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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla vicenda di Jerry Essan Masslo, ucciso a Villa Literno in provincia di Caserta nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1989, e sul contesto sociale e lavorativo nel quale maturò la sua morte. A trentasette anni da quei fatti, tornare sulla sua storia significa esaminare un passaggio rilevante della società italiana e interrogarsi sulla capacità di riconoscere situazioni critiche quando sono ancora costituite da segnali dispersi e non hanno assunto piena rilevanza pubblica.

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Masslo arrivò a Roma-Fiumicino il 21 marzo 1988, proveniente dal Sudafrica dell’apartheid. L’Italia applicava allora la cosiddetta riserva geografica in materia di asilo, che limitava fortemente il riconoscimento dello status di rifugiato alle persone provenienti da Paesi extraeuropei. Rimasto a Roma, trovò accoglienza presso la Tenda di Abramo della Comunità di Sant’Egidio, a Trastevere. Il progetto di raggiungere il Canada si confrontò presto con la necessità di lavorare e di sostenere la famiglia rimasta in Africa.

Nell’estate del 1989 arrivò a Villa Literno per la raccolta dei pomodori. Il territorio accoglieva numerosi braccianti stranieri, inseriti in un sistema caratterizzato da reclutamento informale, lavoro a cottimo, giornate prolungate e sistemazioni precarie. La loro presenza era evidente; molto meno conosciute erano le condizioni nelle quali quella manodopera veniva reclutata, impiegata e retribuita.

Nella notte tra il 24 e il 25 agosto alcuni rapinatori armati entrarono nel ricovero nel quale Masslo e altri braccianti africani trascorrevano la notte per sottrarre il denaro guadagnato durante la raccolta. Jerry Essan Masslo venne colpito mortalmente.

L’omicidio portò rapidamente Villa Literno al centro dell’attenzione nazionale. Il 28 agosto si svolsero i funerali; il 20 settembre i lavoratori immigrati organizzarono a Villa Literno uno sciopero contro il caporalato e le condizioni di lavoro; il 7 ottobre, a Roma, una grande manifestazione nazionale contro il razzismo ampliò il confronto pubblico sull’immigrazione e sul lavoro agricolo.

Alla fine dello stesso anno fu emanato il decreto-legge n. 416 del 30 dicembre 1989, successivamente convertito nella legge 28 febbraio 1990, n. 39, nota come Legge Martelli. Gli eventi di Villa Literno non possono essere considerati l’unica origine di una riforma così articolata, ma contribuirono ad accelerare un confronto politico reso necessario dai cambiamenti in corso nella società italiana.

Il quadro normativo si è successivamente evoluto. Gli articoli 35 e 36 della Costituzione costituiscono riferimenti essenziali per la tutela del lavoro e per il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente; gli articoli 3 e 10 consentono di affrontare, rispettivamente, il principio di eguaglianza sostanziale e la condizione giuridica dello straniero e dell’asilo. La legge 29 ottobre 2016, n. 199 ha inoltre rafforzato il contrasto all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, intervenendo sull’articolo 603-bis del codice penale.

È nel rapporto tra questa vicenda, l’evoluzione normativa e la funzione socioeducativa della scuola che il CNDDU propone alle scuole secondarie la sperimentazione di “24 agosto 1989 – Il giorno prima”.

L’iniziativa modifica la prospettiva con cui normalmente viene affrontato un fatto storico. Agli studenti non verrebbe inizialmente presentato l’omicidio di Masslo né sarebbero anticipate le conseguenze successive. La classe sarebbe collocata idealmente a Villa Literno il 24 agosto 1989 e lavorerebbe su un “archivio a tempo chiuso”, composto esclusivamente da materiali antecedenti a quella data.

Documenti pubblici, cronache dell’epoca, dati sul lavoro stagionale, disposizioni normative e informazioni relative al territorio consentirebbero agli studenti di ricostruire il contesto senza conoscere l’esito della vicenda. Il lavoro consisterebbe nel mettere in relazione le fonti, riconoscere eventuali criticità e stabilire quali aspetti, sulla base di quanto allora conoscibile, avrebbero meritato un approfondimento.

La domanda educativa assumerebbe così una prospettiva diversa: non soltanto comprendere perché un determinato evento sia accaduto, ma chiedersi che cosa fosse già possibile rilevare prima che accadesse.

Al termine dell’analisi, ogni classe predisporrebbe un breve “atto di attenzione preventiva”, datato simbolicamente “Villa Literno, 24 agosto 1989”, nel quale formulare una questione sostenuta dalle fonti e individuare l’istituzione alla quale sarebbe stato ragionevole sottoporla. Non un elaborato commemorativo, ma un esercizio di analisi documentale, valutazione delle informazioni e comprensione delle competenze pubbliche.

Solo in un secondo momento verrebbero presentati l’omicidio, lo sciopero del 20 settembre, la manifestazione del 7 ottobre e l’evoluzione legislativa. Il confronto con il lavoro precedentemente svolto permetterebbe di comprendere quali elementi fossero già riconoscibili e quali acquisirono significato soltanto alla luce di quanto avvenne.

Il metodo potrebbe essere successivamente applicato, con le necessarie cautele, anche a fenomeni contemporanei, abituando gli studenti a distinguere dati, interpretazioni e supposizioni e a formulare valutazioni fondate su elementi verificabili.

In questa prospettiva anche lo studio della Costituzione e della legislazione acquisterebbe una funzione più concreta. Le norme diventerebbero strumenti attraverso i quali interrogare i fatti, comprendere le competenze delle istituzioni e osservare come l’ordinamento abbia risposto nel tempo ai cambiamenti della società.

La vicenda di Masslo consente così di collegare storia, educazione civica e capacità di interpretazione del presente. Roma-Fiumicino, 21 marzo 1988; Villa Literno, estate 1989; la notte tra il 24 e il 25 agosto; Villa Literno, 20 settembre; Roma, 7 ottobre. In pochi mesi una storia individuale si intrecciò con questioni sociali, lavorative e normative destinate ad assumere crescente rilievo nel Paese.

A trentasette anni dall’uccisione di Jerry Essan Masslo, il CNDDU ritiene che la scuola possa affrontare quella vicenda oltre la sola dimensione commemorativa. Conoscere ciò che accadde è necessario; altrettanto importante è imparare a riconoscere ciò che era già osservabile prima che gli eventi ne imponessero una diversa lettura.

È questo il significato educativo di “24 agosto 1989 – Il giorno prima”: non chiedere agli studenti di prevedere ciò che sarebbe accaduto, ma abituarli a osservare una realtà ancora incompleta, verificare le fonti, stabilire connessioni e formulare domande fondate.

La scuola può offrire alle nuove generazioni proprio questa capacità: comprendere il passato senza fermarsi alla sua ricostruzione e utilizzare gli strumenti della conoscenza per leggere con maggiore precisione il presente, soprattutto quando i segnali più importanti non sono ancora quelli più evidenti.

prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno

CNDDU

 

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