso alcune conversazioni tra i due che gli investigatori ricostruiscono una vicenda relativa a un imprenditore in grave difficoltà economica, Luigi Maggio, interessato a un’operazione societaria che avrebbe dovuto consentirgli di ottenere una fideiussione bancaria da tre milioni di euro.
Secondo quanto annotato dalla polizia, i soggetti che avrebbero messo a disposizione la garanzia non avrebbero voluto apparire direttamente nell’operazione e avrebbero posto una condizione: affidare il controllo dei conti della società a un commercialista di loro fiducia.
Il commercialista di Andria e l’incontro a Bari-Palese
Le indagini si concentrano quindi su un commercialista di Andria, individuato dagli investigatori come il professionista che avrebbe rappresentato i soggetti interessati alla fideiussione.
Un incontro tra De Cosmo, Maggio, una consulente finanziaria e il professionista sarebbe avvenuto nel dicembre 2021 nei pressi dell’aeroporto di Bari-Palese.
Gli accertamenti sul traffico telefonico, secondo quanto riportato nell’informativa, avrebbero consentito agli investigatori di collocare l’utenza riconducibile al commercialista nell’area dell’aeroporto proprio negli stessi momenti in cui si sarebbe svolto l’incontro.
Il professionista, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato inoltre già conosciuto da De Cosmo per una precedente vicenda riguardante un’azienda agricola ricondotta ad Arcangelo Brandonisio detto “lo sfregiato”, indicato dagli inquirenti come uomo vicino ai Piarulli.
La fideiussione da tre milioni e l’azienda in crisi
Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio l’origine dei tre milioni.
Nella sintesi investigativa si legge che, sulla base delle conversazioni intercettate, la fideiussione sarebbe stata garantita con denaro riconducibile ai Piarulli.
Maggio, secondo una delle conversazioni riportate negli atti, avrebbe descritto quella garanzia come “l’ultima chance” per salvare la propria azienda, gravata da una pesante situazione economica.
Ma è proprio qui che gli investigatori intravedono un possibile meccanismo più ampio.
De Cosmo, parlando con Lastella, descrive infatti un sistema nel quale soggetti dotati di grandi disponibilità finanziarie si affiancherebbero a imprenditori in crisi, entrando nelle loro attività fino a prenderne progressivamente il controllo.
Nell’informativa viene riportata una frase particolarmente significativa attribuita a De Cosmo: “Si affiancano a chi sta morendo… si prendono l’anima… ti portano alla distruzione”.
È una valutazione contenuta in una conversazione intercettata e non una conclusione giudiziaria, ma è proprio su questo schema che gli investigatori costruiscono parte della loro analisi.
“Si stanno prendendo tutto come una piovra”
La stessa impressione emerge da un’altra conversazione del 21 dicembre 2021.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Lastella avrebbe commentato: “Quelli si stanno prendendo tutto come una piovra”, mentre De Cosmo avrebbe risposto: “Quelli se lo mangeranno vivo”.
Anche in questo caso le frasi vanno lette nel loro corretto contesto: si tratta di valutazioni formulate dagli interlocutori intercettati e riportate dalla polizia nell’ambito dello “stato delle indagini”.
Gli investigatori, tuttavia, considerano queste conversazioni rilevanti perché sembrerebbero descrivere un modello economico nel quale il capitale riconducibile alla criminalità organizzata potrebbe essere utilizzato per intervenire su imprese fragili, acquisendone progressivamente quote, beni o controllo.
Michele Piarulli nello studio del commercialista
Le intercettazioni contengono anche riferimenti diretti a Michele Piarulli.
Secondo quanto annotato dalla polizia, alcuni giorni prima del 21 dicembre 2021 Michele Piarulli si sarebbe recato nello studio di De Cosmo insieme ad Arcangelo Brandonisio.
Nel corso delle conversazioni successive viene riferito che Piarulli avrebbe chiesto informazioni su un centro benessere che riteneva appartenesse interamente a Maggio, apprendendo invece che una parte della struttura sarebbe stata riconducibile proprio a De Cosmo.
Le carte riportano inoltre riferimenti a una società di servizi che, secondo quanto raccontato dagli interlocutori, avrebbe realizzato spot pubblicitari per conto di una grande azienda alimentare nazionale, con compensi che sarebbero stati corrisposti anche attraverso forniture di merce successivamente rivenduta.
Anche questo passaggio compare all’interno di conversazioni intercettate e viene riportato dagli investigatori come elemento da approfondire.
Il riferimento all’omicidio di Antonio Piarulli e al presunto autore
Nel corso delle conversazioni intercettate nello studio di Francesco De Cosmo, gli investigatori annotano anche un passaggio relativo ad Antonio Piarulli, fratello dei Piarulli, ucciso a colpi d’arma da fuoco a Cerignola nel 1983.
Secondo quanto riportato nell’informativa della Direzione centrale Anticrimine – Servizio centrale operativo, durante il dialogo i presenti fanno riferimento non soltanto all’omicidio, ma anche al luogo e al presunto autore materiale del delitto. Nelle carte viene indicato un uomo soprannominato “cane morto”, descritto come fratello di “Pinuccio” De Cillis, quale soggetto ritenuto responsabile dell’uccisione di Antonio Piarulli.
È un passaggio che gli investigatori riportano nell’ambito della conversazione successiva alla visita di Michele Piarulli e Arcangelo Brandonisio nello studio del commercialista e che, nella loro lettura, mostra il livello di conoscenza delle vecchie dinamiche criminali cerignolane emerso tra gli interlocutori.
Nello stesso dialogo compaiono anche riferimenti ad attività e relazioni maturate fuori dalla Puglia, in particolare a Milano, elemento che gli investigatori inseriscono nel quadro più ampio delle ramificazioni economiche e relazionali attribuite alla rete dei fratelli Piarulli.
La logistica e le società nel Nord Italia
La rete delineata nelle carte non si fermerebbe a Cerignola.
Uno degli elementi ritenuti di maggiore interesse dagli investigatori riguarda una società di logistica milanese, Logy-System srl, le cui quote, secondo quanto ricostruito nell’informativa, risultavano in passato riconducibili alla famiglia Piarulli.
La società che ne curava la contabilità risultava collegata professionalmente allo stesso commercialista di Andria finito al centro degli accertamenti sulla fideiussione da tre milioni.
Per gli investigatori si tratta di un elemento significativo perché mette in relazione il professionista individuato nell’operazione finanziaria con un’altra realtà societaria già emersa nell’analisi del patrimonio e degli interessi economici della famiglia.
Cooperative tra Foggia, Verona, Emilia Romagna e Lombardia
Un’altra parte dell’informativa si concentra su un insieme di cooperative e società operative soprattutto nel settore della logistica e dei servizi, distribuite tra provincia di Foggia, Verona, Emilia Romagna e Lombardia.
Gli accertamenti patrimoniali avrebbero individuato una serie di soggetti e aziende che, secondo la polizia, presentavano “evidentissimi segnali spia” di una possibile gestione fraudolenta ed elusiva delle norme tributarie.
Il meccanismo descritto nelle carte sarebbe ricorrente: costituzione di una cooperativa, breve periodo di attività, accumulo di rilevanti debiti fiscali, cessione del ramo aziendale a una nuova società e successiva liquidazione.
Gli investigatori citano come esempio la G. & M. Service Società Cooperativa, costituita nel 2016 e successivamente posta in liquidazione dopo aver accumulato, secondo gli atti, oltre mezzo milione di euro di debiti erariali.
Il ramo d’azienda sarebbe poi passato alla 2MV Società Cooperativa, costituita nel 2018. Anche quest’ultima, dopo alcuni anni, avrebbe cessato l’attività cedendo nel 2020 il ramo di Ascoli Satriano alla Fomar Società Cooperativa, per poi essere liquidata con un debito tributario superiore a 250mila euro.
Nel 2020, secondo quanto riportato nell’informativa, tra i lavoratori della 2MV figuravano anche soggetti appartenenti alle famiglie Piarulli e Lonigro.
La società di servizi, gli spot per Amadori e il riferimento a Mediaset
Nella stessa conversazione intercettata del 21 dicembre 2021 emerge anche un passaggio relativo a una società di servizi riconducibile, secondo quanto riferito dagli interlocutori, ai Piarulli.
Nell’informativa della Direzione centrale Anticrimine – Servizio centrale operativo si legge che questa società si sarebbe occupata della produzione di spot pubblicitari per conto di Amadori, successivamente mandati in onda, secondo quanto riferito nella conversazione, verosimilmente sui canali Mediaset.
Il dettaglio che colpisce gli investigatori riguarda anche la modalità di pagamento. Sempre secondo quanto riportato nel dialogo, la società di servizi sarebbe stata compensata da Amadori non soltanto in denaro ma anche con il corrispettivo di due “bilici”, cioè due Tir, di pollame. Quel materiale alimentare, secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, sarebbe stato poi rivenduto dai Piarulli alla grande distribuzione.
Anche in questo caso il documento non presenta il fatto come un accertamento giudiziario definitivo, ma come un elemento emerso dalle conversazioni intercettate e ritenuto di interesse investigativo perché inserito nel quadro più ampio delle attività economiche e societarie attribuite alla rete dei fratelli Piarulli.
Il passaggio è significativo perché mostra, almeno nella prospettiva investigativa, come la rete non si limitasse a cooperative o aziende in difficoltà, ma si muovesse anche nel settore dei servizi e della pubblicità, con rapporti commerciali che avrebbero coinvolto soggetti economici di rilievo nazionale e circuiti di distribuzione ben più ampi del solo territorio cerignolano.
Il sospetto degli investigatori: società “usa e getta”
È proprio la successione tra queste società a destare l’attenzione della Direzione centrale Anticrimine.
Nel documento si evidenzia come soci, amministratori, sedi operative e legali tendessero a ricorrere secondo uno schema di continuità, mentre le cooperative venivano progressivamente sostituite dopo aver accumulato esposizioni fiscali.
La valutazione investigativa è esplicita: le dinamiche riscontrate richiamerebbero “modelli criminali basati sulla gestione fraudolenta di imprese appositamente costituite”.
La polizia ipotizzava inoltre che all’inadempienza fiscale potesse accompagnarsi l’elusione degli obblighi contributivi, tanto da ritenere necessario un ulteriore approfondimento presso l’Inps.
L’esposto anonimo sul presunto riciclaggio
A rafforzare l’interesse degli investigatori era arrivato anche un esposto anonimo trasmesso alla Dia.
Nel novembre 2021 una missiva, il cui autore si definiva parente di un soggetto considerato uomo di fiducia di Michele Piarulli, aveva segnalato presunte attività di riciclaggio attribuite a esponenti della criminalità organizzata cerignolana.
Gli investigatori sottolineano che le società e le vicende indicate nell’esposto risultavano effettivamente esistenti, pur precisando che le informazioni erano ancora sottoposte a verifica.
Se confermate, scrivevano gli investigatori, quelle indicazioni avrebbero potuto consentire di individuare “un sistema collaudatissimo di riciclaggio” riconducibile ad esponenti di vertice del sodalizio criminale.
Il volto economico della criminalità cerignolana
È questo, probabilmente, l’elemento più significativo delle pagine dell’informativa del febbraio 2022.
Non soltanto rapine, assalti ai portavalori o traffici illeciti, ma una criminalità capace, secondo la lettura degli investigatori, di muoversi nel mondo delle imprese, della logistica, delle cooperative e delle operazioni finanziarie.
Una rete nella quale il denaro avrebbe rappresentato lo strumento per entrare nelle difficoltà degli imprenditori, mentre società formalmente autonome avrebbero potuto costituire la struttura attraverso cui spostare attività, personale e debiti.
Un quadro investigativo complesso, che la Direzione centrale Anticrimine e le Squadre mobili di Foggia e Bari consegnarono alla Dda sottolineando la necessità di ulteriori verifiche.
Ed è proprio questa cautela che deve accompagnare la lettura delle carte: si tratta dello stato delle indagini al 18 febbraio 2022, non di una sentenza. Ma il documento restituisce con chiarezza quale fosse, in quel momento, l’ipotesi investigativa sul versante meno visibile della criminalità cerignolana: una rete economica capace di muoversi tra aziende, professionisti, cooperative e territori lontani dalla provincia di Foggia.
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Francesco Pesante
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