Nel delitto di Garlasco torna sotto i riflettori un reperto rimasto per quasi diciannove anni ai margini dell’inchiesta: quattro slip da donna trovati sul divano della villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi. Gli investigatori repertarono gli indumenti e li sottoposero al test PSA per verificare l’eventuale presenza di liquido seminale. Il risultato fu negativo, ma nessuno effettuò prelievi finalizzati alla ricerca del DNA.

A riportare l’attenzione sulla cosiddetta traccia 64 è Luigi Grimaldi, che nella sua newsletter cita documentazione del RIS di Parma del 2025. Ed è proprio qui che emerge il particolare più interessante: secondo questa ricostruzione, i quattro reperti esistono ancora e gli specialisti potrebbero sottoporli a nuovi accertamenti genetici.

I quattro slip trovati sul divano di casa Poggi

Per ricostruire la vicenda bisogna tornare ai sopralluoghi compiuti nella casa dei Poggi dopo l’omicidio. Gli specialisti del RIS passarono al setaccio l’abitazione alla ricerca di sangue, impronte e tracce biologiche. Concentrarono l’attenzione anche sulla zona del divano: nelle sue vicinanze individuarono sul pavimento tre piccole gocce di sangue.

Secondo quanto riferisce Grimaldi sulla base di una relazione dell’allora capitano del RIS Alberto Marino, gli investigatori trovarono quattro paia di slip sul divano, sotto un indumento rosso, e li fotografarono durante il sopralluogo del 12 settembre 2007.

I quattro capi avevano colori differenti: nero, bianco, rosso e giallo o verde chiaro. Le fotografie hanno inoltre alimentato l’ipotesi che potessero avere taglie diverse. Da qui nasce una domanda inevitabile: appartenevano tutti a Chiara Poggi?

Al momento nessun elemento consente di rispondere con certezza. Le dimensioni che si possono intuire da una fotografia non bastano infatti per attribuire un indumento a una persona, anche perché le taglie cambiano sensibilmente da un produttore all’altro.

Il sacchetto rosso e il dubbio sulla posizione degli indumenti

Un secondo elemento riguarda il luogo esatto nel quale gli investigatori trovarono gli slip. Nelle ricostruzioni emerse dal 2025 compare anche un sacchetto rosso di H&M con la scritta “saldi”, presente sul divano e associato ai quattro capi.

È su questo passaggio che Grimaldi solleva uno degli interrogativi principali. Se alcune immagini mostrano una determinata collocazione degli indumenti e altri documenti ne descrivono un’altra, qualcuno spostò gli slip? E, in caso affermativo, quando e perché?

La domanda non autorizza a parlare automaticamente di manipolazione della scena del crimine. Per stabilire che cosa accadde realmente occorrerebbe ricostruire l’intera sequenza dei sopralluoghi, confrontando date e orari delle fotografie, identificando gli operatori presenti e seguendo tutti i successivi passaggi del repertamento.

Grimaldi segnala inoltre quella che definisce una «catena documentale non lineare», compresa una possibile incongruenza nella numerazione delle fotografie. Anche in questo caso bisogna verificare gli atti originali prima di attribuire al particolare un significato investigativo.

Il RIS cercò tracce di sperma ma non il DNA

È soprattutto il trattamento scientifico della traccia 64 a rendere oggi nuovamente interessante il reperto. Nel 2007 gli specialisti effettuarono il test PSA, utilizzato per individuare l’antigene prostatico specifico e verificare così l’eventuale presenza di liquido seminale. Il test diede risultato negativo.

Ma un PSA negativo non significa che sull’indumento non possano esistere altre tracce biologiche.

Secondo il documento del RIS del marzo 2025 citato da Grimaldi, infatti, gli specialisti non effettuarono ulteriori prelievi genetici sui quattro slip. Gli indumenti potrebbero quindi prestarsi ancora oggi a nuovi accertamenti, qualora gli inquirenti decidessero di approfondire questo aspetto.

Naturalmente questo non significa che sui capi esista certamente DNA utile alle indagini e ancora meno che possa appartenere all’assassino. Il dato interessante è un altro: un reperto trovato nella casa in cui avvenne l’omicidio non ha mai affrontato un’analisi genetica completa e potrebbe teoricamente essere ancora esaminato.

Un eventuale accertamento potrebbe innanzitutto contribuire a risolvere il primo mistero: capire se tutti e quattro gli slip appartenessero effettivamente a Chiara oppure se su qualcuno dei capi emergessero profili biologici differenti.

I quattro colori e l’ipotesi alchemica di Grimaldi

Grimaldi propone infine una lettura molto più suggestiva, che occorre tenere nettamente distinta dai dati scientifici. I colori dei quattro slip — nero, bianco, giallo e rosso — corrisponderebbero alle quattro fasi tradizionalmente associate alla Grande Opera alchemica: nigredo, albedo, citrinitas e rubedo.

Il giornalista collega questa coincidenza anche alla presenza, nella copia forense della chiavetta USB di Chiara Poggi, di immagini che riconduce a testi e iconografie alchemiche. Da qui sviluppa ulteriormente la sua ipotesi verso ambienti occultistici e l’Ordine dei Nove Angoli.

Al momento, però, nessun elemento dimostra un collegamento tra i colori degli indumenti, la simbologia alchemica e l’omicidio di Chiara Poggi. I quattro colori costituiscono un dato materiale; il loro eventuale significato simbolico resta un’interpretazione.

Rimane invece un interrogativo molto più concreto. Gli investigatori trovarono quei quattro indumenti nella casa in cui Chiara venne assassinata, li fotografarono e li repertarono, ma non cercarono il DNA.

Se i reperti esistono ancora e conservano materiale biologico utilizzabile, quasi diciannove anni dopo la traccia 64 potrebbe ancora offrire risposte che nel 2007 nessuno cercò.


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Luca Arnau

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