Non è arrivato un nuovo Dna, non è spuntata un’altra impronta e nessuno ha trovato l’arma che da diciannove anni manca all’appello. Eppure, nel giro di appena tre giorni, il caso Garlasco è tornato ancora una volta a cambiare pelle. Questa volta il terreno dello scontro non è la villetta di via Pascoli, ma tutto ciò che negli ultimi mesi si è costruito intorno alle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi: documenti, intercettazioni, televisioni, avvocati, giornalisti e decine di querele.

Il punto di partenza è lunedì 24 agosto, quando viene reso pubblico il contenuto di un esposto di 24 pagine presentato da Stefania Cappa alla Procura di Milano. Un documento che non accusa qualcuno dell’omicidio di Chiara, ma sostiene l’esistenza di una presunta «regia mediatica» costruita intorno alla riapertura del caso, con l’obiettivo, secondo la tesi contenuta nell’atto, di indirizzare l’opinione pubblica e l’attenzione investigativa verso persone estranee al delitto.

E da quel momento si apre una vicenda dentro la vicenda.

L’esposto di Stefania Cappa e la presunta «regia» dietro Garlasco

L’esposto era stato depositato il 22 aprile scorso e contiene, secondo quanto mostrato da Verità Nascoste – Il Diario, ricostruzioni, registrazioni audio e il lavoro svolto da un investigatore privato. Nel mirino vengono indicati Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, e Francesco Marchetto, ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco.

La tesi sostenuta dalla famiglia Cappa è pesante: sarebbe stata costruita nel tempo una rappresentazione mediatica finalizzata a sostenere l’innocenza di Stasi e a spostare l’attenzione verso altri soggetti, tra i quali proprio i Cappa. Accuse che dovranno naturalmente essere valutate dalla magistratura e che non equivalgono all’accertamento di alcuna responsabilità.

Il fascicolo milanese non nasce peraltro questa settimana. Già nei mesi scorsi la Procura di Milano aveva aperto procedimenti a seguito delle denunce presentate dalla famiglia e Antonio De Rensis, De Giuseppe e Marchetto risultavano indagati per diffamazione nell’ambito di uno dei fascicoli. Secondo quanto riferito dall’Ansa a giugno, sul tavolo del pm Antonio Pansa erano confluite decine di denunce legate alla gigantesca esposizione mediatica del caso Garlasco.

La novità di lunedì è che quelle carte sono diventate pubbliche.

De Rensis contrattacca: «Uno dei più grandi autogol»

Antonio De Rensis ha reagito immediatamente. Il legale di Stasi ha definito l’esposto «uno dei più grandi autogol» mai visti e ha respinto l’idea di aver partecipato a una strategia finalizzata a indirizzare le indagini o a colpire la famiglia Cappa.

Nel documento viene ricostruito anche ciò che sarebbe accaduto a partire dall’estate del 2022, quando De Rensis entrò nel collegio difensivo di Alberto Stasi. Secondo l’esposto, attorno a quel momento avrebbero cominciato a svilupparsi contatti e iniziative poi interpretati dalla famiglia Cappa come parte della presunta strategia.

De Rensis ne offre una lettura opposta. Già nei mesi scorsi aveva raccontato che, dopo avere assunto la difesa di Stasi, Stefania Cappa lo avrebbe contattato proponendogli la partecipazione ad alcuni convegni sportivi. Un elemento che il legale considera incompatibile con la ricostruzione secondo cui avrebbe già agito contro di lei.

Il caso, insomma, diventa sempre più una battaglia tra ricostruzioni contrapposte.

L’intercettazione di Stefania Cappa resa pubblica martedì

Martedì 25 agosto il confronto si è spostato su un’altra carta. Verità Nascoste ha mandato in onda un’intercettazione tra Stefania Cappa e il padre Ermanno, indicata dal programma come una conversazione del 16 marzo 2025.

La scelta di riportare in televisione materiale proveniente dalle carte giudiziarie ha ulteriormente alzato il livello dello scontro. Perché a quel punto la questione non era più soltanto che cosa fosse scritto nell’esposto della famiglia Cappa, ma anche come quel documento fosse arrivato alla stampa e se potesse essere divulgato.

È da qui che nasce il passaggio probabilmente più clamoroso della settimana.

Stefania Cappa denuncia Milo Infante per ricettazione

Mercoledì 26 agosto Milo Infante ha aperto Verità Nascoste – Il Diario annunciando di essere stato denunciato da Stefania Cappa per ricettazione dopo avere mostrato in trasmissione il contenuto dell’atto depositato dalla cugina di Chiara.

Secondo quanto riferito dal legale di Stefania Cappa, il problema riguarderebbe la provenienza e la diffusione di un documento legato a un’indagine ancora in corso. Sarà naturalmente la magistratura a stabilire se esistano o meno profili penalmente rilevanti.

Infante ha reagito duramente in diretta, definendo l’accusa grave e sostenendo di viverla come un’intimidazione rispetto al proprio lavoro giornalistico. Ha inoltre raccontato di avere informato Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione Mediaset, e ha riferito di aver ricevuto il sostegno dell’azienda.

Il paradosso è evidente: una vicenda nata da un esposto che denuncia una presunta macchina mediatica intorno a Garlasco ha generato, nel giro di quarantotto ore, un nuovo caso mediatico e giudiziario.

Le querele diventano un’inchiesta parallela all’inchiesta

Nella puntata di mercoledì è stato affrontato anche il tema delle numerose iniziative giudiziarie partite negli ultimi mesi dalla famiglia Cappa. Il programma le ha riassunte con la formula delle «cento querele», mentre gli atti della Procura di Milano già nei mesi precedenti fotografavano una situazione eccezionale: decine di procedimenti scaturiti da denunce di familiari di Chiara contro giornalisti, blogger, youtuber e altri soggetti intervenuti pubblicamente sulla vicenda.

È un elemento tutt’altro che secondario. Perché oggi Garlasco non è più soltanto un procedimento sull’omicidio del 13 agosto 2007. Attorno all’indagine principale si è formato un secondo livello giudiziario che riguarda il modo in cui il caso è stato raccontato e le accuse, insinuazioni e ricostruzioni circolate pubblicamente.

E rischia di essere proprio questo uno dei lasciti più complicati della nuova stagione investigativa.

Lo scontro tra Milo Infante e Roberta Bruzzone

Nelle ultime ore si è aperto inoltre un ulteriore fronte tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Al centro c’è un passaggio dell’esposto Cappa relativo a una ricostruzione attribuita alla criminologa e ad alcune presunte affermazioni di De Rensis nei confronti di Stefania Cappa.

Infante ha contestato pubblicamente quella ricostruzione. Bruzzone, interpellata sulla vicenda, ha annunciato che valuterà iniziative giudiziarie una volta rientrata in Italia. Il conduttore ha replicato dicendosi pronto a confrontarsi anche davanti a un giudice.

Un altro pezzo di una vicenda nella quale ormai quasi ogni ricostruzione produce una contestazione, e quasi ogni contestazione rischia di produrre un nuovo fascicolo.

Alberto Stasi, intanto, prepara la revisione

Mentre il fronte mediatico occupa televisioni e giornali, c’è però una partita molto più importante che continua a essere giocata lontano dalle telecamere: quella di Alberto Stasi.

Mercoledì Antonio De Rensis ha confermato nuovamente che la richiesta di revisione della condanna arriverà. La collega Giada Bocellari starebbe concentrando in queste settimane gran parte del lavoro proprio sulla preparazione dell’istanza.

Non è una decisione improvvisa. La difesa lavora alla revisione da quando la nuova inchiesta pavese ha indicato Andrea Sempio come responsabile dell’omicidio secondo l’ipotesi accusatoria della Procura. La stessa Procura di Pavia ha trasmesso gli atti alla Procura generale di Milano affinché possa valutare autonomamente se chiedere la revisione del processo conclusosi con la condanna definitiva di Stasi.

Ma il passaggio di queste ore è significativo perché l’estate sta finendo e l’annunciata istanza non è ancora stata depositata. De Rensis assicura che arriverà.

Quando accadrà, sarà la Corte d’Appello di Brescia a dover valutare se gli elementi raccolti nella nuova indagine abbiano una forza tale da consentire di riaprire il giudicato.

E Andrea Sempio?

In mezzo a tutto questo Andrea Sempio rimane l’unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi e continua a dichiararsi innocente.

Il procedimento non è ancora arrivato alla richiesta di rinvio a giudizio. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini notificato il 7 maggio, la Procura ha infatti disposto ulteriori accertamenti in risposta alle consulenze depositate dalla difesa. I termini delle indagini preliminari risultano fissati al 28 settembre 2026.

È una distinzione fondamentale, soprattutto dopo giorni nei quali la parte mediatica della storia ha quasi oscurato quella processuale.

Perché le accuse contenute nell’esposto Cappa, la denuncia contro Infante, lo scontro con Bruzzone e la battaglia televisiva tra le diverse ricostruzioni non cambiano, almeno per ora, il quadro giudiziario sull’omicidio: Alberto Stasi resta definitivamente condannato e Andrea Sempio resta indagato, non condannato, nella nuova inchiesta.

Garlasco, adesso la battaglia è su chi controlla il racconto

Ed è probabilmente questa la vera novità della settimana. Per mesi la domanda è stata chi avesse ucciso Chiara Poggi. Poi quali elementi potessero mettere in discussione la condanna di Alberto Stasi. Poi ancora quanto fossero solide le prove raccolte contro Andrea Sempio.

Ora se ne è aggiunta un’altra: chi ha costruito il racconto di Garlasco e con quale obiettivo?

È la domanda posta dall’esposto di Stefania Cappa. Ma è anche quella che, inevitabilmente, torna indietro come un boomerang nel momento in cui lo stesso esposto viene pubblicato, commentato, contestato e diventa a sua volta l’origine di una denuncia contro un giornalista.

In meno di settantadue ore Garlasco ha così prodotto nuove carte senza produrre una nuova verità sull’omicidio. E forse è proprio questo il punto da tenere fermo. A diciannove anni dalla morte di Chiara Poggi, mentre Pavia continua a lavorare sugli elementi scientifici e la difesa di Stasi prepara la revisione, intorno al processo si sta combattendo un’altra battaglia.

Quella per decidere non soltanto che cosa sia successo, ma anche chi abbia il diritto di raccontarlo e con quali parole.


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Giovanni Magistroni

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